Giornale realizzato da giornalisti e professionisti d’origine molisana sparsi per il mondo. Sede centrale: Roma

L'esempio del Lussemburgo

Il minuscolo Lussemburgo ha una superficie che è più o meno la metà di quella del già piccolo Molise. Ma ha 600mila residenti (oltre ad un notevole indotto di lavoratori stranieri), numero che rappresenta esattamente il doppio dei 300mila residenti nelle province di Campobasso e Isernia. Insomma, mentre la nostra piccola regione del Mezzogiorno continua a subire il dissanguamento demografico e migratorio, a causa di crescenti transumanze di giovani molisani costretti a rifarsi una vita all'estero sperando di trovare un lavoro, il Lussemburgo, ombelico della finanza e della burocrazia comunitaria, attira soldi, investimenti, professionisti. Non è un caso se il tasso di disoccupazione lussemburghese - al 6 per cento - sia meno della metà di quello molisano.
Ma che "c'azzecca", è il caso di dirlo, il Lussemburgo con il Molise? Per rispondere potremmo rievocare un antico proverbio molisano: "Va con chi è meglio di te e fagli le spese". Pur non arrivando a tanto, se qualche amministratore molisano desse un'occhiata al Granducato - ma non per la solita gita di piacere - non farebbe un soldo di danno.
La notizia è infatti questa: il Lussemburgo sta per lanciare tra qualche settimana una piattaforma di commercio elettronico nazionale finalizzata a potenziare il commercio urbano. La neonata perla dell'e-commerce si chiama LetzShop.lu e non è la solita meteora promossa dalla società partecipata di qualche ente locale per piazzare gli amici degli amici. Tutt'altro. LetzShop.lu è un'iniziativa firmata dallo stesso ministero dell'Economia, con il Gruppo di interesse economico incaricato di istituire e gestire la piattaforma di e-commerce.
Come funziona, nel dettaglio, la piattaforma? Offre ai tanti negozi urbani l'opportunità di mostrare e vendere via internet i propri prodotti, con la possibilità - per l'utente - di ricevere la merce acquistata o direttamente a casa o di ritirarla nello stesso negozio fisico. Insomma, la più classica delle vetrine virtuali, ma promossa direttamente da un'istituzione pubblica. Per cui non è prevista alcuna commissione sulle transazioni, ma solo un contributo annuale di 500 euro. Un modo per coniugare efficacemente nuove tecnologie e commercio tradizionale: il canale digitale non uccide il negozio al dettaglio, ma gli permette di sopravvivere ampliando la propria clientela.
Da anni proviamo a far capire alle istituzioni molisane che buttare soldi per far sopravvivere un'azienda ormai decotta o una località sciistica non serve ad alcunché. Per non parlare di certe sagre elevate ad evento. Anzi, tutto ciò è uno spreco per tutti, ad iniziare dalle tasche dei contribuenti. Ben diverso sarebbe investire seriamente nelle nuove tecnologie, capaci di far superare gli annosi limiti morfologici e i ritardi infrastrutturali del territorio molisano. Si pensi al beneficio non solo per le tante aziende d'eccellenza del comparto enogastronomico, ma anche per salvaguardare l'ultimo artigianato, che finalmente potrebbe accedere con un clic ad una platea mondiale. Inoltre, non ultimo, il Molise potrebbe rafforzare un'identità unica mettendo in rete i frutti delle sue produzioni territoriali.