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ENERGIA
Al momento non c'è nulla di più attuale e diffuso del dibattito sull'energia e sull'ambiente in quanto fattori presenti e trasversali in tutte le fasi del vivere. Domina le pagine dei quotidiani, riempie gli scaffali delle librerie e si impone come motore di sviluppo e chiave di lettura di diverse situazioni, dagli scenari internazionali a quelli locali. Fra i fattori influenzanti gli scacchieri politici internazionali c'è il controllo dei giacimenti di idrocarburi. L'instabilità e gli scontri nel Medio Oriente, l'interfaccia con il terrorismo, le ansie europee per la situazione oligopolistica del gas ne sono evidente manifestazione. Alla stessa stregua la disponibilità di combustibili e le strategie d'approvvigionamento energetico influenzano l'economia e la sicurezza di ciascuna nazione. L'Italia è particolarmente vulnerabile, considerando la forte dipendenza dagli idrocarburi e dall'estero (il 90%, contro il 70% della media europea). Il 67% del gas ci giunge via tubo da Algeria e Russia. La nostra generazione elettrica si affida per più del 50% alle fonti più costose di gas e olio combustibile (media europea: 26%) e solo per il 14% (media europea: 57%) a fonti più economiche come carbone nucleare. Non c'è quindi da stupirsi che la bolletta energetica italiana sia fra le più care d'Europa. Importiamo circa il 14% di energia dall'estero (principalmente proveniente da centrali nucleari). La dipendenza dall'estero e l'approvvigionamento di gas (destinato a coprire il 60% della generazione elettrica nei prossimi anni) da zone politicamente instabili ci espone alle fluttuazioni del prezzo degli idrocarburi e alle strategie di terzi. Purtroppo pare che ce ne preoccupiamo seriamente solo di fronte ad un black-out o al rischio imminente di indisponibilità di gas. L'energia è come la salute: è indispensabile per il nostro vivere quotidiano ma ce ne accorgiamo solo quando viene a mancare. Evidenti e frequenti sono le conflittualità vissute dalle comunità locali di fronte alle potenziali minacce di inquinamento ed impatto ambientale provenienti dalla realizzazione di nuove infrastrutture energetiche nel proprio territorio. Alla luce degli scenari disegnati dagli esperti che prevedono l'esaurimento del petrolio entro 40 anni a consumi attuali (ma i consumi sono in costante crescita) l'Italia necessita di un piano energetico nazionale in tempi brevi per salvaguardare la sicurezza energetica e la competitività del sistema Paese nel rispetto dell'ambiente e del benessere personale. Dobbiamo decidere oggi perché i tempi di realizzazione sono lunghi. Non c'è però da illudersi: non esiste ancora una fonte energetica perfetta, che possa soddisfare pienamente e coniugare tutte le condizioni primarie: economicità, ampia disponibilità, continuità di erogazione, compatibilità ambientale, accettabilità sociale. Ogni soluzione ha i suoi pregi ed i suoi difetti o limiti. Per riassumerne alcuni: - il petrolio ed il gas sono cari, le riserve si esauriranno nei prossimi decenni e sono concentrate in area geopolitiche non eccelse in termini di stabilità; i rigasificatori offrirebbero una maggiore diversificazione geografica ma faticano ad ottenere il consenso delle comunità locali; - il carbone gode di una notevole diversificazione geografica, ha costi più bassi, ha riserve più ampie (200 anni) ma sconta un livello di emissione di CO2 maggiore rispetto al gas e la scarsa conoscenza da parte della popolazione dei progressi tecnologici raggiunti ed in divenire; - l'idroelettrico non è più espandibile per scarsità di nuove opportunità idrogeologiche da sfruttare; - il fotovoltaico non inquina, non è climalterante ma ha rendimenti molto bassi, richiede ampie aree per l'installazione e non è remunerativo ad oggi se non sussidiato; - l'eolico ha rendimenti superiori ed è più economicamente sostenibile ma anch'esso, come il fotovoltaico, dipende dalle condizioni meteorologiche ed è a volte osteggiato per l'impatto paesaggistico; - il nucleare ha costi bassi, ridurrebbe la dipendenza dall'estero ma evoca timori del rischio di radioattività e crea perplessità per lo smaltimento delle scorie. Non scordiamoci dell'impegno intrapreso dall'Italia, a seguito dell'adesione al protocollo di Kyoto, di ridurre entro il 2010 le emissioni di gas serra del 6.5% rispetto al livello del 1990 contro una situazione reale d'aumento dell'11.5%. Siamo cioè lontani per il 18% dalla meta e, oltre a non contribuire al contenimento dei gas dichiarati climalteranti, ciò potrebbe comportare serie conseguenze economiche per la nostra industria. La penale di 40 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa oltre al tetto impostoci per il primo periodo (2005-2007) salirà infatti a 100 euro/ton per il secondo periodo (2008-2012). Le problematiche sono quindi complesse e richiedono scelte strategiche organiche, equilibrate ed efficaci in diverse aree d'intervento quali: diversificazione del mix energetico, sviluppo delle fonti rinnovabili, impegno alla ricerca di nuove tecnologie e risparmio energetico. Il risparmio energetico, ottenibile attraverso un uso intelligente dell'energia ed un aumento dell'efficienza del nostro sistema produttivo, è destinato a coprire un ruolo centrale nelle strategie energetiche. Sarà uno degli elementi che più visibilmente influenzeranno le fasi del nostro quotidiano: dall'uso dei mezzi di trasporto, all'efficienza energetica degli edifici, all'utilizzo più razionale dell'illuminazione e degli elettrodomestici, giusto per citarne alcuni. Per quanto riguarda la ricerca molto è stato fatto, aumentando l'efficienza delle attuali centrali a gas e carbone sopra il 50% e 45% e riducendo drasticamente le emissioni di polveri ed ossidi di azoto e zolfo. Molto ci si attende ancora per aumentare ulteriormente l'efficienza e ridurre l'impatto sull'ambiente. Progetti sull'assorbimento della CO2 e confinamento nelle profondità della terra (Carbon Capture & Sequestration) sono volti a raggiungere la condizione di zero emission per le centrali termoelettriche. La ricerca di materiali innovativi potrebbe rendere il solare più competitivo e molta attesa è legata alla produzione dell'idrogeno ed al suo utilizzo in diversi settori. Qualunque progetto, sostenibile sia sul fronte economico sia ambientale, richiederà che tutti i soggetti interagiscano: istituzioni, imprenditori, università, centri di ricerca, associazioni e cittadini/utilizzatori. Purtroppo tale interazione è stata finora resa difficile dai palesi scollamenti fra gli elementi del nostro sistema. La scuola non sempre si interfaccia efficacemente con il mondo del lavoro, la ricerca non è sufficientemente sostenuta e motivata, le istituzioni faticano a dialogare con il cittadino e ad individuarne le reali necessità, i movimenti locali sempre più spesso si contrappongono ad interventi decisi centralmente percependone una natura impositiva. E' pertanto indispensabile che qualsiasi piano strategico o azione sul territorio sia preceduta e sostenuta da una corretta comunicazione fra le parti ed in particolare con il cliente finale: il cittadino. Lo sviluppo sociale e culturale raggiunto oggi conduce il privato cittadino ad esigere che le decisioni che impattano il suo benessere ed ambiente circostante siano comprese e condivise. Ignorarlo è velleitario. E' quindi indispensabile educare la popolazione sui concetti principali dell'energia e dell'ambiente attraverso una strategia di comunicazione strutturata ed organica ed aprire dialoghi sereni e qualificati fra le comunità locali e gli organi scientifici, le istituzioni e gli operatori. Di energia si parla molto, ma spesso in modo inefficace, senza fornire una visione completa ed oggettiva della problematica: - nei salotti televisivi frequentati da soubrette ed opinionisti che poco sanno di energia, generalmente fornendo visioni fuorvianti per ignoranza od interesse di parte; - nei convegni, fra gli addetti ai lavori, dove chi ne sa informa chi è già erudito; - durante gli eventi organizzati da comuni o province, abitualmente monotematici e comunque di rado nell'ambito di un programma educativo globale. Inoltre è necessaria una più approfondita conoscenza del tessuto sociale, della percezione del rischio (il rischio di guida di un'autovettura è percepito molto più basso di quello di una centrale elettrica anche se spesso è l'esatto contrario) e dei valori delle comunità cui ci rivolgiamo. In definitiva solo programmi di diffusione ad ampio spettro ed un dialogo trasparente, che nasca da un'analisi attenta ed un conseguente ascolto del territorio, potranno permettere la definizione e realizzazione di un progetto globale di sviluppo sostenibile, che coniughi le esigenze di sicurezza energetica nazionale e di competitività industriale nel rispetto dei bisogni delle comunità locali e salvaguardando l'ambiente. Senza un progetto globale prepariamoci a trascorrere, in un futuro non molto lontano, qualche serata al buio. (Giorgio Ruscito - vicepresidente Assocarboni - 2007) ------------------------ Giorgio Ruscito opera nel settore energetico nazionale ed internazionale da vent'anni. Attraverso la costituzione della società Fuelmed nel 2004, fornisce servizi all'industria energetica e siderurgica, particolarmente per quanto concerne la fornitura di combustibili solidi nell'area mediterranea. @@@@@ Rapporto dell'Onu sull'impatto delle bioenergie di PIERINO VAGO (novembre 2007) NEW YORK - La bioenergia offre molte opportunità, ma comporta anche rischi e compromessi. E' quanto afferma l'Onu in un rapporto, diffuso nelle scorse settimane, che rappresenta l'analisi più esaustiva fatta sinora degli effetti che potrebbe avere il nascente mercato delle bioenergie. "Occorre valutare con attenzione l'impatto economico, ambientale e sociale delle bioenergie prima di decidere se e quanto rapidamente sviluppare l'industria e quali tecnologie, politiche e strategie d'investimento seguire", evidenzia il rapporto. Il documento "Sustainable bioenergy: a framework for decision makers" è stato redatto da Un-Energy, un gruppo composto da esperti di tutte le agenzie e programmi delle Nazioni unite che si occupano di energia, con il patrocinio della Fao, l'organizzazione dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura. L'obiettivo primario del rapporto è contribuire affinché "venga soddisfatto il fabbisogno energetico della popolazione salvaguardando al tempo stesso l'ambiente, sia a livello locale sia globale", ha affermato Mats Karlsson, della Banca mondiale, presidente di Un-Energy. "Per far questo, speriamo di fare leva sulla forza collettiva del sistema Onu". Nello studio si evidenziano i numerosi vantaggi delle bioenergie per quanto riguarda la riduzione della povertà, l'accesso ai servizi energetici, lo sviluppo rurale e le infrastrutture rurali. Si analizzano i possibili effetti della bioenergia in termini di sicurezza alimentare, di cambiamento climatico, di biodiversità e di risorse naturali, occupazione e commercio. Si focalizzano anche le questioni di fondo che i responsabili politici devono tenere presente prima di qualsiasi decisione. In particolare si sottolinea che "a meno che non vengano varate nuove politiche per proteggere il territorio, assicurare un uso accettabile della terra, e guidare lo sviluppo delle bioenergie in una direzione sostenibile, il danno sociale in alcuni casi potrebbe superare i benefici". Facendo riferimento all'impiego di alcune coltivazioni cerealicole per la produzione di biocarburanti, Un-Energy fa notare che in generale "si dovrebbero evitare le colture che richiedono un alto apporto di energia fossile (come i fertilizzanti convenzionali) e di terra agricola di qualità e che hanno un rendimento energetico per ettaro relativamente basso". Anche le coltivazioni bioenergetiche prodotte in modo "sostenibile" potrebbero quindi avere un impatto negativo se hanno rimpiazzato foreste primarie; in tale caso "l'elevato rilascio di carbonio dal suolo e dalla biomassa forestale cancellerebbe la possibilità di trarre alcun beneficio dai biocomustibili per decenni e decenni", si legge nel rapporto. Per minimizzare l'emissione di gas serra associati alla produzione di bioenergia, i responsabili politici dovranno salvaguardare i pascoli silvestri, le terre vergini, le foreste primarie e tutto il territorio che ha un alto valore naturale, raccomanda Un-Energy. I governi dovrebbero anche incoraggiare una produzione ed una gestione sostenibili della bioenergia. Si dovrebbe istituire un programma internazionale di certificazione, che includa anche una verifica riguardo ai gas serra, per assicurare che i prodotti bioenergetici, in particolare i biocombustibili, soddisfino le normative ambientali lungo tutto il ciclo produttivo, dai campi alle taniche di carburante. Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, secondo il rapporto la produzione di biocombustibili potrebbe minacciare l'approvvigionamento alimentare, dal momento che terra, acqua ed altre risorse sarebbero sottratte alla produzione alimentare. Analogamente, l'accesso al cibo potrebbe essere compromesso dai prezzi più alti che avrebbero le derrate come conseguenza dell'aumentata domanda di materie prime per le bioenergie, con gravi ripercussioni per le popolazioni povere che soffrono di insicurezza alimentare. "D'altra parte però il mercato per la produzione di biocombustibili offre nuove opportunità per i produttori agricoli" spiega il rapporto. "La moderna bioenergia potrebbe offrire servizi energetici più economici e più disponibili anche in remote zone rurali, favorendo un aumento della produttività in agricoltura ed in altri settori, con implicazioni positive per la disponibilità e l'accesso al cibo". Si evidenzia inoltre come la moderna bioenergia potrebbe contribuire a soddisfare il fabbisogno di 1,6 miliardi di persone al mondo che non hanno energia elettrica nelle proprie case, e di 2,4 miliardi che dipendono come fonte d'energia da paglia, sterco animale ed altri combustibili da biomassa tradizionali. A livello globale, nel prendere decisioni i governanti "dovrebbero far sì che la priorità venga data all'impatto sulla sicurezza alimentare" si raccomanda nel rapporto. Il documento critica inoltre le barriere tariffarie attualmente erette contro le importazioni di etanolo da parte di alcuni Paesi. Impedire l'importazione dall'estero di biocarburanti prodotti in modo più efficiente, mentre nel contempo si richiede a livello nazionale di mischiare i biocarburanti con quelli fossili, potrebbe distogliere più terra del necessario dalla produzione alimentare, vi si legge. Per quanto riguarda le implicazioni per l'agricoltura in generale, il rapporto fa notare che "se funzionano al meglio i biocarburanti liquidi possono dare un contributo positivo agli agricoltori, aiutandoli ad aggiungere valore alla propria produzione. Altrimenti i programmi di biocombustibili possono avere come conseguenza una concentrazione della proprietà che potrebbe cacciare i contadini poveri dalle loro terre, facendoli sprofondare in una povertà anche maggiore". È più probabile che "l'economia bioenergetica del futuro sarà caratterizzata da una combinazione di tipi produttivi, alcuni dominati da grandi imprese ad alta concentrazione di capitale, altri caratterizzati da cooperative agricole che competono con le grandi compagnie... ed altri ancora in cui si producono carburanti liquidi su scala più ridotta da usare localmente". "Comunque, a prescindere dalle dimensione della produzione, una cosa è chiara: più gli agricoltori sono coinvolti nella produzione, nella trasformazione e nell'uso dei biocombustibili, maggiore è la probabilità che essi possano condividerne i benefici". Sul fronte della salute, Un-Energy afferma che la moderna bioenergia fa sperare che si possa ridurre drammaticamente il numero di morti causate, nei paesi in via di sviluppo, dalle esalazioni domestiche provocate dall'impiego per cucinare di legna o di altre fonti di biomassa tradizionali. Esse sono responsabili di un numero di decessi maggiore di quello causato ogni anno dalla malaria. In questo modo le donne dei paesi in via di sviluppo potrebbero essere liberate da quello che è tradizionalmente un loro compito, il duro lavoro della raccolta della legna. @@@@@ Biomasse: bilancio tra sviluppi e incertezze a cura dell'APER-Associazione produttori energia da fonti rinnovabili (novembre 2007) MILANO - Nel corso del 2006 le novità principali in campo normativo per la filiera della bioenergia sono legate all'introduzione del decreto legislativo n.152 del 3 aprile 2006 recante norme in materia ambientale, che ha previsto per le fonti rinnovabili l'estensione a 12 anni del periodo di riconoscimento dei certificati verdi sul 100% della produzione (lasciando peraltro ambiguità sulla possibile estensione di ulteriori 4 anni prevista, per le sole biomasse, dal decreto ministeriale 24 ottobre 2005). Il decreto 152 ha inoltre recepito le disposizioni della "Direttiva Nitrati", sostituendo il decreto lgs. n. 152 dell'11 maggio 1999. A questo dispositivo si è affiancato il decreto del ministero delle Politiche agricole e Forestali 7 aprile 2006 (applicativo dell'articolo 38 decreto lgs 152/99), che stabilisce i criteri e le norme tecniche per l'utilizzazione agronomica dei reflui da allevamento. Un'altra importante (e discussa) novità è stata l'introduzione dell'atteso decreto ministeriale 5 maggio 2006, previsto dall'articolo 17 del decreto lgs. 387/05, che ha individuato i rifiuti ammessi a beneficiare del regime riservato alle rinnovabili. A meno di un anno dalla sua introduzione però, la legge Finanziaria 2007 (legge 298/2006) ha abrogato i commi 1, 3 e 4 dell'articolo 17 del decreto lgs. 387/05, rendendo di fatto in operativo questo decreto. La Legge Finanziaria 2006 (legge 23 dicembre 2005) ha stabilito l'assimilabilità a reddito agrario dei redditi derivanti dalla cessione dell'energia e dei certificati verdi. Il decreto legge 2/2006 ha inoltre esteso l'assimilabilità a reddito agricolo anche alla produzione di energia termica e alla produzione fotovoltaica. Con la Finanziaria 2007 è stata affermata l'esclusione delle fonti assimilate dal regime di incentivazione delle rinnovabili; è stata inoltre introdotta la necessità di una revisione del sistema dei certificati verdi e sono stati variati obiettivi nazionali e quantitativi ad aliquota agevolata per la filiera dei biocombustibili. Al favorevole panorama determinato dall'estensione dei certificati verdi e dalla Finanziaria si contrappone tuttavia la forte preoccupazione per gli impianti che si avviano alla conclusione del periodo di incentivazione CIP6, per i quali non è ad oggi prevista la possibilità di estendere oltre gli otto anni il periodo di incentivazione e che pertanto rischiano di vedere compromessa la propria attività. Anche questo fattore contribuisce alla consapevolezza ormai diffusa della necessità di superare l'attuale quadro di incertezza, costruendo ed integrando una vera e propria filiera agroenergetica. La problematica, molto sentita dagli operatori del settore, ha visto nel 2006 il moltiplicarsi di iniziative legislative (si ricordano le quattro diverse proposte di legge per la disciplina del settore agroenergetico) che evidenziano da un lato la mancanza di un'unità politica di intenti, ma dall'altro l'auspicio per il raggiungimento, nel 2007, di una disciplina organica volta all'integrazione e promozione dell'intera filiera, dall'attività agricola/forestale alla produzione dell'energia.
I numeri della filiera
La produzione di bioenergia ha riscosso un interesse crescente in questi anni, come testimoniano i dati relativi al numero di impianti che ottengono la qualifica IAFR (Impianto Alimentato a Fonti Rinnovabili).Impianti con qualifica IAFR alimentati a biomasse, biogas e rifiuti
| data | numero impianti | potenza installata | producibilità (GWh) | |||||||||
| esercizio | progetto | totale | esercizio | progetto | totale | esercizio | progetto | totale | ||||
| Maggio 04 | 90 | 33 | 123 | 563 | 121 | 684 | 1.587 | 842 | 2.429 | |||
| Giugno 05 | 146 | 53 | 199 | 1.527 | 736 | 2.263 | 2.274 | 1.269 | 3.543 | |||
| Giugno 06 | 192 | 66 | 258 | 1.588 | 881 | 2.469 | 2.565 | 2.221 | 4.786 | |||






















