Giornale realizzato da giornalisti e professionisti d’origine molisana sparsi per il mondo. Sede centrale: Roma

ENERGIA

Al momento non c'è nulla di più attuale e diffuso del dibattito sull'energia e sull'ambiente in quanto fattori presenti e trasversali in tutte le fasi del vivere. Domina le pagine dei quotidiani, riempie gli scaffali delle librerie e si impone come motore di sviluppo e chiave di lettura di diverse situazioni, dagli scenari internazionali a quelli locali. Fra i fattori influenzanti gli scacchieri politici internazionali c'è il controllo dei giacimenti di idrocarburi. L'instabilità e gli scontri nel Medio Oriente, l'interfaccia con il terrorismo, le ansie europee per la situazione oligopolistica del gas ne sono evidente manifestazione. Alla stessa stregua la disponibilità di combustibili e le strategie d'approvvigionamento energetico influenzano l'economia e la sicurezza di ciascuna nazione. L'Italia è particolarmente vulnerabile, considerando la forte dipendenza dagli idrocarburi e dall'estero (il 90%, contro il 70% della media europea). Il 67% del gas ci giunge via tubo da Algeria e Russia. La nostra generazione elettrica si affida per più del 50% alle fonti più costose di gas e olio combustibile (media europea: 26%) e solo per il 14% (media europea: 57%) a fonti più economiche come carbone nucleare. Non c'è quindi da stupirsi che la bolletta energetica italiana sia fra le più care d'Europa. Importiamo circa il 14% di energia dall'estero (principalmente proveniente da centrali nucleari). La dipendenza dall'estero e l'approvvigionamento di gas (destinato a coprire il 60% della generazione elettrica nei prossimi anni) da zone politicamente instabili ci espone alle fluttuazioni del prezzo degli idrocarburi e alle strategie di terzi. Purtroppo pare che ce ne preoccupiamo seriamente solo di fronte ad un black-out o al rischio imminente di indisponibilità di gas. L'energia è come la salute: è indispensabile per il nostro vivere quotidiano ma ce ne accorgiamo solo quando viene a mancare. Evidenti e frequenti sono le conflittualità vissute dalle comunità locali di fronte alle potenziali minacce di inquinamento ed impatto ambientale provenienti dalla realizzazione di nuove infrastrutture energetiche nel proprio territorio. Alla luce degli scenari disegnati dagli esperti che prevedono l'esaurimento del petrolio entro 40 anni a consumi attuali (ma i consumi sono in costante crescita) l'Italia necessita di un piano energetico nazionale in tempi brevi per salvaguardare la sicurezza energetica e la competitività del sistema Paese nel rispetto dell'ambiente e del benessere personale. Dobbiamo decidere oggi perché i tempi di realizzazione sono lunghi. Non c'è però da illudersi: non esiste ancora una fonte energetica perfetta, che possa soddisfare pienamente e coniugare tutte le condizioni primarie: economicità, ampia disponibilità, continuità di erogazione, compatibilità ambientale, accettabilità sociale. Ogni soluzione ha i suoi pregi ed i suoi difetti o limiti. Per riassumerne alcuni: - il petrolio ed il gas sono cari, le riserve si esauriranno nei prossimi decenni e sono concentrate in area geopolitiche non eccelse in termini di stabilità; i rigasificatori offrirebbero una maggiore diversificazione geografica ma faticano ad ottenere il consenso delle comunità locali; - il carbone gode di una notevole diversificazione geografica, ha costi più bassi, ha riserve più ampie (200 anni) ma sconta un livello di emissione di CO2 maggiore rispetto al gas e la scarsa conoscenza da parte della popolazione dei progressi tecnologici raggiunti ed in divenire; - l'idroelettrico non è più espandibile per scarsità di nuove opportunità idrogeologiche da sfruttare; - il fotovoltaico non inquina, non è climalterante ma ha rendimenti molto bassi, richiede ampie aree per l'installazione e non è remunerativo ad oggi se non sussidiato; - l'eolico ha rendimenti superiori ed è più economicamente sostenibile ma anch'esso, come il fotovoltaico, dipende dalle condizioni meteorologiche ed è a volte osteggiato per l'impatto paesaggistico; - il nucleare ha costi bassi, ridurrebbe la dipendenza dall'estero ma evoca timori del rischio di radioattività e crea perplessità per lo smaltimento delle scorie. Non scordiamoci dell'impegno intrapreso dall'Italia, a seguito dell'adesione al protocollo di Kyoto, di ridurre entro il 2010 le emissioni di gas serra del 6.5% rispetto al livello del 1990 contro una situazione reale d'aumento dell'11.5%. Siamo cioè lontani per il 18% dalla meta e, oltre a non contribuire al contenimento dei gas dichiarati climalteranti, ciò potrebbe comportare serie conseguenze economiche per la nostra industria. La penale di 40 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa oltre al tetto impostoci per il primo periodo (2005-2007) salirà infatti a 100 euro/ton per il secondo periodo (2008-2012). Le problematiche sono quindi complesse e richiedono scelte strategiche organiche, equilibrate ed efficaci in diverse aree d'intervento quali: diversificazione del mix energetico, sviluppo delle fonti rinnovabili, impegno alla ricerca di nuove tecnologie e risparmio energetico. Il risparmio energetico, ottenibile attraverso un uso intelligente dell'energia ed un aumento dell'efficienza del nostro sistema produttivo, è destinato a coprire un ruolo centrale nelle strategie energetiche. Sarà uno degli elementi che più visibilmente influenzeranno le fasi del nostro quotidiano: dall'uso dei mezzi di trasporto, all'efficienza energetica degli edifici, all'utilizzo più razionale dell'illuminazione e degli elettrodomestici, giusto per citarne alcuni. Per quanto riguarda la ricerca molto è stato fatto, aumentando l'efficienza delle attuali centrali a gas e carbone sopra il 50% e 45% e riducendo drasticamente le emissioni di polveri ed ossidi di azoto e zolfo. Molto ci si attende ancora per aumentare ulteriormente l'efficienza e ridurre l'impatto sull'ambiente. Progetti sull'assorbimento della CO2 e confinamento nelle profondità della terra (Carbon Capture & Sequestration) sono volti a raggiungere la condizione di zero emission per le centrali termoelettriche. La ricerca di materiali innovativi potrebbe rendere il solare più competitivo e molta attesa è legata alla produzione dell'idrogeno ed al suo utilizzo in diversi settori. Qualunque progetto, sostenibile sia sul fronte economico sia ambientale, richiederà che tutti i soggetti interagiscano: istituzioni, imprenditori, università, centri di ricerca, associazioni e cittadini/utilizzatori. Purtroppo tale interazione è stata finora resa difficile dai palesi scollamenti fra gli elementi del nostro sistema. La scuola non sempre si interfaccia efficacemente con il mondo del lavoro, la ricerca non è sufficientemente sostenuta e motivata, le istituzioni faticano a dialogare con il cittadino e ad individuarne le reali necessità, i movimenti locali sempre più spesso si contrappongono ad interventi decisi centralmente percependone una natura impositiva. E' pertanto indispensabile che qualsiasi piano strategico o azione sul territorio sia preceduta e sostenuta da una corretta comunicazione fra le parti ed in particolare con il cliente finale: il cittadino. Lo sviluppo sociale e culturale raggiunto oggi conduce il privato cittadino ad esigere che le decisioni che impattano il suo benessere ed ambiente circostante siano comprese e condivise. Ignorarlo è velleitario. E' quindi indispensabile educare la popolazione sui concetti principali dell'energia e dell'ambiente attraverso una strategia di comunicazione strutturata ed organica ed aprire dialoghi sereni e qualificati fra le comunità locali e gli organi scientifici, le istituzioni e gli operatori. Di energia si parla molto, ma spesso in modo inefficace, senza fornire una visione completa ed oggettiva della problematica: - nei salotti televisivi frequentati da soubrette ed opinionisti che poco sanno di energia, generalmente fornendo visioni fuorvianti per ignoranza od interesse di parte; - nei convegni, fra gli addetti ai lavori, dove chi ne sa informa chi è già erudito; - durante gli eventi organizzati da comuni o province, abitualmente monotematici e comunque di rado nell'ambito di un programma educativo globale. Inoltre è necessaria una più approfondita conoscenza del tessuto sociale, della percezione del rischio (il rischio di guida di un'autovettura è percepito molto più basso di quello di una centrale elettrica anche se spesso è l'esatto contrario) e dei valori delle comunità cui ci rivolgiamo. In definitiva solo programmi di diffusione ad ampio spettro ed un dialogo trasparente, che nasca da un'analisi attenta ed un conseguente ascolto del territorio, potranno permettere la definizione e realizzazione di un progetto globale di sviluppo sostenibile, che coniughi le esigenze di sicurezza energetica nazionale e di competitività industriale nel rispetto dei bisogni delle comunità locali e salvaguardando l'ambiente. Senza un progetto globale prepariamoci a trascorrere, in un futuro non molto lontano, qualche serata al buio. (Giorgio Ruscito - vicepresidente Assocarboni - 2007) ------------------------ Giorgio Ruscito opera nel settore energetico nazionale ed internazionale da vent'anni. Attraverso la costituzione della società Fuelmed nel 2004, fornisce servizi all'industria energetica e siderurgica, particolarmente per quanto concerne la fornitura di combustibili solidi nell'area mediterranea.     @@@@@     Rapporto dell'Onu sull'impatto delle bioenergie   di PIERINO VAGO   (novembre 2007)   NEW YORK - La bioenergia offre molte opportunità, ma comporta anche rischi e compromessi. E' quanto afferma l'Onu in un rapporto, diffuso nelle scorse settimane, che rappresenta l'analisi più esaustiva fatta sinora degli effetti che potrebbe avere il nascente mercato delle bioenergie. "Occorre valutare con attenzione l'impatto economico, ambientale e sociale delle bioenergie prima di decidere se e quanto rapidamente sviluppare l'industria e quali tecnologie, politiche e strategie d'investimento seguire", evidenzia il rapporto. Il documento "Sustainable bioenergy: a framework for decision makers" è stato redatto da Un-Energy, un gruppo composto da esperti di tutte le agenzie e programmi delle Nazioni unite che si occupano di energia, con il patrocinio della Fao, l'organizzazione dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura. L'obiettivo primario del rapporto è contribuire affinché "venga soddisfatto il fabbisogno energetico della popolazione salvaguardando al tempo stesso l'ambiente, sia a livello locale sia globale", ha affermato Mats Karlsson, della Banca mondiale, presidente di Un-Energy. "Per far questo, speriamo di fare leva sulla forza collettiva del sistema Onu". Nello studio si evidenziano i numerosi vantaggi delle bioenergie per quanto riguarda la riduzione della povertà, l'accesso ai servizi energetici, lo sviluppo rurale e le infrastrutture rurali. Si analizzano i possibili effetti della bioenergia in termini di sicurezza alimentare, di cambiamento climatico, di biodiversità e di risorse naturali, occupazione e commercio. Si focalizzano anche le questioni di fondo che i responsabili politici devono tenere presente prima di qualsiasi decisione. In particolare si sottolinea che "a meno che non vengano varate nuove politiche per proteggere il territorio, assicurare un uso accettabile della terra, e guidare lo sviluppo delle bioenergie in una direzione sostenibile, il danno sociale in alcuni casi potrebbe superare i benefici". Facendo riferimento all'impiego di alcune coltivazioni cerealicole per la produzione di biocarburanti, Un-Energy fa notare che in generale "si dovrebbero evitare le colture che richiedono un alto apporto di energia fossile (come i fertilizzanti convenzionali) e di terra agricola di qualità e che hanno un rendimento energetico per ettaro relativamente basso". Anche le coltivazioni bioenergetiche prodotte in modo "sostenibile" potrebbero quindi avere un impatto negativo se hanno rimpiazzato foreste primarie; in tale caso "l'elevato rilascio di carbonio dal suolo e dalla biomassa forestale cancellerebbe la possibilità di trarre alcun beneficio dai biocomustibili per decenni e decenni", si legge nel rapporto. Per minimizzare l'emissione di gas serra associati alla produzione di bioenergia, i responsabili politici dovranno salvaguardare i pascoli silvestri, le terre vergini, le foreste primarie e tutto il territorio che ha un alto valore naturale, raccomanda Un-Energy. I governi dovrebbero anche incoraggiare una produzione ed una gestione sostenibili della bioenergia. Si dovrebbe istituire un programma internazionale di certificazione, che includa anche una verifica riguardo ai gas serra, per assicurare che i prodotti bioenergetici, in particolare i biocombustibili, soddisfino le normative ambientali lungo tutto il ciclo produttivo, dai campi alle taniche di carburante. Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, secondo il rapporto la produzione di biocombustibili potrebbe minacciare l'approvvigionamento alimentare, dal momento che terra, acqua ed altre risorse sarebbero sottratte alla produzione alimentare. Analogamente, l'accesso al cibo potrebbe essere compromesso dai prezzi più alti che avrebbero le derrate come conseguenza dell'aumentata domanda di materie prime per le bioenergie, con gravi ripercussioni per le popolazioni povere che soffrono di insicurezza alimentare. "D'altra parte però il mercato per la produzione di biocombustibili offre nuove opportunità per i produttori agricoli" spiega il rapporto. "La moderna bioenergia potrebbe offrire servizi energetici più economici e più disponibili anche in remote zone rurali, favorendo un aumento della produttività in agricoltura ed in altri settori, con implicazioni positive per la disponibilità e l'accesso al cibo". Si evidenzia inoltre come la moderna bioenergia potrebbe contribuire a soddisfare il fabbisogno di 1,6 miliardi di persone al mondo che non hanno energia elettrica nelle proprie case, e di 2,4 miliardi che dipendono come fonte d'energia da paglia, sterco animale ed altri combustibili da biomassa tradizionali. A livello globale, nel prendere decisioni i governanti "dovrebbero far sì che la priorità venga data all'impatto sulla sicurezza alimentare" si raccomanda nel rapporto. Il documento critica inoltre le barriere tariffarie attualmente erette contro le importazioni di etanolo da parte di alcuni Paesi. Impedire l'importazione dall'estero di biocarburanti prodotti in modo più efficiente, mentre nel contempo si richiede a livello nazionale di mischiare i biocarburanti con quelli fossili, potrebbe distogliere più terra del necessario dalla produzione alimentare, vi si legge. Per quanto riguarda le implicazioni per l'agricoltura in generale, il rapporto fa notare che "se funzionano al meglio i biocarburanti liquidi possono dare un contributo positivo agli agricoltori, aiutandoli ad aggiungere valore alla propria produzione. Altrimenti i programmi di biocombustibili possono avere come conseguenza una concentrazione della proprietà che potrebbe cacciare i contadini poveri dalle loro terre, facendoli sprofondare in una povertà anche maggiore". È più probabile che "l'economia bioenergetica del futuro sarà caratterizzata da una combinazione di tipi produttivi, alcuni dominati da grandi imprese ad alta concentrazione di capitale, altri caratterizzati da cooperative agricole che competono con le grandi compagnie... ed altri ancora in cui si producono carburanti liquidi su scala più ridotta da usare localmente". "Comunque, a prescindere dalle dimensione della produzione, una cosa è chiara: più gli agricoltori sono coinvolti nella produzione, nella trasformazione e nell'uso dei biocombustibili, maggiore è la probabilità che essi possano condividerne i benefici". Sul fronte della salute, Un-Energy afferma che la moderna bioenergia fa sperare che si possa ridurre drammaticamente il numero di morti causate, nei paesi in via di sviluppo, dalle esalazioni domestiche provocate dall'impiego per cucinare di legna o di altre fonti di biomassa tradizionali. Esse sono responsabili di un numero di decessi maggiore di quello causato ogni anno dalla malaria. In questo modo le donne dei paesi in via di sviluppo potrebbero essere liberate da quello che è tradizionalmente un loro compito, il duro lavoro della raccolta della legna.   @@@@@     Biomasse: bilancio tra sviluppi e incertezze   a cura dell'APER-Associazione produttori energia da fonti rinnovabili   (novembre 2007)   MILANO - Nel corso del 2006 le novità principali in campo normativo per la filiera della bioenergia sono legate all'introduzione del decreto legislativo n.152 del 3 aprile 2006 recante norme in materia ambientale, che ha previsto per le fonti rinnovabili l'estensione a 12 anni del periodo di riconoscimento dei certificati verdi sul 100% della produzione (lasciando peraltro ambiguità sulla possibile estensione di ulteriori 4 anni prevista, per le sole biomasse, dal decreto ministeriale 24 ottobre 2005). Il decreto 152 ha inoltre recepito le disposizioni della "Direttiva Nitrati", sostituendo il decreto lgs. n. 152 dell'11 maggio 1999. A questo dispositivo si è affiancato il decreto del ministero delle Politiche agricole e Forestali 7 aprile 2006 (applicativo dell'articolo 38 decreto lgs 152/99), che stabilisce i criteri e le norme tecniche per l'utilizzazione agronomica dei reflui da allevamento. Un'altra importante (e discussa) novità è stata l'introduzione dell'atteso decreto ministeriale 5 maggio 2006, previsto dall'articolo 17 del decreto lgs. 387/05, che ha individuato i rifiuti ammessi a beneficiare del regime riservato alle rinnovabili. A meno di un anno dalla sua introduzione però, la legge Finanziaria 2007 (legge 298/2006) ha abrogato i commi 1, 3 e 4 dell'articolo 17 del decreto lgs. 387/05, rendendo di fatto in operativo questo decreto. La Legge Finanziaria 2006 (legge 23 dicembre 2005) ha stabilito l'assimilabilità a reddito agrario dei redditi derivanti dalla cessione dell'energia e dei certificati verdi. Il decreto legge 2/2006 ha inoltre esteso l'assimilabilità a reddito agricolo anche alla produzione di energia termica e alla produzione fotovoltaica. Con la Finanziaria 2007 è stata affermata l'esclusione delle fonti assimilate dal regime di incentivazione delle rinnovabili; è stata inoltre introdotta la necessità di una revisione del sistema dei certificati verdi e sono stati variati obiettivi nazionali e quantitativi ad aliquota agevolata per la filiera dei biocombustibili. Al favorevole panorama determinato dall'estensione dei certificati verdi e dalla Finanziaria si contrappone tuttavia la forte preoccupazione per gli impianti che si avviano alla conclusione del periodo di incentivazione CIP6, per i quali non è ad oggi prevista la possibilità di estendere oltre gli otto anni il periodo di incentivazione e che pertanto rischiano di vedere compromessa la propria attività. Anche questo fattore contribuisce alla consapevolezza ormai diffusa della necessità di superare l'attuale quadro di incertezza, costruendo ed integrando una vera e propria filiera agroenergetica. La problematica, molto sentita dagli operatori del settore, ha visto nel 2006 il moltiplicarsi di iniziative legislative (si ricordano le quattro diverse proposte di legge per la disciplina del settore agroenergetico) che evidenziano da un lato la mancanza di un'unità politica di intenti, ma dall'altro l'auspicio per il raggiungimento, nel 2007, di una disciplina organica volta all'integrazione e promozione dell'intera filiera, dall'attività agricola/forestale alla produzione dell'energia.  

I numeri della filiera

La produzione di bioenergia ha riscosso un interesse crescente in questi anni, come testimoniano i dati relativi al numero di impianti che ottengono la qualifica IAFR (Impianto Alimentato a Fonti Rinnovabili).  

Impianti con qualifica IAFR alimentati a biomasse, biogas e rifiuti

data numero impianti potenza installata producibilità (GWh)
  esercizio progetto totale esercizio progetto totale esercizio progetto totale  
Maggio 04 90 33 123 563 121 684 1.587 842 2.429    
Giugno 05 146 53 199 1.527 736 2.263 2.274 1.269 3.543  
Giugno 06 192 66 258 1.588 881 2.469 2.565 2.221 4.786  
                         
Fonte: GSE   L'energia producibile da questi impianti ad oggi copre circa il 25% del totale prodotto dagli impianti alimentati a fonti rinnovabili. Si deve peraltro osservare che questi dati includono anche gli impianti alimentati con rifiuti.    

Filiera biomasse-energia

La filiera delle biomasse ligneo-cellulosiche è la più consolidata sul territorio e costituisce storicamente una delle principali fonti per la produzione di energia rinnovabile. Le biomasse legnose hanno tuttavia visto negli ultimi anni un incremento dei costi di produzione che rischia di compromettere la redditività della filiera. I benefici economici della produzione di energia sono inoltre condizionati dalla scala dell'impianto utilizzato, riducendosi per impianti di piccola taglia; ne consegue la necessità di individuare bacini di approvvigionamento di biomasse non sempre compatibili con le disponibilità locali. Questi fattori hanno contribuito a determinare un frequente ricorso ad importazioni di biomasse dall'estero, sottraendo risorse economiche allo sviluppo delle filiere agro-forestali nazionali e rendendo più difficoltoso il controllo della sostenibilità energetica e ambientale della materia prima. Questa preoccupazione, unita al termine ormai prossimo del periodo di incentivazione CIP6, contribuisce a definire un quadro del settore che se da un lato evidenzia una forte consapevolezza delle potenzialità di sfruttamento della risorsa biomassa del nostro paese, dall'altro mette in luce la sempre maggiore necessità di misure per incentivare lo sviluppo dell'intera filiera legno-energia, integrando strumenti, tecnologie, colture, soggetti agricoli ed imprenditori, in una logica di pianificazione territoriale e di identificazione delle caratteristiche e delle necessità del territorio locale.  

Filiera biogas

Nell'ambito delle rinnovabili il 2007 presenta tutte le premesse per rivelarsi "l'anno del biogas". Per quanto il contributo alla sua produzione nel nostro paese sia ancora fortemente riconducibile alle discariche, il 2006 è stato caratterizzato da una vera e propria esplosione di interesse per la produzione di energia da biogas derivante da attività agricole, tanto da convincere i più che il settore agricolo giocherà un ruolo sempre più importante nella produzione rinnovabile del prossimo futuro. Tale processo è in realtà iniziato già da qualche anno in ambito prettamente zootecnico (anche grazie all'obbligo di pretrattamento dei liquami imposto dalla "Direttiva Nitrati") e molti allevatori hanno adottato la digestione anaerobica per valorizzare i liquami prodotti negli allevamenti zootecnici, controllare le emissioni maleodoranti e stabilizzare le biomasse prima del loro utilizzo agronomico. Oggi le prospettive per il mondo agricolo si sono ulteriormente ampliate e l'interesse si è via via spostato verso la digestione di scarti dell'attività agricola e agro-industriale e di colture vegetali specificamente destinate alla produzione di energia elettrica ("energy crops"). In Italia esistono numerosi impianti ed accanto ai tradizionali digestori per reflui zootecnici si stanno diffondendo quelli per la co-digestione dei liquami con le colture energetiche. Attualmente alcuni impianti sono già operativi, altri in costruzione o in fase di progettazione. Questo mercato nel corso dell'ultimo anno ha riscosso un forte interesse anche da parte dell'industria straniera e, in particolare, dei produttori tedeschi. Il supporto fornito dalla Politica agricola comune (che riconosce 45 €/ha coltivato a colture energetiche con tetto massimo 1,5 milioni di ettari a livello europeo), le agevolazioni della Finanziaria e l'estensione della durata dei certificati verdi, contribuiscono a creare le premesse perché nei prossimi anni si assista ad una crescente quota di produzione rinnovabile dal settore agricolo. Definito il panorama normativo/tariffario di interesse, rimane necessario superare definitivamente le barriere allo sviluppo rimaste sul settore, come le norme per l'autorizzazione degli impianti, quelle relative all'utilizzo del digestato come ammendante, le modalità di approvvigionamento delle matrici organiche da più produttori diversi. Il ricorso ad impianti di gestione relativamente complessa, suggerisce inoltre la necessità di promuovere sistemi il più possibile adeguati alla scala territoriale ed alle esigenze locali: dal piccolo impianto semplificato per lo smaltimento dei reflui dell'azienda agricola e l'autoconsumo/produzione di energia, agli impianti consortili o industriali a tecnologia complessa finalizzati alla produzione e vendita di energia.  

Filiera biocombustibili

La filiera dei biocombustibili, al centro del dibattito ormai da anni, ha visto crescere sempre più l'interesse per la produzione di carburanti ed energia da oli vegetali, derivanti in particolare da coltivazioni "no-food". La generazione di energia da combustibili vegetali gode degli incentivi della Pac (45 €/ha) e dell'attribuzione dei certificati verdi per 12 anni. Ancora dubbia è invece la possibilità di beneficiare di esenzioni dell'accisa, concesse dalla Finanziaria 2007 agli oli vegetali ad uso energetico per autoconsumo nell'ambito dell'impresa agricola, oltre che, se pur per un contingente limitato, ai biocarburanti per autotrazione. Lo sviluppo della filiera dei biocombustibili, sia per generazione elettrica che per autotrazione, deve tuttavia superare una serie di criticità, prima fra tutte la scarsa produttività delle colture oleaginose nel nostro Paese, che costituisce un limite alla realizzazione di impianti di grossa taglia, ma soprattutto alimenta le importazioni di oli vegetali dall'estero, con le problematiche già citate. Uno strumento per far fronte a questo problema, il cui sviluppo è promosso da numerosi enti non governativi ed associazioni, è la certificazione di filiera, che consentirebbe di ovviare alle problematiche, spesso riscontrate, di approvvigionamento di materie prime da processi di deforestazione e sfruttamento della popolazione locale. Il bilancio complessivo che ad oggi è possibile tracciare è dunque quello di una filiera ancora tutta da inventare, in uno scenario normativo e di mercato in evoluzione, in cui il crescente interesse e le reali opportunità di sviluppo del settore dovranno però essere subordinate alla valutazione del potenziale effettivo del nostro territorio nell'ottica di una politica agricola di riconversione e di misure per l'incentivazione e la certificazione delle filiere locali.  

Piano d'azione e aiuti di Stato

Nel dicembre 2005 la Commissione europea ha presentato il nuovo Piano d'azione per la biomassa (Biomass action plan) che indica gli obiettivi comunitari da perseguire nei prossimi anni e riconosce il ruolo importante che le biomasse dovranno ricoprire sia nell'ambito della produzione di energia quanto nella produzione di biocarburanti. A dicembre 2006 la Commissione ha inoltre avviato un processo di riforma delle norme sugli aiuti di Stato nel settore agricolo. A partire dal 1 gennaio 2007 entrano in vigore nuovi orientamenti comunitari per gli aiuti di Stato nel settore agricolo e forestale 2007-2013 ed un regolamento per gli aiuti a favore delle piccole e medie imprese attive nel settore della produzione dei prodotti agricoli (modifica del regolamento Ce n.70/2001).   ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ Fondata nel 1987, l'Associazione produttori di energia da fonti rinnovabili, conta più di 300 associati ed oltre 400 impianti, per un totale di circa 2000 MW di potenza elettrica installata. I servizi che Aper fornisce agli associati del settore bioenergie sono principalmente: • supporto all'applicazione della normativa e dell'iter autorizzatorio per impianti a biomasse; • informazioni sul mercato dell'energia e i sistemi di incentivazione; • formazione e informazione specifica per il settore e organizzazione di corsi e convegni sulle bioenergie; • creazione di un punto di incontro tra gli associati gestori di diversi impianti a biomasse e biogas, e tra gli operatori del settore e le pubbliche amministrazioni. Aper, piazza Luigi di Savoia 24, 20124 Milano, tel. 02-76319199, e-mail: segreteria@aper.it.   @@@@@   Viaggio nel biogas   di MARIA DI SAVERIO   (novembre 2007)   SCHWANDORF (GERMANIA) - La necessità di ridurre l'emissione di gas serra incentiva una produzione distribuita di energia elettrica in assetto cogenerativo da fonti rinnovabili. Tale forma di produzione è promossa sia a livello italiano sia a livello europeo. Negli ultimi anni, inoltre, l'instabilità politica dei Paesi detentori delle materie prime quali gas o petroli (principalmente collocati in Russia e negli Stati arabi) ha indotto numerosi Paesi europei ad intraprendere la strada della generazione di energia attraverso fonti alternative (solare, eolica etc.). Tra queste ultime è sempre più utilizzata quella derivante da biomasse agricole. Questo per una ragione molto semplice: l'Europa ha un'estensione di terreni dedicati all'agricoltura molto alta, quindi la materia prima è a portata di mano. Inoltre, attraverso l'installazione di un impianto di biomasse, si riducono le emissioni in atmosfera in quanto il CO2 prodotto è esattamente quello utilizzato dalla pianta nella crescita. Si tenga conto che soltanto in Italia la superficie totale nazionale è di 30,1 milioni di ettari e la superficie agraria utilizzata (SAU) è di 14,8 milioni di ettari. L'utilizzo di tutta la superficie agricola utilizzata permetterebbe di coprire l'intero consumo interno lordo di energia elettrica. L'incidenza del biogas sulla superficie agricola è il seguente: - superficie agricola destinabile ad agroenergia: 20% della superficie agricola utilizzata per un totale 2.960.000 ettari; - superficie agricola destinabile a biogas: 33% della superficie agricola utilizzata agroenergetica 987.000 ettari; - chilowatt istallabili sfruttando la superficie agricola biogas: 3.950 megawatt; - stima degli attuali megawatt istallati o in fase realizzativa: 70. Totale installabile 1,7%. Tali dati dimostrano che l'allarmismo circa l'aumento dei cereali dovuti alla trasformazione di terreni da agricoli a terreni per l'energia è ingiustificata. Infatti solo l'1,7% del territorio agricolo è interessato dal fenomeno delle "energy farm". Nel 2003, in Europa sono stati censiti più di 2.300 impianti alimentati con liquami zootecnici. La nazione che maggiormente sta incentivando una produzione di energia di biomasse, e in particolare di biogas, è la Germania. Si pensi che la sola Germania oggi ne ha oltre duemila unità. Il governo federale tedesco ha infatti fortemente incentivato la diffusione, fissando un prezzo per l'energia elettrica derivante da biogas fino a 0,215 euro/kWh, assicurando il pagamento per un periodo di 20 anni ed erogando inoltre contributi per sostenere l'investimento. Il biogas, come si sa, è composto principalmente per un 55% circa da metano, per il 35% da anidride carbonica e la frazione rimanente da vapore acqueo e una piccola percentuale di gas traccia. Le materie prime (ad esempio, mais, triticale, letame o liquame) vengono introdotte nei fermentatori dove avviene, appunto, il processo di digestione anaerobica. Tramite tale processo, l'energia presente nelle biomasse viene resa disponibile sottoforma di gas combustibile a base di metano, il biogas. Si tratta di un processo con effetto serra nullo. Il prodotto finale in uscita dall'impianto risulta essere un materiale organico biologicamente stabile e inodore, da utilizzare in agricoltura come ammendante. Proprio nella Baviera tedesca, a Schwandorf, piccola cittadina a circa 130 chilometri da Monaco, ha sede una delle maggiori società di impiantistica di biogas: la Schmack Biogas AG, fondata nel 1995 da Ulrich Schmack insieme ai due fratelli. La storia aziendale è davvero affascinante. Nei primi anni '90, l'allora ventunenne Ulrich, figlio di allevatori agricoli e conduttore di un'azienda avicola con circa 80 mila capi e colture intensive, ha l'idea di risparmiare sui costi energetici, trasformando ed utilizzando il materiale di scarto derivante dagli allevamenti di famiglia. La molla della decisione scatta dai frequenti black-out della rete elettrica, che costringe i piccoli allevatori e agricoltori a dotarsi di generatori autonomi. Ulrich ha allora la trovata di realizzare un piccolo micro-impianto presso la sua azienda per la produzione di biogas, attraverso l'alimentazione di un fermentatore con la pollina proveniente dagli allevamenti avicoli, trasformato poi in energia elettrica attraverso il motore di una vecchia Opel Kadett. Poiché la pollina non ha una buona resa energetica, Schmack pensa di utilizzare del trinciato di piante di cereali. L'esperimento funziona magnificamente tanto che molte aziende elettriche, da allora, hanno cominciato a mostrare interesse verso questo tipo di energia. Oggi la Schmack Biogas è cresciuta ed è arrivata ad essere quotata alla Borsa di Francoforte e ad avere circa 360 dipendenti. Da oltre 12 anni, inoltre, impone degli standard in materia di impianti biogas a sfruttamento elevato. Ha realizzato finora oltre 200 impianti in Europa, Giappone e Stati Uniti. La sede italiana è a Bolzano. E proprio a Schwandorf, quartier generale del Gruppo, è stata realizzata un impianto di biogas, di 640 kW, su commissione della EON, la compagnia elettrica tedesca e ne è in costruzione un'altra di cinque megawatt/h. Attualmente Schmack Biogas, con il solo modello del biogas, ha raggiunto in Germania nel 2006 un fatturato di 90 milioni di euro, il 9% circa del totale del settore. L'azienda utilizza una tecnologia e una biotecnologia innovativa, continuamente monitorata e aggiornata, basata su un cogeneratore, un alimentatore PASCO, un fermentatore EUCO, un postfermentatore COCCUS e una vasca digestato SULA, che consente un incremento percepibile del rendimento dell'impianto grazie soprattutto al fermentatore EUCO. La particolarità dell'azienda è data dall'utilizzo del fermentatore anaerobico EUCO, in grado di trattare biomasse agricole ad alto contenuto di sostanza secca. Il biogas è ottenuto attraverso un processo di digestione anaerobica di "biomasse" rinnovabili. I fermentatori devono essere riscaldati, perché i processi richiedono temperature quasi sempre superiori a quelle ambientali: di solito si opera in condizioni mesofile (a 38 gradi circa) o termofile (intorno ai 55 gradi). Peraltro, gli impianti più semplici possono funzionare anche in psicrofilia (tra 10 e 25 gradi). Interessante è il fatto che anche il l'acqua calda proveniente dallo scambiatore di calore contribuisce a mantenere la temperatura dell'impianto e può inoltre essere ceduto ad edifici adiacenti gratuitamente o a pagamento. L'impianto Schmack Biogas è un impianto standardizzato nei componenti. La società infatti costruisce e mette in funzione l'impianto in tempi rapidi e offre un servizio di assistenza e miglioria nel tempo. Fornisce inoltre un pacchetto full service, ossia un servizio di manutenzione completo e totale. Tale servizio include anche l'assistenza tecnica e biologica che viene assistita da un laboratorio biologico e da un centro di telecontrollo attivo 24 ore su 24 in tutti i giorni dell'anno. La peculiarità del laboratorio è quella di aver effettuato e documentato oltre  20 mila analisi. In questo modo si garantisce che l'impianto, attraverso l'analisi delle materie introdotte, fornisca un rendimento pianificato in quanto viene formulato un piano d'alimentazione ottimale, a seconda dei tipi di biomassa: colture dedicate, biomasse di origine zootecnica, scarti agroindustriali, ecc. introdotti nel fermentatore. Il fabbisogno di manodopera per la gestione dell'impianto è di circa 3 h/gg su impianti medi. Le operazioni più dispendiose in termini di tempo sono il prelievo dell'insilato, l'immissione nell'alimentatore e i controlli funzionali. Per tale motivo la Schmack Biogas offre un servizio di formazione degli operatori, la formulazione di piani di alimentazione, il monitoraggio dei parametri di processo a distanza attraverso il centro di telesorveglianza ed un laboratorio certificato.  
Le esperienze più significative
Entrato in funzione alla fine del 2006, l'impianto della città di Pliening, a pochi chilometri da Monaco, fa funzionare riscaldamenti e fornelli per 1.300 famiglie del capoluogo della Baviera. L'impianto è in grado di produrre biogas da prodotti forniti da aziende agricole locali, come insilato di mais e miscele di cereali. E' il primo progetto di immissione diretta, nella rete di distribuzione di biogas purificato (biometano) al 95% in Germania. Questo progetto rappresenta il primo caso di fornitura ad utenti privati, di metano prodotto con fonti rinnovabili. La strada del futuro sembrerebbe proprio questa. L'impianto di Pliening ha una potenza installata pari a 2,5 megawatt, ed è alimentato con circa 36 mila tonnellate annue di insilato di mais, ossia piante di granoturco trinciate, e, in componenti minori, di altri mix di cereali, come il frumento e il triticale. Il biogas scaturisce dal processo di fermentazione della biomassa, che avviene in tre fermentatori EUCO nei quali la sostanza è decomposta, ad opera dei batteri metanigeni, passa poi ai tre post-fermentatori Coccus, depurato con un filtro a carboni attivi, al fine di eliminare anidride carbonica ed altre impurità e infine immesso in rete. Il biometano, viene fornito dalla società tedesca RES (che ha acquistato l'impianto da Schmack, con un investimento di oltre sei milioni di euro), alla Municipalizzata dell'energia di Monaco. Verranno erogati circa quattro milioni di metri cubi di metano, attraverso le reti distributive già esistenti. Quindi, parlando concretamente, la casalinga di Monaco utilizza in piccola parte anche del metano prodotto da biogas. Anche in Polonia è previsto l'installazione di un impianto di biogas da 2 MW, pronto a settembre 2008. Sarà il più grande impianto del paese. Nato grazie ad un accordo con la polacca Agrogaz, joint-venture fra la Aufwind Schmack Gmbh Neue Energien di Regensburg e il fornitore di energia elettrica polacco Polenergia. L'impianto in Polonia sarà collegato ad un impianto di bioetanolo già esistente, ed utilizzerà proprio i residui della produzione di questo impianto quale materia prima principale per la produzione di biogas. Oltre all'energia elettrica verrà prodotto anche calore, che sarà utilizzato per le esigenze di entrambi gli impianti. Ma veniamo al nostro Paese. Trentadue milioni di chilowattora, pari a circa ottomila utenze domestiche, con un rendimento elettrico di oltre il 45%, dieci punti in più rispetto agli impianti tradizionali. Sono i numeri del più grande e innovativo impian