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Marrazzo e i ruoli calpestati

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Ora lui parla di "trasparenza". Asserisce di aver detto "la verità ai magistrati prima che l'intera vicenda fosse di pubblico dominio", come scrive nella nota che accompagna la decisione di autosospendersi dall'incarico di presidente della Regione Lazio. E sottolinea che si tratta di una "vicenda personale", di "debolezze inerenti la sfera privata" e che "gli errori compiuti non hanno in alcun modo interferito nell'attività politica e di governo".
Dichiarazioni, a onor del vero, che appaiono imbarazzanti al pari di quanto finora emerso della spinosa "avventura". Perché ad operare e a parlare non è solo il giornalista di lungo corso, ma soprattutto il primo cittadino del Lazio. Nonché ex paladino televisivo dei consumatori (e ciò gli ha giovato non poco nei risultati dell'urna). E se ad un ruolo - o a più ruoli - di rappresentanza politica si richiede un agire consono, il governatore sul fronte degli esempi sta messo male. Di "politico" rimangono, da questo punto di vista, solo le dichiarazioni di circostanza.
Pur tralasciando gli aspetti più degradanti emersi e oltrepassando facilmente quella soglia di moralismo che ormai numerosi parlamentari e amministratori pubblici hanno trascinato rasoterra - in un arco costituzionale che va dai trans "di sinistra" alle escort "di destra" (Gaber avrebbe preso appunti) - rimane, al di là dei privati sollazzi con il trans Natalie, un nebuloso contesto di incontri clandestini, menù a base di sesso e droga, registrazioni video, esosi ed ambigui ricatti, estorsioni, assegni, mezze verità, mancate denunce. Con l'aggravante di un'Arma infangata da ben quattro militari. Roba che nemmeno gli scandali su cui indaga il pubblico ministero Henry John Woodcock hanno collezionato tanto modernismo. Un cocktail, per quanto inflazionato, che risulta sgradito a quei poveri italiani che non vantano tali conoscenze dirette. Augurandoci che - almeno loro - costituiscano ancora una maggioranza.