Teste di bue raffigurate in chiese molisane, nomi di paesi (Bojano, Torella, Toro), feste con carri trainati da buoi, leggende ma anche cognomi diffusi (Bove, Di Toro, Vacca)
Storia del sacro bue
L’animale che segna le origini


I bovini sono animali che hanno espresso significati simbolici nella cultura e nella religione di molti popoli. Un bue, secondo la tradizione cristiana, è presente nella stalla di Betlemme; il toro è uno dei soggetti più frequenti tra i graffiti magico-rituali dell’età della pietra, ritrovati nelle grotte pirenaiche; episodi biblici ci parlano di vacche magre e vacche grasse; il Minotauro è figura mitologica tra le più note.
Anche nella religione sannita si riscontra un’importante presenza del bue, animale che avrebbe segnato l’origine stessa del Sannio. Il mito, infatti, narra che i giovani sabelli che durante il Ver Sacrum (1) d’epoche lontanissime furono mandati a fondare nuove città, mossero alla volta della nostra regione guidati da un bove. Giunto nei pressi del Matese, l’animale s’inginocchiò per bere alle sorgenti del Biferno. Quella genuflessione fu interpretata come un segno divino ed i giovani decisero di stabilirsi lì, creando la prima colonia sannita (2).
Questa narrazione dimostra come per gli antichi italici il bue fosse animale sacro; fu infatti preso a simbolo della forza e dell’audacia dei guerrieri, ma anche a simbolo dell’umiltà e del sacrificio verso il lavoro. Ed era considerato tanto importante che i sanniti denominarono Bovianum (da bove, appunto) addirittura la loro capitale, ed incisero su moltissime loro monete l’effige d’un toro.
Dall’antichità ad oggi, il bue è stato costantemente presente nella storia del Molise. L’arte medievale ci ha lasciato “enigmatiche” teste di toro scolpite in varie chiese (3); la tradizione orale ci ha consegnato il leggendario personaggio di Re Bove (4) (ovvero la massima figura della società: il sovrano, che viene chiamato con il nome di bue, a testimonianza dell’alta considerazione in cui è stato sempre tenuto questo animale); molti cognomi molisani fanno riferimento al sacro animale sannita (famiglie come: Bove, Vacca, Di Toro, ecc.) così come alcuni nomi di paesi (Toro, Torella del Sannio e la già citata Bojano); un vasto repertorio di racconti popolari (5) ci ha tramandato episodi di carri trainati da buoi che trasportavano sacre reliquie; e importanti feste regionali (rievocando tali episodi) hanno come protagonisti i bovini. Le Carresi – le famose corse di carri trainati dai buoi che sono in uso nel Basso Molise – sono, infatti, manifestazioni che vogliono ricordare il ritrovamento e la traslazione di urne con le ossa di santi, che sarebbero giunte in alcuni paesi su carri trainati da buoi lasciati liberi di correre per poi fermarsi in un luogo predestinato da un disegno divino.

NOTE 1)

1) – Per difendersi dalle grandi calamità, i popoli italici usavano far voto di offrire agli dèi tutto ciò che sarebbe nato nella successiva primavera. Questo rituale era appunto denominato Ver Sacrum (primavera sacra) ed era consuetudine, in tale occasione, che i giovani venissero mandati via a fondare nuove colonie e città.
2) - Francesco Jovine “Viaggio nel Molise”, Isernia, 1976, pagg. 53-54.
3) – In numerose chiese del Molise compaiono raffigurazioni scolpite di teste di bue. Esse (a parte le analisi strettamente artistiche) sono state messe in relazione alla mitica figura di Re Bove (vedi nota successiva) che – secondo la leggenda – avrebbe costruito quelle chiese.
4) – Su “Re Bove” si veda l’attenta analisi fatta da A.M. Cirese, “La leggenda del Re Bove”, in “La Lapa” n. 1-2, 1955, pagg. 45-49.
5) – Per questi racconti si rimanda a: G.A. Tria, “Memorie storiche, civili ed ecclesiastiche della città e diocesi di Larino”, Isernia, 1989; L. Biscardi, “Sulla festa di San Pardo a Larino” in “La Lapa”, numerose citazioni; B. Amorosa , “Il Molise”, Milano, 1924.

(Mauro Gioielli)

 

© Forche Caudine - Vietata la riproduzione