Provincia Campobasso Provincia Isernia

 

Carpinone

Provincia: IS
Abitanti: 1.254
Altitudine: 623
Superficie kmq: 32,47
Distanza da Isernia: km 10
MUNICIPIO:
Viale Stazione F.S. 2
Tel. 0865 93205-93307 
Fax 0865 93205
e-mail: comune@comune.carpinone.is.it

 

 

 

Presentazione. Carpinone, ad appena dieci chilometri da Isernia, è un bel paese posto su una collina circondata da rilievi di varia altezza che chiudono ad est la piana del Carpino. Sull’altopiano che ospita il lago di Carpinone si raggiungono i 1300 metri di altitudine. Il fiume Carpino scorre intorno al paese formando anche una piccola cascata.

Cenni storici. Il nome dovrebbe derivare dal fiume Carpino, il cui nome, a sua volta, dovrebbe essere legato all’abbondanza di “carpioni” che rendono pescose le sue acque. Ad avvalorare l’ipotesi c'è un’antica cartina in cui il nome dei paese è riportato come “Carpendone”. Un’altra ipotesi vuole il nome legato ad un albero, il carpine, che troneggia anche nello stemma araldico del Comune. Tale pianta della famiglia delle betullacee è molto diffusa nel territorio. Un’ultima ipotesi fa risalire la denominazione ad un’origine longobarda: il significato sarebbe quello di “luogo dell’acqua fredda”.
Le origini del paese risalirebbero almeno al X secolo. La prima data certa è il 1064, quando Bernando Conte d’Isernia erige sul suo terreno il Monastero di San Marco che dona, poi, alla Badia Cassinese (andrà in rovina con l’abbandono nei religiosi). Nel 1230 la famiglia D’Evoli (feudataria anche di altri paesi come Monteroduni e Roccamandolfi) fa ricostruire il castello, precedentemente distrutto, intorno al quale sorge il nucleo originario del borgo. Intorno al castello si ergono piccole case coperte di lastroni di pietra calcarea. Le eredi di tali abitazioni formano l’attuale via Cittadella (“la c’tarélla”). Il castello è un po’ l’emblema del paese: intorno ad esso si sviluppano variegate leggende, dalle prigioni sotterranee luogo di atroci torture alle botole che fanno precipitare nell’abisso i nemici fino ai passaggi segreti sotterranei.
Gli Evoli governano fino al 1300, ma, dopo varie brevi signorie, nel 1382 il paese, giacente nel demanio, torna alla nobile famiglia. Nel 1457, dopo il breve dominio dei Pandone, il potere passa a Turco Ciciniello; la sua famiglia tiene il feudo fino al 1613, quando Zenobia muore senza lasciare eredi. Il potere passa ad Antonio della Quadra, membro di una nobile famiglia spagnola. Dopo i governi delle famiglie Regina, Pisanelli e Ceva-Grimaldi, il potere finisce alla famiglia de Riso nel 1728, che tiene il feudo fino alla fine della feudalità.
Nel 1808 Gioacchino Murat cancella ogni residuo di feudalesimo creando la municipalità. Il castello viene consegnato ad un ordine di frati che dopo alcuni anni se ne disfa vendendolo a Michele Clemente, trasmesso poi per successione testamentaria a Gabriele Valente, quindi nuovamente rivenduto. Per il resto c’è da annotare soltanto il periodo piuttosto “vivace” del brigantaggio.
Importante presenza quella della ferrovia. Già all’inizio del novecento la strada ferrata lambisce Carpinone ed è presente in tutte le cartine.
Durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, Carpinone viene occupata dalle truppe tedesche che non lasciano certo ricordi positivi; tra l’altro un bombardamento causa morti e feriti. A tale periodo è legato il ricordo della grotta de “Ru pont chiane”, luogo di riparo dei carpinonesi. Anche per Carpinone inevitabile l’accenno all’emigrazione. All’inizio del novecento il paese ha ben 3.500 abitanti. Comunità di carpinonesi sono presenti soprattutto in Argentina, Canada, Usa, Svizzera e Germania. Tanti anche a Roma, Napoli e nelle città del nord Italia.

Il paese. Carpinone si presenta in due zone nettamente separate: “Ru quarte re coppa” (la parte alta e più antica del paese) e “Ru quarte re sotte” (la parte nuova, in basso). I due rioni sono divisi dalla piazza principale, piazza Mercato, epicentro del borgo.
Il quartiere antico domina il paese dall’alto. E’ quello più spopolato. Ospita il castello Caldora, struttura medievale - a picco sul fiume Carpino e inaccessibile su tre lati - ricostruita una prima volta nel XIII secolo e successivamente dopo il terremoto del 1456. Vicino al castello si erge la chiesa di Santa Maria Assunta che all’interno conserva arredi barocchi; da visitare anche la chiesa di San Rocco. Altre chiese: Santa Maria di Loreto, Santa Maria del Soccorso (o Purgatorio), Santa Maria degli Angeli, San Michele, Immacolata Concezione e San Donato.
Dalla piazza, andando verso Isernia, si snoda il rione “La nuvéra” (via Roma), esposto a nord, che prende nome dalle “neviere”, pozzi ricoperti di neve che servivano per conservare il grano a bassa temperatura. Dalla parte opposta c’è la “Chianella” (corso Aquilonia), strada pianeggiante che conduce a piazza Concezione, con l’omonima chiesa. Il quartiere de “Ru ponte nuove” (Pontenuovo) prende il nome dal ponte sul torrente Tura ricostruito in tempi recenti.
I dintorni offrono molte occasioni di conoscenza agli appassionati di ambienti naturali, soprattutto nelle vicinanze del centro abitato dove il fiume Carpino, ricco di trote e di gamberi, forma suggestive cascate. Numerosi i boschi e i sentieri campestri. L’intera area si presta per le escursioni. Per i più ardimentosi consigliamo il monte detto “Tutti i Santi”, che sul versante orientale presenta grotte che la tradizione vuole un tempo rifugio di briganti. Di qui passa “Il treno dei Sanniti” per raggiungere Sulmona lungo un percorso ricco di paesaggi suggestivi.

Feste e fiere. Il Carnevale si conclude con una sfilata di carri allegorici. Il 23 giugno, vigilia di San Giovanni, le ragazze colgono un cardo. Quando suonano le campane dell’Ave Maria, lo bruciano e lo mettono in un bicchiere d’acqua. Se l’indomani il cardo fiorisce è segno che la ragazza sposerà un bel giovane, se fiorisce a metà sposerà un vedovo, se non sarà fiorito rimarrà nubile. Il 16 agosto si svolge la festa patronale di San Rocco, le cui reliquie sono custodite nella chiesa di Santa Maria Assunta. Fiere del bestiame a Sant’Emidio (agosto) e San Rocco (ottobre). Il 24 dicembre sfilano persone che rappresentano San Giuseppe e i pastori.

Emigrazione. Anche Carpinone, come molti paesi molisani, è stato dissanguato dall’emigrazione. All’inizio del Novecento il paese contava circa 3.500 abitanti, oggi ridotti ad un terzo.

Da vedere. La parrocchia di Carpinone, fondata nel 1700 e intitolata a Santa Maria Assunta, appartiene alla Diocesi di Isernia-Venafro. Situata nella parte alta del paese, nelle immediate vicinanze del castello medioevale, la Chiesa Madre (restaurata una prima volta nel 1765 e recentemente nel 1962) è contraddistinta da uno stile architettonico molto semplice.
Riguardo al Castello, scrive l’architetto Franco Valente: “Se alla fine del quattrocento un maestro incisore nordico fosse passato nella valle del Carpino avrebbe certamente riportato sul suo libretto di appunti il profilo di Carpinone, arroccata su un peschio calcareo che accoglieva, allora come oggi, il poderoso castello e le svettanti torri della cinta muraria. Quell’immagine avrebbe potuto costituire lo sfondo di una sacra rappresentazione o di una scenografia domestica, ma anche il fondale di una scena apocalittica perché il paese ancora mostrava i segni del terremoto del 1456.
Dopo alterne vicende urbanistiche legate all’avvicendarsi dei suoi feudatari, nel 1730 Giovanni Papa, un tavolario venuto a Carpinone per fare l’apprezzo del feudo, così descrive il paese: La terra di Carpinone edificata sull’erta di piccol colle risiede in provincia di Molise tra la città d’Isernia verso Napoli, e quella di Campobasso verso Lucera di Capitanata. Ella è tutta murata, e difesa all’intorno con torri quadre, e tonne per bastioni all’antica maniera, benché per la remota sua edificazione tal recinto è in alcune parti rotto e guasto, e inoltre talmente leso, che è quasi ridotto in stato ruinoso, e cadente.
Tra le chiese che ancora vi si possono visitare, nonostante l’ingiuria dei terremoti, del tempo e, a volte, anche degli uomini, vi è quella di Santa Maria di Loreto. La sua origine, come spesso accade, si arricchisce di episodi leggendari e se a Carpinone mancò un imperatore come Costantino che avrebbe potuto giustificare la sua fondazione con un sogno premonitore, vi rimediò un certo Biagio Martella che, intorno al 1620, fece sapere ai suoi contemporanei di aver avuto l’apparizione della Madonna di Loreto che gli avrebbe suggerito di recarsi a Roma perché lì avrebbe avuto indicazioni precise su cosa fare. Poco prima di giungervi, in un’osteria ascoltò il colloquio di alcuni avventori che raccontavano di aver nascosto un tesoro in un luogo che a Carpinone chiamano Focara. Tornato immediatamente dalle sue parti andò a scavare e, trovato il tesoro, fece restaurare la preesistente chiesa della Vergine lauretana, con buona pace della sua coscienza.
Che sia vera o falsa la storia ha poca importanza nell’immaginario collettivo. La chiesa esiste e, nonostante le tante manomissioni, ancora presenta alcune particolarità meritevoli di attenzione. Fortunatamente vi sopravvive, con grandi problemi di conservazione, l’altare maggiore con tutto l’apparato strutturale e decorativo. Si tratta di una singolare composizione, sicuramente smontata e rimontata alla metà del settecento quando fu sostituito il sottostante altare marmoreo. La data 1617, che in bella evidenza appare nel cartiglio apicale, ci fornisce la certezza dell’epoca di sua realizzazione.
Complessivamente è un tipo di composizione che assume il significato simbolico della Porta del Cielo, attingendo evidentemente alla tipologia di quei portali classici che, reinterpretando lo stile tardo-rinascimentale, compaiono anche nel territorio molisano ai primi del Seicento. Scenograficamente due colonne composite reggono una ricca trabeazione su cui poggiano due semicornici curvilinee di un timpano spezzato al centro del quale si apre il sacello che protegge l’Ostia radiante come un sole. Singolare anche la decorazione della base delle due colonne principali. Qui si vedono rappresentate due sirene bicaudate, apparentemente insolite in un ambiente sacro, ma che sono, secondo alcuni, l’evocazione della quaresima perché significano il passaggio dal pesce alla carne. Al centro è il tempietto che accoglie la sacra immagine della Madonna di Loreto che sta su una nuvoletta che si appoggia alla casa trasportata da due angeli.
Anche se totalmente distrutto l’apparato decorativo della chiesa, vi si conserva, comunque, un pregevole crocefisso d’argento. Fu realizzato, come attestano i bolli, a Napoli nel 1773. La sua base lignea è ricoperta da una lamina di argento lavorata a sbalzo. Contiene, all’interno di uno scudo compreso tra le volute barocche, l’immagine della Madonna Regina assisa in trono con lo scettro nella destra, mentre regge sulle ginocchia il Cristo Bambino con la sinistra. Sulla soprastante croce, dai bracci terminanti in ricche volute, una raggiera fa da sfondo al Cristo che ha ai suoi piedi il teschio di Adamo e in alto il cartiglio di re dei Giudei.
Carpinone aveva un bel castello che solo da lontano sembra ancora un bel castello. Dei feudatari di Carpinone non si hanno notizie prima dell’epoca angioina, però il suo abitato esisteva almeno dal 1064 quando da Montecassino dipendeva l’Ecclesia Sancti Marci de Carpenone, loco Aquasonula presso Pesche. Credo, però, che la costruzione del castello sia da ricondurre all’iniziativa di uno dei suoi primi signori: quel Tommaso d’Evoli che fu pure padrone di Monteroduni, Castelpizzuto e Roccamandolfi intorno al 1281. Poi passò a Giacomo Caldora e a suo figlio Antonio. Ma anche di essi non rimane traccia. Nel cortile degradato due pietre che recano, invece, l’immagine rozza del cigno ci ricordano che il castello fu dei Cicinello dal 1467, dopo essere appartenuto anche ai Pandone. A distanza di un secolo sembra attualissima la descrizione che ne fece Alfonso Perrella alla fine dell’Ottocento: Larghe sale si veggono cadute a metà; e dove un giorno re Alfonso, Giacomo, Antonio, Raimondo Caldora, e tanti altri insigni guerrieri, e dove risuonarono le loro voci e lo squillo delle belliche trombe, oggi cresce folta l’erba e strisciano le lucertole. Anzi, a ciò si deve aggiungere l’assurda iniziativa di un imprenditore omonimo dei Caldora che, per darsi un blasone, volle comprare questo castello. Vi spese inutilmente una quantità di denaro per fare un salone in cemento armato che piuttosto potrebbe definirsi un grande sarcofago incompiuto. Qualche tempo dopo, insieme a Rocco Peluso, feci un progetto di restauro per sistemarvi un Museo dell’Epopea Sannitica con i modelli ricostruttivi di tutte le battaglie epiche”.

leggi il contributo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto il materiale in questo sito è copyright dell'associazione Forche Caudine. E' vietata la riproduzione anche parziale.

Chi siamo Privacy | Pubblicità | webmaster@forchecaudine.it | Directory