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Romani de Roma? No, marchigiani e calabresi

Lasciatece passà, semo romani Ma quale romani? Quelli genuini non ce ne sono più , o quasi. Per trovarne qualcuno occorre andare a bussare ai portoni dei palazzi patrizi dove pochi nobili ancora vantano illustri antenati dell'aristocrazia papalina, oppure nelle case intorno al Portico d'Ottavia, fra la comunita ebraica. Il ceppo etnico principale e ridotto a poche migliaia di persone. Una minoranza soffocata e stretta d'assedio dai nuovi romani, quelli d'adozione.
La prima massiccia invasione della Capitale da parte di italiani giunti da altre regioni avvenne agli inizi del Novecento. Da allora il flusso verso Roma non ha avuto sosta, tanto che dei 2.775.000 attuali residenti ben 1.550.000 sono sicuramente riconducibili a questa migrazione. Risalire alle patrie di origine e ricostruire con numeri questa carta geografica non è affare semplice. Dobbiamo affidarci alle stime offerte da coloro che, pur romanizzati, coltivano con nostalgia la propria cultura regionale di provenienza. E qui non sempre le cifre possono vantare l'impassibile ufficialita dell'Istat.
Nel caso degli abruzzesi, ad esempio, abbiamo trovato due stime ardue da conciliare, 120 mila quella più cauta, fino ad arrivare a 400 mila di fonte abruzzese.
Tenuta presente questa cautela, abbiamo cercato di tracciare un quadro di alcuni di questi gruppi regionali.
La comunita più numerosa e quella dei calabresi, 318 mila, concentrati nei quartieri Prenestino, Tiburtini, Tor Bella Monaca e Pietralata. Desiderosi di integrarsi nel territorio ci confida l'avvocato Giuseppe Gesualdi, presidente e fondatore dell'associazione romana "Brutium. I calabresi nel mondo" i miei conterranei hanno sempre nutrito un profondo affetto per Roma. E la città non ci ha delusi.
Sono i marchigiani a contendere ai calabresi il primato delle presenze nella Capitale, tanto che Roma e considerata da molti la quinta provincia delle Marche. Sarebbero circa un milione fra i purosangue e quelli che hanno almeno un nonno originario della regione. 270 mila però è la cifra che piu si avvicina alla realtà. Sono diffusi principalmente nelle zone di Primaporta, Aurelio, Trionfale, oltre alla borgata Massimina da loro fondata.
Il gruppo dei napoletani, forte di oltre 150 mila presenze, si disperde nelle varie zone della città. Roccaforti campane sono Portuense, Laurentino, Tiburtino, Pietralata, Collatino. Punto d'incontro di molti dei romani partenopei che risiedono in città e il sodalizio Campania Felix, cioè fertile, ubertosa, come la definiva Plinio il Vecchio. Scopi del centro, fondato da Federico Landolfi, sono la diffusione del patrimonio naturale, storico, artistico di Napoli e della sua regione. E il Fogolar Furlan il cuore della piccola comunità dei friulani immigrati a Roma, in tutto 30mila. A differenza dell'associazione partenopea, il Fogolar segue i suoi soci nel disbrigo di tutte quelle piccole pratiche legate alla burocrazia statale, quali assegni di disoccupazione, rilascio pensioni, problemi sanitari e scolastici, oltre ad aiuti morali e materiali a detenuti e drogati. I friulani sono concentrati nei quartieri Prati, Trieste e Trionfale.
Va bene il Trionfale anche per i 100 mila siciliani che hanno scelto Roma come patria adottiva e che popolano anche l'Ostiense, il Portuense, Primavalle, l'Ardeatino, e l'Appio Latino.
I 25 mila piemontesi eredi dello stato sabaudo, oltre ad alcune aree del centro storico, occupano i Parioli, quartiere snob della Capitale. Anche i lombardi, poco più di 3 mila, specie negli anni del boom economico sono discesi a Roma e si sono insediati al centro della città e nei quartieri Parioli e Trieste.
Fondatori dell'attuale Ostia, i romagnoli contano nella Capitale 30mila presenze. Insieme con i cugini emiliani, altri 20 mila, hanno scelto come residenza i quartieri Nomentano, Aurelio, Portuense, Gianicolense. Vicini di casa di questi ultimi i sardi, che in 40 mila occupano anche Primavalle. Il gruppo più esiguo e quello dei 2 mila valdostani sparsi fra l'Ostiense, l'Ardeatino e Tor di Quinto. L'afflusso da altre regioni e pero diminuito in questi ultimi anni; il peso relativo dei nati nel comune di Roma e quindi destinato ad aumentare. Anche se il romano da sette generazioni rimarrà figura sempre più rara in un mondo in cui la mobilita geografica e in un aumento.

TASSISTI ABRUZZESI E PROFUMIERI MOLISANI
La specializzazione e ingranaggio alla base dell'economia moderna, ma anche qualcosa di romanticamente legato alle tradizioni di alcuni territori. Schiavi d'Abruzzo, piccolo centro montano a 1.172 metri d'altezza in provincia di Chieti, con appena 2.500 abitanti, detiene un singolare record. Da decenni contribuisce a fornire piu della meta dei tassisti che circolano per la Capitale. Divide tale impegno con i molisani. Insieme controllano 3.500 licenze di taxi su un totale di 5.874. L'origine di tale specializzazione risale agli anni Trenta; poi da padre in figlio si è tramandata nel tempo allargandosi anche nel campo della gestione di autorimesse, monopolio questo dei molisani.
Altro paese, sempre nel Molise, che ha scelto un settore preciso in cui convogliare il lavoro e Sant'Elena Sannita, comune agricolo in provincia di Isernia con appena 400 abitanti. Vanta più di 300 profumerie sulle circa mille operanti a Roma. La chiave d'ingresso per lavorare e vivere nella Capitale passa il più delle volte attraverso il pubblico impiego. Ma l'attività che più di tutte consente di portare nel nuovo territorio uno spicchio del suolo natio con le tradizioni ad esso connesse, utilizzandole come mezzo di sostentamento, e la cucina tipica. Ed i golosi romani sono ben contenti di veder prosperare ristoranti tradizionali delle regioni d'Italia. Toscani, emiliani ed abruzzesi in testa.

(Vincenzo Nani - dal quotidiano "Corriere della Sera" del 27 marzo 1998. pagina 49)