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L'avvocato Giovanni Di Stefano torna a parlare dopo Italia-Serbia

ROMA - Torna a parlare l'avvocato Giovanni Di Stefano, l'uomo d'affari d'origine molisana con un'agenda ricca di vip anche controversi. Lo fa concedendo un'intervista a Michele Caltagirone, pubblicata sul sito "Voglio Sapere". Intervista all'avvocato degli "indifendibili", come viene definita dallo stesso giornale on-line.
Scrive Caltagirone: "È uno dei personaggi più controversi dell'ultimo ventennio. Principe del foro, abile uomo d'affari, amico di dittatori e statisti e successivamente loro rappresentante legale durante i processi. La parabola di Giovanni Di Stefano parte dal cuore del Molise e fa tappa per il momento a Londra, passando per Belgrado e Baghdad dove ha fornito tra le altre cose la sua esperienza di avvocato di fama internazionale. Ne ha fatta tanta di strada da quando, a soli sei anni, ha lasciato il paese natale, Petrella Tifernina, piccolo centro molisano che conta poco più di 1.250 abitanti dove è nato 55 anni fa. E' solo un bambino dunque, quando si trasferisce con la famiglia in Gran Bretagna, nel Northamptonshire, dove il padre ha trovato un impiego in una fabbrica di scarpe".
"La sua storia potrebbe essere simile a quella di tanti immigrati italiani che hanno fatto fortuna all'esterno - continua Caltagirone. "In effetti il giovane Giovanni Di Stefano dimostra subito abili capacità imprenditoriali e negli anni '80 riesce a costruire un discreto business importando videocassette da Hong Kong. In seguito studia Legge in Usa ed intraprende la strada che oggi gli consente di gestire il prestigioso Studio Legale Internazionale con sede a Roma. Tra i suoi clienti illustri spiccano i nomi di Slobodan Milosevic, Saddam Hussein, Tarek Aziz (il numero due del regime irakeno, ndr), l'attore Charles Bronson, il cantante pop inglese Gary Glitter ed tanti altri personaggi del jet set mondiale.
L'anno della svolta per lui è 1992 quando si reca nella ex Jugoslavia ormai verso lo sfacelo e le feroci guerre intestine ma in questo scenario apocalittico Giovanni Di Stefano trova la sua dimensione, stringendo rapporti di amicizia con il presidente serbo Slobodan Milosevic che gli concede la cittadinanza e, soprattutto, con Zeljko Raznatovic, meglio conosciuto come "Arkan". Della "tigre" dei Balcani diventa amico fidato, portavoce e consigliere, socio in affari e in seguito anche avvocato di fiducia. Si dice che sia stato proprio Di Stefano, nel 1995, a pagare le spese per le nozze principesche di Arkan con Svetlana Velickovic, in arte "Ceca", una delle cantanti folk più amate all'epoca in Jugoslavia.
Quando proprio nel '95 finisce la guerra in Bosnia, Di Stefano prosegue la sua ascesa imprenditoriale al fianco di Arkan con il quale condivide anche la passione per il calcio. Proprio l'ex capo degli Ultras della Stella Rossa compra una piccola squadra della capitale, l'Obilic, in società con l'avvocato anglo-italiano, che nel giro di pochi anni vince il campionato e partecipa alla Champion's League. In precedenza Di Stefano aveva tentato con poca fortuna l'avventura nel calcio italiano diventando presidente del Campobasso. Il sodalizio con Arkan si interrompe bruscamente nel 2000 quando questi viene assassinato a Belgrado. Giovanni Di Stefano torna oltremanica e si dedica in pieno alla carriera forense. Le sue difese nei confronti di Milosevic, sotto accusa per crimini di guerra all'Aja, e Saddam Hussein, sono quelle che gli regalano fama mondiale. Attualmente sta curando, tra i tanti, i casi di Tarek Aziz e di Omar Benguit, il cittadino inglese di origine marocchina condannato all'ergastolo per l'omicidio della studentessa Jong Ok-Shin. Secondo la tesi della difesa dietro l'assassinio della giovane ci sarebbe invece la mano di Danilo Restivo, accusato anche di aver ucciso Elisa Claps. Sarebbero almeno sei, secondo lo Studio Legale Internazionale, i delitti commessi da Restivo, tutti legati dallo stesso "modus operandi".
Il nome di Giovanni Di Stefano è stato citato in un precedente articolo pubblicato su Vogliosapere, dedicato ad Arkan ed alla recrudescenza del nazionalismo serbo dopo i disordini scoppiati allo stadio "Ferraris" di Genova che hanno impedito lo svolgimento di Italia - Serbia. Secondo una teoria sostenuta da alcuni siti e blog sparsi sulla rete Internet, il suo vero nome sarebbe Carlo Fabiani, un italiano arrestato insieme ad Arkan per una rapina in banca a Stoccolma nel 1974. Un voce in realtà senza alcun fondamento che anzi, qualche anno fa, ha portato alla condanna per diffamazione di un giornalista serbo. Chiarito l'equivoco, abbiamo raggiunto Giovanni Di Stefano tramite e-mail nel suo studio londinese. Così l'avvocato anglo-molisano, il "difensore dell'indifendibile", ha voluto concederci questa intervista.
- Mr. Di Stefano, in una recente intervista lei ha detto che ai tempi di Arkan e Milosevic non sarebbero mai successi episodi come quelli di Genova. Perché?
"Ciò che è accaduto a Genova non si sarebbe mai verificato sotto Milosevic, Arkan o me. Non è mai avvenuto durante le guerre dei Balcani quando, forse, vi sarebbe stata una scusa più plausibile. Questo Ivan (il capo Ultras serbo arrestato dalla polizia di Genova, ndr) ha agito autonomamente mosso da una ideologia nazionalista completamente inconsistente. Non ha agito in memoria di Arkan o di qualcuno della Guardia Volontaria Serba. Ivan rappresenta i suoi pensieri e non quelli degli altri che hanno dato le proprie vite per il loro PaeseLei era amico e consigliere di Arkan. Cosa ne pensa della lunga lista di crimini di guerra, riconosciuta tale dal tribunale dell´Aja, di cui Arkan si è reso responsabile?Ho visto le cosiddette accuse che gravarono su di lui per un bel po' di tempo. Arkan è morto da uomo innocente secondo la Legge. Stando alla Legge infatti qualsiasi persone che muore prima della sentenza di una Corte è innocente, così Arkan "de jure" e "de facto" era innocente anche se è stato accusato di crimini. Non posso sapere oggi ciò che sarebbe avvenuto dopo, ma francamente penso che l'intero ICTY (il Tribunale Internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia, ndr) sia ora soltanto uno spreco di tempo. In tutti i Paesi si commettono crimini durante le guerreQual è il suo giudizio su Slobodan Milosevic al governo della ex Jugoslavia? Milosevic è stato un grande uomo per la Serbia. L'attuale governo fa del suo meglio e il Presidente Tadic davvero fa quel che può ma al giorno d'oggi non ci sono grandi statisti. Non ci sono in Serbia, non ci sono in Italia, non ci sono negli altri Paesi. Il mondo ha perso tutti quelli che io chiamo "pesi massimi" della politica".
- Quali sono le motivazioni che ancora oggi animano il nazionalismo serbo?
"Il nazionalismo esiste in tutti i Paesi. E' sintomo di un senso di appartenenza ad una Nazione. Se cancelli questo senso di identità rimuovi anche il nazionalismo ma le persone devono avere una propria identità. Fa parte della natura umana, il perché ad esempio la gente tifa per una squadra di calcio, è un senso di appartenenzaTra i processi più celebri di cui si è occupato quelli a Milosevic e Saddam. Come mai ha scelto la difesa di imputati la cui sentenza era comunque scritta in partenza?Bella domanda: mi è stato chiesto. Tarek Aziz è probabilmente il caso più importante. Spero riusciamo a farlo rilasciare dopo il 24 ottobre. E' una speranza! Quali sono stati gli errori di Saddam Hussein? Saddam non ha fatto errori. Era un vero patriota ed ha agito per il suo Paese. La situazione in Iraq ora è dieci volte peggio di quanto non lo sia mai stata prima del 2003, con molte più vittime. È stato davvero un grande uomo che ammirerò tutta la vita e non sono l'unico a pensarla in questo modo".
- Pensa invece che nella guerre dei Balcani ci siano stati gravi errori da parte dell'Onu?
"La guerra nei Balcani è stata provocata inizialmente dalla Germania che ha riconosciuto la sovranità della Croazia. Un grave errore che è stato fatalmente pagato con vite umane, il peggiore che l'Unione Europea, la Gran Bretagna e gli USA abbiano potuto commettere nella loro storia e certamente l'attacco della Nato alla Serbia fu poi assolutamente inconcepibileTra i suoi clienti adesso c'è Omar Benguit che è stato condannato all'ergastolo per l'omicidio di Jong Ok-Shin commesso nel 2002 a Bournemouth, nel sud dell'Inghilterra. Cosa le fa pensare che sia innocente?La polizia fu messa sotto pressione dal Foreign Office (il Ministero per gli Affari Esteri britannico, ndr) per trovare il killer e deliberatamente ci fuorviarono nella difesa, permettendo l'esistenza di documenti che scagionavano un altro sospettato, Restivo. Ho incontrato e discusso per qualche anno con Omar, lui è semplicemente innocente ma la giustizia britannica è molto lenta rispetto alla giustizia italiana".
- Infine chiariamo un equivoco. Da dove nasce la storia che identificava il nome di Giovanni Di Stefano con quello di Carlo Fabiani?
"E' stato un giornalista jugoslavo a mettere su questo equivoco. Io l'ho citato in giudizio, è stato condannato, multato e rinchiuso in carcere per diffamazione. Questa storia mi è molto dispiaciuta, ho pagato io la sua sanzione e lo hanno rimesso in libertà ma ormai era tardi per fermare la campagna diffamatoria che si era diffusa su Internet. Questa è pura, assoluta spazzatura: io sono Giovanni Di Stefano da sempre, ne sono fiero e sono orgoglioso di essere italiano".

(Michele Caltagirone)


(Traduzione dall'inglese a cura di Silvia Mastandrea)

 
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