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Milanisti molto rossi (e molto neri)

Da diverso tempo il popolo rossonero, quello che tifa Milan (per i pochi che non masticano calcio e godono di passioni probabilmente più nobili), è sufficientemente imbestialito. I continui traguardi raggiunti dai cugini nerazzurri - con i tanti denari spesi, ma anche con un bel po' di fondoschiena - certamente non fanno bene all'ambiente.
Perlomeno un paio di anni ci fu una coppa europea - e che coppa - a rimettere le cose a posto. Ma da allora i continui bocconi amari, specie per chi è stato a lungo abituato a quelli dolci, se non dolcissimi, non vanno proprio giù. Ci si è messa anche la cessione del gioiellino Kakà e quel putiferio di orgasmi che hanno scatenato i tifosi del Real Madrid, club di destinazione del fuoriclasse brasiliano, per rendere ancora più duro il distacco.
Il calcio, del resto, è strano. Da una parte si criticano le spese folli, gli ingaggi sempre più cari, la finanza creativa, i procuratori e si promuovono campagne moralizzatrici; ma dall'altra guai a non spendere sul mercato, alla ricerca del fuoriclasse che quasi sempre può fare la differenza.
Ecco allora che anche a Milano, sulla sponda rossonera, si assiste alla contestazione organizzata, condita di fumogeni, petardi, cori contro la dirigenza e soprattutto di striscioni anti-Berlusconi.
Per il granitico presidente del Consiglio, alle prese già con un bel po' di gatte da pelare (e che gatte), il fronte calcistico è senza dubbio una novità. I tifosi del Milan, squadra tra le più titolate del mondo (Berlusconi ne ha fatto spesso uno dei suoi tanti punti di forza), sono stati sempre degli scolaretti ben disciplinati. Anche perché la baracca, tra più alti che bassi, ha offerto belle soddisfazioni. Ma il momento appare delicato: la prossima stagione potrebbe rappresentare un fondamentale banco di prova per i nervi del tifo organizzato e per la dirigenza. Non a caso i vertici fanno quadrato intorno al presidente, con l'amministratore delegato Galliani che scolpisce una delle sue storiche dichiarazioni: "Il nostro fuoriclasse è il premier".
Vedremo se anche questa volta il premier saprà offrire i colpi di coda cui ci ha abituato. O se coloro che gufano da tempo e che intravedono l'eclisse avranno ragione. Di certo, in questo Paese, può fare più l'allontanamento di un giocatore di football che un manipolo di parlamentare dai banchi dell'opposizione.

(luglio 2009)