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Molise e turismo, realtà inconciliabili?

Conviene ridere per non piangere. I qualificati dati del Rapporto di Bankitalia relativi all'economia molisana parlano di un sostanziale calo del turismo, cioè di una netta diminuzione di arrivi e presenze nel 2016.
L'amaro sogghigno nasce da una constatazione: cos'è il turismo in Molise?
I due termini (turismo e Molise), in effetti, appaiono quasi un ossimoro. Ad esclusione di un po' di movimento a Termoli, degli immancabili nipoti di ex emigrati costretti a far arieggiare la casa di famiglia in estate e di qualche coraggioso adepto della "vacanza alternativa", un po' come quelli che negli anni Settanta si avventuravano verso gli sballi mistici dell'Oriente, per il resto questo affascinante lembo di Appennino si conferma, per i più, un'entità misteriosa. Tesori seminascosti, molta arte inaccessibile, musei quasi impolverati. Attività che aprono e chiudono come meteore. Conseguenza dell'inattività di generazioni di amministratori regionali, che, salvo poche eccezioni, sono riusciti nel difficile compito di contribuire ad alimentare l'ormai inflazionato claim territoriale: il Molise non esiste. Bella roba.
Del resto cosa c'è da aspettarsi da una Regione che ha investito pochissimo in infrastrutture (per non parlare di innovazione) e quando l'ha fatto ha spesso prodotto danni (vedi le zone industriali mai decollate e rimaste come scheletri della memoria, l'impattante eolico che ferisce il paesaggio, le dighe che hanno inghiottito i tratturi, l'acqua regalata alle regioni limitrofe, ecc.). Da una Regione che ha preferito sostenere le più meste sagre provoca-diabete delle più sperdute frazioni (rientranti però nei feudi elettorali) anziché individuare validi manager del marketing territoriale, casomai "recuperati" tra i tanti molisani sparsi per il mondo (utilizzateli piuttosto che premiarli...). Che ha spesso gratificato il folklore più contraffatto o sfilze di costumi pacchiani, anche in forma di gruppi danzanti, ritenendoli i migliori dell'universo. Che ha finanziato pellicole cinematografiche che, paradossalmente, hanno deriso gli stessi molisani, marchiandoli a fuoco nell'immaginario collettivo. Che presenta nell'entroterra strade indegne di una nazione civile e "vanta" un treno Roma-Campobasso in partenza da un binario della stazione Termini distante oltre quattrocento metri dagli altri treni, quasi raccogliesse carrozze di appestati. E potremmo continuare all'infinito.
Il non-turismo molisano è la conseguenza di questo e di altro. Di mancanze e di errori. Di recrudescenze e di recidive. Della bandiera clientelare adottata come emblema identitario. Della parola "merito" latitante un po' come quella "turismo".
Eppure Giovanni Germano, testardamente e romanticamente, da trent'anni prova a far capire che è possibile promuovere il Molise solcandone con delicatezza l'anima e la terra con i passi del Cammina Molise. A seguirlo sono sempre di più, quest'anno saranno in trecento. Cultura autentica. Altri tentano di esportarne l'essenza più profonda in musica (vedi Mauro Gioielli e tanti altri), nella letteratura storica (vedi Nicola Mastronardi e tanti altri), nell'arte, nell'enogastronomia (onore a Di Majo Norante), nella transumanza. Tutto ciò, il più delle volte, avviene grazie ai sacrifici individuali. E spesso nell'indifferenza delle istituzioni.
Anche noi di "Forche Caudine", nel nostro piccolo, da quasi trent'anni cerchiamo di far capire che Roma potrebbe costituire il volano più idoneo per il limitrofo Molise. E che il brand regionale dovrebbe viaggiare da solo, senza andare a misurarsi in fiere collettive (vedi il Bit a Milano) dove esce puntualmente sconfitto. I nostri progetti, pur con tanti sacrifici, siamo riusciti a renderli concreti esempi: il format del "Molisedays", ad esempio, proposto all'inizio degli anni Novanta e riproposto con grande successo per tre anni consecutivi all'inizio del nuovo millennio con cinquanta stand a Villa Lazzaroni a Roma (tanti ancora lo ricordano) non ha trovato supporto proprio nella platea delle istituzioni molisane, nonostante avesse aperto tante strade a Roma. Idem per il più recente "Molise, un'altra Storia" che per dieci giorni ha "molisanizzato" un intero quartiere della Capitale, la Garbatella: il governatore molisano Di Laura Frattura non ha trovato un ritaglio di tempo per venire a "curiosare" tra la ventina di iniziative, incontri, dibattiti, mostre, concerti, stand. Del resto il governatore - e tanti suoi assessori - non è mai venuto a "curiosare" nelle nostre iniziative, cioè in quelle dei molisani a Roma, nonostante gli inviti di rito e formali (poco sentiti in verità).
Sappiamo, soprattutto per averlo letto, che dovrebbe esistere anche un consigliere con delega al turismo, tale Di Nunzio. Non sappiamo nemmeno come sia fatto.
Il Molise, insomma, raccoglie ciò che ha seminato in questi anni. I numeri del turismo costituiscono la cartina al tornasole di tutto ciò. Di una regione che vede calare ulteriormente i numeri non solo chi è interessato a visitarla, ma degli stessi suoi residenti. Non casualmente. Che registra l'espatrio delle forze più giovani in cerca di un lavoro e di miglior fortuna in ambienti certamente più idonei alle capacità e alle aspirazioni. Che, ci dicono, ha la sanità allo sbando. Che ha il più basso valore dei suoi immobili a livello nazionale (e chi se ne vuole disfare, non ci riesce perché è difficile vendere). Che continua a perdere treni di opportunità grazie alle croniche incapacità di molti suoi amministratori. Amen (preferibile al "de profundis").

(G.C.)