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<title>forchecaudine.com - novità quotidiane (28.07.2009)</title>
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<description>Aggiornamenti quotidiani dalla comunità molisana residente a Roma</description>
<language>it</language>
<copyright>Copyright 1989-2009 forchecaudine.com</copyright>
<lastBuildDate>Tue, 28 Jul 2009 06:23:30 +0200</lastBuildDate>
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<managingEditor>info@forchecaudine.com (Giampiero Castellotti)</managingEditor>
<webMaster>grafica@sectio.it (sectio)</webMaster>
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<title>forchecaudine.com - novità quotidiane (28.07.2009)</title>
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<title><![CDATA[ MOSTRE/ Il "molisano" Vaccaroalle Scuderie del Quirinale  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1517</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Fino al 30 agosto 2009 le Scuderie del Quirinale rendono omaggio al grande fotografo di origine molisana Tony Vaccaro. "Scatti di Guerra. Lee Miller e Tony Vaccaro dallo sbarco in Normandia a Berlino" è il titolo dell'esposizione curata da Marco Delogu e Umberto Gentiloni con il generoso contributo di Reinhard Schultz (Galleria Bilderwelt).La mostra si concentra sul mese di giugno 1944, quando, sulle spiagge della Normandia, si svolge la fase inaugurale dell'operazione Overlord: oltre 850mila soldati alleati sbarcano sul continente, con l'obiettivo di avanzare verso i confini del Terzo Reich e liberare l'Europa nord-occidentale dall'occupazione nazista. Tra gli inviati di guerra che raggiungono la Francia via mare e si uniscono alle truppe nella lunga marcia di avvicinamento a Berlino, c'è Michelantonio "Tony" Vaccaro (1922), figlio di molisani di Bonefro, giovane soldato della us Army che, come reporter dell'83a divisione di Fanteria, muove i primi passi della propria attività professionale. Tony Vaccaro sbarca a Omaha Beach il 6 giugno 1944, con un fucile in una mano e una macchina fotografica nell'altra. Nella veste di fotografo-soldato documenta e partecipa all'avanzata alleata attraverso la Francia, il Lussemburgo, il Belgio e la Germania. Da Zerbst liberata tenta, senza riuscirvi, di raggiungere Berlino per ritrarre l'ingresso delle truppe americane; vi entrerà dopo la resa, raccontando come corrispondente del giornale della us Army "The Stars and the Stripes" i primi mesi del dopoguerra tedesco. Gli ottomila scatti che - in condizioni estreme e disseminate di continui e pesanti ostacoli - Tony Vaccaro realizza nel corso della mobilitazione raccontano, dall'interno, la difficile vita del fronte: il contatto quotidiano e ravvicinato con la morte; le violenze sulla popolazione; la devastazione del paesaggio e di qualsiasi forma di convivenza civile ma anche la solidarietà tra i soldati e le loro condizioni di vita, con un realismo e una assenza di retorica che rende le immagini del "combattente fotografo" uno tra i documenti pi&ugrave; autorevoli delle ferite inferte dal secondo conflitto mondiale al Novecento. Molte le similitudini con la biografia dell'autore. Il suo sentirsi italiano e americano, aver percorso l'Atlantico nei due sensi alla ricerca di risposte a interrogativi attuali e inevasi. Anche nel caso di Vaccaro la guerra è uno spartiacque irrinunciabile, divide la sua esistenza, lo porta fuori dall'Italia per arruolarsi nell'esercito statunitense e lo spinge a cercare - nei tanti dopoguerra - tracce di un'umanità che possa allontanarsi dall'odio e dal terrore. Cammino difficile e irto di ostacoli soprattutto per chi ha conosciuto, raccontato e fotografato la guerra nei suoi risvolti peggiori. Un giovane soldato con la passione per la fotografia deve documentare e conservare, fissare scene e momenti tragici, descrivere feste e libertà ritrovate. Un fotografo inquieto e curioso. La sua Argus C-3 apre piccole finestre su un mondo in fiamme che tenta di ritrovare la strada della ragione e del dialogo. La forza della fotografia si scontra con il difficile ricorso alle parole, o alle spiegazioni artificiali.La mostra è allestita nelle sale del primo piano delle Scuderie del Quirinale. Per introdurre il visitatore alla pi&ugrave; imponente campagna offensiva della storia militare contemporanea, la prima sala è dedicata allo sbarco in Normandia: fotografie aeree realizzate dai reparti di reconnaissance dell'aviazione alleata, provenienti dai National Archives and Records Adminitrations (nara) statunitensi e dai National Archives britannici. Nelle sale successive viene esposta, in parallelo e in sequenza cronologica, una selezione delle fotografie di Lee Miller (pareti di sinistra) e di Tony Vaccaro (pareti di destra): precedute da una puntuale ricostruzione dei percorsi che conducono i due reporter dalla Normandia alla Germania, un centinaio di immagini dei momenti maggiormente rappresentativi della loro esperienza di guerra e delle prime fasi del difficile dopoguerra europeo.La biografia. Tony Vaccaro (Michelantonio Celestino Onofrio Vaccaro) nasce il 20 dicembre 1922 a Greensburg, in Pennsylvania. La sua famiglia, originaria del Molise, torna in visita a Bonefro nel 1925. La prematura scomparsa di entrambi i genitori costringe Tony e le due sorelle a rimanere in Molise fino alla fine degli anni Trenta. A Bonefro è legata l'adolescenza di Vaccaro; un'esperienza da cui nasce un profondo legame tra lui e la &laquo;sua terra&raquo; molisana e tra lui e gli uomini di quella terra, segnando non solo la sensibilità dell'uomo, ma anche una parte importante della sua futura produzione artistica. Vaccaro comincia a interessarsi di fotografia quando frequenta il liceo. &Egrave; tra i primi a utilizzare una tecnica fotografica basata sulla velocità di scatto della macchina nel tentativo di cogliere le "reali" e spontanee espressioni dei soggetti. Tornato in America nel 1939, si arruola nell'Esercito degli Stati Uniti. Inviato nel settembre del 1943 a Camp Van Dorn, in Mississippi, ottiene il permesso di realizzare un primo book sulla vita del suo battaglione. Nell'aprile del 1944 è inviato in Inghilterra con l'83a Divisione di Fanteria. Prende parte allo sbarco in Normandia e alla progressiva liberazione dell'Europa occidentale. Attraversa il Lussemburgo e il Belgio, combatte nella battaglia delle Ardenne; partecipa alla conquista della Germania, dalle rive del Reno alle porte di Berlino. Nel corso del conflitto, Vaccaro scatta oltre 8.000 fotografie, alcune inserite in questa mostra, per la prima volta in Italia (esposte a partire dal 1994 in vari paesi europei dalla Galerie Bilderwelt di Berlino). Nel 1945 decide di rimanere in Europa come fotografo del giornale dell'esercito americano, The Stars and Stripes. &Egrave; in questi anni che la produzione di Vaccaro si allarga, accentuando alcuni degli elementi già presenti nelle fotografie della guerra (una selezione nel volume Entering Germany, 2001). Vaccaro attraversa l'Italia, la macchina da presa allarga e restringe il campo, focalizzando la sua attenzione sulla vita quotidiana nelle città e nelle campagne durante il dopoguerra e la ricostruzione. Una parte del lavoro sarà poi inserito nella raccolta La mia Italia. Nascita della Repubblica del 2008. Rientrato negli States nel 1949, deluso dagli studi accademici, comincia a lavorare per i periodici Flair, Look, Venture e Life. Torna a Roma una prima volta nel 1954, rimanendoci due anni come corrispondente di Time Life. Rientra a New York dove oltre a continuare a lavorare come freelance per numerose riviste comincia a esporre i propri lavori. Nel 1963 riceve la Medaglia d'Oro dall'Art Directors' Club di New York per la migliore fotografia di moda a colori. Tony è il primo fotografo a riprendere una modella di colore. Nel 1964 si trasferisce di nuovo a Roma per rimanerci sino alla fine degli anni Sessanta, corrispondente di diversi giornali. Dal Matrimonio con Anja Lehto nascono Francis e David. Vaccaro continua a compiere frequenti viaggi a Bonefro e in altre zone d'Italia, occupandosi dell'industria del cinema, dello spettacolo e della moda e fotografando, tra gli altri, Loren, Chaplin, Brando, Dietrich, Gable, Fellini, Magnani, Picasso. Nel 1969 riceve la Medaglia d'Oro per la migliore fotografia a colori nel mondo dal World Press Association, La Hague, Olanda. Rientrato in America, affianca al lavoro di fotografo la docenza in fotografia alla Cooper Union di New York. Oltre ad avere ricevuto molti premi e riconoscimenti, le opere di Vaccaro sono presenti in numerose collezioni private e nei pi&ugrave; importanti musei del mondo, il Metropolitan di New York, la George Eastman House di Rochester (NY) e il Centre Pompidou di Parigi. Tony Vaccaro, che oggi ha 87 anni ed è tornato nel "suo" Molise per fotografare il terremoto del 2002 (che ha seriamente danneggiato anche Bonefro), vive a Long Island City (New York).Dove. Scuderie del Quirinale, via XXIV Maggio 16, Roma (di fronte al Quirinale).Con l'autobus: 170-36-360-37-38-40-60-61-62-64-70-H Con la metropolitana: metro A (fermata P.za della Repubblica), metro B (fermata Cavour)Dalla Stazione Termini, piazza dei Cinquecento, recarsi alla fermata Termini (Ma-Mb-Fs) , prendere la Linea 40 (P.za Pia/Castel S. Angelo) per 2 fermate e scendere alla fermata Nazionale/Quirinale, a piedi per 100 metri fino alle Scuderie del Quirinale.Tutti i giorni dalle 17.00 alle 24.00. L'ingresso è consentito fino a un'ora prima dell'orario di chiusura.(foto: Molisecinema) ]]></description>
<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 11:50:29 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ MOLISE/ Eolico:monta la protesta  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1575</link>
<description><![CDATA[ ROMA - L'amica Cecilia Ruscitto ci manda una mail in cui sottolinea - di ritorno da un weekend a Petrella Tifernina - un certo smarrimento per aver visto per la prima volta il profilo delle montagne contornato da pale eoliche. "Devo abituarmici... - commenta Cecilia.L'avvocato Gianlugi Ciamarra da Torella del Sannio (Campobasso) c'informa della manifestazione che avrà luogo domani a Campobasso proprio sul tema dell'eolico. Ecco il testo:Il comitato per la tutela e la valorizzazione del territorio molisano "A che punto è il Molise?" (Via Garibaldi 85, Torella del Sannio (Campobasso), tel. e fax. 0874-76222, e-mail: achepuntoeilmolise@gmail.com) organizza perMARTEDI' 28 LUGLIO ORE 10,00A CAMPOBASSOdavanti alla sede del Consiglio regionale del Molise (Via IV Novembre, 87)UNA MANIFESTAZIONE CONTRO L'EOLICO SELVAGGIOa cui parteciperanno numerose associazioni (Wwf, Italia Nostra, Coldiretti, Comitato nazionale del paesaggio, Lipu) ed altri organismi del Molise.Il comitato invita tutti i cittadini ad intervenire numerosi per difendere il territorio molisano dallo scempio perpetrato dai "signori del vento", gli "arroganti nuovi padroni" del territorio.Infine il geologo Angelo Sanz&ograve;, di Campobasso, ci manda un pezzo sull'argomento, che riportiamo a seguire.LE NUOVE TECNOLOGIE PER L'EOLICO DEL FUTUROIn merito al dibattito che si è sviluppato intorno alla recente proposta di legge regionale del consigliere Berardo, circa la installazione di nuovi impianti eolici nel Molise, appare evidente la scarsa considerazione mostrata nei confronti di quanto, proprio in questi ultimi mesi, è andato emergendo indirezione delle nuove tecnologie in questo campo.Utilizzando un qualunque motore di ricerca su internet, si scopre che, a dir poco, fin dai primi mesi del 2009, è in avanzato stato di sperimentazione un nuovo sistema di aerogenerazione di energia elettrica, detto "Tornado like".Si tratta di una macchina per la produzione di elettricità, da fonte eolica, che sostituisce, le ingombranti e antiestetiche pale, con una camera a forma di cono, non pi&ugrave; alta di due o tre metri, funzionante in qualunque località, anche in presenza di venti con velocità contenute.La realizzazione di tale novità tecnologica è opera della "Western co", società di San Benedetto del Tronto, specializzata in tecnologie rinnovabili, su progetto di un gruppo di ingegneri russi.I principi fisici, su cui si basa il funzionamento della macchina, sono stati illustrati dal presidente della "Western co", Giovanni Cimini, in occasione del recente summit, sull'uso delle energie alternative, tenutosi a Firenze.Si tratta della possibilità di accelerare l'aria in entrata, all'interno del suddetto cono, creando un effetto tornado, da cui il nome, in grado di muovere le turbine e, dunque, gli alternatori elettrici su esse calettate. Lo stesso presidente ha dichiarato che la fase sperimentale sta per concludersi e che tra pochi mesi la nuova macchina potrà essere installata.E' una notizia, a dir poco, rivoluzionaria.Se un cono dell'altezza di non pi&ugrave; di tre metri e del diametro del cerchio di base che, verosimilmente, non va al di là di 1,00 - 1,50 metri, è in grado di prendere il posto in tempi brevi degli attuali, ciclopici ed antiestetici impianti, cos&igrave; come ora li conosciamo, significa che ci troviamo di fronte ad una vera e propria svolta in questo campo.L'impatto visivo prossimo allo zero, perch&eacute; facilmente camuffabile e la massima diffusione di installazione possibile sul territorio, anche nei centri urbani, in prossimità di utilizzatori, quali uffici, centri commerciali, luoghi di svago, ecc., magari accoppiati ad impianti di produzione energetica di altra natura, anche per una maggiore flessibilità di approvvigionamento, come il solare e/o il geotermico, cosiddetto, a bassa entalpia, rappresentano la "nuova frontiera" della produzione e consumo di energia del futuro.Stante cos&igrave; le cose, una pausa di riflessione è d'uopo e una verifica quanto mai opportuna.Sarebbe come se la pubblica amministrazione avesse assunto in servizio, poco prima dell'invenzione della macchina per scrivere, un bel numero di quegli scrivani che, proprio per la loro bella calligrafia, erano addetti alla trascrizione dei documenti pubblici sui registri ufficiali o dell'acquisto di macchine per scrivere in vista dell'arrivo del computer.(Angelo Sanz&ograve;)Responsabile Sigea Molise ]]></description>
<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 11:50:29 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ ROMA/ Occasione culturale:Villa Medici apre al pubblico  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1564</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Nella ricca estate romana accade anche che Villa Medici apra eccezionalmente le sue porte al pubblico. Proprio quando l'ex direttore dell'Accademia di Francia a Roma, Frederic Mitterrand, è stato richiamato in patria come ministro della Cultura e l'organismo è in attesa di un nuovo direttore.L'apertura è offerta dalla grande mostra-rassegna "Villa Aperta - L'estate a Villa Medici", dedicata alla storia e alla vita del palazzo cinquecentesco, ricco di spazi mai aperti al pubblico, giardini compresi, collezioni antiche inedite, opere di artisti di ieri e di oggi. In particolare ne fanno parte spazi come i giardini, lo studiolo, le stanze del primo piano dipinte da Jacopo Zucchi, gli appartamenti privati del direttore dell'Accademia, e collezioni di quadri, sculture, fotografie e gessi.Al patrimonio artistico e architettonico della villa si aggiungono proiezioni all'aperto con "Cinema in musica" e una serie di film dedicati all'opera, a grandi compositori francesi e a Nino Rota, con la proiezione della trilogia integrale de "Il padrino". Sabato 25 luglio, in programma anche "La notte dei pubblivori" con 360 spot di oltre 50 Paesi diversi, mentre in agosto con il "Festival di musica barocca", nei suggestivi giardini rinascimentali della Villa si potrà assistere ad un ciclo di quattro concerti con Ensembles di grande prestigio internazionale. Visitabile tutti i giorni, tranne il luned&igrave;, con orario continuato dalle ore 11 alle 19, fino al 20 settembre 2009.Indirizzo: Viale Trinità dei Monti, 1. L'ingresso alla mostra è di 12 euro, 8 euro il ridotto. Per il cinema andiamo da 7 a 5 euro. Cinque euro anche per la "Notte dei Pubblivori". ]]></description>
<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 11:16:29 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ ALTRI MONDI/ La Luna?Ci porterà fortuna  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1554</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Per celebrare il quarantesimo anniversario dell'allunaggio, l'Agenzia spaziale italiana e la Società geografica italiana hanno organizzato lo scorso 17 luglio nella splendida cornice di Villa Celimontana una serata a tema dedicata alla Luna e allo spirito di esplorazione che anima le imprese umane tra le stelle. Dopo la proiezione del filmato "Apollo 11 sulla Luna" delle Teche Rai, che ha fatto rivivere quelle indimenticabili ore del 1969 che hanno cambiato il mondo, s'è svolto un interessante dibattito "sopra i massimi sistemi" con Roberto Buonanno, presidente della Società astronomica italiana, Enrico Saggese, presidente dell'Agenzia spaziale italiana, Franco Salvatori, presidente della Società geografica italiana, e Roberto Vittori, astronauta, ottimamente moderato dal giornalista scientifico del Corriere della Sera Giovanni Caprara. A conclusione della serata, il gruppo astrofili "Hipparcos" ha guidato il pubblico all'osservazione della volta celeste attraverso due telescopi installati sulla terrazza di palazzo Mattei.Dal dibattito è emerso come la corsa alla Luna, abbandonata da diversi anni (dopo il 1972 nessun uomo ha pi&ugrave; messo piede sul suolo del nostro satellite), potrebbe ripartire grazie all'emersione di diversi Stati sul fronte della ricerca spaziale.La Cina, ad esempio, nel 2003 ha messo in orbita propri astronauti con il razzo Lunga Marcia e nel 2008 ha firmato la missione Shenzhou 7. I cinesi programmano di sbarcare sulla Luna nel 2020.Nel novembre 2008 l'India ha messo in orbita la sonda Chandrayaan 1 intorno al nostro satellite. L'Indian space research organization prevede di mettere in orbita propri astronauti tra qualche anno e di sbarcare con propri uomini sulla Luna entro il 2020.Anche il Giappone fa parte del gruppo di Paesi intenzionati a raggiungere il suolo lunare. La prima sonda giapponese sulla Luna è del 1990, una seconda è del 2007, una terza dovrebbe arrivare nel 2013. Per i nipponici entro il 2030 ci potrebbe essere una base umana sulla Luna.Gli Stati Uniti non stanno con le mani in mano e dopo aver mandato in pensione lo Shuttle (dal prossimo anno, in via definitiva), partirà il programma Constellation, forte del razzo Ares e del modulo spaziale Orion. Obiettivo: oltre la Luna anche Marte, il cui viaggio di arrivo non prevede qualche giorno ma circa otto mesi.Anche i russi, dopo anni di non esaltanti vicissitudini, hanno ripreso i progetti spaziali.Infine l'Europa. L'Italia, come ha sottolineato il presidente Saggese, non pu&ograve; certo aspirare a mandare un uomo sulla Luna ma un robot s&igrave;. E vederlo sul suolo lunare con la bandiera italiana sarebbe una bella soddisfazione.(luglio 2009) ]]></description>
<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 11:11:32 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ RASSEGNA/ Pratesi omaggia"il parco delle meraviglie"  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1510</link>
<description><![CDATA[ Fulco Pratesi per "Repubblica viaggi" torna nel Parco nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise. E scrive uno splendido pezzo che riportamo.Tutte le stagioni sono belle per visitare il pi&ugrave; antico Parco Nazionale italiano, nato nel 1922, che si stende sul crinale appenninico tra l'Abruzzo, il Lazio e il Molise per decine di migliaia di ettari di vette rocciose che superano di molto i 2000 metri, foreste intatte di faggi e pini neri, praterie solitarie, laghi e fiumi limpidi e cristallini, popolati dalla pi&ugrave; rara e importante biodiversità di tutta Europa.Per la flora ricordiamo una specie unica al mondo come l'iris della Marsica, la magnifica orchidea scarpetta di Venere - che solo qui, sulla Majella e sulle Alpi espone le sue eleganti e complicate corolle - il pino nero di Villetta Barrea e pi&ugrave; di 2000 specie diverse di piante. Ma il vanto maggiore del PNALM sta nella sua eccezionale fauna che vanta una sottospecie esclusiva di orso, l'o rso bruno marsicano, una di camoscio, il camoscio d'Abruzzo, pi&ugrave; il lupo italico, la rarissima lince, il cervo, il capriolo, il cinghiale, il gatto selvatico, la lontra, l'aquila reale, il gufo reale, il corvo imperiale e tante altre specie, quasi tutte molto rare, che formano un campionario completo della fauna montana d'E uropa, escluso solo lo stambecco.E, questo è il particolare pi&ugrave; interessante, tutte abbastanza visibili pur senza dover affrontare uscite notturne, disporre di cannocchiali potenti o guide particolarmente esperte. Tra le specie pi&ugrave; piccole ma non per questo meno importanti, la vipera dell'O rsini, il picchio dorso bianco, la salamandra giallonera, l'ululone dal ventre giallo, la bellissima rosalia alpina (un coleottero grigioazzurro con macchie nere tipico del faggio) e tante, tantissime farfalle alcune di esse, come una farfalla aurora tipica solo di questi monti.Un paradiso naturalistico alla portata di tutti, a due ore di auto da Roma o da Napoli. Le attrattive naturalistiche - che fortunatamente non chiedono per essere ammirate scalate defatiganti - non sono per&ograve; sufficienti a formare il fascino insostituibile di queste vallate, da pi&ugrave; di ottant'anni sottratte al degrado di incendi, speculazioni edilizie distruttive, discariche, caccia e agricoltura intensiva. Sono infatti i centri storici dei villaggi, incastonati nella natura e a specchio nei laghi o affacciati come una balconata sulle pianure laziali e molisane a dare una marcia in pi&ugrave; alle attrattive turistiche di questi luoghi. Sfuggiti, in gran parte, alle sirene del boom edilizio del dopoguerra, le cittadine, che vanno da villaggi di poche centinaia di abitanti come Opi o Civitella Alfedena, a paesi pi&ugrave; importanti come Pescasseroli o Villetta Barrea - per restare in Abruzzo - o a quelli assolati e vivaci del versante laziale come Picinisco o Settfrati, arroccati sui monti del Molise, come Pizzone, o a due passi da un grande complesso archeologico come Castel San Vincenzo nella valle del Volturno. Ognuno di questi paesi, grandi o piccoli, ha il suo inarrivabile fascino: mura di pietra viva con tetti sorretti da palombelle di legno, case che già risentono del clima mediterraneo nel versante meridionale, con le prerti a calce e i gerani sui balconi. E poi cornici di pietra, stemmi nobiliari, comignoli sofisticati, balconi con parapetti di ferro battuto...Ma non si tratta di un folclore appiccicaticcio.Qui la tradizione è autentica. Basta cenare nei ristorantini deliziosi con cotolette a scottadito o caciocavalli e ricotte locali, tagliatelle e fettuccine con i funghi e i tartufi dei boschi, le trote fario pescate nel Sangro, nell'Alto Volturno o nel Giovenco, le zuppe di spinaci selvatici o di pecora nel calderone di rame, per capire quanto della nostra gastronomia pi&ugrave; classica si sia andata altrove perdendo dietro i riti fasulli della nouvelle cuisine. Non mancano alberghi e alberghetti per tutti i gusti e le tasche, tutti per&ograve; legati ad una sapienza antica e a un rispetto per l'ambiente e le tradizioni locali ignoto nelle nostre città travolte dall'alluvione del cemento e del traffico. Il tessuto connettivo che lega le opere dell'uomo a quelle dalla natura sono i Centri di Visita attrezzati dal Parco: musei dedicati al lupo come quello di Civitella Alfedena, subito accanto a una grande Area faunistica ove una famiglia di lupi italici vive in semilibertà; all'orso, come quello di Villavallelonga a poca distanza da un altro grande recinto in cui soggiornano gli esemplari un po' troppo disinvolti nei confronti di pollai e ovili; e poi altri in cui si parla di insetti (Ortona dei Marsi), zampogne(!) a Scapoli - ove si costruiscono molti di questi antichi strumenti musicali - di acque (Villetta Barrea), di foreste e boschi (Val Fondillo di Opi)... In tutte le stagioni il Parco offre stupendi paesaggi e intense emozioni. In primavera le fioriture dei pascoli e il canto degli uccelli, in estate i camosci sulle vette, il volo delle giovani aquile, in autunno l'esplosione cromatica delle chiome, i duelli dei cervi nelle radure e i vagabondaggi degli orsi per rimpinzarsi di bacche prima del letargo. E se, superando immotivati e sciocchi timori per un sisma ormai lontano nel tempo e lontanissimo nello spazio, visiteremmo questo e altri parchi abruzzesi contribuirete in maniera concreata a sanare i danni che il sisma di aprile ha infierito a questa stupenda e coraggiosa regione. ]]></description>
<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 11:50:29 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ LUTTI/ Il parà molisano Di Lisio:il comunicato di "Forche Caudine"   ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1546</link>
<description><![CDATA[ ROMA - L'associazione "Forche Caudine", circolo dei molisani a Roma, esprime profondo dolore per la tragica scomparsa in Afganistan del proprio corregionale, il giovane caporalmaggiore Alessandro Di Lisio, partecipando le pi&ugrave; sentite condoglianze alla famiglia.Esecrando sia le rituali frasi retoriche o gli slogan di circostanza sia i bassi tentativi di strumentalizzare politicamente un dramma umano (persino andando a pescare le opinioni personali condivise dal giovane con i propri amici su facebook), invita viceversa i propri iscritti a rivolgere - ognuno con la propria sensibilità e nelle proprie convinzioni morali, politiche e religiose - un pensiero, una lettura o una preghiera nel proprio intimo all'ennesima innocente vittima dell'inumano strumento della violenza. Una delegazione dell'associazione sarà presente ai funerali.(14 luglio 2009) ]]></description>
<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 08:51:10 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ FACEBOOK 1/ Per il dialettouna giornata nazionale  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1566</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Una proposta intelligente: creare la prima giornata nazionale del dialetto. Casomai per il 17 gennaio, Sant'Antonio Abate, in molte zone d'Italia è il primo giorno di carnevale. "Questo posizionamento tra il serio e il faceto (anche se il dialetto è pi&ugrave; che serio) potrebbe ammorbidire le resistenze di qualche amministrazione particolarmente recalcitrante a facilitare l'organizzazione degli eventi" sottolineano gli organizzatori.Solo una boutade? No, dal momento che le adesioni fioccano da tutto lo Stivale. Compiendo una sorta di miracolo, di questi tempi: le diversità uniscono. Una giornata che potrebbe nascere dal basso, dai gruppi di Facebook, dalle associazioni culturali, di promozione turistica e di volontariato che si interessano delle tradizioni locali.L'idea va valorizzata per quella che è. Nella speranza che non sfoci in eccessi.Intanto, per le indicazioni pratiche, su http://in1click.it viene linkato il gruppo. Questo permette anche ai non utenti di Facebook di vederlo. Per registrarsi e aderire c'è invece l'e-mail: dialetto@nuares.it.Giorgio Ravizzotti, il promotore dell'iniziativa, a lungo assessore al Comune di Novara, scrive: "Viene in mente una battuta che Gian Luigi Beccaria mette in bocca ad Umberto Eco: &lsquo;All'unità d'Italia ha contribuito pi&ugrave; Mike Bongiorno che Camillo Benso conte di Cavour'.La battuta è paradossale, tuttavia trova la sua ispirazione e giustificazione dal fatto che la lingua italiana è quasi una neonata in confronto a tante altre lingue parlate nel mondo. Essa, infatti, comincia a prendere una configurazione nazionale, intendo come lingua parlata, solo, lo possiamo ben dire, nel 1840, data della pubblicazione in veste definitiva dei "Promessi Sposi", ed è tuttora ancora ben lontana da una conformità di vocaboli, di grammatica (l'uso del congiuntivo!) e non solo quando la si parla ma spesso e volentieri anche nello scritto, come si nota (io con raccapriccio, voi non so!) in certe prose giornalistiche a commento dei fatti sportivi o parlamentari".Ravizzotti ricostruisce qualche passaggio della storia del nostro idioma. "Fino ad Alessandro Manzoni, quella che veniva definita come lingua italiana era solamente una lingua colta, quasi unicamente letteraria, di scarsissima (relativamente parlando) diffusione. Era una lingua che si rifaceva ancora e costantemente, dopo cinquecento anni, ai modelli trecenteschi di Dante, Boccaccio, Petrarca ecc. C'erano stati, s&igrave;, dei successivi adattamenti al mutare dei tempi ma, tutto sommato, di scarsa rilevanza nella forma se non, addirittura, nei contenuti. Il "volgare" trecentesco, notevolmente asciutto, poco dispersivo, molto attento all'immediatezza dei contenuti, era diventato, a poco, a poco, ampolloso, aulico, dispersivo, ricercato solo in superficie. L'abuso, poi, in poesia delle cosiddette "licenze poetiche" aveva da parte sua contribuito alla non definizione di un vocabolario univoco. Perch&eacute;, se è vero che italiano era considerato il dialetto fiorentino, era altrettanto vero che le versioni dialettali di una stessa parola erano talmente differenti da regione a regione, sarebbe meglio dire da etnia ad etnia, da rendere il linguaggio parlato pressoch&eacute; incomprensibile o, perlomeno, difficilmente comprensibile, da tutte le genti abitanti fra le Alpi e la Sicilia".Ravizzotti si sofferma su quanto queste differenze abbiano caratterizzato la vita quotidiana di un Paese che si è andato unificando."Le differenziazioni sussistono. Sebbene ormai attenuate. "Bistecca e Braciola" non sono affatto sinonimi nelle varie regioni italiane. E cos&igrave; per "Melone ed Anguria", per "Cocomero e Cetriolo". Oppure si usano vocaboli assai differenti per indicare un medesimo oggetto come è il caso di: "Teglia e Tegame", o di "Presina, Pattina, Pugnetta" per indicare quel manufatto che si usa ogni qualvolta si deve toccare un oggetto (i manici di una pentola) che scotta". Ravizzotti ricorda l'evoluzione letteraria: Manzoni, De Amicis, Collodi e altri ancora che si posero il problema di unificare in qualche modo la lingua italiana scritta con la speranza che si trasfondesse in quella parlata, e che risultasse comprensibile alla maggior parte della gente."Cosa volesse esattamente intendere il Manzoni quando aveva affermato di "voler andare a sciacquare i panni in Arno" - prosegue Ravizzotti - lo rileviamo dalla lettura del suo grande romanzo. Nella prima stesura, il "Fermo e Lucia'", possiamo leggere, infatti, espressioni come "testa busa" che verrà sostituito nell'edizione che noi comunemente conosciamo con un "testa vuota", un "ambasce" troppo ridondante, con "dolori" ed il troppo ricercato "tacito" che viene riscritto con un "zitto". Il Manzoni stesso spiegherà, poi, che "dove l'uso si fa intendere, il vocabolario non conta pi&ugrave; nulla per me".Di fatto il promotore dell'iniziativa intende ricordare come la lingua che chiamiamo "italiana" non rappresenti altro che un'omogeneizzazione di vocaboli dialettali, costretti in una grammatica ed in una sintassi che anch'esse non sono cos&igrave; poi antiche come si potrebbe pensare."Il primo embrione grammaticale risale solo a Leon Battista Alberti (1404 -1472) e ad una "Regole grammaticali della volgar lingua'" del veneto Giovanni Francesco Fortunato (1516) e, nel 1525, alle "Prose della volgar lingua" di Pietro Bembo - prosegue il promotore della giornata nazionale dei dialetti. "Ma sono tutte opere che si rifanno unicamente alla prosa del Trecento. Il discorso etimologico, per il quale ci si deve riferire sempre al greco, all'etrusco, al latino ed all'arabo, costituisce tutto un altro argomento. Stupido, quindi, stupidissimo considerare il dialetto come un linguaggio di seconda o terza categoria, dozzinale, grossolano, troppo popolaresco per essere parlato o scritto dalle persone sedicenti educate e colte. Certamente non bisogna fare di esso un mito, strumentalizzarlo a fini comici come avviene inesorabilmente da parte di coloro che tentano di sbarcare il lunario, autodefinendosi attori comici, o, e la cosa è indegna, trincerarsi dietro d&igrave; esso nel tentativo di nascondere spunti razzistici. Come, non è poi tanto difficile immaginare. Lasciamo ai linguisti di professione l'illustrare quelle regole fisse attraverso le quali un vocabolo si trasforma in un altro leggermente diverso foneticamente e semiologicamente, in un territorio vicino e questo in un altro ancora e cos&igrave; via, per decine e decine di passaggi fino a giun&not;gere a parole talmente differenti che solo uno specialista è in grado di risalire al vocabolo primitivo. Ma è appunto attraverso questi passaggi che, coagulandosi poi nel dialetto fiorentino, si è andato accumulando quel patrimonio di 150/200 mila parole che costituiscono il vocabolario italiano. &Egrave; per questa ragione che i dialetti meritano, se non altro, il medesimo rispetto che ogni figlio dovrebbe nutrire per i propri genitori. E che i genitori, i "vecchi", come ci chiamano i nostri figli, debbano essere relegati unicamente al ruolo (se tutto va bene) di cariatidi da rispettare, è un'affermazione tutta da dimostrare. Anche i vecchi genitori, pur coscienti delle repentine variazioni dei tempi, e quindi, delle mentalità, possono ancora suggerire stimolare, dar vita addirittura a situazioni capaci di arrestare o limitare gli errori ed i decadimenti.E proprio nei dialetti, a me pare che si possa trovare la soluzione parziale fin che si vuole, di quel gravissimo problema che assilla attualmente, non solo l'italiano ma gran parte delle lingue parlate in tutto il mondo. La straordinaria diffusione dell'informazione, le numerosissime occasioni di incontri e confronti tra persone di diverse lingue, ha fatto s&igrave; che, parallelamente al vertiginoso evolversi delle tecnologie e delle scienze, avvenisse un travaso imponente di vocaboli da una lingua all'altra. E, naturalmente, sono le lingue pi&ugrave; deboli ad essere le pi&ugrave; assalite.Fenomeno, questo. irreversibile. Lo sostengono i linguisti di tutto il mondo, contro cui è vano opporre strenue resistenze. E' infatti chiaro a tutti come moltissime parole straniere risultino intraducibili nel contempo caratterizzandosi come indispensabili. I D'Annunzio sono estremamente rari. Provate a tradurre in italiano la parola "topless"! Ma non è sempre cos&igrave;. A volte esistono vocaboli o locuzioni nelle lingue originali che sono in grado di esprimere assai bene certi concetti e, non di rado, risultano essere "pi&ugrave; belle". &Egrave; già avvenuto, anche se si tenta di dimenticarle e non vedo perch&eacute; non debba avvenire al presente".Il bravo Ravizzotti racconta un piccolo aneddoto personale."Quando assunsi l'incarico di assessore (anche) allo Sport al Comune di Novara, vennero subito a trovarmi, per ossequio o per interesse, i rappresentanti delle varie attività sportive. Fra di essi, una simpaticissima signora che annunci&ograve;: "Io sono la rappresentante del basket!". Ed io: "Uffa! Ancora un altro sport nuovo! Ma non erano sufficienti quelli vecchi?". Meraviglia! Costernazione! Stiamo freschi! Ma in che mani siamo capitati! Poi dopo qualche attimo, timidamente: "Ma guardi assessore! Il nostro è uno degli sport pi&ugrave; antichi. Probabilmente da giovane l'ha praticato anche lei". "No! Cara Signora! Se mai ho tentato di giocare a pallacanestro!". Diventammo amici. La stessa cosa si pu&ograve; dire per "Pallavolo" anzich&eacute; lo sfuggente "Volley" e via di seguito. Non parliamo poi di certi obbrobri come "mister" "indoor" "pole position" e tutta le serie dei termini economici e manageriali e giornalistici. Ebbene, se da un lato la nostra lingua, come tutte le altre, deve continuamente adeguarsi al correre affannato dei tempi, dall'altro canto, almeno, quando sia possibile verifichiamo se non si possa attingere ai dialetti, in mancanza di un vocabolo in lingua, per tradurre le parole straniere. Proprio nei dialetti che solitamente sono assai puntuali, espressivi ed efficaci. Per esempio - lo faccio in chiave scherzosa - proprio a proposito di quella parola "topless" citata dianzi, non si potrebbe dire: "In quella spiaggia quasi tutte le ragazze erano in scaratutt?!".L'iniziativa della giornata nazionale dei dialetti sta ottenendo vaste adesioni, segno che il legame con il territorio e i suoi componenti rimane molto forte nel nostro Paese. Oltre al lungo elenco di pro loco (una cinquantina tra cui Isernia e Trivento), riportiamo anche qualche originale gruppo nato su Facebook a sostegno dell'iniziativa.Ad esempio: "Vogliamo Feisbuc in lingua piemontese" (http://www.facebook.com/group.php?gid=49426185198), "Difendemmu u dialettu ligure" (http://www.facebook.com/group.php?gid=126132565079), il pi&ugrave; oltranzista "Il dialetto al posto del latino e del greco", che arriva dall'Emilia-Romagna (http://www.facebook.com/group.php?gid=45295899630), "Dialetto bolognese lingua nazionale" (http://www.facebook.com/group.php?gid=52203768834), "Vocabolario del dialetto osimano" (http://www.facebook.com/group.php?gid=48788884517), "Semo fieri del dialetto jesino" (http://www.facebook.com/group.php?gid=62659077760), "Amici del dialetto narnese" (http://www.facebook.com/group.php?gid=137437385569), "Il Romano non è un dialetto ma una lingua" (http://www.facebook.com/group.php?gid=25637342823), "Detti e proverbi in dialetto tranese" (http://www.facebook.com/group.php?gid=93992043081), "Feisbuc" (versione in dialetto tarantino di facebook , http://www.facebook.com/group.php?gid=73320396171).(luglio 2009) ]]></description>
<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 11:16:29 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ FACEBOOK 2/ Le foto?E' possibile spiarle  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1569</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Chi di spada ferisce di spada perisce. L'inflazione di foto inserite in Facebook (850 milioni di foto caricate ogni mese), in genere riservate alla visione degli "amici", cioè delle persone autorizzate, rischia di rappresentare un problema di non poco conto per chi non ama sguardi indiscreti. Infatti, sono in circolazione due applicazioni che permettono ai curiosi "non autorizzati" di vedere le foto di coloro che non sono "amici" su Facebook: si chiamano "Photo Stalker" e "Seegugio". I programmi non sono opera del social network ma della Rete e quindi a disposizione di tutti. In sostanza, se fino ad oggi risultava impossibile vedere i profili di Facebook delle persone che non fanno parte della "rete di amici", ora il muro è crollato. I ficcanaso hanno quindi a disposizione due armi: "Photo Stalker" e "Seegugio", appunto. Il primo è "made in Italy", il secondo, per quanto americano, è stato ideato da tale Josh Carcione, con chiare origini italiane. Entrambi si installano facilmente e basta soltanto digitare i loro nomi nello spazio "ricerca" di Facebook. Tramite un motore di ricerca interno si dà il via alla caccia all'utente: si inserisce il nome e il cognome della vittima da spiare e in pochi istanti si ha la lista delle sue foto. "Photo Stalker" conta 87mila utenti che lo utilizzano mensilmente, "Seegugio" oltre 6mila fans e 36mila utenti. Secondo gli esperti le due applicazioni consentono di vedere le foto di tutti gli utenti del social network pi&ugrave; famoso del web, incluse quelle delle persone che non conosciamo e senza che queste lo vengano a sapere. Attenzione, per&ograve;: la privacy non è totalmente violata. Josh Carcione, ideatore di "Photo Stalker", spiega che il suo programma "mostra solo gli album che gli utenti consentono di vedere. Se qualcuno sceglie di riservarli solo agli amici, Photo Stalker non funziona". ]]></description>
<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 11:15:29 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ BOX/ Acquistarli?Ma non "sulla carta"  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1524</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Ne sanno qualcosa i cittadini che hanno acquistato un box "sulla carta" in fase di costruzione a ridosso della Tuscolana da parte di una società privata: versato il 30% della quota d'acquisto di una delle due opzioni (75mila o 90mila euro) e sognata la fine del calvario del cercare parcheggio in zona, i malcapitati hanno avuto l'amara sorpresa del blocco del cantiere da parte della magistratura.C'è anche chi di box ne ha acquistato pi&ugrave; di uno, svuotando le proprie casse in cambio di un bene ancora non disponibile.Collegata alla vicenda dei box in zona anche l'arresto di due tecnici del IX e del X Municipio comunale con l'accusa di concussione nel settore dell'edilizia. Nel corso dell'inchiesta è emerso, secondo l'accusa, una sorta di centro di potere organizzato proprio da coloro che invece avrebbero dovuto fare rispettare la normativa edilizia. Forti della loro posizione i due funzionari hanno costretto un imprenditore a pagare delle mazzette. Dai 15 mila euro per evitare il sequestro di un manufatto edilizio abusivo ai 50 mila richiesti per non ostacolare la pratica che riguardava la costruzione, appunto, di box sulla Tuscolana. Per i cittadini-acquirenti diverse lettere e periodi d'ansia in attesa che la giustizia - non si sa quando - metta la parola fine alla complessa vicenda. ]]></description>
<pubDate>Sat, 30 May 2009 11:50:29 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ TASSINARI/ A Romaarriva il "galateo"  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1557</link>
<description><![CDATA[ ROMA - L'abito non fa il monaco ma potrebbe fare il tassista. E' stata, infatti, approvata a Roma, all'unanimità, quindi in forma bipartisan, la mozione del Pdl sul "decoro dei tassisti". Nel documento si richiede "un abbigliamento consono alla logica della decenza" in quanto anche i "tassinari" costituirebbero un simbolo della città eterna (anche se la maggior parte di loro ha origini molisane e abruzzesi). Niente divisa, ma pantaloni lunghi, scarpe chiuse e una t-shirt perch&eacute;, spiegano, il servizio pubblico "è un biglietto da visita per i turisti". Addio quindi a canottiere, pinocchietti, scarpe aperte, infradito o ciabatte.Ad avere l'idea della mozione è stato il consigliere Maurizio Berruti (Pdl). In sostanza ha raccolto qualche malumore per abbigliamento pi&ugrave; da spiaggia che da città turistica - complice anche il caldo - da parte dei guidatori di auto pubbliche. "Non dimentichiamoci che il taxi è un servizio pubblico: sugli sportelli delle auto bianche è affisso il simbolo del Comune di Roma. Il taxi è un biglietto da visita per i turisti: non possiamo permettere che gli stranieri in visita a Roma siano accompagnati da tassisti con la canotta dalla quale spunta il petto villoso". Insomma per i tassisti, almeno nelle intenzioni, un cambio di look e bon ton sui taxi. Del resto la giunta Alemanno deve trattare con i "guanti di velluto" questa categoria che ha contribuito non poco alla vittoria del centrodestra a Roma dopo i continui attriti con la giunta Veltroni(luglio 2009) ]]></description>
<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 11:11:32 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ PRIMATI/ Sicurezza "superarmata":Italia al vertice per armamenti  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1545</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Le classifiche mondiali sono impietose. Se l'Italia è agli ultimi posti nel mondo per giustizia e informazione, cioè due importanti parametri per "leggere" il tasso di civiltà di un Paese, viceversa è ai primi posti non solo per la produzione e l'esportazione di armi (siamo nella top ten mondiale con circa 630mila esemplari prodotti annualmente, stime Eurispes) - dato che ottimisticamente ed eufemisticamente potremmo far rientrare nello sviluppo industriale - ma per spese militari (ottava, con 40,6 miliardi, quasi 700 euro di dollari annui pro-capite, cioè pi&ugrave; di Russia, Giappone e Germania) e per quantità di armi legali (dieci milioni di esemplari in mano a quasi cinque milioni di persone, 8,4% della popolazione totale). Ovviamente in quest'ultimo dato hanno un peso i tanti cacciatori (circa 800mila), i 178mila permessi per uso sportivo e le 50mila guardie giurate.Tuttavia l'insieme degli elementi traccia un quadro chiaro: siamo armi-dipendenti. I quasi 700 dollari annui pro-capite (689 per l'esattezza) per spese militari, con un netto incremento negli ultimi dieci anni, ci pone in una posizione di vertice nel pianeta. La media mondiale è infatti di 217 dollari per abitante (non pochi !), pari ad una spesa globale di 1.464 miliardi di dollari annui, il 2,4% del Pil mondiale, con un aumento del 45% rispetto a dieci anni fa.Davvero armati equivale a sicuri e felici? ]]></description>
<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 11:50:29 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ RASSEGNA/ Toh, in Molise Di Pietro è alleato con l'odiato Pdl  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1556</link>
<description><![CDATA[ In Molise, sorta di estesa Ceppaloni di Antonio Di Pietro, accadono cose incredibili che meriterebbero delle precise risposte da parte dei vertici del Popolo della Libertà. Sono cose che da quelle parti sono notorie, ma il resto del Paese le ignora.Prima domanda, subito: è concepibile che ci sia per esempio un'amministrazione, Città di Venafro, in cui il Pdl e l'Italia dei Valori governano insieme? Non per modo di dire: parliamo proprio di sindaco e assessori. Seconda domanda: è normale che la società &laquo;Autostrade del Molise&raquo; abbia un'esclusiva spartizione di poltrone tra Antonio Di Pietro e Michele Iorio, leader locale del Pdl? La terza domanda è di conseguenza: per quanto ancora sarà consentito che Michele Iorio, rieletto presidente della Regione, si faccia gli affari propri in spregio alla politica nazionale del maggior partito italiano?Cominciamo da Città di Venafro, allora. &Egrave; un centro importante della regione anche se è il meno Molisano di tutti: dista una novantina di chilometri da Napoli, è appiccicato alla Campania e di cognome fanno quasi tutti Cotugno. Non me ne vogliano gli abitanti, ma è un posto orribile gestito dal ras politico Nicandro Ottaviano (meriterebbe un libro solo lui, ora comunque è nel partito di Di Pietro) e da quelle parti è normalissimo che i sindaci decadano per incompatibilità ed è normale pure che l'acqua sia gratis (il Comune non riscuote le bollette) ed è acclarato, ancora, che il tasso di abusivismo edilizio farebbe sembrare Alto Adige anche la Calabria. L'operazione politica, alle elezioni amministrative dell'aprile 2008, comunque è stata questa: per far fuori ogni concorrenza interna - questa la principale attività politica di Michele Iorio da lustri interi - il presidente della Regione, Iorio appunto, ha favorito la spaccatura del centrodestra e ha favorito la nascita di &laquo;Venafro sarà&raquo;, un'incredibile lista-minestrone da contrapporre a quella dell'europarlamentare di centrodestra Aldo Patricello. Nella lista di Iorio, che lui personalmente present&ograve; ufficialmente il 27 marzo 2008, si mettevano insieme uomini di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Italia dei Valori e altre forze minori: il problema è che Iorio era il leader del futuro Pdl, non di una lista civica da contrapporre ad altri candidati di centrodestra. Risultato: la lista di Iorio ha vinto, ma piuttosto che allearsi con la lista di Patricello, che è uomo di centrodestra con un certo ruolo anche a livello nazionale, ha preferito proseguire il grande abbraccio che in Molise segna i rapporti tra Iorio e Antonio Di Pietro.Ergo: sindaco è diventato Nicandro Cotugno del Pdl che è subentrato cos&igrave; all'ex primo cittadino Vincenzo Cotugno, ineleggibile per una pronuncia giudiziaria; assessore al commercio invece è diventato Adriano Iannaccone dell'Italia dei Valori: presidente del consiglio comunale è infine divenuto Nico Palumbo, dell'Italia dei Valori pure lui. Il grande gelo di Berlusconi nei confronti del Presidente della Regione, Iorio, nasce da qui: ne ha ben dato testimonianza primapaginamolise.it, quotidiano online che da tempo ha rotto ogni equilibrio informativo e ha gettato nel panico politici e amministratori locali. In tutto questo non abbiamo neanche nominato il Partito democratico, che in teoria sin dal 2008 era già apparentato con l'Italia dei Valori ma che Di Pietro stesso ha regolarmente tagliato fuori da tutto: lo spiega bene anche la vicenda della società &laquo;Autostrade del Molise&raquo;. In scia all'allucinazione di costruire appunto un'autostrada da tre miliardi di euro in Molise, infatti, il ministero delle Infrastrutture guidato da Di Pietro spart&igrave; col governatore forzista Michele Iorio ogni posto disponibile nell'organigramma: la presidenza e metà consiglio di amministrazione andarono a uomini di Iorio, l'altra metà a uomini di Tonino. &Egrave; pur vero che Di Pietro, per l'autostrada Brescia-Bergamo-Milano, aveva trovato un accordo temporaneo anche col governatore della Lombardia Roberto Formigoni: la differenza è che in Molise il rapporto con Iorio è stretto e fisiologico e appunto societario, tanto che non si contano, al riparo dalla stampa nazionale, le manifestazioni di reciproco e ormai consolidato elogio. Non fosse una parola inservibile, diremmo che tra i due è in atto un inciucio clamoroso.Ne discendono altre due inquietanti domande. Una, pi&ugrave; ingenua, è questa: che coerenza c'è tra il Pdl che governa il Paese e il suo rapportarsi con una forza politica che ogni giorno paventa dittature e fine della democrazia? Non lo chiediamo a Di Pietro, il cui doppiogiochismo conosciamo da una vita: lo chiediamo al Pdl. Anche perch&eacute; c'è una seconda domanda, poi, che dovrebbe interessare anche i politici di secondo pelo: ci si è accorti di quanti voti il Pdl ha perso per via degli inciuci di Iorio? Forse la memoria latita, ma il Molise è unica regione italiana che alle politiche del 2008 è passata dal centrodestra al centrosinistra per numero di voti; il Presidente della regione, un ex democristiano convinto che in Molise nulla possa cambiare circa i rapporti familistici e di piccola convenienza che spesso hanno governato il consenso da quelle parti, negli ultimi due anni ha badato a fare campagna elettorale molto pi&ugrave; contro i concorrenti di centrodestra che contro l'antagonismo della sinistra. E non si pu&ograve; neanche dire che il passato governo Berlusconi avesse trascurato la Regione, visto che portano la sua firma per esempio i decreti sui fondi post terremoto. La struttura del neonato Pdl, forse, potrebbe cominciare a muoversi: perch&eacute; da raccontare ce ne sarebbero davvero tante altre, nella Ceppaloni di Tonino(di Filippo Facci - da Il Giornale, gioved&igrave; 16 luglio 2009) ]]></description>
<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 11:11:32 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ IMMOBILI/ E' calo continuodi costi e compravendite  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1555</link>
<description><![CDATA[ BOLOGNA - Nel 2009 il calo del mercato immobiliare si dovrebbe attestare intorno all'8%. Lo afferma uno studio di Nomisma, secondo cui le case, al 30 giugno, costano il 2,5% in meno rispetto all'inizio dell'anno, un dato che su base annua diventa un -3,5%, il peggiore dal 1997. Nelle previsioni del centro studi bolognese, a fine anno 2009 i prezzi potrebbero raggiungere un -8% sul 2008 per subire poi un ulteriore flessione del 2-3% nel 2010.Il giro di affari dovrebbe attestarsi a fine anno 2009 intorno ai 110 miliardi (-16,9%), mentre il fatturato segue l'andamento del numero di compravendite, previsto in calo del 12,5% a 600 mila unità. Attenzione quindi ai prezzi pubblicizzati: secondo l'istituto bolognese la vendita di un immobile tocca ormai sconti medi del 7,3%. Una tendenza analoga viene registrata nel segmento degli affitti, ritoccati verso il basso."Questo significa che i rendimenti degli immobili restano stabili - osserva Nomisma - e come per l'acquisto, famiglie e imprese sono condizionate dalla preoccupazione per lo scenario economico".(luglio 2009) ]]></description>
<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 11:11:32 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ BANDI/ In palio 40mila europer il nuovo marchio di Roma  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1507</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Il Campidoglio (Assessorato Cultura e Comunicazione, ex Dipartimento XVII, Ufficio Comunicazione), in collaborazione con la facoltà di Scienze della Comunicazione dell'università La Sapienza, indice un concorso nazionale di idee per un nuovo marchio ("logotipo") che rappresenti la città di Roma, destinato alla promozione turistica e culturale della città. Un marchio flessibile, da usare a tutto campo, compreso il merchandising. Il concorso è stato presentato dal sindaco Alemanno, dal vicesindaco Cutrufo, dall'assessore Croppi e dal professor Morcellini della Sapienza. Il nuovo logo di Roma dovrà essere "fortemente rappresentativo del fascino e del prestigio della città e della sua unicità storica, culturale e territoriale" e dovrà "prescindere dal simbolo ufficiale ed istituzionale del Comune di Roma". Il vincitore dovrà realizzare anche un manuale con le regole d'uso per le diverse applicazioni del marchio, pena la mancata assegnazione del premio. Il tema dell'immagine è unico e obbligatorio: il marchio proposto dovrà necessariamente rappresentare la Lupa Capitolina, simbolo della fondazione di Roma, e dovrà essere accompagnato dalla dicitura "Roma". Possono partecipare: società e studi di grafica, design, pubblicità, comunicazione; grafici, designer e architetti che esercitano la professione (in forma sia libera che dipendente); laureati, diplomati e studenti presso scuole - post-diploma o di livello universitario - di grafica, design, comunicazione visiva, pubblicità, belle arti, beni culturali. Requisito comune per tutti: residenza (o sede) nel territorio nazionale. Il concorso è aperto sia a singole persone che a gruppi, non legalmente costituiti (in quest'ultimo caso il gruppo deve nominare un "referente di progetto"). I progetti saranno esaminati da una commissione composta da rappresentanti del Comune, dell'università La Sapienza e da esperti di comunicazione. La commissione sceglierà il vincitore e approverà la graduatoria. Se non sarà individuato alcun progetto adeguato agli obiettivi del bando, verrà dichiarata l'inefficacia del concorso di idee. Al vincitore andranno 40.000 euro. Nel caso di aggiudicazione del premio ad un gruppo, la somma sarà divisa in quote parte. Le proposte dovranno venir consegnate, o inoltrate, all'ex Dipartimento XVII (via Tomacelli 146, 00186 Roma, scala A, primo piano, stanza 13) a partire dal 24 agosto 2009, entro e non oltre le ore 12,00 del 6 ottobre 2009. Questo l'orario per la ricezione dei progetti: dal luned&igrave; al venerd&igrave; ore 9-12, gioved&igrave; anche 14,30-17,30. Farà comunque fede l'avvenuta ricezione entro i termini e non la data del timbro postale. Per informazioni, chiamare lo 06-67104640. ]]></description>
<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 11:50:29 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ ROMA/ Servizio civile,i progetti del Comune  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1501</link>
<description><![CDATA[ ROMA - E' stato pubblicato il bando per partecipare ai progetti di Servizio Civile Nazionale. Il Comune mette a disposizione 10 progetti, per un totale di 128 volontari. Tutti i cittadini italiani tra i 18 e i 28 anni possono presentare domanda, per un solo progetto, pena l'esclusione dalla partecipazione a tutti i progetti cui si riferisce il bando. Il servizio impegna 12 mesi e prevede un rimborso spese di 433,80 euro mensili. Le domande devono pervenire perentoriamente entro le ore14 del 27 luglio 2009 (non fa fede il timbro postale) a: Comune di Roma - Dipartimento Politiche delle Risorse Umane e Decentramento, Ufficio Protocollo (Servizio Civile Volontario) Via del Tempio di Giove, 3 - 00186 Roma.Per informazioni 060606. ]]></description>
<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 11:50:29 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ LAVORO/ Ama assumeex meccanici Alitalia  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1558</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Trantaquattro meccanici altamente specializzati, selezionati tra i circa 4.500 lavoratori ex Alitalia in cassa integrazione nel Lazio (in totale 300 meccanici), verranno assunti dall'Ama.E' quanto stabilisce un protocollo d'intesa siglato in Campidoglio dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, dall'amministratore delegato di Ama Franco Panzironi e dalle organizzazioni sindacali nelle persone di Cesare Caiazza (Cgil), Salvatore Biondo (Cisl), Felice Alfonsi (Uil), Franco Silvani (Ugl). Saranno assunti full time e a tempo indeterminato.Professionalità che, ricorda Alemanno, "all'Ama mancavano e che sono necessarie per la manutenzione dei mezzi. Abbiamo pensato ai lavoratori della cosiddetta 'bad company' di Alitalia per colmare questo vuoto. Ci&ograve; costituisce anche un fatto virtuoso dal punto di vista sociale". L'azienda beneficerà di sgravi fiscali.L&lsquo;iniziativa potrebbe venire estesa a tutte le altre municipalizzate capitoline.(luglio 2009) ]]></description>
<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 11:50:29 +0200</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Drogati di computer  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1350</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Il computer è ormai una vera e propria droga per milioni di italiani. Con conseguenze nefaste per la salute, soprattutto mentale. L'allarme, infatti, viene lanciato dalla presidente dell'Associazione europea disturbi da attacchi di panico (Eurodap), Paola Vinciguerra, a commento di un sondaggio on line lanciato tra 800 persone tra i 20 e 75 anni, effettuato dalla stessa associazione. La ricerca ha fatto emergere un'assoluta naturalezza nell'uso del pc da parte della maggior parte degli italiani, che lo userebbero con intensità anche al di fuori del lavoro. "Analizzando le risposte degli intervistati - rileva la Vinciguerra - si ha la sensazione di trovarsi di fronte a persone completamente dipendenti dal pc ma che non si ritengono tali, con la convinzione di poter smettere in qualsiasi momento". Secondo la ricerca, il 70% degli intervistati al di sotto dei 55 anni ritiene sia normale e sano utilizzare il pc, per pi&ugrave; di due ore al giorno, oltre al tempo di lavoro. "Si tratta di uomini e donne drogati di pc - evidenzia l'esperta - incapaci di avere rapporti veri con le persone". Soltanto il 15%, compreso nella fascia di età pi&ugrave; alta 55-75 anni, ne fa un uso moderato e non considera il pc un miglioramento per i rapporti sociali. Ma questi, avverte la Vinciguerra, pur non facendone un uso eccessivo, "è lontano dal chiedersi come questo nuovo fenomeno potrà incidere sulla nostra qualità di vita". In sostanza, secondo la presidente dell'Eurodap, l'utilizzo del computer in maniera incontrollata è molto pericoloso non solo per la dipendenza ma perch&eacute; pu&ograve; generare comportamenti ossessivi, ansia e depressione, in particolare attraverso l'uso eccessivo di chat, social network, sms ed e-mail.  (Alessandro Neumann) ]]></description>
<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 04:30:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Rapporto sulla pena di morte  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1327</link>
<description><![CDATA[ ROMA - La pena di morte, seppur lentamente, appare in via di estinzione. E' quanto emerge dal rapporto "Condanne a morte ed esecuzioni nel 2008" diffuso da Amnesty International, l'associazione per la difesa dei diritti umani. Nel 2008 sono state eseguite condanne soprattutto in Asia: la Cina, da sola, ha ucciso legalmente pi&ugrave; persone che nel resto del pianeta. In Europa utilizza la punizione estrema soltanto la Bielorussia. Secondo il lavoro di Amnesty International, tra gennaio e dicembre dello scorso anno sono state messe a morte almeno 2.390 persone in 25 Paesi e sono state emesse almeno 8.864 condanne alla pena capitale in 52 Paesi. Un numero ancora enorme ma che segna un ulteriore e promettente calo. Occorre infatti aggiungere che solo 25 dei 59 Paesi che ancora mantengono la pena di morte hanno eseguito condanne nel 2008. In controtendenza Saint Christopher e Nevis e la Liberia, dove la pena di morte è stata addirittura reintrodotta. Il rapporto annota i Paesi in cui sono state emesse condanne. Dopo l'Asia, dove undici paesi continuano a ricorrere alla pena di morte (Afghanistan, Bangladesh, Cina, Corea del Nord, Giappone, Indonesia, Malaysia, Mongolia, Pakistan, Singapore e Vietnam) il secondo maggior numero di esecuzioni, 508, è stato registrato in Africa del Nord e Medio Oriente. In Iran sono state messe a morte almeno 346 persone, tra cui otto minorenni al momento del reato, con metodi quali l'impiccagione e la lapidazione. In Arabia Saudita, le esecuzioni sono state almeno 102, solitamente tramite decapitazione pubblica seguita, in alcuni casi, dalla crocifissione. Negli Stati Uniti sono state 37 le esecuzioni, la maggior parte in Texas. Nell'Africa sub-sahariana, secondo dati ufficiali, sono state eseguite solo due esecuzioni, ma le condanne a morte sarebbero state almeno 362. La ricerca ricorda "l'uso spesso sproporzionato della pena di morte nei confronti di persone povere o appartenenti a minoranze etniche o religiose in Paesi come Arabia Saudita, Iran, Stati Uniti d'America e Sudan" avvertendo del "costante rischio che vengano messi a morte innocenti, come dimostrato dal rilascio di quattro prigionieri dai bracci della morte statunitensi". Non è esente il Giappone, dove l'ordine d'impiccagione viene notificato ai prigionieri solo la mattina stessa dell'esecuzione, mentre i familiari vengono informati dopo che questa ha avuto luogo.  Ai dati sulla pena di morte andrebbero per&ograve; aggiunti alcuni decessi in carceri dove le condizioni dono disumane, spesso acuite da torture. Sotto accusa anche prigioni statunitensi e israeliane. Irene Khan, segretaria generale di Amnesty International, spiega: "La pena di morte è la punizione estrema. è crudele, inumana e degradante. Nel XXI secolo non dovrebbe esserci pi&ugrave; posto per decapitazioni, sedie elettriche, impiccagioni, iniezioni letali, fucilazioni e lapidazioni. La pena capitale non è solo un atto ma un processo, consentito dalla legge, di terrore fisico e psicologico che culmina con un omicidio commesso dallo stato. A tutto questo dev'essere posta fine". La dirigente di Amnesty conclude: "La buona notizia è che le esecuzioni hanno luogo in un piccolo numero di Paesi. Questo dimostra che stiamo facendo passi avanti verso un mondo libero dalla pena di morte. La brutta notizia, invece, è che centinaia di persone continuano a essere condannate a morte nei Paesi che ancora non hanno formalmente abolito la pena capitale". ]]></description>
<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 08:55:30 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Consumo di acqua in bottiglia: primi in Europa, terzi al mondo  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1324</link>
<description><![CDATA[ MILANO - Un italiano su tre non si fida di bere l'acqua del rubinetto. Percentuale maggiore nel Mezzogiorno, dove si supera il 45%, e minore al Centro e al Nord dove si ferma al 30%. Sono alcuni dati contenuti nel dossier che Legambiente e Altreconomia hanno presentato in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, assemblando dati Beverfood, Eurispes, Istat e Mineracqua, l'associazione di categoria delle aziende di imbottigliamento delle acque minerali. L'Italia ha il primato europeo del consumo di acqua minerale (terzi al mondo dopo Emirati Arabi e Messico): nel 2007 abbiamo consumato ben 12,4 miliardi di litri (196 litri pro-capite), nonostante l'acqua in bottiglia costi mediamente mille volte di pi&ugrave; rispetto a quella che esce dal rubinetto (in media 0,5 millesimi di euro al litro contro i 50 centesimi di euro al litro per quella in bottiglia).  Non solo. I consumi pro capite sono in costante aumento dal 1980, passando da 47 ai 196 litri del 2007 (+317%). La crisi economico-finanziaria mondiale sta incidendo in modo limitato in questo settore, con un calo nel 2008 delle vendite del 4-5%, secondo Mineracqua, Legambiente, per sostenere il consumo - anche pi&ugrave; ecologico - di acqua dal rubinetto, lancia la campagna di informazione "Imbrocchiamola" (www.imbrocchiamola.org) rivolta ai cittadini e alle amministrazioni locali per promuovere "l'acqua del sindaco", evitando sprechi di energia e risorse, diminuendo la produzione di rifiuti plastici, abbattendo le emissioni di anidride carbonica causate dai camion che trasportano le bottiglie.  L'associazione ambientalista traccia anche il quadro del mercato dell'imbottigliamento. Il volume di affari delle società imbottigliatrici in Italia nel 2007 (192 fonti e 321 marche) ha raggiunto 2,25 miliardi di euro. Tuttavia, rileva Legambiente, i canoni di concessione pagati dalle aziende alle Regioni o alle Province, "sono a dir poco irrisori e regolati in alcuni casi addirittura dal Regio decreto del 1927. Questo perch&eacute; non esiste una legge nazionale e ciascuna amministrazione decide come meglio crede".  In nove regioni (Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Umbria, Veneto) è previsto il pagamento del canone doppio, per la superficie della concessione e per i volumi di acqua emunta o imbottigliata; otto regioni (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Molise, Puglia, Sardegna, Trentino, Valle d'Aosta) fanno pagare solo sulla base della superficie della concessione.  Anche quando il canone è in funzione dei litri prelevati, il costo varia molto da regione a regione: da 0,3 euro per ogni mille litri della Campania fino ai 3 euro per ogni mille litri, prelevati del Veneto. Costi "risibili", come sottolinea Legambiente, in quanto fino ad un massimo di 0,6% del prezzo finale che paghiamo noi consumatori al momento dell'acquisto. Insomma quando andiamo a comprare l'acqua minerale non paghiamo tanto l'acqua quanto tutto ci&ograve; che le sta attorno. "Il quadro che emerge somiglia molto ad una lotteria - si legge nel dossier. ]]></description>
<pubDate>Sun, 22 Mar 2009 08:50:30 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ S&igrave; alle "canne", ma solo ai pastori  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1307</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Un tempo si portavano dietro formaggio e olio in un corno. Oggi, a quanto pare, per alcuni di loro non manca anche l'hashish. E, secondo la Cassazione, ci&ograve; non costituisce reato. Per la suprema corte, infatti, si tratta di un "consumo personale" giustificato "dal lungo periodo di permanenza solitaria in campagna e in montagna". Insomma, i pastori che fumano durante la transumanza sono assolti e non incorrono nelle maglie della giustizia. Il caso è nato in Trentino dove un pastore 45enne di Cavalese è stato sorpreso con 38,736 grammi di hashish pari a 53 dosi giornaliere. La Procura di Trento era ricorsa alla suprema corte contro il non luogo a procedere dichiarato dal Tribunale di Trento lo scorso 8 novembre. Ma la sesta sezione penale (sentenza 12146) ha respinto il ricorso e ha sottolineato che "il giudice del merito ha valutato come plausibile la tesi difensiva di precostituzione di scorta per uso personale" da parte del pastore, "abituale assuntore di droghe leggere, al fine di consumo personale nel lungo periodo di permanenza solitaria in campagna e in montagna dove recarsi per le attività connesse alla transumanza di greggi di pecore".  Insomma, i pastori possono farsi le canne, visto il contesto dove operano. E loro, i diretti interessati, forti anche di un'associazione di categoria, non si scandalizzano. Anzi. "C'è chi fuma, chi beve, chi mangia e chi dorme. In fondo, anche facendosi le 'canne' non si fa male a nessuno - sentenziano. Riuscirà l'originale sentenza ad assicurare un po' di appeal ad un mestiere ormai in fase di estinzione? ]]></description>
<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 11:50:30 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Cnel: urge ricambio generazionale  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1304</link>
<description><![CDATA[ ROMA - "Urge ricambio generazionale" è il primo rapporto sul rinnovamento delle classi dirigenti del nostro Paese. La ricerca, promossa dal Forum Nazionale dei Giovani insieme al Cnel, affronta il nesso tra mobilità sociale e questione giovanile, monitorando la presenza dei giovani nelle rappresentanze istituzionali e in alcuni settori chiave della cultura e del mondo del lavoro. Il quadro che ne emerge non è incoraggiante: i giovani italiani, seppur capaci e meritevoli, faticano ad affermarsi professionalmente e ad emanciparsi in modo compiuto dalla propria famiglia prima dei quarant'anni. N&eacute;, data la fermezza con la quale la classe dirigente nostrana difende le posizioni acquisite, possono vantare una presenza significativa nelle posizioni di vertice della vita politica, economica e sociale del paese. Il rapporto si sofferma sul mondo politico, universitario e sugli ordini professionali: giornalisti, medici, avvocati, notai. Le traiettorie occupazionali dei giovani italiani dimostrano la precarietà del lavoro e le difficoltà di affermazione per giovani professionisti: oltre un collaboratore su due ha meno di 35 anni.  Difficilmente si tratta di contratti di ingresso, poich&eacute; la trasformazione delle collaborazioni in contratti a tempo indeterminato non è affatto la norma: il 73,1% dei giovani che alla fine del 2006 erano assunti con un contratto di collaborazione, a distanza di un anno erano ancora nella stessa posizione. Il passaggio al lavoro dipendente è diventato realtà solo per un giovane collaboratore su cinque (22,6%); peraltro questo passaggio per circa la metà dei neodipendenti ha significato accontentarsi di un contratto a tempo determinato. In pratica, nell'arco di un anno, solo un collaboratore su dieci è entrato a pieno titolo nel mondo del lavoro standard, ottenendo un contratto a tempo indeterminato. La preponderanza dei contratti a termine ha delle intuibili ricadute sui percorsi professionali: le carriere si allungano e chi ha un percorso lavorativo molto frammentato ogni volta è costretto a ricominciare dalla base della piramide, rimanendo di fatto escluso dalle posizioni di vertice. Il Cnel, che segue da sempre con particolare interesse le problematiche dei giovani rappresentandone i loro bisogni, intende con la presentazione di questa ricerca organizzare un momento importante di riflessione, alla luce anche della gravissima crisi economica mondiale, da cui far emergere non solo le criticità del sistema ma soprattutto le possibili soluzioni adatte a dare speranza ai giovani. ]]></description>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 06:50:30 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Insonnia: colpisce 12 milioni di italiani  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1278</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Il 20 marzo è la Giornata nazionale del "dormiresano", evento promosso dall'Aims, Associazione italiana medicina del sonno, con il supporto dell'azienda farmaceutica Sanofi-Aventis. Un giorno simbolico per parlare di insonnia, piaga che, bench&eacute; sottovalutata, colpirebbe ben 12 milioni di italiani, secondo i dati diffusi dai promotori dell'iniziativa. Non a caso lo slogan dell'edizione 2009 della Giornata nazionale del "domiresano" è "Se non chiudi occhio la notte, li chiudi di giorno". Perch&eacute;, secondo i dati del Progetto Morfeo 2, raccolti su 11 mila adulti reclutati dai medici di famiglia con il coordinamento di 16 centri di medicina del sonno, il 56% degli insonni non si cura; quattro persone su dieci rifiutano le terapie e il 7,3% sceglie la via dell'automedicazione, con esiti il pi&ugrave; delle volte deludenti. Eppure l'insonnia altera la velocità di reazione, l'attenzione, la concentrazione sul lavoro e la memoria. Numerosi studi clinici dimostrano che essa non consente ai neuroni di ricaricarsi, condiziona i rapporti umani e sociali, e favorisce la comparsa di patologie concomitanti. Dormire poco o male incide pesantemente sulla salute dell'apparato cardiovascolare, aumentando il rischio di infarti e ictus. La carenza di sonno altera poi il sistema immunitario esponendo al pericolo di infezioni, e modifica l'ottimale funzionamento del metabolismo, favorendo l'insorgenza di obesità e diabete. Infine, la privazione di sonno viene oggi riconosciuta come uno degli elementi fondamentali all'origine di incidenti stradali e sul lavoro. L'insonnia pu&ograve; anche condizionare l'evolversi di patologie psichiatriche. Il 37 % degli psichiatri italiani riporta come sintomo somatico della depressione proprio l'insonnia, e per l'88% degli esperti il controllo di questo problema pu&ograve; influire favorevolmente sul decorso di un episodio maniacale. Inoltre otto insonni su dieci presentano fastidi anche di giorno e il 46% ha difficoltà di memoria e concentrazione nella giornata successiva alla nottata "in bianco". Altro aspetto del problema è la sua sottovalutazione. Talvolta è considerata un fenomeno "normale" o un fastidio contingente, specie perch&eacute; non se ne collega la portata a malattie collaterali. Il pi&ugrave; delle volte chi ne soffre pensa di poterla arginare con i soliti metodi: una camomilla o una tisana la sera, qualche tazzina di caffè in pi&ugrave; il giorno dopo, senza sapere che in questo modo si pu&ograve; accumulare un debito di sonno invalidante ed aggravare il rischio di una cronicizzazione del disturbo. Dormire bene di notte è dunque la miglior garanzia di una giornata attiva e produttiva, vissuta in salute e sicurezza. Non solo: gli studi sulla sicurezza sul lavoro e sulla strada dimostrano come la sonnolenza legata a una cattiva quantità o qualità del riposo sia legata a un rischio pi&ugrave; elevato di incidenti stradali e professionali. La diagnosi precoce e il trattamento tempestivo dell'insonnia, invece, prevengono l'aggravamento del disturbo  In genere la terapia farmacologica prevede la somministrazione al paziente di farmaci "ipnotici", in grado di indurre o mantenere il sonno. La terapia non farmacologica ha invece come scopo la normalizzazione e la regolazione delle abitudini errate dei pazienti insonni. La corretta igiene del sonno viene ripristinata attraverso sedute di cronoterapia e/o fototerapia (esposizioni ripetute ad intense fonti luminose) per regolare di nuovo l'orologio biologico. Talvolta, il disturbo del sonno viene analizzato tramite la psicoterapia ed il controllo degli stimoli legati al sonno: queste rilevazioni in alcuni casi possono segnalare le cause non immediatamente evidenti dell'insonnia. In alcuni casi si pu&ograve; adottare una terapia farmacologica "intermittente", che prescrive la somministrazione del farmaco solo in alcuni giorni della settimana prestabiliti o "al bisogno", quando il paziente lo ritiene strettamente necessario. L'iniziativa del 20 marzo, che si inserisce nel progetto "Morfeodormiresano" (www.morfeodormiresano.it), sostenuto da nove anni da Sanofi-Aventis, offre pertanto agli italiani l'occasione per conoscere meglio la propria insonnia. Durante la giornata, presso i centri di medicina del sonno dell'Aims in Italia, è possibile effettuare un consulto gratuito. Per chi non avrà la possibilità di recarsi presso le strutture cliniche, sarà possibile collegarsi e consultare gli esperti online, dalle 9 alle 18, disponibili a rispondere a domande e fornire consigli e informazioni. "Quest'anno, per la prima volta, l'iniziativa non è limitata a un solo giorno ma prosegue per tutto il 2009 - spiega Mario Giovanni Terzano, coordinatore del Progetto Morfeo e ordinario di neurologia all'Università di Parma. "Da aprile a novembre, ogni ultimo venerd&igrave; del mese, gli esperti del sonno saranno ancora a disposizione dei cittadini e i centri Aims, a rotazione, saranno aperti al pubblico". Per tutte le informazioni consultare il sito www.morfeodormiresano.it, che offre anche dieci consigli generici per affrontare il problema. Ad esempio 1. Andare a dormire ogni sera e alzarsi ogni mattina alla stessa ora, anche durante il fine settimana e indipendentemente da quanto si è dormito la notte 2. Se ci si sveglia prima che suoni la sveglia, alzarsi dal letto e iniziare la propria giornata 3. Andare a letto solo quando si è assonnati 4. Se non si riesce a dormire, è preferibile non rimanere a letto, ma alzarsi, uscire dalla camera da letto e dedicarsi ad attività rilassanti, come la lettura di un libro, guardare la televisione o fare un bagno caldo 5. Utilizzare il letto solo per dormire 6. Cercare di rilassarsi il pi&ugrave; possibile prima di andare a letto, per esempio facendo un bagno caldo (ma non la doccia, che ha un effetto stimolante), oppure assumere bevande ad effetto rilassante, come latte caldo o tisane o infusi a base di erbe (sempre valida la vecchia camomilla) 7. Se si ha fame all'ora di andare a dormire, mangiare qualcosa di leggero per non avere poi problemi di digestione 8. Dormire in un letto comodo, in una camera da letto protetta quanto pi&ugrave; possibile dai rumori, ad una temperatura ambiente n&eacute; troppo fredda n&eacute; troppo calda 9. Mangiare ad orari regolari, evitando pasti abbondanti in prossimità del sonno, dando la preferenza ai cibi ricchi di carboidrati 10. Svolgere con regolarità un'attività fisica durante il giorno, soprattutto di pomeriggio.          (Alessandro Neumann) ]]></description>
<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 04:20:30 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ E' boom dell'orto "fai da te"  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1277</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Avere il pollice verde, coltivare la terra per hobby, prendersi cura di fiori e piante nei terrazzi o in giardino allunga la vita. E' quanto attesta uno studio dell'Università svedese di Uppsala, pubblicato sul British Medical Journal di marzo. L'impegno con la flora gioverebbe alla salute soprattutto delle persone di mezza età, quelle del resto pi&ugrave; propense a prendersi cura di fiori e piante.   Secondo i ricercatori chi fa giardinaggio guadagna circa un anno di vita rispetto chi rimane inattivo e chi raggiunge livelli di attività pi&ugrave; intensa arriverebbe a guadagnare oltre due anni.    La notizia, per quanto riguarda l'Italia, interessa circa quattro italiani su dieci (anche se al Nord è molto pi&ugrave; diffuso che al Sud), cioè coloro che dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell'orto e che proprio in questi giorni, con l'arrivo della primavera, stanno iniziando i lavori preparatori in giardino o su balconi e terrazzi.    Tra i motivi per cui ci si avvicina ai prodotti della terra c'è innanzitutto il piacere personale e la propensione, la scelta di un rimedio contro lo stress, la gratificazione personale, ma anche motivi economici e la possibilità di assicurarsi cibo genuino.    E' ormai noto come negli Stati Uniti l'orto in terrazzo stia appassionando l'upper class con insalate e pomodori che crescono anche sui tetti di grattacieli a New York, San Francisco, Boston. Nel 2008 la ''Burpee Seeds'', la pi&ugrave; grande azienda americana di sementi, ha venduto il doppio rispetto all'anno precedente.       (Alessandro Neumann) ]]></description>
<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 04:00:30 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Sposarsi alla "Rotonda sul mare"  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1251</link>
<description><![CDATA[ SENIGALLIA (ANCONA) - Ha ispirato la celebre canzone "Una rotonda sul mare" di Fred Bongusto, cantautore emblema degli amori estivi e della sua terra, il Molise. L'artista campobassano la scrisse nel 1962 insieme a Franco Migliacci, "come me - ha raccontato - innamorato di quel tratto di mare a nord di Ancona". Ora la "Rotonda a mare" di Senigallia, ristrutturata di recente e l'unica rimasta in Italia in stile Belle Epoque, sarà stabilmente aperta ai matrimoni con rito civile. Lo ha deciso l'amministrazione comunale, guidata dalla sindachessa Luana Angeloni. Occasione promozionale per la località marchigiana, visto che sono previsti anche "pacchetti turistici" legati all'eventuale matrimonio, nonch&eacute; per fare cassa, dal momento che per usufruire del servizio le coppie dovranno pagare un migliaio di euro per le spese. Tuttavia, in epoche di facili emozioni e di bizzarrie, la proposta potrebbe trovare numerosi aderenti. I matrimoni potranno essere celebrati dalle 10 alle 19. Ogni coppia avrà a disposizione un'ora di tempo per fare foto nella suggestiva "Rotonda" e intrattenersi con parenti e amici.  Inaugurata il 15 luglio 1933 per favorire il rilancio turistico della Riviera, divenuta a lungo simbolo di mondanità, è stata restaurata una prima volta negli anni novanta sotto la guida dell'architetto Alberto Bacchiocchi, che ha aggiunto alla struttura originaria elementi spiccatamente moderni, quindi riconsegnata alla città il 15 luglio 2006, dopo complessi lavori di recupero che l'hanno riportata al suo antico splendore (con un evento che ha visto proprio l'esibizione dal vivo di Fred Bongusto). Con l'ultimo intervento è stato aggiunto un nuovo grande mosaico di Enzo Cucchi collocato all'ingresso. La Rotonda è quindi diventata una location di iniziative culturali di prim'ordine. Fondendo tradizione ed innovazione. Oggi la programmazione degli eventi va dalla musica alla letteratura, dall'arte al divertimento. Sempre con l'icona di Fred Bongusto, il cantante che l'ha fatta conoscere in tutto il mondo. ]]></description>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 09:40:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Il weekend del Fai (28-29 marzo)  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1243</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Un grande spettacolo a sostegno dell'arte e della natura dedicato a tutti coloro che hanno a cuore le bellezze del nostro Paese.  Il 28 e 29 marzo 2009 il Fai-Fondo Ambiente Italiano invita gli italiani alla 17&deg; edizione della Giornata Fai di Primavera, manifestazione che offre l'opportunità di scoprire e vivere l'Italia e le sue meraviglie. Quest'anno è prevista l'apertura di 580 beni - la maggior parte dei quali normalmente chiusa al pubblico - in 210 città italiane. Tra le aperture spicca a Roma quella del grandioso e scenografico Palazzo Koch, sede della Banca d'Italia, realizzato tra il 1888-1892, e la splendida Villa Lubin, sede del Cnel-Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, costruita tra 1906 e 1908. A Milano saranno aperte eccezionalmente alcune sale della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, l'istituzione fondata da Federigo Borromeo, nel suo quattrocentesimo anniversario, e si potrà visitare la nuova sede dell'Università Bocconi, modello di architettura contemporanea. A Fucecchio, in provincia di Firenze, in occasione del centenario dalla nascita di Indro Montanelli il Fai celebra il primo evento a Palazzo Montanelli della Volta-Fondazione Montanelli Bassi: per l'occasione saranno allestiti i due studi del giornalista, quello di Roma e quello di Milano con mobili e arredi originali e sarà esposta la famosa macchina da scrivere "Olivetti lettera 22". Mentre a Venezia per la prima volta si potrà entrare nel Teatro Verde della Fondazione Cini, il pi&ugrave; grande parco privato della città edificato nel 1952, costruito sul modello dei teatri antichi greci e romani.  Ad Ascoli Piceno verrà aperto, dopo dieci anni di lavori di restauro, il Forte Malatesta, costruzione fortificata legata alla storia religiosa, civile e militare della città, con l'annessa chiesa di epoca cinquecentesca, edificata sui ruderi di un impianto termale di epoca romana.  A Palermo apre per la prima volta al pubblico Villa Cardillo e a Bagheria apertura straordinaria della Certosa di Palazzo Butera con il suo museo delle cere, meta nell'Ottocento di scrittori e viaggiatori stranieri. A Taranto si potrà visitare il Convento di San Francesco, uno dei complessi pi&ugrave; importanti della città vecchia, mentre ad Alessandria si potranno ammirare i mosaici di Gino Severini che decorano il Palazzo delle Poste, esempio di architettura razionalista.  Tra gli itinerari: le visite guidate ai beni inseriti nell'itinerario Unesco, Italia Langobardorum-Centri di potere e di culto (568-774 d.C.), sito candidato nel 2008 dall'Italia per diventare patrimonio dell'umanità, che comprende le pi&ugrave; rilevanti testimonianze longobarde distribuite lungo tutta la penisola: il complesso di Castelseprio-Torba (Varese), di cui fa parte il Monastero di proprietà del Fai, Cividale del Friuli (Udine), Brescia, Campello sul Clitunno (Perugia), Spoleto (Perugia), Benevento e Monte Sant'Angelo (Foggia). Tra le aperture speciali per gli iscritti al Fai o per chi si iscriverà durante le giornate: l'inaccessibile Isola Gallinara davanti ad Albenga (Savona), straordinaria riserva naturale ricca di ritrovamenti archeologici; Villa Mazzarosa a Capannori (Lucca), antica dimora che ha ospitato molti personaggi illustri, nel cui giardino spicca, tra ninfei decorati a mosaici e alberi secolari, un tempietto neoclassico dedicato ai lucchesi illustri. Visto il grande successo delle visite guidate per cittadini stranieri sperimentata nel 2008 a Brescia, quest'anno l'esperienza in collaborazione con l'associazione "Amici del FAI" coinvolgerà, oltre a Brescia, anche Milano, Torino, Palermo e Padova, diversificando le lingue utilizzate nella guida in base alle diverse cittadinanze di stranieri presenti. Inoltre anche gli apprendisti Ciceroni (10mila studenti che illustreranno i monumenti) faranno delle visite guidate in lingua, a Reggio Calabria in francese, inglese, tedesco e spagnolo, e a Bologna in inglese e francese. Anche quest'anno il FAI propone in tutt'Italia curiosità e proposte culturali: aree archeologiche, percorsi naturalistici, castelli, borghi, chiese, musei, che per due giorni saranno a disposizione di tutti i cittadini che desiderino visitarli, oltre a escursioni e biciclettate. Circa il 40% dei beni sono fruibili da persone con disabilità fisica. Informazioni ed elenco completo dei monumenti aperti: tel. 0321-443553. ]]></description>
<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 10:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ De Rita: la crisi è "politeismo delle paure"  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1238</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Giuseppe De Rita e le incognite della crisi. I problemi, i misteri, i rischi. E i conseguenti smarrimenti. Uno dei pi&ugrave; autorevoli "lettori" della società italiana di fronte all'emergenza del momento, a ci&ograve; che lo studioso riduce ad un "politeismo delle paure" cui contrapporre il "monoteismo della speranza".  Il presidente del Censis ne parla in una gremita basilica di San Giovanni in Laterano, parrocchia della sua prima infanzia, lui romano "monticiano". L'occasione è l'incontro promosso dalla Diocesi di Roma sul tema "le sfide della crisi", relatore anche monsignor Gianfranco Ravasi, uno dei pi&ugrave; autorevoli biblisti. Presente, per l'introduzione e la conclusione, il cardinale Agostino Vallini. De Rita parte da una considerazione generale: la società contemporanea ha perso soprattutto la linearità. "Il carattere rettilineo s'è rotto sul piano politico con l'11 settembre - spiega il sociologo. "Con questa data entriamo in un mondo di grandi incertezze. Arrivano il fondamentalismo islamico, il terrorismo internazionale, emergono nuove potenze che rompono il monopolio statunitense: Pakistan, India, Brasile e soprattutto la Cina, destinata nei prossimi anni a diventare il maggiore competitore degli Usa. Un mondo di ansie è collegato alle oscillazioni del prezzo del petrolio come agli esiti di una spedizione in Afganistan". Lo studioso colloca la seconda frattura ad ottobre 2008, con la rottura della globalizzazione economica. Esplodono le bolle finanziarie, quelle bancarie, quelle del mercato immobiliare, del prezzo delle materie prime, ad iniziare da quello del grano. Si tenta di rinviare una crisi non pi&ugrave; rinviabile. Non c'è pi&ugrave; costernazione da parte dei protagonisti ma sorpresa, incertezza. Anche la logica comunicativa è drammatizzante. "E' una crisi globale che parte nelle grandi banche d'affari statunitensi e arriva anche da noi, nel precariato, nell'economia - continua De Rita. "Ma noi abbiamo una sorta di ammortizzatori tradizionali, la famiglia, il lavoro sommerso, le realtà territoriali, il policentrismo, cioè l'essere un Paese con tanti soggetti diversi. E ci&ograve;, se aiuta la crisi, non pu&ograve; aiutare per&ograve; la nostra percezione della crisi stessa. Cioè crediamo pi&ugrave; alla paura della crisi che alla crisi stessa. Siamo un popolo impaurito, pi&ugrave; che in vera crisi". Il presidente del Censis, ricordando anche recenti ricerche promosse dal suo istituto, sottolinea come l'Italia sia avvolta dalle paure. Parla di "galassia delle paure". Ne elenca oltre una trentina, da quelle razionali, dalla salute al lavoro, a quelle immateriali, connesse soprattutto alle sofferenze, da quelle tradizionali, per lo pi&ugrave; legate alla microcriminalità, a quelle che definisce "del sottoscala", cioè dell'altro, dell'immigrato, dell'intolleranza, della perdita di identità, o legate al corpo. Come uscirne? C'è chi esorta a non avere paura, a reagire al pessimismo. "L'hanno fatto, ad esempio, Roosvelt, Wojtyla, in tempi recenti anche il nostro presidente del Consiglio Berlusconi - ricorda De Rita. "Ma il problema vero resta come affrontare le paure. E non è certo il modo migliore, come purtroppo avviene di solito, di inseguire le paure stesse. Rincorrere le paure porta ad accrescere le stesse paure. Ad esempio - cita ancora il sociologo - per affrontare la paura dei ladri per un periodo abbiamo messo sbarre a tutte le finestre. Poi siamo passati ai sistemi di allarme. Quindi abbiamo chiesto una maggiore presenza della polizia. Siamo poi finiti all'esercito. Ancora, le impronte agli immigrati, le ronde, le telecamere. Ecco, le rincorse non risolvono i problemi, anzi rappresentano quanto di peggio c'è". La risposta, consiglia De Rita, deve essere monoteistica, affrontando cioè la radice unitaria delle paure. E lavorando sul fatto che esse sono costituite da emozioni, da tante emozioni, da ripetizioni di emozioni, ma non da sentimenti. "Noi razionali abbiamo paura dell'irrazionale, l'intelligenza ha paura della demenza senile, la società del novecento ha avuto paura del futurismo di Marinetti e degli hippies - continua. "La paura va quindi affrontata attraverso un meccanismo che abbia una sua possibilità di strada. Lavorare su questo significa fare speranza, e per farlo occorre adottare due atteggiamenti: il vigore, che è fatica costituita di una parte naturale e di una innaturale, e la pazienza, che è patire, anch'essa sintesi di naturale e innaturale". Insomma, tra politeismo delle paure e monoteismo della speranza, De Rita indica anche una strada trascendente, in grado di ridimensionare quelle soluzioni immanenti che vengono spesso sbandierate come panacee per tutti i mali.    (Giampiero Castellotti) ]]></description>
<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 08:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Giotto, oggi ancora pi&ugrave; genio A Roma una mostra-evento su uno dei pi&ugrave; grandi artisti di tutti i tempi. Esposte 20 opere del maestro e 130 di altri grandi artisti soprattutto del suo tempo. Al Vittoriano, fino al 29 giugno. Previste le visite guidate della "nostra" Chiara Proietti. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1218</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Oltre 150 opere raccolte per la prima volta in una mostra destinata ad essere un evento unico. La prima grande mostra realizzata fuori Firenze. Al via a Roma, nel Complesso del Vittoriano, "Giotto e il Trecento. Il pi&ugrave; Sovrano Maestro stato in dipintura", esposizione dedicata all'artista-simbolo del Medioevo, il pi&ugrave; grande innovatore e anticipatore di tecniche e valori adottati nei secoli successivi.  Giotto, in un periodo di crisi quale quello che stiamo attraversando, acquista ulteriore grandezza e fascino, diventando un punto di riferimento per il bello e la perfezione nell'arte. I capolavori, venti quelli eseguiti da Giotto, provengono da musei di tutto il mondo, tra gli altri dagli Uffizi, dalla Pinacoteca Vaticana, da Raleigh, North Carolina, dalla Fabbrica di San Pietro in Vaticano, da San Diego, California. La mostra presenta una ricostruzione della situazione artistica italiana tra l'ultimo decennio del XIII secolo e la prima metà del XIV secolo, prendendo come punto di partenza gli spostamenti di Giotto lungo la Penisola (Toscana, Umbria, Marche, Emilia Romagna, Veneto, Lombardia, Lazio, Campania le regioni coinvolte). Polittici, opere su tavola, sculture, manoscritti e oreficerie di pregio danno l'idea di Giotto non soltanto pittore ma, come lo descrive Louis Godart, consigliere per la conservazione del patrimonio artistico della presidenza della Repubblica, "un artista europeo che riesce a trasmettere il messaggio sereno di un cristianesimo appagante". Presenti all'esposizione anche altri capolavori di grandi maestri come Cimabue, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, gli scultori Arnolfo di Cambio, Tino di Camaino, Giovanni Pisano, Giovanni di Balduccio, orafi, miniatori e il Maestro del Codice di San Giorgio, uno dei pi&ugrave; raffinati e colti interpreti della lezione giottesca. "Giotto è uno dei pi&ugrave; grandi esegeti, prima che uno dei grandi pittori - sottolinea monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. "Attraverso questa mostra si pu&ograve; ritrovare il disegno, la prospettiva della nostra identità anche per i non credenti. La teologia e la religione hanno bisogno di ristabilire quella alleanza feconda con l'arte perch&eacute; arte e fede sono sostanzialmente sorelle". "Una grande mostra. Un evento culturale che per le opere esposte e la loro quantità pu&ograve; essere considerato unico". Queste le dichiarazioni di Sandro Bondi, ministro per i Beni e le attività culturali, sulla grande esposizione. "Non è solo un evento culturale ma anche un evento civile e democratico. Infatti, guardare un quadro di Giotto ci fa diventare certamente dei cittadini migliori. Parlare di Giotto è quindi cercare di ritrovare le sorgenti pi&ugrave; profonde della nostra società". L'esposizione "Giotto e il Trecento "Il pi&ugrave; sovrano Maestro stato in dipintura" resterà allestita al Complesso del Vittoriano di Roma fino al 29 giugno 2009. ]]></description>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 06:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Aci: il traffico ci costa 40 miliardi  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1217</link>
<description><![CDATA[ ROMA - I romani trascorrono quasi due ore al giorno in auto, per un totale di circa 500 ore l'anno in auto. Metà di questo tempo se ne va in code e rallentamenti che costano al singolo automobilista 650 euro l'anno. Il tempo perso nel traffico costa alla Capitale oltre 900 milioni di euro. Le cifre per Milano sono analoghe, un po' meglio va a Torino (le ore scendono a 450) e a Genova (380). Globalmente il tempo perso in città a causa del traffico e della congestione stradale costa ogni anno agli automobilisti italiani oltre 40 miliardi di euro. E' quanto emerge da una stima dell'Automobile club d'Italia, elaborata su rilevazioni dirette effettuate a gennaio e sull'analisi dei dati provenienti dai dispositivi di localizzazione gps installati a bordo dei veicoli assicurati con polizze satellitari. L'indagine è stata illustrata durante la presentazione, da parte del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e dal presidente dell'Aci, Enrico Gelpi, della Centrale di Informazione sulla mobilità stradale "Luce Verde-Infomobilità Roma", innovativo servizio di pubblica utilità realizzato dall'Automobile club d'Italia in collaborazione con la polizia municipale del Comune di Roma. "Luce Verde è una iniziativa unica in Italia - spiega il presidente dell'Aci, Enrico Gelpi - e rappresenta un modello di collaborazione da replicare sul piano nazionale. Sono state superate tutte le criticità che hanno limitato l'efficacia di molti canali informativi sorti in questi anni e dedicati alle condizioni del traffico nei centri urbani. La gratuità del servizio e le enormi potenzialità della centrale pongono Roma tra le città pi&ugrave; avanzate in Europa per le informazioni sulla viabilità, con benefici diretti per la sicurezza stradale, l'ambiente, la qualità della vita e l'economia". Il valore economico del tempo trascorso da 1,9 milioni di automobilisti romani all'interno della propria vettura è infatti pari a 1.300 euro annui, e la metà di questi sono inutilmente sprecati in code e rallentamenti che costano alla Capitale oltre 900 milioni di euro. La nuova centrale di Informazione sulla mobilità stradale a Roma potrebbe ridurre del 40% la congestione urbana, per un risparmio superiore ai 350 milioni di euro in termini di minor tempo trascorso in auto. La forza di "Luce Verde - Infomobilità Roma" è nella raccolta puntuale delle informazioni, nella loro validazione ed elaborazione, e nella relativa diffusione attraverso una moltitudine di canali di comunicazione. A monte del sistema ci sono oltre 6.400 uomini della polizia municipale di Roma, che nel loro presidio continuo del territorio forniscono un flusso costante ed aggiornato di informazioni sul traffico e sugli elementi di criticità della viabilità. Nella centrale allestita presso l'Aci vengono monitorati i punti nevralgici della rete stradale urbana attraverso 50 telecamere, e realizzati bollettini audiovideo e testi da inserire su una piattaforma applicativa accessibile via internet. L'efficacia della comunicazione è garantita da oltre 20 radio e tv locali, abilitate alla consultazione continua della piattaforma web, che diramano frequenti notiziari sul traffico. I cittadini hanno informazioni sempre aggiornate sul traffico anche attraverso il sito www.roma.luceverde.it, dove possono pianificare il proprio tragitto urbano con un quadro aggiornato degli eventi sul percorso. ]]></description>
<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 04:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Per l'agricoltura è crisi pesante Le accuse della Cia: un'impresa su tre è a rischio. Manifestazione a Roma davanti Montecitorio. Nei giorni scorsi un lungo corteo di trattori ha bloccato Campobasso. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1191</link>
<description><![CDATA[ ROMA - E' sempre pi&ugrave; nera la situazione dell'agricoltura italiana. Un'impresa su tre è a rischio. I bilanci aziendali sono sempre pi&ugrave; "in rosso". Nel 2009, senza immediati e straordinari interventi a sostegno degli agricoltori, oltre 50 mila aziende possono chiudere i battenti e pi&ugrave; di 2 milioni di ettari di terreni coltivati sono in grave pericolo. Questo il grido d'allarme lanciato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori durante il grande sit-in a Roma, in piazza Montecitorio davanti alla Camera dei deputati.  I motivi di tale possibile tracollo vanno dai costi produttivi sempre pi&ugrave; pesanti agli oneri contributivi e burocratici opprimenti, dai prezzi sui campi in continua discesa alla mancanza di finanziamenti per il Fondo nazionale di solidarietà per le calamità naturali. Ma sul tappeto c'è anche la proroga per la fiscalizzazione degli oneri sociali ferma ancora al 31 marzo 2009 e un decreto sulle quote latte che la maggior parte degli agricoltori giudica "inaccettabile". "Negli ultimi dieci anni circa 500 mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagna e svantaggiate, hanno chiuso i battenti - conferma il presidente della Cia. "Solo nel 2008 pi&ugrave; di 20 mila sono andate fuori mercato. Il rischio è che nei prossimi tre-quattro anni, altre 250 mila aziende rischiano di cessare l'attività. Senza interventi mirati e straordinari sarebbe una tragedia per l'intero settore".  La Cia attacca anche il governo. "Il suo silenzio nei confronti dei gravi problemi del mondo agricolo è disarmante - aggiunge Politi. "Siamo in una situazione non pi&ugrave; tollerabile. In questi giorni pi&ugrave; volte abbiamo sostenuto la necessità di misure incisive. Nessuna risposta è venuta. Per questo motivo abbiamo detto basta e abbiamo ripreso la mobilitazione sul territorio nazionale, lanciando anche un appello alle organizzazioni agricole e cooperative di fare fronte comune e avviare iniziative unitarie. Siamo tornati a scendere in piazza per far sentire, in modo vibrante, la voce della protesta degli agricoltori italiani, che sono stanchi di restare inascoltati, anche quando le questioni assumono contorni drammatici, come quelli attuali". Politi si lamenta del "totale disinteresse" nei confronti del settore agricolo. "A noi si dice che le risorse non ci sono. Poi, invece, vengono varati interventi importanti per il settore dell'auto, per gli elettrodomestici, per i mobili - prosegue. "Ci sentiamo presi in giro. E questo non possiamo sopportarlo oltre. Abbiamo chiesto incontri a tutte le forze politiche presenti in Parlamento per far s&igrave; che vengano predisposte misure in grado di ridare fiato agli imprenditori agricoli. Lo stesso abbiamo fatto con Regioni ed enti locali". Sia nella finanziaria sia nel decreto anti-crisi del governo non si trovano interventi mirati alla soluzione delle complesse questioni che oggi assillano gli imprenditori agricoli italiani, denuncia la Cia. Nonostante le ripetute sollecitazioni e il quadro preoccupante delle imprese agricole, che vedono sempre pi&ugrave; allontanarsi sviluppo e competitività, non si sono reperite le risorse necessarie per ridare certezze e prospettive ad un settore che ora rischia di subire ulteriori effetti negativi da una crisi che si sta rivelando una delle pi&ugrave; complesse e difficili degli ultimi trent'anni.  Le richieste della Cia sono nette: la proroga di tre anni (ora ferma al 31 marzo prossimo) degli sgravi contributivi; correzioni al decreto legge sulle quote latte durante l'iter parlamentare; riduzione, anche con interventi di carattere fiscale, dei pesanti costi produttivi; alleggerimento degli oneri burocratici; finanziamento del Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali. "Dobbiamo capire che un Paese senza una valida agricoltura non ha futuro - rimarca Politi. "In altri Stati europei i problemi agricoli vengono affrontati in maniera diversa e certamente pi&ugrave; incisiva. Non si pu&ograve; continuare ad ignorare una realtà grave che è sotto l'occhio di tutti. Ecco perch&eacute; la nostra protesta sarà ferma e determinata. Ci battiamo con energia affinch&eacute; un grande patrimonio, quale è quello agricolo e rurale dell'Italia, non vada disperso e si frammenti ulteriormente. Le conseguenze sarebbero devastanti non solo per il settore, ma anche per l'intera economia".  La Cia in sostanza sollecita un nuovo progetto di politica agraria. E questo dovrebbe essere il compito della Conferenza nazionale sull'agricoltura e lo sviluppo rurale che andrebbe promossa in tempi rapidi. Di qui la nostra sollecitazione al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia affinch&eacute; sia coerente e mantenga l'impegno di avviare i lavori preparatori della Conferenza". Intanto si stanno moltiplicando nel territorio le manifestazioni di agricoltori. Un lungo corteo di trattori nei giorni scorsi ha bloccato il centro di Campobasso. "In dieci anni sono scomparse in Molise 4.500 imprese agricole - ha dichiarato Giuseppe Cristofaro, presidente regionale della Conferenza italiana agricoltori - occorrono pi&ugrave; investimenti ma anche una politica che dia molta pi&ugrave; importanza al settore". Alla manifestazione hanno aderito anche gli iscritti di Copagri e di Confagricoltura. ]]></description>
<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 07:20:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Siamo 60 milioni, grazie agli immigrati La maggior parte delle regioni italiane recuperano popolazione grazie agli immigrati e alla ripresa nel numero dei figli. Ma il Molise è in controtendenza: -3,5 per mille rispetto alla sostanziale stabilità italiana. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1184</link>
<description><![CDATA[ ROMA - L'Italia supera la soglia dei sessanta milioni di abitanti. Grazie principalmente ai movimenti migratori dall'estero. Lo evidenzia l'Istat che rende note le stime dei principali indicatori demografici. Sono dunque occorsi esattamente cinquant'anni anni (dal 1959) per il passaggio della popolazione da 50 a 60 milioni. Soltanto 33, invece, ne occorsero per il passaggio da 40 a 50 milioni, realizzatosi nel periodo 1926-1959, La stima per le nascite nel 2008 è pari a 576 mila unità (12 mila in pi&ugrave; rispetto al 2007), a fronte di 580 mila decessi, primato dal secondo dopoguerra (in realtà nel 2003 se ne registrarono 586 mila ma per via delle "memorabili" condizioni meteorologiche estive). Per quanto concerne le nascite, il fenomeno è da ricondurre principalmente a due fattori. Da un lato si assiste al recupero di natalità delle madri di cittadinanza italiana, conseguenti allo spostamento in avanti del calendario riproduttivo ben oltre l'età media dei trenta anni, dall'altro si fa sempre pi&ugrave; importante il contributo alla natalità delle madri di cittadinanza straniera. Si stima, infatti, che nel 2008 circa 88 mila nascite pari al 15,3% del totale sia avvenuto per merito di madri straniere (29 mila nel 1999, pari al 5,4%), di cui il 3,4% con partner italiano e il restante 11,9% con partner straniero. L'aumento dei decessi si inquadra nella logica del processo di invecchiamento della popolazione: maggiore è la quota di individui che anno dopo anno raggiungono le fasi estreme dell'esistenza maggiore sarà in valore assoluto l'ammontare dei decessi. A livello territoriale la dinamica naturale si presenta differenziata. Le regioni del Nord e del Centro sono caratterizzate da un saldo naturale negativo, rispettivamente -0,4 e -0,5 per mille abitanti, quelle del Mezzogiorno da un saldo naturale positivo pari a +0,7 per mille. Le regioni del Mezzogiorno mantengono, dunque, il ruolo di serbatoio naturale del Paese ma perdono il primato della natalità che va a vantaggio delle regioni del Nord e, in particolare, del Nord-est (9,8 per mille) dove, rispetto agli anni scorsi, pi&ugrave; forte è stato il recupero di natalità delle donne italiane e pi&ugrave; alta è l'incidenza delle nascite da madre straniera (oltre 1 su 5). Riguardo alla mortalità si confermano livelli pi&ugrave; alti nelle aree del Paese a pi&ugrave; forte invecchiamento, vale a dire nel Nord e nel Centro (rispettivamente 10,1 e 10,2 per mille), e pi&ugrave; bassi nel Mezzogiorno (8,9 per mille) la cui popolazione risulta ancora avvantaggiata da una struttura per età relativamente pi&ugrave; giovane. Ci sono per&ograve; situazioni in controtendenza. La pi&ugrave; clamorosa è in Molise dove si registra un saldo naturale negativo di 3,5, seguito da Abruzzo con 1,4, Basilicata con 1,3 e Sardegna con 0,4. Il peso dell'immigrazione è dunque determinante. Per il 2008 la stima del saldo migratorio è pari a 438 mila unità in pi&ugrave; dall'inizio dell'anno, per un tasso migratorio pari al 7,3 per mille (rispettivamente 495 mila e 8,3 per mille nel 2007). Questa quota comprende tre diverse voci: il tasso migratorio con l'estero (7,7 per mille), il tasso migratorio per altri motivi (0,6 per mille) ed il tasso migratorio interno (0,2 per mille). A fronte di circa 76 mila cancellazioni per l'estero si contrappongono ben 537 mila iscrizioni (497mila stranieri e 40mila italiani che rientrano in patria), con un saldo di 461 mila. Per quanto riguarda le cancellazioni, invece, la distribuzione si compone di 24 mila cancellati di cittadinanza straniera a fronte di 52 mila cancellati di cittadinanza italiana.  La capacità attrattiva del Paese si conferma in tutte le regioni. Le differenze territoriali sono dovute alla maggiore forza di richiamo esercitata dalle regioni del Centro-nord, dove si presentano maggiori opportunità di lavoro e integrazione: in queste due ripartizioni il saldo migratorio con l'estero è, rispettivamente, pari al 10,8 e al 9,4 per mille contro il 3,7 per mille del Mezzogiorno. Tra le regioni i valori massimi si riscontrano in Umbria (12,7 per mille), Emilia-Romagna (12,1) e Lazio (10,9), quelli minimi, ma comunque positivi, in Puglia (2,8), Basilicata (3,0) e Sardegna (3,0). Le stime della mobilità interna al territorio nazionale per il 2008 non evidenziano sostanziali novità rispetto al quadro già conosciuto. Le regioni del Nord e del Centro, con tassi rispettivamente pari a 2,0 e 1,2 per mille, rimangono meta preferita dei residenti del Mezzogiorno, dove si registra un saldo negativo del -2,7 per mille. Sotto questo profilo, mostrano un'elevata capacità attrattiva l'Emilia-Romagna (4,6 per mille), le Marche (3,0 per mille), la Valle d'Aosta e l'Umbria (2,6 per mille per entrambe), mentre Campania (-4,3 per mille), Basilicata (-4,0 per mille) e Calabria (-3,9 per mille) risultano, tra le regioni del Mezzogiorno, quelle con il maggior saldo negativo. L'incremento demografico Per prevalente effetto dei saldi migratori la crescita totale è positiva soprattutto nelle regioni del Nord-est (Emilia-Romagna +14,7 per mille, Veneto +11,7 per mille, Trentino-Alto Adige +11,7 per mille) e del Centro (Umbria +12,7 per mille, Marche +11,7 per mille, Lazio +11 per mille). Pi&ugrave; contenuta, ma superiore alla media nazionale (7,3 per mille) è invece la crescita totale per le regioni del Nord-ovest, con in primis la Lombardia (10 per mille). Nelle regioni del Mezzogiorno la crescita totale è inferiore alla media nazionale (Abruzzo escluso, 8 per mille) e assume segno negativo per Molise (-0,3 per mille) e Basilicata (-1,5 per mille). Secondo le stime, gli stranieri residenti in Italia ammontano a circa 3 milioni 900 mila al 1&deg; gennaio 2009, facendo cos&igrave; registrare un incremento di 462 mila unità (per un saldo totale pari al 12,6%) rispetto al 1&deg; gennaio 2008. La popolazione residente straniera costituisce il 6,5% del totale (5,8% nel 2007). Le cittadinanze straniere maggiormente rappresentate sono quella rumena (772 mila), albanese (438 mila) e marocchina (401 mila) che, cumulate, costituiscono il 40% delle presenze. La distribuzione degli stranieri sul territorio nazionale è nettamente pi&ugrave; elevata nelle regioni del Nord dove risiede il 62% degli stranieri (23% nella sola Lombardia), contro il 25% di residenti del Centro e il 12% del Mezzogiorno.    La composizione per età Al 1&deg; gennaio 2009 gli individui con 65 anni e oltre rappresentano il 20,1% della popolazione (erano il 17,8% nel 1999), mentre i minorenni sono soltanto il 17% (17,6% nel 1999). I giovani fino a 14 anni sono il 14% (14,4% nel 1999), la popolazione in età attiva, 15-64 anni, è pari a meno dei due terzi del totale (67,8% nel 1999). I residenti hanno in media 43,1 anni, circa due in pi&ugrave; rispetto a dieci anni prima. Fino all'età di 44 anni il numero degli uomini sopravanza quello delle donne. Dall'età di 45 anni fino al top della piramide le donne sopravanzano gli uomini e, come conseguenza dei pi&ugrave; alti livelli di sopravvivenza femminile nel corso degli ultimi 100 anni, il rapporto tra i sessi aumenta progressivamente da 1,2 all'età di 73 anni fino a 3,2 all'età di 95 anni. Ben visibili sono le generazioni nate a metà degli anni '60 (baby boomers) che anno dopo anno vanno a collocarsi tra le bande pi&ugrave; anziane del segmento di popolazione in età attiva. Ancora pi&ugrave; in basso, la piramide mostra una marcata inflessione come conseguenza dei pi&ugrave; bassi regimi di fecondità intercorsi tra la metà degli anni '70 e la metà degli anni '90 e che oggi caratterizzano le generazioni (baby busters) nella fascia 15-34 anni. Le regioni del Mezzogiorno conservano ancora il vantaggio di una popolazione meno invecchiata rispetto al resto del Paese, con in testa la Campania, unica regione peraltro rimasta con un'età media inferiore ai 40 anni e un rapporto anziani su giovani inferiore all'unità. Sul versante opposto si conferma la Liguria, nella quale risiede il maggior numero di anziani ultrasessantaquattrenni in rapporto al totale (26,8%) e dove il rapporto anziani su giovani è superiore a due. Nelle regioni del Nord, la presenza degli immigrati riequilibra leggermente la struttura per età della popolazione in favore delle classi di età giovanili e adulte. Gli stranieri residenti in Italia hanno infatti un'età media di soli 31,2 anni. Ma nelle regioni del Nord, probabilmente per via di un mercato del lavoro che funge da stimolo a un maggiore ricambio generazionale, gli stranieri hanno un profilo per età ancora pi&ugrave; giovane. Nel Nord l'età media degli stranieri è pari a 30,5 anni contro i 32,2 del Centro e i 32,8 del Mezzogiorno. Si ha, cioè, un quadro dell'invecchiamento inverso rispetto a quello della popolazione in generale, e un universo della popolazione straniera sempre pi&ugrave; "tappabuchi" dei vuoti generazionali lasciati dagli italiani.     L'allungarsi della vita media L'invecchiamento della popolazione è da attribuire all'eccezionale longevità degli italiani. Anche nel 2008 la popolazione ha beneficiato di ulteriori progressi di sopravvivenza. La stima della speranza di vita alla nascita è pari a 78,8 anni per gli uomini e a 84,1 anni per le donne. Rispetto al 2006, ultimo dato osservato, la crescita è di 0,4 e 0,1 anni, rispettivamente per uomini e donne. Continua cos&igrave; ad assottigliarsi la differenza tra i generi: da 6,9 anni nel 1979, anno di massimo storico, si è ridotta a 5,3 nel 2008. Il rallentamento della crescita di sopravvivenza tra le donne appare sensibile negli ultimi anni. Dal 2004 al 2008 guadagnano, infatti, solo 0,4 anni in pi&ugrave;, contro 0,9 anni degli uomini. A livello territoriale, le regioni pi&ugrave; longeve nel 2008 sono, per gli uomini, le Marche (79,6 anni), la Provincia autonoma di Trento (79,4) e la Toscana (79,4); per le donne, la Provincia autonoma di Bolzano (85,2 anni), le Marche (85,1) e l'Abruzzo-Molise (84,8). Su livelli minimi si trova, sia per gli uomini sia per le donne, la Campania (rispettivamente 77,4 e 82,8 anni).    Il comportamento riproduttivo Nel 2008 il numero medio di figli per donna (TFT) è stimato a 1,41. Il dato conferma che nel Paese è in atto una ripresa della fecondità che ha preso avvio dopo il 1995, anno in cui, con appena 1,19 figli per donna, si è registrato il minimo storico nazionale. Bench&eacute; si sia ancora molto lontani dall'obiettivo del livello di sostituzione delle coppie (2,1 figli), lo scavalcamento della soglia 1,4 figli è tuttavia significativo, considerando che sono trascorsi 23 anni dall'ultima volta che tale evento si è verificato (1,45 nel 1985). La ripresa della fecondità si lega a due importanti fattori. Il primo è il fenomeno della posticipazione dell'esperienza riproduttiva verso età sempre pi&ugrave; avanzate. Nel 2008 l'età media al parto delle donne italiane è stimata in 31,5 anni, solo un gradino pi&ugrave; in su di quella osservata nel 2006 (31,4) ma 1,7 anni in pi&ugrave; rispetto al 1995 (29,8). Tale fenomeno sta determinando in questi ultimi anni un processo di recupero soprattutto da parte delle generazioni di donne italiane nate tra la seconda metà degli anni '60 e i primi anni '70. Nel 2008, infatti, il numero medio di figli per donna stimato per le sole donne italiane è pari a 1,33, contro l'1,26 osservato nel 2006.  Il secondo importante fattore di ripresa della fecondità è determinato dal contributo delle donne straniere. Si stima che nel 2008 quest'ultime abbiano avuto una fecondità pari a 2,12 figli per donna (2,50 nel 2006). La ragione di ci&ograve; risiede nel fatto che le donne straniere hanno un calendario della fecondità decisamente pi&ugrave; anticipato rispetto alle italiane: l'età media al parto è infatti stimata sui 28,4 anni (27,6 anni nel 2006).  Ai primi posti nella graduatoria per maggiore propensione ad avere figli si trovano, nel 2008, sia regioni tradizionalmente prolifiche, come il Trentino-Alto Adige (1,59 figli per donna), la Campania (1,45) e la Sicilia (1,42), sia regioni che avevano raggiunto a metà degli anni '90 un livello di fecondità estremamente basso, al livello di un figlio per donna, come la Lombardia (1,49), l'Emilia-Romagna (1,45) e il Veneto (1,45). In quest'ultime regioni, peraltro, è pi&ugrave; forte il contributo specifico offerto alla fecondità da parte delle donne straniere. Ben il 19% per l'Emilia-Romagna, il 17% per il Veneto, il 16% per la Lombardia.      (G.C.) ]]></description>
<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 05:20:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Imprese degli immigrati a quota 165mila Edilizia, comparto alimentare, abbigliamento, artigianato, agricoltura. Gli immigrati sono sempre pi&ugrave; presenti in diversi settori ma come imprenditori. Il "v&ugrave; cumprà", insomma, è ormai affiancato da giacche e cravatte... ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1175</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Sarebbero 165mila le aziende degli immigrati in Italia, operanti nei settori pi&ugrave; disparati, dall'edilizia, che rimane il comparto prevalente, al commercio fino all'agricoltura, dove per&ograve; l'immigrazione resta soprattutto manovalanza, gestendo appena 2.500 imprese.  Sono i dati contenuti nella ricerca "Immigrati imprenditori in Italia" promosso da Ethnoland con il supporto del "Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes". Ethnoland è una fondazione milanese che lavora per l'integrazione degli extracomunitari attraverso corsi di formazione, studi settoriali, convenzioni e raccolte di aiuti per i paesi colpiti da catastrofi. Idea partorita dall'imprenditore africano Otto Bitjoka, che ha messo in piedi i locali Ethnoland Point e la rivista Ethnoland News. La ricerca, raccolta in un volume, approfondisce soprattutto il settore del commercio che offre gli spunti pi&ugrave; interessanti. Infatti gli immigrati dimostrano un notevole dinamismo come titolari di piccole aziende, nonostante la fase non proprio rosea del comparto e dell'attuale congiuntura economica. E' il caso delle società del settore alimentare, con numerose presenze arabe e nordafricane in genere, ma anche di bangladesi. Prodotti europei e cibi etnici ormai si sovrappongono. Caso particolare quello delle macellerie islamiche, che si differenziano per la particolare maniera con cui vengono macellati gli animali, tenendo conto delle prescrizioni contenute nel Corano. Nell'abbigliamento è nota la propensione imprenditoriale dei cinesi. Si registrano iniziative importanti soprattutto in Toscana e in Campania. Tra gli altri settori ricordiamo l'artigianato, i cosmetici, gli articoli sportivi. Si cominciano a registrare anche casi di agenti immobiliari stranieri che operano soprattutto per le comunità di connazionali. Il volume cita anche i laboratori odontotecnici. Nel campione delle persone intervistate, la maggiore propensione all'imprenditorialità appartiene alla comunità cinese (33% circa degli imprenditori, rispetto al totale dei cinesi intervistati), seguita da bangladesi (20%), marocchini (18%), senegalesi ed egiziani (intorno al 10%), ghanesi (7,6%), filippini (circa 7%), ecuadoriani (6,6%), albanesi (5%). Insomma, il "v&ugrave; cumprà" è in via d'estinzione, lasciando il posto a giacca e cravatta. ]]></description>
<pubDate>Tue, 24 Feb 2009 05:20:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Addio caro "tubo di Torricelli"... Il termometro a mercurio sparirà dal commercio dal prossimo 3 aprile. Conseguenza di una direttiva europea che farà sparire il mercurio dalla nostra vita. Ma rimane un po' di nostalgia per l'invenzione di Evangelista Torricelli... ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1172</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Ha resistito oltre quattrocento anni l'invenzione del fisico romano Evangelista Torricelli, studi dai gesuiti e assistente nientemeno che di Galileo Galilei. Ora quei "tubi di Torricelli", come venivano chiamati tecnicamente gli strumenti con la colonnina di mercurio, stanno per finire in soffitta. Con quel loro sfruttare il fenomeno fisico della dilatazione termica di un liquido al variare della temperatura. Dal prossimo 3 aprile potremmo dare il definitivo addio al termometro tradizionale, compagno di tante influenze. Poi, ad ottobre, sarà la volta dell'ultimo saluto al barometro. Motivo? Il mercurio inquina troppo. Certo, non costituisce una minaccia immediata quello chiuso nel vetro di un termometro. Nemmeno in caso di rottura, come spesso avviene quando ci sono ragazzini in casa. Ma i danni all'ambiente e alla salute arrivano per via indiretta. Il problema nasce soprattutto dallo smaltimento non adeguato: il mercurio disperso nell'ambiente si trasforma in metilmercurio che si concentra negli organismi viventi seguendo la catena alimentare, raggiungendo concentrazioni pericolose soprattutto in alcuni pesci. L'uomo, ultimo anello della catena, lo pu&ograve; ingerire mangiando pesci contaminati. L'Unione europea, sulla base di numerosi studi in materia, ha legiferato già dal 2007 per mettere al bando l'uso di questo metallo da tutte le attività umane. Certo, la data limite è il 2020. Ma si comincia proprio dagli oggetti d'uso quotidiano. Quindi parola fine per le apparecchiature di misura e di controllo contenenti mercurio, destinate all'uso di privati e, con alcune eccezioni, nel settore sanitario. L'Italia, anche in questo caso, si adegua. Mettendo da parte la nostalgia per quei film in cui la colonnina di mercurio attestava un po' di sacrosanta febbre per tentare di evitare servizi militari o perfino corride, come nel caso di Tot&ograve; in "Fifa e arena". E seppellendo anche un po' di nazionalismo per lo scienziato romano d'origine romagnola: di Torricelli, forse, ricorderemo solo l'Eulalia da Forl&igrave; citata in un noto valzer. Il decreto ministeriale ammazza-termometri tradizionali è impietoso: datato 30 luglio 2008, pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 20 ottobre 2008, fissa inesorabilmente la data del 3 aprile 2009. Mettendo definitivamente la parola fine alla commercializzazione di termometri a mercurio. Ma non al possesso. Le famiglie non dovranno buttare i termometri al mercurio che hanno in casa: la norma riguarda solo quelli che saranno fabbricati. E sono esclusi dalla disposizione tutti gli oggetti contenenti mercurio che risalgono a pi&ugrave; di 50 anni fa. In molte farmacie, dove la missione sanitaria va di pari passo con quella commerciale, è già in atto una campagna per promuovere la sostituzione dei termometri a mercurio con altri di moderna concezione. Le alternative? Quelli a contatto, a infrarosso, digitali. Insomma, quelli che anche per una febbre rispondono alla logica del "tutto e subito". Per i quali, la moderna scienza, assicura che non ci sono controindicazioni. Ma non sono soli. Perch&eacute;, per i tradizionalisti che invece si vogliono godere anche quei tre minuti per avere un responso, sensazione che garantiva il vecchio caro mercurio, si ripropone la barretta di vetro ma con dentro una lega di gallio, indio e stagno. Le iniziative dei negozi sanitari, oltre a promuovere il nuovo, si occupano anche del vecchio. Puntano infatti sulla raccolta "differenziata", consentendo di convogliare i vecchi termometri a ditte specializzate per lo smaltimento dei rifiuti tossici, evitando un'eliminazione inadeguata in caso di rottura. Anche perch&eacute; un liberarsi in massa dei termometri tradizionali a mercurio, soprattutto in modo non corretto, comporterebbe subito pi&ugrave; danni all'ambiente di quanti ne potrebbe subire in un lungo futuro. Siamo poi davvero sicuri, com'è accaduto con le vecchie lire, che gli italiani si separeranno definitivamente da quel pezzo di storia familiare, sia pure relegandolo in qualche cassetto dei ricordi insieme alle cinquecento lire d'argento della nonna? ]]></description>
<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 10:20:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Aids: 4mila nuovi casi l'anno Presentati a Roma i risultati dello studio Adone. I sieropositivi sono 120mila in Italia ma uno su quattro non sa di esserlo. Diminuisce sensibilmente la mortalità e migliorano le cure. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1158</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Di Aids si parla molto meno. Eppure, stando ai dati diffusi con lo studio Adone, avviato per analizzare gli effetti terapici di un trattamento medico, cresce il numero di persone che scoprono di aver contratto il virus Hiv in fase avanzata della malattia (oltre il 30%, dato europeo) e si stima che almeno un quarto dei 120mila soggetti Hiv positivi viventi in Italia sia inconsapevole del proprio stato. "E' un dato importante che dobbiamo riuscire a diminuire ribadendo l'importanza del test, che è un dovere civile oltre che l'unica speranza per tenere sotto controllo il virus - sottolinea Andrea Antinori, direttore dell'area malattie infettive dell'ospedale Spallanzani di Roma, a margine della conferenza stampa di presentazione dello studio. Il test, insiste Antinori, "è anonimo, gratuito, sicuro ed efficace e costituisce la grande possibilità per curarsi mantenendo una quotidianità a detta degli esperti &lsquo;normale'. Basti pensare che oggi l'aspettativa di vita pu&ograve; raggiungere i 50 anni per un paziente giovane". Antinori traccia anche l'identikit delle persone infettate di recente: "Hanno un'età pi&ugrave; adulta (38 anni contro i 26 anni del 1986), le donne sono circa un terzo del totale e la trasmissione avviene quasi esclusivamente per via sessuale. Se nella seconda metà degli anni Ottanta l'uso di sostanze stupefacenti per via endovenosa era correlato al 70% delle trasmissioni, oggi i tossicodipendenti sono meno del 10% dei nuovi infetti". Il virus, sottolineano gli esperti, oggi si trasmette quasi esclusivamente per via sessuale. Se è costante negli ultimi 7-8 anni il numero dei nuovi infetti, circa 4mila l'anno in Italia, diminuisce invece sensibilmente la mortalità. Merito delle terapie antiretrovirali. L'80-90% di tutti i pazienti seguiti nei centri di riferimento sono in condizione di soppressione virologica, percentuale impensabile fino a qualche anno fa - spiega il professore.  Lo studio, che ha coinvolto 203 pazienti, è nato per analizzare i risultati ottenuti con la terapia Atripla, un antiretrovirale in mono somministrazione quotidiana.  "I risultati preliminari mostrano un vantaggio sia nell'aderenza, sia in termini di preferenza del paziente nello switch a singola pillola, con un sostanziale mantenimento della risposta immunologica e virologica - sottolinea nel corso della conferenza stampa Franco Maggiolo, dell'Unità operativa malattie infettive degli Ospedali Riuniti di Bergamo. "I pazienti che hanno semplificato la terapia hanno fatto registrare una viremia controllata in circa il 98% dei casi. Praticamente la totalità dei pazienti non ha fallito la terapia, che con Atripla è risultata meglio controllata - spiega il professore. E' l'aderenza il fattore chiave della terapia antiretrovirale. Spiega Antonori. "Un'aderenza incompleta al trattamento rimane oggi la principale causa degli insuccessi della terapia. Almeno il 30% dei soggetti in terapia ha deviazioni dell'aderenza ottimale ed il traguardo della singola compressa giornaliera è epocale per la storia del trattamento di questa malattia, specie se consideriamo le terapie di 10 anni fa, cocktail di farmaci che potevano comprendere anche 25 compresse al giorno". Aggiunge Adriano Lazzarin, primario della divisione malattie infettive dell'Istituto scientifico San Raffaele di Milano. "Possiamo preoccuparci della qualità di vita dei nostri pazienti, che diventa ottimale. Il paziente in terapia antiretrovirale pu&ograve; oggi pianificare una vita quasi completamente normale, seppur con qualche limitazione. Si reca quattro volte l'anno in ambulatorio e la qualità dei farmaci impiegati consente anche di recuperare i casi di infezione resistente al farmaco e di diminuire gli effetti collaterali. Il paziente sieropositivo, oggi, è normalizzato ma continua a rivelarsi fondamentale scoprire precocemente la sieropositività. Per questo ribadiamo l'importanza del test HIV". ]]></description>
<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 10:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Unesco: a rischio lingue e dialetti Dei circa settemila idiomi parlati nel mondo, pi&ugrave; di un terzo è a rischio estinzione. La metà potrebbe sparire entro la fine del secolo. Un'emergenza che investe anche i dialetti italiani. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1154</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Pi&ugrave; di un terzo delle lingue parlate nel mondo sarebbe a rischio estinzione. E' l'allarme lanciato dall'Unesco, l'organizzazione fondata nel 1945 dalle Nazioni unite per l'educazione, la scienza e la cultura, che ha diffuso l'ultima versione dell'Atlante delle lingue. 
Dal testo risulta che 2.500 delle 6.900 lingue parlate nel mondo sarebbero in pericolo d'estinzione. In totale sono 538 quelle gravemente in pericolo, 502 quelle seriamente, 632 quelle sicuramente in pericolo e 607 quelle a rischio. Le pi&ugrave; a rischio si parlano in India (ne sono state classificate 196), negli Stati uniti (192) e in Indonesia (147). In Papua Nuova Guinea, dove si parlano 800 lingue, ne sono a rischio 88. Ben 199 sono parlate da meno di una decina di persone, tra cui il Karaim, noto ad appena sei persone in Ucraina, e il Wichita, usato da una decina di persone nell'Oklahoma. 
Insomma, è una vera e propria emergenza che interessa il nostro patrimonio linguistico. Dal 2000 si celebra ogni 21 febbraio la "Giornata internazionale della lingua madre". Il 2008 era stato proclamato dall'Onu "Anno internazionale delle lingue" proprio per evidenziare il problema, affidando all'Unesco l'organizzazione e la promozione di iniziative di sensibilizzazione con lo slogan "Le lingue contano". Non mancano inoltre strumenti internazionali e legali di tutela come la "Carta europea delle lingue regionali e delle minoranze linguistiche" o la "Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale" del 2003.
L'invito dell'Unesco ai governi e alle istituzioni interessate, cos&igrave; come a ogni cittadino del mondo, è quello di promuovere attività volte a incrementare e proteggere tutte le lingue, soprattutto quelle minoritarie e in pericolo. Ci&ograve;, tuttavia, senza trascurare la necessità dell'acquisizione di almeno un'altra lingua internazionale. Ma è noto che quando una lingua muore, scompare un mondo di tradizioni, ricordi, espressioni e pensieri. Preservare tale ricchezza è essenziale per salvaguardare cultura ed eredità storica di ogni società. 
Il problema è che ogni due settimane scompare un'idioma e si prevede che entro questo secolo la metà dei circa settemila idiomi parlati nel mondo potrebbe svanire. Sono dati preoccupanti riportati anche in uno studio del "Living tongues institute for endangered languages" e della "National geographic society". Del resto circa il 96% di tutte le lingue oggi è parlato solo dal 4% della popolazione. Un fenomeno che non risparmia l'Italia, terra dai mille dialetti, molti in grave pericolo di sopravvivenza. ]]></description>
<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 10:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Crisi? Pi&ugrave; viaggi ma brevi Gli italiani fanno pi&ugrave; vacanze ma di meno giorni. Inoltre preferiscono sempre pi&ugrave; ricorrere a case di parenti e amici. Tra le mete l'Italia è in crescita. Ma il Molise continua a rimanere fanalino di coda, per quanto potrebbe avvantaggiarsi della nuova tendenza. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1142</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Nel 2008 gli italiani hanno effettuato pi&ugrave; viaggi. In totale 122 milioni e 938 mila escursioni con pernottamento, pari a 706 milioni e 650 mila notti fuori casa. Una crescita di ben il 9,4%. Ma la crisi si fa sentire e la tendenza accentua il ricorso a vacanze brevi, che salgono del 16,7%, facendo scendere la media a viaggio dalle 6,5 notti del 2007 alle sei del 2008. E sotto il segno della recessione anche il ricorso all'ospitalità di parenti e amici (+25%), soprattutto in occasione di vacanze brevi (+39,5%). Sono alcuni dei dati diffusi dall'Istat con l'indagine campionaria "Viaggi e vacanze", condotta trimestralmente a partire dal 1997. Il campione del rilevamento è di 14mila famiglie l'anno (3.500 ogni trimestre), corrispondenti a circa 38.000 individui. La stragrande maggioranza delle trasferte avviene per vacanza. Solo il 13,1% è per motivi di lavoro. Inoltre aumenta il ricorso ad internet per le prenotazioni (circa uno su quattro). Per quel che riguarda la destinazione, sono aumentati gli spostamenti con destinazioni italiane (+10,4%), che rappresentano l'83,9% dei viaggi complessivi. Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia-Romagna e Veneto sono le regioni pi&ugrave; visitate: insieme hanno ospitato complessivamente il 44,9% dei flussi turistici interni, con quote comprese tra il 10,2% della Lombardia e il 7,2% del Veneto. In fondo alla classifica il Molise. Per le vacanze estive va bene il Mezzogiorno: nel trimestre luglio-settembre, le principali destinazioni per le vacanze lunghe si trovano in Sardegna (11,7% delle vacanze lunghe in Italia), Puglia (9,7%), Sicilia (9,0%), Calabria (7,8%) e Campania (6,4%). Tra le mete europee la Francia è il Paese pi&ugrave; visitato (19,6% dei viaggi all'estero), seguita dalla Spagna (10,2%), dalla Germania (6,3%) e dal Regno Unito (6,2%). La Grecia è invece al 7,2% quale meta delle vacanze. La Svizzera all'8,8% per le vacanze brevi. Fuori dall'Europa, l'Egitto e i Paesi del Magreb sono le mete pi&ugrave; frequentate. ]]></description>
<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
</item>
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<title><![CDATA[ San Valentino, in campo i sentimenti 14 febbraio: la ricorrenza è ormai un fenomeno prettamente commerciale. Come tutte le feste. Ma non manca qualche buona iniziativa: i chimici, ad esempio, ci spiegano le caratteristiche dell'innamoramento. Tra testosterone e feniletilamina... ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1123</link>
<description><![CDATA[ TERNI - Diventata da tempo, come la maggior parte delle ricorrenze, un fenomeno commerciale, per San Valentino si rinnovano annualmente iniziative in tutta Italia. La capitale di questa festa rimane Terni. Se non altro perch&eacute; qui si conservano le spoglie del santo martirizzato dall'imperatore Claudio II nel 496 d. C. Fu Gelasio I, un paio di secoli dopo, a nominarlo patrono degli innamorati per porre un freno ai lupercalia dedicati al dio Luperco, riti pagani sulla fertilità. Nella città umbra, per la ricorrenza, arrivano coppie da tutta Italia. Obiettivo: visitare per buon augurio la Basilica di San Valentino. Tradizione divisa con Savona, dove altre reliquie sono presenti nella Cattedrale di Maria Assunta. San Valentino, per&ograve;, resta soprattutto una festa commerciale. Cene nei ristoranti, boom di biglietti d'auguri, di fiori, di cioccolatini e di peluche. A seguire l'intimo, quasi un'appendice del capodanno, ma anche prodotti tecnologici, gioielli, creme e profumi. La crisi sembra possa incidere solo in minima misura di fronte ai sentimenti. C'è poi il fenomeno sms. Solo su Roma, i messaggini inviati con il cellulare produrranno un volume d'affari stimato sui 2 milioni di euro.  A scendere in campo anche il Consiglio nazionale dei chimici, che in occasione di questa ricorrenza intende spiegare i perch&eacute; dell'innamoramento. E cita i livelli di vasopressina e di ossitocina, decisivi per un lungo innamoramento e per la fedeltà, mentre il classico colpo di fulmine sembra essere correlato agli effetti della feniletilamina, molecola in grado di dare risultati simili a quelli delle anfetamenine e che rilascia la dopamina. Determinante anche la norepinefrina e una bassa attività di serotonina nel cervello. Il pi&ugrave; noto testosterone incide invece sulle passioni. La filiera dell'amore insomma è governata dalla chimica, ricordano gli operatori del settore. Un uomo con livelli bassi di vasopressina è geneticamente predisposto al tradimento, quello con livelli alti è di solito un romanticone.  Tra le iniziative pi&ugrave; originali, la distribuzione gratuita di diecimila preservativi nel centro di Milano tramite decine di biciclette e un pulmino. L'iniziativa intende sensibilizzare l'attenzione dei giovani su un argomento delicato come quello della prevenzione. Le statistiche dicono che un solo ragazzo su tre ne fa uso. L'evento è promosso dalla Durex, leader mondiale del settore. (A.N.) ]]></description>
<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Censis: ecco l'Italia della speranza La fondazione di De Rita censisce 171 realtà territoriali d'eccellenza nel nostro Paese. I distretti produttivi, dove dominano Veneto, Emilia e Lombardia, quelle turistici con Alto Adige e Toscana in testa e i poli dell'innovazione. Molise e Lazio latitanti. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1118</link>
<description><![CDATA[ MANTOVA - Sono 161 le realtà territoriali italiane d'eccellenza, individuate dal Censis, in grado di guidare la reazione alla crisi. Annoverano 71 territori produttivi industriali e 65 aree dell'accoglienza e del turismo, per complessivi 1.759 comuni (il 21,7% dei comuni italiani, con una superficie pari al 21,1% del territorio nazionale) e una popolazione di 14,6 milioni di abitanti (il 24,5% della popolazione residente). A questi si aggiungono 25 poli dell'innovazione e della logistica. Tra quelle industriali, al primo posto c'è la Riviera del Brenta, in Veneto, quindi Langhirano, nel Parmense, celebre per gli insaccati, poi Montebelluna, ancora Veneto. A seguire Lumezzane (Brescia), il Cadore, in Veneto, il distretto emiliano di Sassuolo e la lombarda Brianza. Ottavo posto per Vicenza, nono ancora in Veneto con Castelfranco e decimo Fermo, nelle Marche. A seguire 34 territori con punteggio compreso tra 70/100 e 80/100 (il 48% del totale), tra cui Fabriano, Prato, Arzignano, l'Albese, Carpi, Valenza Po, la Inox Valley, il Canavese; 27 territori con punteggio inferiore a 70/100 (il 38% del totale), tra cui Biella, Arezzo, il Valdarno e alcune realtà produttive del Mezzogiorno, come Solofra, Mazara del Vallo, Barletta, Matera. Le 65 aree dell'accoglienza comprendono invece 16 territori con punteggio superiore a 80/100 (il 24,6% del totale), in testa Portofino, poi Venezia e Cortina-Cadore, a Taormina, poi il Chianti, la Val Gardena e l'Alta Badia (entrambe in provincia di Bolzano), la toscana Val d'Orcia al settimo posto, ottava Courmayeur, quindi Capri-Ischia e Pantelleria. Rappresentano la punta della qualità in termini ambientali e turistici del Paese; 26 territori con punteggio compreso tra 70/100 e 80/100 (il 40% del totale), come il Salento, la Costa Smeralda, le Langhe, la Franciacorta, il Montefeltro, la Versilia, la Maremma; 23 territori con punteggio inferiore a 70/100 (il 35,4% del totale), tra cui la Valle di Noto, il Monferrato, il Conero, la Garfagnana, l'Etruria meridionale, l'Oltrepo Mantovano. I 25 poli dell'innovazione e della logistica sono snodi relazionali localizzati in posizioni strategiche: dall'interporto Quadrante Europa di Verona alla Fiera di Milano, dal Politecnico di Torino all'Area Science Park di Trieste, dal San Raffaele o i laboratori di fisica del Gran Sasso all'Ismett di Palermo. Si conferma la loro concentrazione nel Nord del Paese e nelle principali regioni urbane. L'arcipelago delle eccellenze territoriali rappresenta una componente fondamentale del sistema Italia. Con pi&ugrave; di 1,3 milioni di imprese attive (il 26% delle imprese italiane), di cui oltre 200 mila manifatturiere (il 31,3% del totale Italia), vantano una produzione pari a 377,7 miliardi di euro (riferita al 2007), ovvero il 24,6% del Pil nazionale (e un Pil per abitante di 26.200 euro rispetto a una media nazionale di 25.900 euro). La gran parte dei comuni eccellenti (il 48%) è localizzata al Nordovest, il 22,7% al Nordest, il 14,7% al Centro, il 14,6% al Sud. La stragrande maggioranza dei territori dell'eccellenza produttiva è localizzata al Nord (il 79,3% dei comuni) e solo il 6,7% al Sud. Anche per turismo e accoglienza di elevata qualità, il Nordovest mantiene il primato, con il 41,7% dei comuni eccellenti. Tuttavia, in questo caso il Sud d'Italia recupera posizioni, essendovi localizzato il 32% dei territori di pregio.  Vanno poi segnalate le "aristocrazie territoriali" che, combinando vocazioni complesse (quella produttiva e quella turistico-ambientale), sono la testimonianza di come il territorio, se valorizzato alla massima espressione nelle sue plurime qualità, pu&ograve; costituire un eccezionale motore di sviluppo economico. Pur rappresentando solo l'1,4% dei comuni italiani, le aristocrazie territoriali contribuiscono per il 2,1% alla creazione del Pil nazionale e presentano una spiccata dinamicità imprenditoriale (97,3 imprese attive ogni 1.000 abitanti) e un Pil pro-capite superiore del 28,2% a quello medio nazionale.                                "Anche nella difficile congiuntura che attraversa l'economia italiana, provocata dal credit crunch anglo-americano, l'appello al rilancio che viene dalle istituzioni, dai media e dall'opinione pubblica, converge sul rafforzamento dei fattori meno volatili, sulla produzione industriale di qualità, sulle tecnologie, e punta a valorizzare il capitale culturale e paesaggistico in quanto veicolo di immagine e occasione per creare reddito. In definitiva, punta a un ritorno ai territori - ha commentato Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, presentando i dati della ricerca. L'indagine del Censis presso un campione di testimoni privilegiati rappresentativo di realtà d'eccellenza evidenzia che l'elemento che pi&ugrave; contribuisce a determinare la qualità di un territorio è il capitale umano: il 48% segnala al primo posto il dinamismo imprenditoriale, il 40% la qualità delle risorse umane e il 35,5% la validità della classe dirigente locale. Tra gli elementi che invece ostacolano il territorio spiccano le inefficienze organizzative: per il 46,7% pesano le carenza infrastrutturali, per il 41,2% la miopia delle classi dirigenti politiche e imprenditoriali, per il 36,8% la mancanza di collaborazione tra i soggetti locali, per il 24,2% il cattivo funzionamento delle amministrazioni pubbliche locali. L'essere un contesto connotato da solide caratterizzazioni produttive, culturali, ambientali o turistiche, l'avere un'immagine consolidata, l'essere stato protagonista negli ultimi anni di importanti fenomeni di crescita sotto il profilo relazionale e produttivo, non sono bastati a mettere i territori d'eccellenza completamente al riparo dalla crisi. Il 40% dei testimoni locali interpellati dichiara che la crisi ha colpito pesantemente la propria area. Tuttavia, per quasi l'80% alla fine il territorio uscirà bene dall'attuale congiuntura. La strada per favorire il successo della propria area, prima ancora della relazionalità con altri territori (indicata dal 10,4% del campione) o della salvaguardia del patrimonio di risorse ambientali e culturali (12,1%), o ancora dell'incremento dell'efficienza (11,5%), è per il 62,6% degli intervistati la capacità di innovare, vero brand pivot dell'eccellenza.                                                                                    (Giampiero Castellotti) ]]></description>
<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Nvidiosi, attenti alla salute Una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista "Science" spiega che il sentimento dell'invidia determina dolore analogo a quello fisico. Tesi confernata dalla risonanza magnetica. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1111</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Dante li trova nel Purgatorio coperti di cilicio e con le palpebre cucite con fil di ferro. Seduti, recitano le litanie dei santi e ascoltano esempi di umiltà. Puniti per aver gioito nel vedere le disgrazie altrui. Gli invidiosi non hanno mai goduto grandi simpatie nella letteratura. Esopo ne ha costruito una delle pi&ugrave; celebri favole, La volpe e l'uva. Da Orazio a Plinio il Vecchio, che con la sua saggezza sosteneva che si è pi&ugrave; facilmente invidiati che imitati, da Boccaccio a Metastasio, da Balzac a Moravia è ricco il campionario di aforismi su uno dei pi&ugrave; diffusi tra i sette peccati capitali. Francesco Alberoni, nel 1991, c'ha scritto uno dei suoi pi&ugrave; celebri libri, "Gli invidiosi", appunto. Ora, per&ograve;, è la scienza a consigliare agli invidiosi di evitare gli eccessi. Perch&eacute; provare "odio dell'altrui felicità", come Sant'Agostino definiva questo cattivo sentimento, pu&ograve; far male alla salute, facendo provare un vero e proprio dolore fisico. Al pari di una slogatura o di una lussazione.  Parola di Hidehiko Takahashi dell'Istituto Nazionale di Scienze Radiologiche a Inage-ku, Chiba, in Giappone. Lo scienziato nipponico ha dimostrato, utilizzando la risonanza magnetica, che l'invidia accende nel cervello esattamente le stesse aree attivate dal dolore fisico. Tra i motivi di recrudescenza, il fatto che il sentimento si alimenta internamente, spesso in solitudine, arrecando un vero e proprio martirio anche fisico. Ma non sempre. Perch&eacute; godere per la sofferenza altrui, altra faccia della stessa medaglia, pu&ograve; far sentire un vero piacere, come nell'assaporare un dolce. A dimostrarlo sono le aree cerebrali che si attivano nel momento in cui proviamo queste emozioni. Anche qui c'è un'aggravante: quando a soffrire è una persona che invidiamo.  La duplice scoperta della "fisicità" di questi due sentimenti è stata resa nota dalla rivista Science, dove è stata pubblicata la ricerca. Gli scienziati hanno coinvolto nel loro studio 19 persone, inducendole a provare invidia verso altri individui e a gioire del dolore altrui. La risonanza magnetica funzionale ha confermato che l'invidia attiva il pi&ugrave; importante "snodo" neurale del dolore fisico della corteccia cerebrale. Al contrario la gioia per il dolore altrui attiva il centro del piacere che viene solitamente attivato quando siamo appagati dal sesso o dal cibo. Se proprio è possibile riabilitare le vittime preferite da Dante, va osservato che l'invidia scaturisce da meccanismi "sociali" necessari per l'evoluzione dell'uomo, in quando per attivarla è necessaria l'aggregazione. (G.C.) ]]></description>
<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ A Roma sempre pi&ugrave; stranieri Ormai a Roma e provincia quasi un abitante su dieci è straniero. Percentuale destinata a raddoppiare nei prossimi vent'anni. I dati del nuovo Rapporto Caritas sull'immigrazione.  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1102</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Cresce sensibilmente il numero degli stranieri residenti a Roma e provincia. All'inizio del 2008 erano circa 322mila, 43.347 in pi&ugrave; dell'anno precedente. Pari al 82,3% del totale regionale (390.993) e al 9,4% di quello nazionale. Aumentano soprattutto nei centri della provincia rispetto alla Capitale. L'incidenza sul totale della popolazione romana (7,9%), supera la media nazionale (5,8%).  Tuttavia una stima globale che tiene conto anche dei non registrati, porta a circa 404.400 le persone straniere presenti nella provincia di Roma e a circa 481 mila nel Lazio. Sono alcuni dati contenuti nel quinto Rapporto di 432 pagine sull'immigrazione redatto dall'Osservatorio romano sulle migrazioni della Caritas diocesana di Roma.  Sul totale della popolazione, si legge nella pubblicazione, la maggior parte degli stranieri arriva direttamente dall'estero, mentre poco pi&ugrave; di ottomila si sono trasferiti nel territorio romano da altri centri italiani. Sono circa 4.500 i nuovi nati da genitori stranieri. Circa 400 i deceduti. Il dato pi&ugrave; interessante sono i 45.524 minori nati in Italia e che, quindi, rientrano a pieno titolo nella "seconda generazione" dell'immigrazione, nonostante dal punto di vista giuridico continuino ad essere stranieri, alla pari dei loro genitori. In 33.434 risiedono nella città di Roma (il 73,4% di tutti i minori stranieri nati in Provincia), seguita da Guidonia Montecelio (dove il numero è di 814), Ladispoli (660), Pomezia (651), Tivoli, Fonte Nuova, Fiumicino e Anzio (oltre le 500 unità), Ardea (410).Tra i centri con pi&ugrave; stranieri, ovviamente dopo Roma, si segnalano Guidonia con 6.244 stranieri (8% della popolazione), Fiumicino (9,1%), e Ladispoli (14,9%) con 6.000, Pomezia con 4.800, Anzio e Tivoli con 4.000, Albano, Ardea, Cerveteri, Fonte Nuova (12,5%), Marino, Nettuno e Velletri tra i 2.000 e i 3.000 residenti. I romeni, cos&igrave; come avviene a livello nazionale, sono diventati il primo gruppo di immigrati per numero di residenti nella provincia di Roma con 92.258 unità, quasi un terzo dei residenti stranieri complessivi. Subito dopo i romeni, i pi&ugrave; numerosi non sono albanesi, marocchini e cinesi, come accade nella media statistica nazionale, bens&igrave; una comunità asiatica, quella dei filippini (8% del totale), e un'altra comunità europea comunitaria, quella dei polacchi (5,6%). Tra i maggiori incrementi i provenienti dallo Sri Lanka, i polacchi e gli albanesi. Il Rapporto dedica specifici capitoli per studiare origini e modalità di inserimento a Roma di migranti ecuadoriani, albanesi, pakistani, peruviani, romeni, moldavi, nigeriani, rom, ucraini, bangladesi e greci. La ripartizione sul territorio romano mostra per il 2008 la concentrazione massima in tre aree, l'una centrale e le altre alla periferia della città: i Municipi I e XX, luoghi storici di insediamento, ai quali si aggiunge l'VIII, tre Municipi che insieme accolgono oltre un quarto degli stranieri residenti a Roma. In alcuni Municipi la presenza si spiega con una maggiore offerta di lavoro, spesso collaborazioni domestiche e lavoro di cura alle persone (soprattutto le comunità ucraina, moldava, romena e peruviana), in altri con le maggiori opportunità abitative. Nelle scuole il numero degli stranieri è intorno all'8%. Le aziende di immigrati a Roma sono all'incirca 12mila, concentrate per un sesto nel I Municipio (2.651), con il ben noto protagonismo di bangladesi e cinesi, mentre quelle edili, gestite in prevalenza dai romeni, prediligono l'VIII Municipio in quanto a ridosso del raccordo anulare. Circa 1,5 miliardi euro partono dalla Provincia di Roma come rimesse. Qui i maggiori protagonisti sono i cinesi e i filippini (le cui rimesse incidono per il 30% sul Pil del loro Paese). Non mancano proiezioni per il futuro. Se negli ultimi dieci anni gli stranieri residenti nella Capitale sono quasi raddoppiati (nel 1999 erano 145.289), tenendo conto delle stime Istat, la popolazione straniera del Lazio dal 2010 al 2030 dovrebbe passare da 470mila a 820mila unità, con un tasso medio annuo di crescita del 3,7%, sedici volte superiore a quello dell'intera popolazione. Per il 2050 ci sarebbe un immigrato ogni cinque italiani.      Secondo il direttore della Caritas romana, monsignor Guerino Di Tora, intervenuto alla presentazione del rapporto "anche in questa fase di crisi economica si aggiungono annualmente alla popolazione romana migliaia e migliaia di stranieri tra nuovi nati, altri parenti che si ricongiungono e nuovi lavoratori che arrivano dall'estero. La domanda fondamentale rimane sempre la stessa: i nostri problemi sono da addebitare unicamente o in prevalenza agli immigrati? Essi, in ultima analisi, sono un problema o una risorsa? L'immigrazione, come uno specchio, riflette i problemi incontrati nel Paese di accoglienza, che erroneamente riteniamo importati. &Egrave; fondato ritenere che, cos&igrave; come per gli aspetti positivi dell'andamento della città il merito va parzialmente agli immigrati, lo stesso si deve dire per gli aspetti negativi che sono di natura strutturale e di vecchia data". ]]></description>
<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Il calvario della procreazione assistita Secondo una ricerca del Censis su un campione di 606 coppie in trattamento con tecniche di procreazione medicalmente assistita la legge 40 viene avvertita come un ostacolo al lungo e complesso percorso per avere un figlio. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1101</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Combattere l'infertilità, piaga sempre pi&ugrave; diffusa, costituisce un percorso lungo e tortuoso. Il quadro normativo italiano, poi, sfavorisce le coppie che vogliono avere un figlio mediante tecniche di procreazione medicalmente assistita. E' quanto asserisce l'80,5% delle coppie italiane con problemi di fertilità, secondo una ricerca promossa dal Censis con la Fondazione Serono e presentata a Palazzo Marini a Roma. I problemi di infertilità si configurano in generale come particolarmente complessi e spesso molto dolorosi per l'insieme di problematiche che comportano e per il particolare impatto sulla dimensione psicologica che esercitano. Dalla fase di riconoscimento del problema alle difficoltà di diagnosi fino alle diverse scelte ed esperienze di intervento, l'iter medico a cui sono soggette le coppie con problemi di infertilità è molto spesso lungo e tormentato, e, talvolta, non necessariamente risolutivo. Lo studio del Censis, che ha riguardato un campione di 606 coppie (l'età media degli uomini è pari a 37,7 anni, quella delle donne a 35,3) in trattamento con tecniche di procreazione medicalmente assistita presso 20 Centri riconosciuti dal Registro italiano PMA, ha inteso proprio portare alla luce l'articolata realtà di queste coppie ed in particolare la storia, le aspettative e le difficoltà incontrate da coloro che hanno deciso di intraprendere tale percorso. Dal'indagine risulta che in media passano 21,4 mesi tra i primi tentativi di avere un figlio e il ricorso a un medico. E per il 77,4% delle coppie la legge 40 ha ridotto le loro possibilità di diventare genitori e svantaggia soprattutto chi ha meno possibilità economiche. La legge è criticata soprattutto perch&eacute; "si preoccupa troppo degli aspetti etici" (71%), mentre solo il 37,7% del campione è convinto che "metta al centro la salute delle donne".  Il trascorrere del tempo senza riuscire ad ottenere una gravidanza rappresenta una delle cause principali di disagio (per l'87,3% delle coppie). Poco meno della metà (44,5%) soffre per il sentimento di diversità legato alla condizione di infertilità. Il 44% vive questo problema come un assillo, sembra non riuscire a pensare ad altro. Una coppia su dieci non ha confidato a nessuno n&eacute; l'esistenza del problema, n&eacute; di essere in cura; il 20% circa non trova comprensione presso amici e parenti; quasi il 30% lamenta un peggioramento della qualità della vita sessuale. Oltre la metà delle coppie (il 56,2%) ha inoltre lamentato difficoltà nel conciliare le esigenze della terapia con i tempi lavorativi, sommando cos&igrave; ai disagi emotivi e pratici anche una problematica professionale. E' alta la quota di coloro che si dicono disposti ad andare in un centro all'estero (il 55,5%), mentre il 32,5% sarebbe disposto a sottoporsi a fecondazione eterologa (vietata nel nostro Paese). In gran parte le coppie sono per&ograve; fiduciose che riusciranno, prima o poi, ad avere un figlio (il 70,8%), e se la terapia cui si stanno sottoponendo non avrà successo, ci riproveranno (per il 65% circa, e quasi il 5% ha già deciso che lo farà all'estero). Sette coppie su dieci indicano che questa esperienza ha consolidato il rapporto. "L'infertilità è un problema diffuso che in Italia riguarda una coppia su cinque di quelle in età fertile - spiega Giovanni Scacchi, presidente della Fondazione Cesare Serono. "Attraverso la realizzazione di questa indagine, abbiamo voluto dare voce proprio a coloro che convivono ogni giorno con il dramma di non poter avere figli. L'obiettivo è di far conoscere anche il loro punto di vista, non sempre preso in considerazione all'interno dei grandi dibattiti sul tema della fecondazione assistita". L'accesso a un centro di procreazione medicalmente assistita rappresenta il punto di arrivo di un percorso che spesso taglia fuori le coppie pi&ugrave; deboli sotto il profilo culturale ed economico. Le donne del campione intervistato sono laureate nel 30,3% dei casi (la quota corrispondente nella popolazione generale è pari al 17,7%), gli uomini sono laureati nel 26,9% dei casi (contro il 14,2% della popolazione generale maschile). In tutte le fasi del trattamento terapeutico si rileva che le coppie svantaggiate sotto il profilo culturale hanno perso pi&ugrave; tempo, hanno sofferto di pi&ugrave;, e probabilmente molte di loro hanno rinunciato prima di arrivare al centro di procreazione assistita. Il tempo intercorso tra i primi tentativi di diventare genitori e il primo contatto con il medico (21,4 mesi in media) passa da 15,5 mesi per le coppie con titoli di studio pi&ugrave; elevati a 30 mesi per quelle con basso tasso di scolarizzazione. Il percorso diagnostico rappresenta una fase piuttosto lunga e complessa. Dura in media poco pi&ugrave; di un anno (13,6 mesi). Ma la variabile territoriale e soprattutto quella culturale pesano in modo decisivo sui tempi. Si arriva a 18,7 mesi in media al Sud e 21,3 mesi tra le coppie meno scolarizzate, contro i 9 mesi nel Nord Est e i 10,4 mesi delle coppie pi&ugrave; istruite. Ad aver ottenuto una diagnosi certa sulle cause dell'infertilità è il 63,8% delle coppie, il 29,1% non l'ha ottenuta, mentre nel 7,1% dei casi è rimasta incertezza sulle cause possibili. Il ruolo del ginecologo si conferma centrale. &Egrave; sua la diagnosi nel 48,4% dei casi in cui ne è stata formulata una. Il 47,4% delle coppie ha per&ograve; dovuto interpellare pi&ugrave; medici prima di arrivare a una diagnosi. Il valore aumenta ancora una volta tra le coppie residenti al Sud (55,1%) e tra quelle con livelli di istruzione pi&ugrave; bassi (56%). "Il percorso delle coppie che effettuano i trattamenti di procreazione medicalmente assistita è lungo e spesso tortuoso - afferma Concetta Vaccaro, responsabile del settore welfare del Censis. "Il percorso è tendenzialmente pi&ugrave; facile per chi ha un livello culturale e socioeconomico pi&ugrave; elevato. Queste coppie individuano prima il problema e riescono in tempi brevi ad avviare gli interventi pi&ugrave; appropriati, senza perdersi nei meandri di un sistema frammentato e pieno di ostacoli. Circa un terzo delle coppie non fertili sperimenta una sofferenza psicologica profonda che pu&ograve; minare anche lo stesso rapporto di coppia". ]]></description>
<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Connessioni pericolose in Rete Bilancio della giornata internazionale per la sicurezza su internet. I minori i soggetti pi&ugrave; a rischio. In Italia sono pi&ugrave; della metà i ragazzi che usano abitualmente servizi web. Se nel 2005 èil 37,9% degli adolescenti, ora la percentuale è arrivata al 69,4%. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1097</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Sesta edizione per la Giornata per la sicurezza in internet (Safer internet day), istituita dalla Commissione europea e da Insafe, la rete europea per la sicurezza in internet, indirizzata in particolare a bambini, genitori, scuole, istituzioni politiche e media. L'iniziativa, che mira a sensibilizzare i ragazzi sui potenziali rischi che possono incontrare nell'ambiente cibernetico, lo scorso anno ha registrato un successo senza precedenti: oltre 120 organizzazioni di 56 Paesi hanno preso parte alle celebrazioni organizzando iniziative locali, nazionali e pan-europei, rivolte in particolari ai giovani e alle scuole. Per questo 2009, l'evento principale in Lussemburgo, presenziato da Viviane Reding, commissario europeo per la società dell'informazione e dei media, incentrato sul fenomeno dei social network, ampiamente e rapidamente diffuso tra i giovani negli ultimi anni. Per l'occasione i pi&ugrave; importanti siti di social networking in Europa (diciassette gestori tra cui Google, YouTube, Facebook, Giovani.it, Microsoft Europe, Myspace, Netlog, Yahoo) hanno firmato uno storico accordo in cui l'industria si impegnerà a massimizzare i benefici della rete impegnandosi a far fronte ai rischi per bambini e giovani. Nello scorso dicembre l'Unione europea ha adottato un nuovo "Safer internet programme" per il periodo 2009-2013, attraverso il quale investe 55 milioni di euro per rendere la rete un ambiente pi&ugrave; sicuro. In particolare intende combattere la diffusione di contenuti illegali o indesiderati. In tale ambito, per offrire ai bambini ed ai giovani le capacità di gestire tali rischi, la Commissione lancia una campagna di comunicazione in tutta Europa, presentando in particolare un video-clip sul tema del cyber-bullismo, uno dei problemi legati alla rete riscontrati pi&ugrave; frequentemente dai giovani che utilizzano internet. Attualmente sono circa 41 milioni i minori europei che usano regolarmente internet. Costituiscono il 35% in pi&ugrave; rispetto al 2008. Le previsioni parlano di 107 milioni nel 2012.  In Italia sono ormai pi&ugrave; della metà i ragazzi che usano abitualmente servizi web. Se nel 2005 solo il 37,9% degli adolescenti chattava, ora la percentuale è arrivata al 69,4%. E di questi tantissimi sono i pi&ugrave; piccoli: circa un bambino su tre tra i 7 e 11 anni "smanetta" con competenza (tre anni fa tale percentuale si attestava al 13%). Dati frutto di un'indagine di Telefono Azzurro ed Eurispes. Secondo lo studio, i navigatori adolescenti di Youtube costituiscono il 73,8% (erano il 65,3% nel 2007). Aumentano, inoltre, gli adolescenti che dichiarano di aver diffuso false informazioni su una persona (13,2%) e che ammettono di aver utilizzato la rete per escludere volontariamente una persona da un gruppo on line (10,8%).  Piaga purtroppo molto presente quella delle molestie online, concentrata soprattutto nelle regioni centrali (15,8%). Il 58,4% degli adolescenti intervistati dichiara di troncare ogni rapporto quando riceve molestie via Rete. Quasi uno su due evita di rispondere. Il 13% afferma di evitare la chat, il forum o il sito dove ha conosciuto il molestatore. Il 19,8% invita il molestatore a non dare pi&ugrave; fastidio. Solo il 3,1% ne parla con un adulto. La ricerca evidenzia anche come i giovani vogliano essere informati dei rischi della Rete e accompagnati ad un corretto uso di internet. L'80% vuole pi&ugrave; informazione, il 64% chiede ai gestori che non siano necessarie troppe informazioni per accendere un profilo su un social network e pi&ugrave; della metà li invita a fare pi&ugrave; campagne informative per proteggere i giovani dal cattivo uso di internet.  L'indagine è stata presentata a Roma, presso la Camera dei deputati, nell'ambito del convegno "Le connessioni pericolose" introdotto da Gabriella Carlucci, vicepresidente della Commissione parlamentare per l'infanzia, con la presenza, tra gli altri, di Ernesto Caffo, presidente del Telefono Azzurro, Domenico Vulpiani, direttore del Centro nazionale per il contrasto alla pedo-pornografia on-line della Polizia postale, Franco Mugerli, presidente del Comitato media e minori del ministero dello Sviluppo economico, Luigi Mancuso, responsabile IV Sezione del Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma. Intanto il Consiglio d'Europa, in occasione della sesta giornata per la sicurezza dei minori in internet, lancia la guida "The Internet Literacy Handbook", manuale che indica la strada dell'educazione all'uso di internet sia i ragazzi sia i genitori e gli insegnanti e soprattutto li guida nella partecipazione ai social network. ]]></description>
<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
</item>
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<title><![CDATA[ Testicoli in "fumo": colpa delle canne? Una ricerca americana studia il collegamento tra un uso massiccio di marijuana e le neoplasie ai testicoli (che in Italia colpiscono un migliaio di giovanissimi ogni anno). ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1092</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Una tegola sull'antiproibizionismo. Secondo una ricerca del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle (Usa), condotta su 369 uomini dai 18 ai 44 anni con cancro ai testicoli e su 979 persone sane, esiste un legame tra un utilizzo frequente o prolungato di marijuana e l'aumento del pericolo di tumore ai testicoli. La ricerca, pubblicata sul numero del 9 febbraio della rivista "Cancer", rileva che tra i consumatori abituali di marijuana il rischio raddoppia rispetto ai coetanei che non hanno mai fumato uno spinello.
Secondo lo studio, il primo che indaga sul legame tra marijuana e questo tipo di tumore, consumare "canapa indiana" comporta un 70% di pericolo in pi&ugrave;, che arriva a far raddoppiare il rischio di ammalarsi di cancro ai testicoli a chi la fuma regolarmente (almeno una volta la settimana) o fin da giovanissimo.
Cominciare a fumare cannabis prima dei 18 anni aumenta il rischio di cancro perch&eacute; il principio attivo contenuto nella sostanza stupefacente agirebbe negativamente sulle cellule ancora immature dei testicoli, trasformandole in tumorali negli anni successivi. Secondo Janet Daling, tra gli autori della ricerca, la pubertà rappresenta un periodo di maggiore vulnerabilità ai fattori ambientali, come le sostanze chimiche presenti nella marijuana. Proprio dalla scoperta che i testicoli sono uno dei pochi organi dell'organismo ad avere i recettori della tetrahydrocannabinolo (THC), principale sostanza psicoattivattiva contenuta nella droga, ha preso l'avvio la ricerca scientifica. A confermare la scoperta, l'aumento dei casi di cancro testicolare dagli anni cinquanta in poi, trend in linea con la diffusione dell'uso della marijuana a partire dallo stesso periodo.
Sotto osservazione soprattutto una forma di tumore a progressione veloce chiamato nonseminoma, che riguarda circa il 40% dei casi di neoplasia testicolare ma che tende soprattutto a colpire ragazzi tra i 20 e i 30 anni. In Gran Bretagna, come riporta il quotidiano "The Guardian" a corredo della ricerca, ogni anno si registrano pi&ugrave; di 1.900 nuovi casi, ma per fortuna la sopravvivenza è alta: nove pazienti su dieci rispondono bene alle terapie.
L'altro tipo di tumore testicolare, il seminoma, è pi&ugrave; frequente, con un'evoluzione pi&ugrave; lenta e interessa generalmente uomini tra i 30 e i 40 anni.
In Italia questo genere di neoplasie interessa un migliaio di persone l'anno ma in stragrande maggioranza giovani. Solo l'1% interessa persone sopra i 40 anni.
"Quello che è importante far capire ai ragazzi - sottolineano gli autori della ricerca - è, soprattutto, che si sa ancora molto poco delle conseguenze a lungo termine del fumo di marijuana, specialmente per chi ne fa un uso massiccio. Quindi è un "divertimento" azzardato, di cui è bene conoscere i pericoli".
"Già sospettata da tempo di compromettere la fertilità maschile, la marijuana (ad alte dosi, per uso frequente o prolungato) è stata da pi&ugrave; studi ritenuta colpevole anche di effetti collaterali sulla psiche, sul sistema endocrino, sul cuore e sulla circolazione, nonch&eacute; causa di alterazioni psicomotorie - spiega Vera Martinella della Fondazione Veronesi. "I fattori di rischio certi della malattia includono il criptorchidismo (la mancata discesa dei testicoli nello scroto), lo sviluppo anormale delle ghiandole genitali e la familiarità - continua la Martinella. "L'auto-palpazione, cos&igrave; come avviene per il tumore al seno nelle donne, è fondamentale per ottenere una diagnosi precoce. La presenza di un nodulo oppure l'indurimento di un testicolo rispetto all'altro deve suonare come campanello d'allarme e consigliare di ricorrere all'aiuto dello specialista".




(G.C.) ]]></description>
<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Caso Eluana: interessanti riflessioni Ci&ograve; che lascia maggiormente perplessi, rispetto alla legge che sarà presto promossa a riguardo del testamento biologico, è l'inutilità di un proprio scritto, anche di pugno, come espressione delle ultime volontà. Cosa assai grave. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1074</link>
<description><![CDATA[ ROMA - I dibattiti pubblici su Eluana, sul testamento biologico, sulla schedatura del Dna (trattato di Prum), ruotano sulle falsità dichiarate nelle arene televisive e sulla stampa da parte di personaggi di contrapposte ideologie, per cui nessuno, che non legga direttamente i disegni di legge, pu&ograve; capire il fine ultimo delle relative iniziative parlamentari.
Di seguito trasmettiamo una mail di Paolo Toso all'On. Lupi inviataci per conoscenza, nonch&eacute; la nostra risposta.
Segreteria Lega nazionale contro la predazione di organi e la morte a cuore battente 



*** 



Gentile On. Maurizio Lupi,
mi chiamo Paolo Toso ed ho sentito su RaiNews24 un dibattito sul problema del testamento biologico (caso Eluana Englaro), dopo il quale, come cittadino, sono rimasto molto perplesso.
Perplesso perch&eacute; da tempo le persone dicono una cosa e poi ne fanno un'altra: ogni azione è resa poco chiara e piena di ombre. Le informazioni che vengono spesso trasmesse in televisione sono frammentarie,
inutilmente enfatizzate e a volte distorte.
Ci&ograve; che mi ha perplesso maggiormente, rispetto alla legge che sarà presto promossa a riguardo del testamento biologico, è stata l'inutilità di un proprio scritto, anche di pugno, come espressione delle ultime volontà. Ci&ograve; mi sembra una cosa assai grave !
Se ormai non possiamo decidere in merito alla nostra salute alcunch&eacute;, ho sempre creduto che rispetto alla morte potevamo avere una scelta (ricordo che una volta le ultime volontà di un morente erano molto sacre). Ora con questa legge non lo sarà pi&ugrave; a meno che lei non mi spieghi in modo dettagliato come la persona potrà far valere i propri diritti.
Desidero sottolineare che ritengo il medico alla pari di un sacerdote, perch&eacute; nelle sue mani stanno la salute fisica, psicologica e di conseguenza spirituale della persona. Ha una grande responsabilità che non pu&ograve; essere limitata dalla concezione di un lavoro, di una statistica o di una semplice routine o peggio dal denaro. Ritengo che la cultura di un medico debba andare ben oltre la semplice scientificità e sprofondi, se non nella teologia, nella filosofia pi&ugrave; profonda. So che esistono seri medici e li ho conosciuti personalmente, so che ci sono gravi problemi economici, so che la società cos&igrave; come è non pu&ograve; continuare. Il problema reale per&ograve; non è la scienza, ma l'uomo.
Un uomo che vive senza regole morali e che crede di poter fare qualsiasi cosa senza conseguenze. 


Se quello che ho ascoltato di questa nuova legge è vero, la volontà personale o meglio ancora la volontà di un morente non sarà pi&ugrave; valida e questa è una mancanza di rispetto non solo della persona, ma della sua dignità e credo. Poco importa se giusta o sbagliata, perch&eacute; le sue scelte sono tra lui e la sua coscienza, tra lui e ci&ograve; che crede come Dio. Solo lui risponderà alla sua coscienza, cos&igrave; come chi deciderà per lui, risponderà del proprio comportamento alla propria coscienza, a ci&ograve; che crede e, forse, anche alla coscienza di chi non ha potuto decidere. Non avrà nessuna rilevanza il fatto che abbia seguito delle leggi umane o che non creda nello spirito o abbia il consenso di alte istituzioni, questo almeno dal mio punto di vista. 


Se ritiene che debba esserci un tutore e ci sia equità a livello istituzionale e associazionistico, se ritiene che un governo laico sia rispettoso della libertà e della volontà popolare, se ritiene che la costituzione sia il primo valore di ogni cittadino, ritengo che ci sia un'associazione che da anni prevede nel proprio statuto quanto voi state cercando di promuovere: il tutore. Se lei si ritiene una persona prima che un politico, cercherà di dare spazio alla Lega contro la predazione degli organi a cuore battente di Bergamo quale associazione di rilievo in caso di coma. Pu&ograve; essere una scelta scomoda, ma dimostrerà alla sua coscienza la sua reale volontà. 


Mi piacerebbe poter discutere personalmente con lei di questi argomenti e quindi conoscerla meglio.
Per questo motivo le lascio il mio recapito, qualora fosse per qualsiasi motivo nelle vicinanze ove risiedo.
Cordiali saluti 


Paolo diacono Toso 



* * *

Gentile Acc. Paolo Toso,
non ho visto RaiNews 24 ma ho letto la stampa e il Disegno Di Legge n.10 Senato, primo firmatario Ignazio Marino "dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari". Sostanzialmente è un grande inganno, in quanto il DDL non garantisce la libertà di scelta terapeutica. Invece cavalca il caso Englaro e l'avversione ai trattamenti sanitari coatti, per portare avanti ben altro. Basta leggere l'art.1 comma a) per capire che il DDL introduce surrettiziamente l'uso del corpo "dopo la morte" (a cuore battente ) per ricerca e sperimentazioni
(ricorderà la PDL 5083 che avevamo fermato con l'Audizione del 14 luglio 2005 alla Commissione Affari Sociali della Camera) e "mescolando" la donazione del corpo con la donazione degli organi viene destrutturata la Legge 91/99 all'art. 4) e 5) per la manifestazione di volontà alla donazione degli organi e
tessuti.
In altre parole, giacch&eacute; il Ministro della Sanità Sacconi e i ministri che lo hanno preceduto non hanno emesso il Decreto attuativo (atteso da 10 anni) previsto dalla L.91/99 art.5) per paura che i cittadini andassero in massa dichiarare il loro NO alla donazione, questo nuovo DDL sul testamento biologico andrebbe ad annullare quei minimi diritti già acquisiti con la L. 91/99, introducendo un'ulteriore confusione e un'anarchia istituzionalizzata a tutto vantaggio dei predatori: 26 articoli per ingannare il popolo.
La sua riflessione è molto opportuna e la ringraziamo di aver suggerito al parlamentare la strada pi&ugrave; semplice già adottata da oltre due decenni dalla Lega contro la predazione di organi e la morte a cuore battente. Ma le strade semplici non permettono abusi.
Non conosco l'On. Lupi, presumo sia una sua stimata conoscenza; le sar&ograve; grata se
vorrà comunicarci la sua risposta.
Purtroppo coloro che hanno firmato on-line "l'appello per il diritto alla libertà di cura" che portava la firma di Ignazio Marino e dei suoi amici nel novembre 2008, non si sono preoccupati di leggere il disegno di legge, neppure l'art.1 e se l'hanno letto non l'hanno capito, accontentandosi dell'affermazione civetta "libertà di scelta".
Teniamoci in contatto. Grazie.
Con stima.
Nerina Negrello, Presidente Lega nazionale contro la predazione di organi e la morte a cuore battente ]]></description>
<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Film "Religiolus": iniziano le polemiche  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1068</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Si chiama "Religiolus" e scaturisce dalla contrazione delle parole "Religion" e "Ridiculous". Insomma, già dal titolo il film-documentario americano di Larry Charles sugli "eccessi" della religione è una provocazione a tutto tondo.   Presentato al Festival di Torino e nelle sale tra qualche giorno, il film sta già scatenando reazioni soprattutto negli ambienti cattolici. Il dito, per ora, è puntato contro i manifesti promozionali dove sono ritratte tre scimmie con i copricapo simbolo di tre confessioni religiose.    La prima a scendere in campo è un'associazione ultracattolica denominata "Veralibertà", che fa proselitismo soprattutto su Facebook e attraverso un blog. Rivendica di aver oscurato decine di manifesti pubblicitari perch&eacute; ritenuti oltraggianti. Ha affisso strisce nere adesive con scritto "Ateo No" e "Vergogna". Insomma, un tentativo di boicottare la campagna pubblicitaria del film che potrebbe per&ograve; rivelarsi un boomerang, come spesso avviene in questi casi.    "Dopo i manifesti pubblicitari dell'UAAR sugli autobus di Genova - spiega una nota dell'associazione - un'altra minaccia alla fede giunge, dopo pochi giorni, dal mondo del cinema. Una locandina ridicolizza in una sola immagine, in un'estrema sintesi, le tre religioni abramitiche, Cristianesimo, Ebraismo, Islam, nello scopo di promuovere un film in uscita nelle prossime settimane che ha come tema proprio la religione. La rappresentazione pi&ugrave; che ridicolizzante è oltraggiante, nei confronti delle massime figure "istituzionali" (rappresentate in veste di primati), nei confronti di tutti i credenti, e infine nei confronti dei valori che sottendono i rispettivi credi. Possiamo supporre - continua l'associazione - che il poster in questione sia solo una leggera anticipazione dei contenuti e dei toni della pellicola Religiolus. Noi crediamo - conclude la nota - che un manifesto di questo tipo, sotto gli occhi di tutti, offenda molti. Chiediamo perci&ograve; innanzitutto l'abolizione della suddetta immagine. In secondo luogo, esortiamo le autorità competenti a vigilare sui contenuti della pellicola in oggetto per evitare che siano veicolati messaggi empi o amorali".    "Si tratta ovviamente di un tentativo di malcelata censura - commentano i distributori italiani del film. "Religiolus - sottolineano alla Eagle Pictures - è un film che parla ai giovani e utilizza pertanto un linguaggio schietto e irriverente, come schietta e irriverente è la campagna pubblicitaria".    Il film segue il comico Bill Maher ("Real Time with Bill Maher", "Politically Incorrect") nei suoi viaggi presso i siti religiosi del mondo e nelle sue interviste con numerosi credenti, sul tema di Dio e della religione. Noto per le sue abilità analitiche e per la sua caratteristica irriverenza, Maher applica la sua proverbiale onestà e il suo tipico senso dell'ironia al tema della fede, trasportandoci in un provocatorio e turbolento viaggio spirituale.    Regista della pellicola "incriminata" è Larry Charles, già autore di "Borat".    I due hanno raccontato motivazioni ed esperienze che hanno accompagnato la realizzazione di un film dissacratore della religione.    "Sin dai miei esordi con Politically Incorrect, nel 1993 - ha spiegato Maher - e durante gli ultimi quindici anni è stato un piacere fare della religione organizzata uno dei miei bersagli preferiti. Spesso spiegavo alle persone, "Non ho bisogno di prendere in giro la religione, lo fa già benissimo da sola". E poi invece iniziavo a prenderla in giro, cos&igrave;, tanto per ridere. Con fanatici della religione come George Bush e Osama Bin Laden che controllano il mondo, mi è sembrato che negli ultimi anni questo tema, il tentativo, cioè, di demistificare l'uomo che si nasconde dietro al sipario, necessitasse di un forum pi&ugrave; ampio, pi&ugrave; tenace e meglio mirato, rispetto ai programmi televisivi notturni. Volevo fare un documentario e volevo che fosse divertente. Non esiste niente di pi&ugrave; ridicolo delle antiche storie mitologiche che ancora oggi sopravvivono sotto le sembianze delle religioni e lo scopo di questo film è proprio quello di cercare di essere estremamente divertente. A meno che, ovviamente, non siate religiosi, in tal caso, allora, il film potrebbe non essere di vostro gradimento".    Soprattutto negli Stati Uniti, la religione è uno dei bersagli preferiti dai comici. Le battute a sfondo religioso, insieme a quelle politiche, sono le pi&ugrave; efficaci, garantiscono gli addetti ai lavori. I mormoni, ad esempio, sono spesso oggetto di ilarità. Non c'è reticenza a parlare della verginità della Madonna o del frutto proibito di Adamo ed Eva.    Spiega l'autore: "In cosa credete, perch&eacute; ci credete e perch&eacute; avete bisogno di crederci? Possiamo riuscire ad essere buoni senza Dio? La religione è una vocazione o piuttosto una malattia mentale? Ges&ugrave;, Mos&eacute; e Maometto erano dei profeti, dei visionari oppure degli squilibrati mentali che ai giorni nostri sarebbero finiti in manicomio? La religione è un disordine ossessivo-compulsivo? Il comico, acido cronista, narratore, scettico, ricercatore Bill Maher ed io siamo partiti alla ricerca delle risposte a tutte queste domande, in questo scandaloso, insolente, irriverente, oltraggioso e sconcertante film di nonfiction sulla pi&ugrave; grande fiction mai raccontata. Dal Muro del Pianto al Vaticano, dai sedicenti messia ai sedicenti Paria, smaschereremo non solo l'ipocrisia e la corruzione all'interno della religione organizzata, ma anche la sconvolgente e divertente logica che la mantiene assieme. Parleremo con uomini del clero, estremisti, studiosi, politici, ex-truffatori, con il comune uomo della strada e anche con l'uomo che sta l&igrave; s&ugrave; (ebbene s&igrave;, intervisteremo anche Dio). Il divertimento sarà spaventoso, lo spavento sarà estremamente divertente. La pazzia sembrerà sensata e ci&ograve; che è sensato apparirà assolutamente e innegabilmente folle. Ogni linea di confine apparirà sfocata. Ci spingeremo a fondo, al di sopra, dietro e davanti alla religione".    Vedremo la reazione di chi viene chiamato in causa.        (P.V.) ]]></description>
<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Fai: ecco 101 luoghi da salvare  "I luoghi del cuore", iniziativa del Fondo per l'ambiente italano per classficare siti degradati o a rischio di cementificazione. Dei 110mila voti, segnalazioni pi&ugrave; numerose per Trapani. A Roma dito puntato contro insegne e cartelloni pubblicitari. Per il Molise segnalazioni record per Campomarino. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1065</link>
<description><![CDATA[ ROMA - "I luoghi del cuore", il censimento sui luoghi italiani da salvare promosso dal Fai (Fondo Ambiente Italiano) s'è concluso con oltre 110mila voti e la mappa di cento siti caratterizzati da abbandono o da rovina. 
In cima alla classifica dei luoghi segnalati dai cittadini, con 7.052 voti, c'è il castello della Colombaia di Trapani, capolavoro le cui fondamenta risalgono addirittura ai cartaginesi. Il castello siciliano, a causa di un incredibile intrico burocratico che da anni ne ritarda il recupero, sta subendo un degrado sempre pi&ugrave; accentuato. Carcere dal 1848 al 1965, è caduto poi in abbandono e a forte rischio di crollo. Il Comune di Trapani ha chiesto dal 2002 al demanio il passaggio di proprietà per affrontare i lavori di restauro e rifunzionalizzazione del forte, ma una lunga e complessa trafila burocratica irta di ostacoli ha finora impedito ogni intervento.
Al secondo posto, con 5.258 segnalazioni, troviamo la possibile scomparsa della storica Libreria Bocca nella Galleria Vittorio Emanuele di Milano, pezzo di storia della città entrata a diritto nei cuori di tutti i milanesi. La possibile chiusa a causa del nuovo contratto d'affitto insostenibile per un piccolo negozio.
Al terzo posto, con 4.737 voti, le antenne, sia quelle già esistenti sia quelle previste da un progetto regionale, di fianco ai resti di un albergo diroccato che deturpano lo splendido Monte Gennaro a Palombara Sabina (Roma).
A seguire, il rischio di abbattimento delle carceri storiche di Trento e di cementificazione dell'area militare in dismissione di Vitinia, nel Comune di Roma. Poi l'abbandono di Villa Sanna a Sassari e della Chiesa di San Ruffino a Mongiardino in provincia di Alessandria. Quindi le strade a Broni (Pavia), in Lomellina, un parcheggio a Firenze, il santuario della Madonna del Poggio a Solero (Alessandria).
Undicesimo posto per una delle spiagge pi&ugrave; belle d'Italia - la baia dei Turchi a Otranto - deturpata dallo scheletro di uno stabilimento balneare. Quindi la Spiaggia del Vialone a Toscolano Maderno (Brescia), il degrado dell'organo storico di Faltona a Borgo San Lorenzo, in Toscana, e il rischio cementificazione dei trulli ad Alberobello, in Puglia.
Insomma, il patrimonio nazionale è a rischio in ogni angolo dello Stivale. Le maggiori segnalazioni al Nord (specie in Lombardia), dove evidentemente c'è pi&ugrave; coscienza ambientale. In Sardegna dito puntato contro la speculazione edilizia, ad esempio a Baia Concas Caddinas, nel Golfo degli Aranci o a Baia di Santa Reparata a Santa Teresa di Gallura. Per il Molise 525 segnalazioni (trentunesimo posto) per il degrado di Rione Morricone a Civitacampomarano, seguito, per l'Abruzzo, dall'abbandono della chiesa di San Giusta a Montorio al Vomano (Teramo) e dagli ecomostri a Bucchianico (Chieti).
Non mancano le grandi città: a Torino si denuncia l'abbandono dello stadio Filadelfia, a Novara quello del castello, a Milano voti contro i graffiti sui muri e la cementificazione del Parco delle Cave, a Treviso si protesta per la polveriera, a Genova si evidenzia lo stato della Torre degli Embriaci, a Piacenza quello del lungo Po, a Ravenna quello delle antiche mura, a Pisa si denuncia il parcheggio a piazza San Sepolcro, a Livorno ci si lamenta per le Terme del Corallo, a Siena si teme per l'ampliamento dell'aeroporto di Ampugnano (Comune di Sovicille), a Roma si punta il dito contro i cartelli pubblicitari in periferia e le inferriate al Pincio (ma c'è anche la copertura dell'Ara Pacis al novantesimo posto), a Foggia si protesta per le impalcature davanti alla cattedrale, a Napoli per come è ridotta la villa comunale, ad Enna per le cabine elettriche della chiesa di San Biagio. Pi&ugrave; noti i casi di Civitavecchia, con la centrale a carbone, e l'Ilva di Taranto. A Cagliari, infine, c'è timore per la necropoli di Tuvixeddu,.
"La burocrazia spesso ci ostacola - spiega il presidente del Fai, Giulia Maria Mozzoni Crespi. "Anche se disponiamo dei fondi necessari per intervenire, spesso ci troviamo con le mani legate. E' il caso per esempio della spiaggia di Sant'Andrea Apostolo dello Jonio, in provincia di Catanzaro, uno dei beni pi&ugrave; votati nella scorsa edizione di I Luoghi del Cuore. Da tempo abbiamo chiesto l'istituzione di un'area protetta, ma attualmente è tutto fermo perch&eacute; il Comune ha presentato a sua volta un progetto per la realizzazione nell'area di un lungomare carrabile con rotatorie, chioschi e bar che, se realizzato, riempirà la spiaggia di cemento. L'Italia ha i Beni pi&ugrave; belli del mondo e gli oltre 110mila voti raccolti dal nostro censimento testimoniano che la società civile ne è consapevole. Non altrettanto si pu&ograve; dire dei nostri decisori".






(Antonella Cifelli) ]]></description>
<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Via le mani dall'acqua I rischi di privatizzazione del prezioso liquido, specie a livello locale, sono sempre pi&ugrave; concreti. Nessuno ne parla ma per i consumatori si vedono nubi all'orizzonte: di acqua a caro prezzo... ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1063</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Il vizietto non ce lo togliamo. Ogni qualvolta si voglia far passare qualche legge, leggina o decretino "imbarazzante" si sceglie il periodo pi&ugrave; distratto dell'anno: l'estate. Di preferenza luglio o/e agosto.
Fu cos&igrave; per la lenzuolata famosa che si voleva dare a Mani Pulite. E' ancora cos&igrave;, dopo tanti anni, per la privatizzazione dell'acqua.
Chi ne ha sentito parlare alzi la mano. Nessuno? Allora basta sbirciare nel web, fare una ricerchina su Google e trovare l'articolo 23 bis del decreto 112/2008, in vigore - che caso! - dal 21 agosto 2008. 
In poche parole, anche in Italia l'acqua sarà gestita da società private.
E' notizia di ieri che 144 comuni lombardi, minacciando un referendum, hanno fatto fare marcia indietro alla Regione Lombardia, che nel 2003 aveva provato a privatizzare l'acqua. 
I sindaci ribadivano il diritto dei Comuni a decidere sui pubblici servizi, tra cui anche, e soprattutto, l'acqua. Il consiglio regionale della Lombardia ha accolto le richieste dei sindaci sancendo il diritto alla proprietà interamente pubblica di reti ed impianti di distribuzione.
Esattamente il contrario di quanto dica, nero su bianco, l'articolo 23 bis tremontiano.
Ma cosa significa privatizzare l'acqua? Innanzitutto aumento delle tariffe.
Ad Aprilia, dove questo è già avvenuto, i cittadini si sono visti arrivare bollette maggiorate del 300%. E il contratto, da tre anni è contestato dai cittadini, non è stato mai approvato dal consiglio comunale. Già questo basterebbe a sollevare dei dubbi sul tutta l'operazione. A ci&ograve; si aggiungono i metodi al limite della legalità che la nuova società appaltatrice sta usando per convincere i cittadini fuorilegge - che, si badi bene continuano a pagare l'acqua al comune. In poche parole, arrivano vigilantes, ruspe e geometri e mettono un riduttore alle condutture del "moroso". In tal modo non si priva l'utente dell'acqua ma gliela si raziona a pochi litri al giorno. Cos&igrave; impara!
Un altro problemino di poco conto è che le società a cui va in mano la gestione dell'oro blu sono in realtà tre, tutte multinazionali. La Veolia e la Suez, francesi, e la Thames Water, inglese. Questo vuol dire che il bene pi&ugrave; prezioso che abbiamo, pi&ugrave; indispensabile del cibo, sta finendo in mano a tre compagnie tre. Senza scomodare Platone, questa gestione pu&ograve; essere tranquillamente definita oligopolio, nella sua accezione migliore, od oligarchia, nella peggiore. 
All'estero alcune città, dopo una disastrosa esperienza con "l'acqua privata", sono tornate alla gestione pubblica. E non parliamo di sperduti paesini in lontane contrade. Si tratta di Parigi, dodici milioni di abitanti. I motivi della retromarcia? Risparmio di circa 30 milioni di euro. La gestione privata aveva portato i prezzi alle stelle senza dare in cambio un miglioramento dei servizi, anche se questi ultimi sono sempre parti integranti dei contratto d'appalto. Purtroppo la realtà dei fatti ne attesta la loro facile aggirabilità. Come si dice in Italia - e a questo punto si applica anche all'estero? Fatta la legge, trovato l'inganno.





(Piera D'Alessandro) 


L'immagine in home page: il logo della Campagna mondiale dell'acqua del 2007. ]]></description>
<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Gennaio nero 
per l'auto in Italia (-32,64%) Il dato riporta il mercato indietro di 25 anni: al numero delle auto vendute al 1983. Ha per&ograve; inciso l'attesa del consumatore per i provvedimenti annunciati dal governo. ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1059</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Inizia decisamente male il 2009 per il settore auto in Italia. Il crollo di circa un terzo delle vendite (-32,6%) è il dato peggiore da oltre 15 anni. Esattamente dal dicembre 1993, quando si registr&ograve; un passivo del 43,71%. Con questa caduta, che porta le nuove immatricolazioni a quota 157.418, il mercato torna ai livelli di "magra" di gennaio 1983 (157.464 unità), quasi 25 anni fa. Una contrazione, tra l'altro, che è stata contenuta con il consueto ricorso alle immatricolazioni per chilometri zero, anche se gli annunci di nuove agevolazioni statali hanno potuto rimandare l'acquisto dell'auto da parte di molte famiglie. Insomma, un blocco della domanda che si potrebbe trascinare fino all'entrata in vigore degli attesi provvedimenti. 
Il Centro Studi Promotor, struttura di ricerca specializzata sul mercato dell'automobile, emanazione della società che organizza il Motor Show di Bologna, ha compiuto una ricerca tra i concessionari per approfondire le cause del pesante calo. Oltre al quadro economico e all'attesa degli incentivi, sul risultato avrebbero influito negativamente anche "l'assillante comunicazione negativa dei media" o il "terrorismo mediatico" segnalato da un concessionario su cinque. 
I concessionari interpellati segnalano in gennaio anche problemi legati alla crescente difficoltà di ottenere credito da parte di consumatori interessati ad acquistare una nuova vettura. Viceversa, i fattori che avrebbero sostenuto la domanda sono stati i nuovi modelli (per le marche che ne hanno lanciati) e la politica di forti sconti e di promozioni aggressive portata avanti da case e concessionari.
"L'annuncio degli incentivi - scrive il centro studi Promotor - ha determinato una caduta verticale delle decisioni di acquisto, che ha aggravato di molto l'andamento negativo già in atto, in quanto ovviamente i potenziali acquirenti hanno rinviato la decisione per poter prima valutare la possibilità di usufruire dei bonus statali. La situazione è ulteriormente peggiorata quando, dall'incontro "risolutivo" del 28 gennaio, il governo è uscito prendendosi dieci giorni per decidere, che saranno altri dieci giorni di vendite zero".
Anche l'Unrae, associazione che riunisce le case automobilistiche straniere che operano in Italia, è polemica. 
"L'andamento degli ordini, sicuramente influenzato in modo pi&ugrave; diretto dall'effetto annuncio di nuovi incentivi, è addirittura pi&ugrave; negativo di quello delle immatricolazioni - evidenzia, auspicando un'immediata risposta del governo in termini di interventi di sostegno al settore. 
Sulla stessa linea l'Anfia, l'associazione dell'industria nazionale dell'auto. "E' necessario - rileva - accelerare i tempi di pianificazione e adozione degli interventi onde evitare un totale blocco del mercato".
Nell'analisi dettagliata del mercato, il Gruppo Fiat registra un calo delle immatricolazioni del 31,3% (quota del 32,1%, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto a gennaio 2008). La Fiat conserva le prime tre posizioni tra i modelli pi&ugrave; venduti in Italia: Panda, Punto e Cinquecento.
La Lancia mantiene la quota di mercato al 4%, mentre per Alfa Romeo, grazie soprattutto alla MiTo, la quota &eacute; del 2,6%, in crescita su base annua di 1,1 punti percentuali (oltre 4.100 le vetture immatricolate, per una crescita dei volumi del 18,2% su gennaio 2008) 
Tra le marche straniere il primato delle vendite a gennaio in Italia spetta alla Ford (15.501 immatricolazioni), in discesa del 24,29% rispetto al pari periodo 2008. Secondo posto per la Volkswagen (quarta un anno fa), con 10.298 unità (-26%), seguita da Opel con 9.335 unità (-41,49%). Poi Citroen (-43,08%, a 8.530 unità), seguita da Peugeot (-33,64%, a 7.264 unità). Audi guadagna la sesta posizione con un aumento delle vendite del 10,23% (6.499 unità). Cali generalizzati per le asiatiche, Toyota compresa (-53,18%, a 4.614 unità). 


(G.D.N.) ]]></description>
<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Federalismo da poste italiane  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1054</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Saranno gli effetti del vento di federalismo. O il credo dell'urbanizzazione continua. Che va tanto di moda. Fatto sta che questo 2009 segna un evento storico per il nostro Belpaese: l'ufficializzazione di un'Italia di seria A e di una di serie B. Messa nero su bianco. A stilare l'elenco delle "località disagiate", tra l'altro aggiornato mensilmente, sono le Poste italiane. O meglio, una società del Gruppo Poste italiane, la Sda Express Courier, noto corriere espresso entrato a far parte delle Poste Italiane nel 1998. Un lavoro effettuato non per interessi sociologici o per interessi di ricerca statistica. Per interessi e basta. O, per i pi&ugrave; pignoli, per interessi diciamo "economici". Il ragionamento è semplice: per consegnare il pacco in una località lontana dal centinaio di centri operativi di cui Sda dispone in Italia, la società è costretta a spendere pi&ugrave; soldi. Ergo, il cliente deve pagare di pi&ugrave;. Verrebbe spontaneo domandarsi: ma per consegnare il pacco a chi abita nella stessa strada del centro operativo le spese sono ridotte? C'è insomma diritto allo sconto? No, non è previsto. Da qui l'elenco delle località "cattive", pard&ograve;n "disagiate", in quanto poste su isole, in laguna o in montagna. L'aria buona, il paesaggio, la tranquillità non valgono. Sono "disagiate" e basta. Lo dicono le Poste. Ma non solo. L'essere "disagiate" equivale semplicemente all'essere lontane dai centri operativi dell'Sda. Cos&igrave;, se è "disagiato" vivere nella splendida Capoliveri, all'Elba, o alle Tremiti, ad Anacapri o all'isola d'Ischia, a Filicudi o nella povera Lampedusa, cui ci mancava anche questa, non si capisce cosa c'entrino in questo elenco la città di Bojano, in Molise, tra l'altro nemmeno montana, affiancata da una serie di altre cittadine molisane, da Casacalenda a Riccia, da San Massimo a Trivento, coperte da una normale rete stradale. Fondamentalismo anti-sannita? Macch&eacute;. Se mal comune è mezzo gaudio, i cugini abruzzesi non se la passano meglio. Qui l'elenco è impietoso: da Acciano ad Arsita, da Bisenti a Bugnara, da Calascio a Campotosto, da Cansano a Carapelle, da Casteldiieri a Castelvecchio Calvisio, da Cermignano a Cerqueto del Tronto, da Civitella Casanova a Colledara, da Crognaleto a Fagnano, da Fontecchio a Gagliano Aterno, fino a Giuliopoli, che con quel nome meriterebbe un po' pi&ugrave; di rispetto. E se la rockstar Madonna volesse mandare un pacco ai parenti di Pacentro, nessuna pietà: anche per lei tariffa maggiorata. Ed ancora Rocca Pia, Rocca Santa Maria, San Benedetto in Perillis, la trendyssima Santo Stefano di Sessanio, dove ha casa Fisichella, fino Valle Castellana e Villa Sant'Angelo. Non è questione di regioni, insomma. Ma di ragioni. Economiche. L'elenco, spietato, comprende centri di tutta Italia, da Nord a Sud. La "colpa" pi&ugrave; frequente è di essere ubicati in montagna (ma non solo). Anche se questa montagna si chiama Monte Amiata, gioiellino della Toscana, o Monte San Vigilio, turismo a iosa nel cuore dell'Alto Adige. Il parametro dell'eccellenza turistica serve a poco quando si tratta di far quadrare i conti. Cos&igrave; Sda non vuole sentire ragioni: per le località "disagiate" dallo scorso primo gennaio "si applica un supplemento aggiunto alla tariffa base". A tutti i servizi nazionali Sda, ad esclusione del Golden Service. Motivo? "Zone difficili e onerose da raggiungere" specifica la società. E minimizza: "Le località su cui si applica il supplemento rappresentano una percentuale esigua rispetto alla copertura totale dei servizi Sda".     Una volta sarebbe stato sufficiente applicare tariffe uguali sulla media delle distanze. Anzi, in una logica da welfare, il "disagiato" sarebbe stato aiutato, il sovracosto spalmato sulla globalità degli oltre ottomila comuni. Si sarebbe, insomma, trovata una soluzione equa. Oggi non è pi&ugrave; cos&igrave;. E' il libero mercato, signori. La quantità straccia la qualità. "Ottimizzare" è il verbo divino. Un esempio? Quando il corriere postale non trova il destinatario nella propria abitazione, lascia un adesivo con un invito a chiamare un numero telefonico per fissare un nuovo appuntamento. La telefonata, naturalmente, non è gratuita (la maggior parte delle società usa i prefissi 199), garantendo un ricavo allo stesso corriere. Che guadagna, in questo caso, sia dal mittente sia dal destinatario. Insomma, niente è lasciato al caso. Figuriamoci poi quando si tratta di soldi. E le crociate dei piccoli comuni, in perenne lotta per la propria sopravvivenza, vengono ridimensionate a fenomeni di tenero folklore. Mentre molti rappresentanti delle cosiddette associazioni di consumatori sono impegnati a fare campagna elettorale. Non ci lamentiamo, poi, se intere colline vengono gi&ugrave;. E' uno scotto da pagare all'abbandono dei piccoli centri. La questione dei "pacchi" non è di poco conto. Riguarda, infatti, non solo il ricevimento di corrispondenza dall'esterno, ma anche l'acquisto di beni tramite corriere, consuetudine utilizzata pi&ugrave; frequentemente proprio da chi vive in provincia. Cioè, se una famiglia di Agerola, vicino Napoli, volesse acquistare un mappamondo della Oregon Scientific, deve pagare non dieci ma quindici euro per le spese di spedizione. Tanto che la ditta propone di acquistare due mappamondi per pagare una sola spedizione. E questa differenzazione, a catena, sta investendo gran parte del commercio elettronico. Rimane la curiosità per alcuni Comuni inseriti nell'elenco. Ad esempio, nuovamente, la città di Bojano. Certo, un po' "disagiata" lo è per le ferrovie molisane che non sono proprio il massimo. O forse perch&eacute; i corrieri devono affrontare l'inflazionato odore di latticini. Ma è proprio la scelta delle categorie offerte dall'Sda per i centri "disagiati" che crea smarrimento: Bojano è "isola minore", "passo montano" o "laguna veneta"? Che l'esercito di Borghezio abbia già oltrepassato il Matese?    (Giampiero Castellotti) ]]></description>
<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Star del web: Grillo settimo al mondo  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1050</link>
<description><![CDATA[ ROMA - E' Beppe Grillo, neo 60enne, l'italiano pi&ugrave; conosciuto del web. Parola della prestigiosa rivista americana Forbies che ha stilato una classifica ad hoc tra le star della Rete. Per il comico genovese, per&ograve;, la soddisfazione è doppia: non solo primo e unico tra gli italiani ma anche settimo a livello mondiale. "Il suo nome è sconosciuto a molti americani, ma Beppe Grillo è molto conosciuto in Italia - spiega Forbes. "Anche se ha studiato da ragioniere, la sua fama è legata alla comicità e alla televisione. Il suo materiale altamente politico ha toccato le corde dell'audience e Grillo è divenuto una forza nella politica italiana. Nel 2005 ha iniziato a condividere i suoi pensieri politici su un blog, ora disponibile in italiano, inglese e giapponese, che è uno dei pi&ugrave; letti e questo lo rende una vera web-celebrità".  Grillo è soddisfatto per il riconoscimento, e sottolinea come ci&ograve; sia "la dimostrazione della forza della rete, che è fantastica: sono felice". Il riconoscimento, prosegue il comico genovese, "dimostra anche che siamo pi&ugrave; vivi che mai, mentre vorrebbero farci passare per scomparsi dalla scena dell'informazione tradizionale. La cosa meravigliosa poi - spiega Grillo - è che questo risultato incredibile è stato raggiunto con pochissimi mezzi, il lavoro di 4-5 persone che ringrazio, pochissimi investimenti: non certo quelli pazzeschi di altri. Questo rende tutto pi&ugrave; fantastico e clamoroso". La classifica delle 25 stelle dell'online, stilata dalla rivista americana e giunta alla terza edizione, è guidata per il secondo anno consecutivo dallo spietato Perez Hilton (nome d'arte ispirato dal suo soggetto preferito, Paris Hilton), alias Mario Lavandeira, una sorta di Roberto D'Agostino americano, celebre per aver inventato Perezhilton.com, blog di riferimento per gli appassionati di gossip. Tra l'altro è celebre per i "ritocchi" alle immagini dei divi con didascalie e commenti divertenti. Al secondo posto troviamo il potente Michael Arrington, 38 anni, fondatore ed editore del blog Tecnocrunch.com, specializzato in analisi dei servizi delle rete, dai cui giudizi dipende il futuro di molte realtà web. Tanto da essere stato persino minacciato di morte. Terza posizione per Kevin Rose, 31 anni, che ha fondato nel 2004 Digg.com, social network e aggregatore di notizie che consente di scegliere e votare storie e articoli preferiti apparsi sul web. A seguire molte realtà tecniche americane, blogger che si occupano per lo pi&ugrave; di innovazione tecnologica.  Nello stilare la propria classifica, Forbes ha prima redatto un elenco di 250 "papabili", poi scremati tenendo conto di una serie di indicatori tra cui i risultati di Google, la graduatoria del sito sul sistema di rilevazione Alexa.com, il rank del blog sull'aggregatore Technorati, le citazioni di stampa e tv tratte da Factiva.com e infine il numero di "followers" su Twitter. Sono stati esclusi personaggi la cui celebrità è precedente all'approdo su internet ma anche nomi la cui fama oggi "travalica" il web: è il caso del fondatore di Facebook, Marc Zuckengerb. ]]></description>
<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Vita da condominio, sempre pi&ugrave; infernale  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1049</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Il condominio sempre pi&ugrave; specchio della società. Aumenterebbero le liti, anche per cause futili, ma soprattutto le insolvenze economiche. A stabilirlo è un'associazione di amministratori d'immobili. Per quanto riguarda le liti, tra le cause vi sarebbero soprattutto le cosiddette "immissioni", cioè i rumori e gli odori provenienti da altri appartamenti. Costituirebbero il 27% di tutte le controversie. Secondo l'associazione, gran parte delle colpe ricadrebbe sulla cucina etnica con i suoi aromi forti, sempre pi&ugrave; spesso al centro di dispute di condominio (mediamente un caso su cinque). La maggior parte di queste liti coinvolgerebbero immigrati di origine asiatica (India, Bangladesh e Pakistan), seguiti dai cinesi (15%) e da stranieri del Maghreb (in particolare Tunisia e Marocco). Il pi&ugrave; delle volte cucinare etnico non costituisce certo una colpa, per cui l'unico consiglio è la tolleranza e un buon impianto di aerazione. A seguire nelle classifica delle controversie troviamo l'apposizione in aree comuni di oggetti e mezzi di un singolo condomino, dalle fioriere alle automobili parcheggiate in spazi non autorizzati nel garage condominiale. Alle origini delle discussioni anche i rumori in cortile, in particolare il gioco dei bambini, l'innaffiatura di piante, gli animali domestici, il bucato, i mozziconi gettati dalla finestra, lo sbattimento di tovaglie. Un campionario che comporta un dato di fatto innegabile: oltre il 50% delle procedure civili, nelle aule di giustizia, riguarda il condominio. Cioè ogni anno circa 2 milioni di italiani fanno causa per questioni condominiali, il pi&ugrave; delle volte vedendosi respingere il ricorso di fronte al giudice di pace. "Ecco perch&eacute; la via della mediazione resta quella da preferire - assicurano all'associazione di amministratori d'immobili. Sul fronte economico, sempre secondo l'associazione, costituirebbe ormai circa il 20% il numero dei condomini che non pagano le bollette, rischiando il pignoramento. In tempi normali, assicura l'associazione, la percentuale di morosi è pari al 10%. Insomma, la crisi imporrebbe dilazioni nei tempi o copertura di altre bollette giudicate pi&ugrave; importanti, delegando quella del condominio agli ultimi posti.  Di fronte alla morosità, ricorda l'associazione, la norma è chiara: prima la messa in mora, poi il decreto ingiuntivo e, se non si ottiene nulla, l'atto di precetto. In ultima istanza, il pignoramento, mobiliare e immobiliare. Forse occorrerebbe fare anche un'indagine sul numero di amministratori che creano problemi nei condomini: a sentire inquilini e proprietari anche loro sarebbero in netta crescita. ]]></description>
<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Rapporto Eurispes: film già visto  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1039</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Cosa chiedono gli italiani? Maggiore sicurezza e condanne pi&ugrave; dure per i criminali e non solo (ritengono opportuno un inasprimento delle pene soprattutto per i reati di violenza sessuale, di guida in stato di ebbrezza e per quelli di natura finanziaria/economica). Ma anche processi meno lunghi, maggiori reti infrastrutturali (soprattutto al Sud) e vorrebbero guadagnare di pi&ugrave;. La precarietà assilla i giovani. Le lavoratrici guadagnano per lo stesso impiego circa quattromila euro in meno rispetto ai colleghi uomini. Tre persone su dieci utilizzano Facebook. E' quanto ci offre la fotografia della società italiana scattata dal "Rapporto Italia 2009" dell'Eurispes. Insomma, a onor del vero tante "ovvietà".   Pi&ugrave; originale la posizione sul panorama economico generale: Eurispes, in controtendenza rispetto ad altri analisti, ritiene ci siano le premesse per un 2009 in ripresa. Ed è certa che gli italiani siano pi&ugrave; fiduciosi nei riguardi delle istituzioni rispetto agli scorsi anni.    Lente d'ingrandimento sulle riforme governative. Il cosiddetto "Lodo Alfano", secondo l'Eurispes, non sarebbe gradito alla maggioranza degli italiani soprattutto perch&eacute; garantisce l'immunità alle alte cariche dello Stato. Andrebbe meglio alla riforma Gelmini, soprattutto per quanto riguarda la reintroduzione del voto in condotta (sarebbe approvata dal 62,5% degli italiani), mentre incontrerebbe meno favori il ritorno del "maestro unico" e lo stop al tempo prolungato nella scuola primaria. Anche qui tutto facilmente prevedibile.    Focus anche sul tema dell'omosessualità. Secondo l'istituto, la maggioranza degli italiani (52,5%) considererebbe l'omosessualità una forma di amore come l'eterosessualità; un terzo (33,3%) dichiara invece di poterla tollerare solo se non ostentata, mentre quasi un italiano su dieci (9,3%) la definisce immorale.    Infine, quasi la metà degli italiani a bocciare l'uso dell'energia nucleare.    Una curiosità, in tempo di crisi: la spesa per il mantenimento degli animali è cresciuta del 30% tra il 2001 e il 2007. ]]></description>
<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Vendola, l'araba fenice  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=1018</link>
<description><![CDATA[ ROMA - L'aveva preannunciato nel corso di un'intervista al quotidiano La Repubblica: "Siamo finiti in una gabbia di veleni, cambiamo casa per rifondare la sinistra". Per chiarire, ha tirato fuori le parole dal cilindro della sua erudizione, da poeta colto e di successo, da laurea in lettere con tesi su Pasolini, spiegando di essere finito dentro "una prigione di risentimenti", "una spirale ritorsiva", "una storia illividita e sfarinata".  Chiusa una rifondazione se ne fa un'altra. Per la sinistra. Sentenzia: "L'utopia è come l'araba fenice, rinasce dalle proprie ceneri. E l'utopia dell'eguaglianza non è riducibile alle conseguenze di alcun fallimento, continuerà a camminare lungo le strade della politica". L'antagonismo trova un altro antagonista. Il carismatico Nichi Vendola, 50 anni lo scorso agosto, governatore della Puglia dall'aprile 2005 quando alle primarie di gennaio sconfisse d'un soffio, a sorpresa, l'economista Francesco Boccia, avendo poi la meglio, contro tutti i pronostici, sul presidente uscente Raffaele Fitto. Storia nota. Immortalata in film, come quello biografico di Gianluca Arcopinto, e documentari, "C'è un posto in Italia", di Corso Salani. Emblema della sinistra controversa ("la sinistra è un'istanza oggettiva"). Cattolicissimo e omosessuale, Vendola. Tra i fondatori dell'Arcigay. E, nel gennaio del 1991, dell'embrione di Rifondazione comunista, con Armando Cossutta dopo la svolta di Occhetto alla Bolognina. Parlamentare per tredici anni, dal 1992 al 2005, compresa la vicepresidenza della Commissione antimafia. Il governatore della Puglia, oggi, è uno che ce n'ha per tutti: "Rifondazione e il Pd rischiano di essere la narrazione dello stesso suicidio. Da un lato, la ricerca affannosa di governismo a tutti i costi, dall'altro, la predicazione velleitaria lontana dalla realtà". L'ultimo "vulnus", come lo chiama lui, è quello inferto al quotidiano di partito "Liberazione". La cacciata del direttore Piero Sansonetti è la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un colpo "al diritto di informazione e all'autonomia del giornalismo". Confessa: "Ho sofferto tanto per quanto accaduto, da giornalista e da comunista". Lui, che il comunismo l'ha vissuto dentro il partito. Dalla Fgci al Pci, come giornalista dell'Unità e di Rinascita. Non soltanto la presa d'atto di una divaricazione politica. Ma qualcosa di pi&ugrave; profondo che diventa l'ennesimo strappo. Chianciano Terme. Appena sei mesi fa aveva visto la sconfitta di Vendola con il 47,3% al settimo congresso di Rifondazione. Oggi l'acqua termale benedice la nascita del suo nuovo soggetto politico, Rifondazione per la sinistra, prodotto dall'assemblea della minoranza, presente l'ex segretario del Prc, Franco Giordano.  L'attuale segretario, Paolo Ferrero, c'ha provato fino all'ultimo ad evitare l'ennesima frattura. "Invito i compagni e le compagne riuniti a Chianciano a ripensare all'ipotesi di una scissione, perch&eacute; non comprendo che senso abbia fare una scissione in nome dell'unità - ha detto Ferrero a Milano. Ma Vendola è problematico. Secondo lui le parole di Ferrero sono solo cerimoniale, "esercizi di galateo" e "lasciano il tempo che trovano" perch&eacute; "la scissione c'è già stata, nei fatti". Incalza: "Le nostre linee politiche si sono divaricate in modo radicale, c'è stata una rottura nella concezione dello stare assieme, come è avvenuto nella vicenda della cacciata di Piero Sansonetti dalla guida di Liberazione. Quella era già la scissione". Poi, per&ograve;, aggiusta il tiro: "Non provo acrimonia verso Ferrero e il suo gruppo dirigente. Rifondazione è stata la mia casa, e questo addio non è un partire indolore". Arriva anche invitare i compagni che restano nel Prc a "battersi perch&eacute; nasca una sinistra nuova, una sinistra del lavoro e delle libertà".Ma anche: "Siccome non dobbiamo passare il resto della vita a maledirci, allora meglio ricostruire qualcosa partendo da ci&ograve; che ci divide". Esprime la sua idea di sinistra, forse un po' scontata anche se, specie negli ultimi tempi, poco attuata. "Antirazzismo, la cura per le persone pi&ugrave; deboli, dell'ambiente: la parola sinistra deve tornare ad avere senso. L'Italia che fu il paese dell'anomalia comunista è oggi diventato il paese in cui l'anomalia è rappresentata dall'assenza di una forte sinistra politica". Elogia il modello sardo di Renato Soru "che ha difeso la bellezza e la ricchezza della natura" dando cos&igrave; "una lezione di dignità e di moralità". E via con il Vendola-pensiero sull'alternativa, quella che viene dalla sinistra vera: "Ingaggiare un corpo a corpo contro la paura e la solitudine, che ritrova l'ago e il filo con cui cucire nuovi legami sociali, pezzi di comunità, movimenti che fanno politica coinvolgendo e accogliendo". Quindi illustra la sua nuova creatura. Un soggetto - come precisa Vendola - "alternativo ai poteri forti", ma anche ad un Pd "perso nei propri contorcimenti tattici", al veltronismo che "si presenta ormai come un mix compiuto di radicalismo etico e di moderatismo sociale, che pratica la prospettiva di una alternanza senza alternativa" e ovviamente alla destra che ha avviato una "bonifica giustizialista" contro i poveri, cedendo gradualmente alla xenofobia e le cui politiche per la scuola contribuiscono allo "sradicamento di una cultura della res publica". Il governatore della Puglia si porta dietro il cosiddetto "vecchio giro", cioè il gruppo legato al subcomandante Fausto Bertinotti, da Franco Giordano a Gennaro Migliore fino allo stesso Piero Sansonetti, forse candidato alle prossime amministrative a Bologna. Tra i soggetti vicini, la Sinistra Democratica di Claudio Fava. Ma non tutta l'area del partito che in occasione dell'ultimo congresso si era riconosciuta nella mozione Vendola ("Manifesto per Rifondazione") deciderà di seguirlo nella nuova formazione. Tra questi: Milziade Caprili, ex vicepresidente del Senato, l'europarlamentare Giusto Catania, gli ex parlamentari Luigi Comodi, Matilde Provera, Augusto Rocchi, l'ex sottosegretario Rosa Rinaldi, il responsabile enti locali Raffaele Tecce, il responsabile ambiente Tommaso Sodano e Sandro Valentini della direzione Prc. I bertinottiani, ufficialmente, decideranno tra una settimana a Roma. Intanto, per&ograve;, Rps, sigla del partito Rifondazione per la sinistra, ha già un logo che ricorda tanto quello dell'Arci: sfondo bianco, tre lettere della sigla (prime due in nero e terza rossa) con la presenza di una piccola stella rossa. Ed è già operativo il sito, www.rifondazioneperlasinistra.it/, con la relazione di Vendola, notizie dai territori, blog, commenti e video. Insomma, non proprio uno strumento nato dall'oggi al domani. (Giampiero Castellotti)  ]]></description>
<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Scuola: gay i pi&ugrave; discriminati  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=995</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Gli omosessuali sono gli studenti pi&ugrave; discriminati nella scuola italiana superiore. E' il risultato di una questionario distribuito a 862 studenti - 354 femmine e 488 maschi - di cinque scuole romane dalla storico circolo di cultura omosessuale "Mario Mieli", di cui è presidente la campobassana Rosanna Praitano. Il lavoro è stato presentato ieri presso l'istituto tecnico commerciale e geometri "Alberti" all'Eur, una delle scuole coinvolte nella ricerca.    Secondo gli intervistati, la discriminazione a scuola scatta nel 70,8% dei casi contro omosessuali, nel 60,1% dei casi contro ragazzi i cui comportamenti non sono ritenuti conformi al genere di appartenenza, nel 60,0% dei casi contro stranieri, nel 59,7% dei casi contro ragazzi in sovrappeso, nel 59,2% dei casi contro chi ha comportamenti non conformi al gruppo. L'estetica, insomma, gioca un ruolo essenziale. Acquisisce quindi rilievo - spiegano gli esperti del circolo - il tema delle diversità nella sua globalità: culturale, di razza, di aspetto fisico.    Il 58% degli studenti intervistati ritiene che nella propria scuola si verifichino episodi di bullismo.    La violenza e la discriminazione sono attribuite principalmente a studenti maschi, 82,3%, e in misura minore alle studentesse, 43,3%. Si evidenzia inoltre un giudizio negativo, nella percezione degli intervistati, sul bullismo e un'associazione con condizioni di disagio, come la dipendenza dalle droghe (59,1%) e la scarsa coesione del nucleo familiare di appartenenza (56%).    L'espressione di solidarietà e vicinanza alla vittima viene percepita dagli studenti come un valido e realistico strumento di reazione al bullismo: il 28,9% degli intervistati parla con la vittima, il 21,7% parla con il responsabile dell'atto di discriminazione o di violenza, il 17,6% parla con i genitori, il 14,0% parla con tutti i coinvolti e l'8,3% parla con il dirigente scolastico. Non si attribuisce un ruolo di arbitro agli adulti e alle istituzioni, forse ritenuti incapaci di intervenire. Solo il 16% afferma di aver subito atti di violenza e discriminazione, mentre il 30% ricorda di aver messo in atto il bullismo: gli studenti sembrano aver pudore di denunciare di esserne stati vittime, perch&eacute; tale condizione è percepita come uno stato di debolezza.    Quanto ai valori di riferimento, gli intervistati sembrano dare importanza all'aspetto esteriore e all'apparire e ritengono che, per avere successo nelle relazioni, conti nel 44,3% dei casi la bellezza, nel 37,7% un abbigliamento alla moda e appena nel 7% un rendimento scolastico positivo. Per il 67,5% degli studenti, coraggio vuol dire "credere in ci&ograve; che si è e in ci&ograve; che si fa". Mentre la tendenza generale delle risposte al questionario - spiega in una nota il circolo Mario Mieli - mostra l'importanza di essere uguali al gruppo, la difficoltà e in alcuni casi il terrore di essere diversi, dalla valutazione del significato del termine coraggio risulta che, almeno in termini di aspirazione personale, gli studenti pensano che la capacità di crescita sta nell'essere se stessi e nell'essere liberi, anche dai condizionamenti del gruppo.    I dati emersi dalla ricerca guideranno gli interventi della terza edizione del progetto "Smontiamo i bullismi, impariamo a convivere" giunto alla terza edizione e che avrà luogo tra febbraio e aprile 2009. ]]></description>
<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ POLITICA/ Ricordando don Sturzo  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=979</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Alcuni nostri iscritti ci hanno inviato, in occasione del novantesimo anniversario, l'appello ai "Liberi e forti" che sanciva di fatto la nascita del Partito popolare italiano, organizzazione antesignana della Democrazia cristiana (partito che in Molise raccoglieva, in percentuale, il primato nazionale dei voti).           Nella nostra trasversalità, riteniamo utile ripubblicare questo appello poich&eacute; pu&ograve; costituire motivo di riflessione, ovviamente tenendo presenti le differenze tra il nostro tempo e quello di allora.    L'appello venne promosso nel 1919 da don Luigi Sturzo, sacerdote siciliano che analizzando le cause dell'insuccesso del movimento della prima Democrazia Cristiana, attribuito essenzialmente all'impossibilità di realizzare un movimento partitico indipendente dall'autorità ecclesiastica, riuscirà a superare tutti gli ostacoli ideologici, portando con successo alla fondazione del Partito popolare italiano. A seguire, il primo schema programmatico che illustrava "le idee ricostruttive" della Democrazia Cristiana, preparato da Alcide De Gasperi (ultimo segretario del Partito popolare, fondato da Sturzo nel 1919, dal 20 maggio 1924 al 14 dicembre 1925) nel periodo che precedette la caduta del fascismo, fu poi discusso ed approvato dal Comitato centrale del partito e diffuso clandestinamente, con la firma di Demofilo (pseudonimo di Alcide De Gasperi), durante l'occupazione nazional-socialista hitleriana dell'Italia negli anni 1943-1945.    Alla stesura originale del documento parteciparono nel 1942 e nei primi mesi del 1943 anche molti dei pi&ugrave; vicini collaboratori di De Gasperi: Paolo Bonomi, Piero Campilli, Camillo Corsanego, Guido Gonella, Achille Grandi, Giovanni Gronchi, Stefano Riccio, Pasquale Saraceno, Mario Scelba e Giuseppe Spataro. Le riunioni redazionali si svolgevano a Roma a casa di Gonella, di Scelba e di Spataro.    Ecco dunque il testo integrale dell'appello ai "Liberi e forti" del gennaio 1919, fatto dalla Commissione provvisoria del Partito popolare italiano, fondato e guidato da Don Luigi Sturzo    "A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi n&eacute; preconcetti, facciamo appello perch&eacute; uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà.  E mentre i rappresentanti delle Nazioni vincitrici si riuniscono per preparare le basi di una pace giusta e durevole, i partiti politici di ogni paese debbono contribuire a rafforzare quelle tendenze e quei principi che varranno ad allontanare ogni pericolo di nuove guerre, a dare un assetto stabile alle Nazioni, ad attuare gli ideali di giustizia sociale e migliorare le condizioni generali, del lavoro, a sviluppare le energie spirituali e materiali di tutti i paesi uniti nel vincolo solenne della "Società delle Nazioni".  E come non è giusto compromettere i vantaggi della vittoria conquistata con immensi sacrifici fatti per la difesa dei diritti dei popoli e per le pi&ugrave; elevate idealità civili, cos&igrave; è imprescindibile dovere di sane democrazie e di governi popolari trovare il reale equilibrio dei diritti nazionali con i supremi interessi internazionali e le perenni ragioni del pacifico progresso della società.  Perci&ograve; sosteniamo il programma politico-morale patrimonio delle genti cristiane, ricordato prima da parola angusta e oggi propugnato da Wilson come elemento fondamentale del futuro assetto mondiale, e rigettiamo gli imperialismi che creano i popoli dominatori e maturano le violente riscosse: perci&ograve; domandiamo che la Società delle Nazioni riconosca le giuste aspirazioni nazionali, affretti l'avvento del disarmo universale, abolisca il segreto dei trattati, attui la libertà dei mari, propugni nei rapporti internazionali la legislazione sociale, la uguaglianza del lavoro, le libertà religiose contro ogni oppressione di setta, abbia la forza della sanzione e i mezzi per la tutela dei diritti dei popoli deboli contro le tendenze sopraffattrici dei forti.  Al migliore avvenire della nostra Italia - sicura nei suoi confini e nei mari che la circondano - che per virt&ugrave; dei suoi figli, nei sacrifici della guerra ha con la vittoria compiuta la sua unità e rinsaldata la coscienza nazionale, dedichiamo ogni nostra attività con fervore d'entusiasmi e con fermezza di illuminati propositi.  Ad uno Stato accentratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni attività civica e individuale, vogliamo sul terreno costituzionale sostituire uno Stato veramente popolare, che riconosca i limiti della sua attività, che rispetti i nuclei e gli organismi naturali - la famiglia, le classi, i Comuni - che rispetti la personalità individuale e incoraggi le iniziative private.  E perch&eacute; lo Stato sia la pi&ugrave; sincera espressione del volere popolare, domandiamo la riforma dell'Istituto Parlamentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto delle donne, e il Senato elettivo, come rappresentanza direttiva degli organismi nazionali, accademici, amministrativi e sindacali: vogliamo la riforma  della burocrazia e degli ordinamenti giudiziari e la semplificazione della legislazione, invochiamo il riconoscimento giuridico delle classi, l'autonomia comunale, la riforma degli Enti Provinciali e il pi&ugrave; largo decentramento nelle unità regionali.  Ma sarebbero queste vane riforme senza il contenuto se non reclamassimo, come anima della nuova Società, il vero senso di libertà, rispondente alla maturità civile del nostro popolo e al pi&ugrave; alto sviluppo delle sue energie: libertà religiosa, non solo agli individui ma anche alla Chiesa, per la esplicazione della sua missione spirituale nel mondo; libertà di insegnamento, senza monopoli statali; libertà alle organizzazioni di classe, senza preferenze e privilegi di parte; libertà comunale e locale secondo le gloriose tradizioni italiche.  Questo ideale di libertà non tende a disorganizzare lo Stato ma è essenzialmente organico nel rinnovamento delle energie e delle attività, che debbono trovare al centro la coordinazione, la valorizzazione, la difesa e lo sviluppo progressivo. Energie, che debbono comporsi a nuclei vitali che potranno fermare o modificare le correnti disgregatrici, le agitazioni promosse in nome di una sistematica lotta di classe e della rivoluzione anarchica e attingere dall'anima popolare gli elementi di conservazione e di progresso, dando valore all'autorità come forza ed esponente insieme della  sovranità popolare e della collaborazione sociale. Le necessarie e urgenti riforme nel campo della previdenza e della assistenza sociale, nella legislazione del lavoro, nella formazione e tutela della piccola proprietà devono tendere alla elevazione delle classi lavoratrici, mentre l'incremento delle forze economiche del Paese, l'aumento della produzione, la salda ed equa sistemazione dei regimi doganali, la riforma tributaria, lo sviluppo della marina mercantile, la soluzione del problema del Mezzogiorno, la colonizzazione interna del latifondo, la riorganizzazione scolastica e la lotta contro l'analfabetismo varranno a far superare la crisi del dopo-guerra e a tesoreggiare i frutti legittimi e auspicati della vittoria. Ci presentiamo nella vita politica con la nostra bandiera morale e sociale, inspirandoci ai saldi principi del Cristianesimo che consacr&ograve; la grande missione civilizzatrice dell'Italia; missione che anche oggi, nel nuovo assetto dei popoli, deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi imperialismi di fronte a sconvolgimenti anarchici di grandi Imperi caduti, di fronte a democrazie socialiste che tentano la materializzazione di ogni identità, di fronte a vecchi liberalismi settari, che nella forza dell'organismo statale centralizzato resistono alle nuove correnti affrancatrici. A tutti gli uomini moralmente liberi e socialmente evoluti, a quanti nell'amore alla patria sanno congiungere il giusto senso dei diritti e degli interessi nazionali con un sano internazionalismo, a quanti apprezzano e rispettano le virt&ugrave; morali del nostro popolo, a nome del Partito Popolare Italiano facciamo appello e domandiamo l'adesione al nostro Programma. Roma, l&igrave; 18 gennaio 1919". ]]></description>
<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Università della Gelmini: ecco cosa cambierà  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=921</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Il decreto Gelmini di riordino del sistema universitario è legge. La Camera lo ha approvato definitivamente con 281 voti a favore, 196 contrari e 28 astenuti.    Le novità riguardano innanzitutto il reclutamento di professori e ricercatori, dove si darà maggiore peso ai sorteggi. Le commissioni che giudicheranno gli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia saranno infatti composte da quattro professori. E questi saranno sorteggiati da un elenco di commissari, eletti a loro volta da una lista di ordinari del settore oggetto del bando e da un professore ordinario nominato dalla facoltà che ha richiesto il bando. Quelle che invece giudicheranno i ricercatori, in attesa di un riordino organico del sistema di reclutamento di questo comparto, saranno composte da un professore associato nominato dalla facoltà che richiede il bando e da due professori ordinari sorteggiati da una lista di commissari eletti tra i professori appartenenti al settore disciplinare oggetto del bando. La valutazione dei candidati, assicurano al ministero, avverrà secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.    Per quanto riguarda le assunzioni di docenti, per&ograve;, gli atenei con una spesa per il personale superiore al 90% dello stanziamento statale non potranno effettuarne di nuove. Per i ricercatori, invece, il blocco del turn over (a quota 20% nelle altre amministrazioni) viene elevato al 50%. Alcune misure contenute nel decreto Gelmini, secondo i calcoli del ministero, permetterebbero l'assunzione di quattromila nuovi ricercatori. In particolare il fatto che gli enti di ricerca sono esclusi dal blocco delle assunzioni, entrato in vigore per tutte le amministrazioni pubbliche; che almeno il 60% delle assunzioni dovrà essere riservato ai nuovi ricercatori; che i concorsi per ricercatore già banditi, che interessano circa 2.300 unità, sono esclusi dal turn over.    Piccola rivoluzione anche nei finanziamenti: il 7% del Fondo del finanziamento ordinario e del fondo straordinario della Finanziaria 2008 sarà distribuito alle università giudicate migliori secondo parametri di valutazione Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e Cnvsu (Comitato nazionale valutazione del sistema universitario). Tra i parametri di giudizio rientreranno l'offerta formativa, la qualità della ricerca scientifica, efficacia ed efficienza delle sedi.    Incremento di 135 milioni di euro per le borse di studio e l'esonero dalle tasse universitarie, misure destinate sempre a ragazzi meritevoli e privi di adeguati mezzi economici. Secondo i dati ministeriali oggi usufruirebbero di questi due strumenti sociali circa 140mila ragazzi, ma 40mila idonei rimarrebbero esclusi materialmente dai provvedimenti. Sul fronte dei finanziamenti, 65 milioni di euro vengono stanziati per nuove strutture per l'anno in corso, finalizzati anche a realizzare 1.700 posti letto in pi&ugrave; per studenti universitari.    Per quanto riguarda la carriera, secondo il trend dei provvedimenti anti-fannulloni, i docenti universitari dovranno dimostrare di aver effettuato ricerca scientifica. Le pubblicazioni saranno certificate da un'anagrafe nazionale aggiornata annualmente dal ministero. Si comincerà con gli scatti biennali che matureranno dal primo gennaio 2011. Una norma, infine, interessa il rientro dei "cervelli" italiani all'estero: gli atenei potranno procedere alla copertura di posti tramite la "chiamata diretta" di studiosi "stabilmente impegnati all'estero".    Se il ministro Maria Stella Gelmini esprime grande soddisfazione per la conversione definitiva in legge, da parte della Camera, del decreto da lei proposto, sottolineando come "si valorizzi il merito, si premino i giovani, si affermi la gestione virtuosa degli atenei introducendo pi&ugrave; trasparenza nei concorsi all'università per diventare professori o ricercatori", tre pilasti "da cui non si potrà prescindere", parole critiche invece dal Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd, che parla di "occasione mancata".    La Flc-Cgil critica in particolar modo l'introduzione, in via operativa, della figura del ricercatore a tempo determinato. "C'e da attendersi che gran parte del futuro reclutamento in accesso avverrà attraverso questa forma, introducendo quindi ulteriori elementi di precarietà in un universo già pulviscolare - si legge in una nota sindacale.    (G.C.) ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Toh guarda, la Befana  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=909</link>
<description><![CDATA[ ROMA - In epoche d'immagini lustrinate, la Befana è un simbolo di resistenza: niente silicone, capi d'abbigliamento passati di moda e dimessi, doni da pranzo alla Caritas, spostamenti sostenibili grazie all'ecologissima scopa e l'arrivo proprio in zona Cesarini delle feste natalizie, quando rimangono ore centellinate per "sfruttare" gli ultimi giocattoli o per abbottarsi di dolci. Se per la mobilità terrestre utilizzasse la bicicletta sarebbe l'optimum.    Eppure la vecchina, un po' fata e un po' pi&ugrave; strega, proprio per queste sue caratteristiche anomale e d'altri tempi rappresenta un unicum per bambini abituati agli effetti speciali.    Ecco perch&eacute; la Befana, che solo qualche anno fa sembrava sulla vita del tramonto, pugnalata persino come festività da uno dei tanti governi Andreotti, riscuote un particolare fascino festaiolo. Nonostante il freddo polare che di solito accompagna il 6 gennaio.    Qui il consumismo non pu&ograve; spingersi troppo oltre, come ha fatto con il purpureo Babbo Natale, offerto in tutte le salse. Per cui nelle città si riscopre il piacere di adunate un po' carnascialesche nel nome della Signora delle calze non firmate e dei camini senza marmi. Per non parlare delle vecchie scope che resistono alle pi&ugrave; diaboliche lucidatrici.    A Roma, ad esempio, è tutto un pullulare di manifestazioni. Da quelle tradizionali, come il rito della passeggiata tra le bancarelle di piazza Navona o il corteo folcloristico in via della Conciliazione, a San Pietro, a quelle di nuovo conio, tutte nel pomeriggio, come la sfilata di figuranti tra San Giovanni e piazza Vittorio, l'esibizione degli artisti di strada a Villa Borghese, la maratona benefica con personaggi dello spettacolo, della cultura e dello sport a Palazzo Valentini.    Feste gratuite anche nei teatri, ad esempio in quelli di Tor Bella Monaca (ore 16) e del Quarticciolo (ore 18). Serata in musica nella Basilica dei Santi Apostoli, con "Ab Oriente venerunt magi", e a Santa Maria Sopra Minerva, con l'orchestra Nova Amadeus.    Festeggiamo la Befana, allora. Prezioso pezzo d'antiquariato. Perch&eacute; oggi i Re Magi, diretti a portare i doni a Ges&ugrave; Bambino, non chiederebbero informazioni alla vecchina ma utilizzerebbero un "comodo" navigatore satellitare. Pard&ograve;n, un "tom tom". Salvo poi finire a Nazareth, in Israele, anzich&eacute; a Betlemme, in Palestina. Il rischio di qualche missile sulla testa.     (G.C.)   (la foto nell'home page è della parrocchia di Sant'Antonio a Sassuolo) ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Roma: altro che saldi, fila per le mostre  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=904</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Le bancarelle di piazza Navona. I presepi per tutti i gusti nelle chiese e, per i pi&ugrave; laici, quello ambientato nella città papalina esposto dietro una vetrata in piazza del Campidoglio. E, novità di questi scampoli del periodo natalizio, lunghissime file non solo per i saldi ma soprattutto davanti alle entrate delle mostre. E' questo il fenomeno, imprevedibile per intensità, che sta caratterizzando le fredde giornate romane di gennaio, incuriosendo soprattutto i passanti impegnati nello shopping.    La cosa pi&ugrave; sorprendente è che le principali mostre sono ormai in cartellone da diverse settimane. Per alcune, anzi, i battenti sarebbero dovuti essere in fase di chiusura. Come per la mostra sugli Etruschi al Palazzo delle Esposizioni. Che invece, proprio per il grande afflusso e per le numerose richieste del pubblico, resterà aperta fino all'8 marzo grazie ad un accordo tra Azienda Palaexpo, Regione Lazio e Comune di Roma.    Il primato dell'interesse artistico davanti all'entrata delle Scuderie del Quirinale: oltre duecento metri di ordinata fila per innamorarsi dei quadri di Giovanni Bellini. Nonostante la mostra sia aperta da fine settembre, l'afflusso è crescente. Qui si chiuderà l'11 gennaio perch&eacute; a febbraio è attesa l'esposizione sul futurismo. Scontato un altro successo.    Anche a via del Corso grande viavai per ammirare sia le quaranta opere di Jean-Michel Basquiat, ospitate dalla Fondazione Memmo a Palazzo Ruspoli, sia i pittori fiamminghi e olandesi al Museo del Corso. Non solo stranieri e turisti italiani. Anche tanti romani, driblando tentazioni meno nobili, dedicano i propri pomeriggi ai tour culturali. Analoghe scene al Vittoriano per Picasso e al Colosseo. Mentre vengono particolarmente graditi gli originali "pacchetti" di visite guidate per genitori e laboratori didattici per bambini offerti dai musei capitolini.    Le guide turistiche sono soddisfatte, gli albergatori pure: si lavora. E tanto. Le grandi mostre polarizzano interesse e fanno da volano all'industria turistica.    Insomma, sarà il disfacimento dei programmi televisivi e la non esaltante offerta delle sale cinematografiche, ma la cultura si sta prendendo concrete e visibilissime rivincite. E Roma, anche con il freddo e lo stress da file, appare pi&ugrave; bella che mai. Del resto meglio pazientare un'ora per il Giambellino che non per l'impiegato dei conti correnti postali di via Taranto.    (Giampiero Castellotti) ]]></description>
<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 02:57:17 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Il futuro di Roma: il cemento  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=879</link>
<description><![CDATA[ La capitale sta cambiando molto, il settore dell'edilizia è in fermento, grandi opere sono state realizzate e altre sono in cantiere e in progettazione. "Da qualche anno siamo tornati a costruire ai ritmi degli anni Sessanta", cos&igrave; commenta Paolo Berdini, docente di urbanistica presso l'Università di Roma Tor Vergata e autore del libro "La città in vendita", riferendosi alle ricerche economiche del Cresme. I cantieri sorgono con ritmi costruttivi da Italia del dopoguerra ma, sottolinea il professore in una intervista al quotidiano Liberazione pubblicata il 19 luglio, la differenza rispetto al passato è che le opere adesso si progettano in grande.    Proprio sul boom dell'edilizia a Roma la trasmissione "Report" ha dedicato una puntata lo scorso maggio e l'inchiesta rivela che nei prossimi dieci anni si prevede di costruire 70 milioni di metri cubi, ben 1700 nuovi palazzi di 8 piani, su un territorio di 15 mila ettari. Per le grandi imprese di costruzioni sono tempi d'oro. La gran parte dei vasti progetti sono infatti condotti dalle ditte famose nell'edilizia romana come i Caltagirone, Parnasi, Toti, Scarpellini, Bonifaci e Pirelli Re.    Lo scorso luglio nel quartiere Eur è stato inaugurato l'enorme centro commerciale Euroma 2, opera che è stata preceduta negli ultimi anni da altri giganteschi centri commerciali sorti anch'essi nelle periferie della città. Nel novembre 2005 ha aperto le porte Parco Leonardo, sorto tra la via consolare Portuense e l'autostrada Roma Fiumicino. Dopo poco pi&ugrave; di un anno nel febbraio 2007 è stato inaugurato il secondo grande centro commerciale, Roma Est, in periferia a Ponte di Nona. Di seguito nel mese di Luglio, a nord della capitale in zona Bufalotta ne viene aperto un altro, Porta di Roma. Le aree circostanti ai centri commerciali nel frattempo subiscono profondi mutamenti in quanto vengono condotti ingenti investimenti edilizi e di continuo sorgono palazzi, appartamenti, uffici. Nuovi quartieri cos&igrave; prendono forma nelle periferie romane.    Nel 1936 fu progettata la costruzione del quartiere Eur, nel quale edifici come Palazzo degli Uffici, Palazzo dei Congressi, Palazzo della Civiltà Italiana dovevano rinnovare Roma ed esaltare il fascismo. A distanza di settanta anni, adesso è la società edile Parsitalia, condotta dalla famiglia Parnasi, a portare avanti la costruzione di un Eur 2, un nuovo quartiere a ridosso del primo Eur precisamente nell'area di Castellaccio. Accanto all'imponente centro commerciare Euroma 2, 800 mila metri cubi di cemento, sorgerà infatti un centro direzionale progettato sul modello del distretto parigino de La Dèfense. Si chiamerà Europarco e dai costruttori viene definito come "il primo business Park di Roma", cioè un area destinata ad uffici privati e pubblici con spazi commerciali e residenziali.    Qui saranno eretti i primi due grattacieli di Roma, i cosiddetti Eurosky alti 120 metri con 30 piani. Una torre bianca progettata dall'architetto Purini sarà destinata ad appartamenti e un secondo edificio disegnato da Ascarelli ospiterà uffici. Nell'area sottostante ai grattacieli si estenderà poi una piazza enorme di 32 mila metri quadrati, pi&ugrave; ampia di piazza Navona. Circonderanno lo spazio uffici, come il nuovo ministero della Sanità, il centro commerciale, parcheggi, alberghi, cinema multisala, ristoranti, bar e negozi. Questo quartiere monumentale, vasto ben 63 ettari, avrà sicuramente un forte impatto sull'intera città, non solo sugli abitanti della zona che vedranno affluire un ingente traffico d'auto. La realizzazione di tale impresa è condotta dai costruttori Parnasi, cos&igrave; come la nuova area residenziale da 70 mila metri cubi che sta sorgendo verso Spinaceto, non lontano quartiere.    Il quartiere Eur vedrà inoltre altri imponenti cambiamenti come la costruzione di un centro congressi, la famosa nuvola di Fuksas, appalto affidato a Condotte, società del gruppo finanziario Ferfina. Il mese scorso poi è stato demolito l'ex velodromo per poter realizzare "la città dell'acqua, del benessere e del fitness", progetto al quale partecipa la stessa Condotte, oltre a Eur spa. Inoltre un grande edificio con le facciate di vetro disegnato da Piano prenderà il posto delle torri dell'ex ministero delle Finanze e ospiterà uffici, negozi e 400 appartamenti di lusso, un'opera che sarà condotta dai costruttori Toti, Ligresti e Marchini.    Come i Parnasi anche la potente Lamaro Appalti, società dei fratelli Pierluigi e Claudio Toti, sta portando avanti ingenti investimenti edilizi a Roma. La società ha già realizzato grandi imprese, negli anni '80 la costruzione del centro commerciale Cinecittà Due e, negli ultimi tempi, la Nuova Fiera di Roma estesa su 300 ettari e l'enorme centro commerciale Porta di Roma nel quartiere periferico della Bufalotta. Quest'ultima opera non è solo il frutto di investimenti dei Toti, ma vi è anche la partecipazione dei Caltagirone e Parnansi. Anche tali società sono fortemente interessate ad edificare a Bufalotta, un'area considerata ormai come un vasto territorio da cementificare. Vicino al raccordo anulare e proprio a ridosso del centro commerciale ecco che sta sorgendo un intero quartiere, un progetto che prevede ben circa 5000 nuovi appartamenti.    In tutte le aree circostanti ai grossi centri commerciali sono infatti in fermento gli investimenti edilizi. Anche nella zona Ponte di Nona, in vicinanza al centro Roma Est, cantieri e edifici sorgono cos&igrave; numerosi da aver già formato un nuovo vasto quartiere. I piani prevedono ben 12 mila appartamenti su 167 ettari da strappare all'agro romano per far posto a 40 mila nuovi abitanti. Sono cifre enormi e la realizzazione dei palazzi in questa zona è in gran parte iniziativa dei costruttori Caltagirone e Bonifaci.    Costruire nuovi quartieri in mezzo al nulla costa molto in termini di servizi e trasporti e in pi&ugrave; rischiano di diventare dei dormitori, eppure l'edilizia romana procede verso tale direzione, proprio come dimostrano le mosse dei Caltagirone. Verso la metà degli anni '90 sorge lungo la valle di Malafede, tra Roma e Ostia, il cosiddetto "villaggio Caltagirone", 800 mila metri cubi per 8 mila abitanti. Poi attorno al centro commerciale Parco Leonardo, situato tra Roma e Fiumicino, gli stessi costruttori Caltagirone hanno ancora pianificato in grande. Non si è tenuto conto solo dello shopping, ma è stata progettata un'intera cittadina. Sono presenti nella zona residenziale strade, parcheggi, isole pedonali, piazze, ristoranti, negozi, piste da bowling e il cinema multisala pi&ugrave; grande d'Italia, tutto a pochi passi dal centro commerciale, il luogo simbolo.    Il cemento conquista terreni a Roma, nuovi quartieri e grandi opere sono in programma, tutti progetti condotti dai soliti re del mattone della città. L'edilizia avanza in ogni direzione estendendo l'hinterland. Pirelli Re costruisce verso il mare ad Acilia Madonnetta, i Caltagirone investono anche a Paglian Casale e a Tor Pagnotta, Bonifici ottengono aree presso via Flaminia e, nei quartieri presso gli studios di Cinecittà, leader dell'area è invece Sergio Scalpellini.    Di fronte a tale gestione del territorio il professore Paolo Bardini avverte per&ograve; sui pericoli in agguato in quanto la mancanza di una pianificazione pubblica e i troppi privilegi concessi alle aziende edili comportano gravi conseguenze. Sostiene che la situazione è fuori controllo poich&eacute;, essendo rotte le regole urbanistiche, è il privato che decide come e quanto costruire in base alle sue esigenze di ritorno economico e in cambio concede un piccolo tornaconto al Comune: una strada, un giardinetto, un asilo. Infatti è proprio la mancanza di infrastrutture e servizi pubblici e l'assenza di adeguati collegamenti e trasporti che preoccupano gli abitanti, oltre all'aumento del traffico automobilistico che si prospetta lungo le arterie cittadine.    (www.perilmioquartiere.splinder.com/) ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ LAZIO / Numero verde influenza: 803.555  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=878</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Un numero verde della Regione Lazio far fronte all'arrivo dell'australiana. Si chiama "Progetto influenza" l'iniziativa presentata oggi dal presidente Piero Marrazzo, dal direttore della Protezione civile regionale, Maurizio Pucci, e dal segretario della federazione nazionale medici di famiglia, Pierluigi Bartoletti.    Il progetto sperimentale durerà fino a febbraio e mira a limitare gli accessi per l'influenza nei pronto soccorso (circa il 90% del totale) attraverso una rete di assistenza di circa 3.800 i medici di base, tra cui 400 pediatri.    I dottori saranno coordinati attraverso le Unita' di Cure Primarie e potranno essere contattati attraverso il numero verde 803 555. Il piano garantirà anche la presenza nella sala operativa della Protezione Civile di due medici, che dalle 8 alle 20 risponderanno alle domande dei pazienti. Dopo quell'orario le telefonate saranno dirottate automaticamente alla guardia medica.    La diffusione dell'influenza quest'anno si teme possa essere di tre volte superiore al normale. L'australiana, infatti, nasce dall'interazione di tre ceppi virali sinora sconosciuti in Italia. I sintomi saranno invece tipici, con febbre alta, mal di testa, dolori ossei, tosse e mal di gola. Per contrastarla da venerd&igrave; scorso è stato attivato un poliambulatorio territoriale a via Torricella nella Asl RM B in collaborazione con i medici di famiglia. Altri presidi saranno disponibili, inoltre, nel periodo festivo, 24 ore su 24 in via Canova e del Regina Margherita, e da gennaio il Santa Caterina.    (Corriere Romano - Forche Caudine) ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Natale, i poveri e i piloti dell'Alitalia  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=870</link>
<description><![CDATA[ LETTERA 1 / IL NATALE DI UN PILOTA 
Sono un comandante Alitalia. Ho 42 anni e sono padre di 3 figli. Ho scelto volutamente di rimanere "anonimo" con un motivo ben preciso: nel nostro Paese la libertà di espressione e di parola è ormai solo un'utopia. La strada che si sta percorrendo in Italia ha una strategia ben precisa atta a contenere il pi&ugrave; possibile ogni forma di protesta legittima da parte dei cittadini a far valere i propri diritti nell'ambito del sociale, anche attraverso forme di repressione. I mezzi informatici sono strumenti potenti ma facilmente intercettabili ed io in un momento come questo ho paura di tutto...nel seguito della mia lettera capirà sicuramente il senso di questa mia scelta.    Scrivo per esprimere il disagio, lo stato d'animo e la forte preoccupazione di tutti i lavoratori di Alitalia in questo drammatico periodo. Non è nel mio stile fare differenze tra i lavoratori, ma credo che la mia storia pur essendo diversa da quella di altre categorie, possa avere un forte legame con i percorsi di vita degli altri lavoratori.    Ho raggiunto alla mia età un livello professionale elevato. Sono in Alitalia da 18 anni e Comandante da circa 10. Una posizione raggiunta con notevoli sacrifici. Una vita dedicata a questa professione ed una dedizione praticamente totale.Ho iniziato da molto giovane ed il percorso è stato complicatissimo. Anni ed anni di studi, di durissime selezioni e di notti in bianco passate sui libri lontano dalla famiglia. E' un mestiere molto complesso ed i retroscena purtroppo sono poco noti. La responsabilità che riveste il ruolo di Comandante è enorme sia in termini di legge, sia nei confronti dell'esercente, che verso le vite umane che gli vengono affidate. Tutto ci&ograve; significa che l'etica ed il livello professionale che ci viene richiesto è elevatissimo. Dobbiamo essere costantemente aggiornati sui cambiamenti delle normative, abbiamo l'obbligo di essere periodicamente addestrati e controllati secondo gli standard di sicurezza previsti dalla normativa mondiale. Se il livello professionale richiesto non viene raggiunto, si perdono le funzioni di Pilota o di Comandante e si viene destinati ad altre mansioni.    Poco si conosce della nostra vita privata che spesso viene dipinta come agiata e piena di privilegi. Posso assicurarle che non è cos&igrave;....20 giorni al mese trascorsi lontano dalla propria famiglia senza distinzioni tra Sabati, Domeniche, Natale, Capodanno, e feste comandate. Lontano dai propri figli che non puoi seguire nella loro vita quotidiana...la scuola, i compiti, il catechismo, le varie attività... I problemi della loro crescita, l'educazione, l'adolescenza....Torni a casa dopo una settimana e li trovi cresciuti, cambiati...parole nuove...gesti nuovi... E tu che non c'eri, rimpiangi quei giorni passati al telefono mentre avresti voluto essere presente ai gesti dei tuoi figli...ti senti in colpa ma continui a ripetere a te stesso all'infinito che è giusto cos&igrave; perch&eacute; la certezza del futuro dei tuoi figli dipende solo da te e dalla tua professione. E per fortuna che a casa c'è tua moglie, una donna splendida..la colonna portante della famiglia che educa i tuoi figli.    Professione... Certezze... Futuro... Ma quale certezze?? Ma quale futuro?? Da qualche giorno ho ricevuto la lettera di cassa integrazione ed il mondo mi è crollato addosso. Dopo 3 mesi di angoscia tutto è finito nel giro di pochi secondi... Professione, sogni, progetti futuri, serenità famigliare, sorriso... Nessuna prospettiva per il mio futuro con le certificazioni professionali che scadranno tra 90 giorni... e dopo il buio profondo... a casa senza pi&ugrave; lavoro. Umiliato nel profondo dell'animo, come uomo e come professionista. Vergognosi, inaccettabili e lesivi della dignità umana, sono stati i metodi di esclusione da quella che sarà la futura presunta compagnia di bandiera. Gravissime le discriminazioni fatte durante questo processo che hanno portato a non considerare abilitazioni e certificazioni professionali, ad escludere lavoratori con legge 104, madri in part-time o con esonero notturno oppure a mettere in cassa integrazione entrambi i coniugi facenti parte della stessa azienda con figli a carico !!!!    Come hanno fatto a comunicare le lettere di cassa integrazione agli operai di Fiumicino? Li è andati a prendere la security direttamente sul posto di lavoro, li ha radunati tutti in una enorme sala, gli ha requisito i tesserini aziendali e li ha accompagnati fuori dall'aeroporto. E mentre si consumava questa tragedia, il nostro premier brindava con gli autori di questo massacro...    Non voglio entrare in merito a questa sporca operazione, forse senza precedenti. Non voglio parlare n&eacute; di sindacati, n&eacute; di governo e nemmeno di contratti... Non mi importa nulla di tutto ci&ograve;. Il mio è un drammatico grido disperato di rabbia e di dolore che si alza a nome di tutti gli onesti lavoratori di Alitalia che hanno dedicato una vita a questa azienda ai quali è stato tolto il sorriso.. Un dramma sociale senza precedenti per tutte le nostre famiglie... Ed intorno a noi un'assordante silenzio... Forse voluto.. Lo stato d'animo dei nostri equipaggi che stanno volando in questo periodo è preoccupante, non voglio spingermi oltre... E per favore che nessuno si azzardi a dire che la responsabilità è dei lavoratori perch&eacute; questa è una vile menzogna. Chi conosce la vera storia di Alitalia sa benissimo di cosa sto parlando!    Quando ieri il pi&ugrave; piccolo dei miei bimbi mi ha chiesto perch&eacute; i suoi amichetti dell'asilo avevano già fatto la letterina a Babbo Natale e noi no, non ho saputo rispondere perch&eacute; l'emozione ha avuto il sopravvento su di me e sono scappato in camera mia a piangere davanti alle spensierate fotografie di quando Papà andava fiero di portarli in volo con lui... Spero che esista una giustizia divina e che un giorno qualcuno paghi caro per questo dramma sociale che ha colpito solo chi chiede di lavorare onestamente..    Una cosa è certa, se un giorno torner&ograve; a fare il mio lavoro non mi dimenticher&ograve; mai di questa sofferenza e nulla sarà pi&ugrave; come prima... Ci sono violenze che nessuna parola di pace potrà mai placare.    A nome di tutti coloro che hanno perso il lavoro     
LETTERA 2 - UNA VITA "STRAVOLTA"
 Egregio dottor Sabelli,    La raggiungo tramite il sito di "Forche Caudine", associazione dei molisani che conosco da anni, sperando che sia un "canale privilegiato" per raggiungere Lei di Agnone e che ho visto proprio su questo sito fotografato nel paese altomolisano insieme all'attrice Maria Grazia Cucinotta.    Sono un comandante pilota della "ex" Alitalia che, causa le note vicende che hanno investito l'azienda, mi ritrovo non solo con un contratto meno qualificante e remunerativo (necessità fa virt&ugrave;), ma - cosa pi&ugrave; grave, almeno per la mia situazione familiare - con una nuova sede di lavoro che mi stravolge totalmente l'esistenza: non pi&ugrave; Roma bens&igrave; Milano.    Non mi preoccuperebbe un trasferimento di 600 chilometri, se non fossi padre di una bambina di 14 anni, figlia unica e portatrice di handicap dalla nascita a seguito di una malattia congenita, la sindrome di Grieg, che determina una lunga serie di gravi patologie che di seguito riassumo: a) Aspetto neurologico - La bambina, causa i deficit sensoriali concomitanti ai danni neurologici congeniti (calcificazioni talamiche e mielanizzazione incompleta), presenta un fortissimo ritardo mentale e psicologico. Non è quindi autosufficiente. Attraverso l'assiduo lavoro dei servizi socio-sanitari locali, nonch&eacute; quello insostituibile di noi genitori, sta tentando di raggiungere obiettivi minimi di socializzazione ed autonomia; b) Aspetto cardiaco - La bambina è affetta da stenosi polmonare cardiaca e pervietà del foro di botallo (occluso chirurgicamente nel 2001 presso l'ospedale Bambino Ges&ugrave; di Roma). La piccola paziente, sin dalla nascita, è seguita periodicamente presso l'ospedale Policlinico Umberto I di Roma; c) Aspetto oculistico - La bambina vede 2/10 da un solo occhio. Inoltre è affetta da glaucoma che determina la necessità d'installarle (da parte di noi genitori) gocce oculari ogni otto ore per evitare il definitivo danneggiamento del nervo ottico; necessita, inoltre, di costanti misurazioni della pressione oculare, cui la piccola paziente accetta di sottoporsi solo attraverso persone di fiducia. Infine effettua cicli di rieducazione ortottica. Da sempre è seguita da tre specialisti dell'ospedale San Carlo di Nancy di Roma; d) Aspetto uditivo: i gravi e specifici problemi, che si riflettono anche nel linguaggio (causa il non udire), sono alleviati da oltre dieci anni solo presso il C.R.O. (Centro di Rieducazione Ortofonica) di Firenze, struttura unica in Italia, dove svolge tre volte alla settimana attività psico-logo terapeutica di rieducazione ortofonica. Ci&ograve; ha determinato nel 1998 il trasferimento mio e di mia moglie da Roma (città dove sono nato) a Firenze, nonostante a Roma viva da sola mia madre settantenne. Grazie alla lunga e intensa terapia, la bambina oggi ha acquisito un linguaggio semplice ma minimamente comprensibile.  Ho quindi - causa di forza maggiore - incentrato la mia vita e quella della mia famiglia sull'asse Roma-Firenze, dove anche le scelte formative sono state subordinate a quelle sanitarie. Mia figlia, nata a Roma, ha qui frequentato la scuola materna, quindi è passata alle scuole di Firenze, dove ancora oggi usufruisce di un insegnante di sostegno, il cui compenso è ricavato da fondi regionali stabiliti dall'Unione europea su specifico progetto, di cui mia figlia è stata la prima ad usufruire in Italia.    Pur dolendomi, per una questione lavorativa, di dover rendere manifesta una condizione familiare prettamente personale e di dovere addirittura appellarmi ad un dettato normativo per una comprensibile questione di natura autenticamente umana, non mi posso sottrarre dal richiamare il comma 5 dell'articolo 33 della legge 104 del 5 febbraio 1992, che letteralmente recita: "Il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro pi&ugrave; vicina al proprio domicilio e non pu&ograve; essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede".    Non trovando, in questa fase transitoria di avvio della nuova società, alcun referente aziendale cui rivolgermi, essendo privo di qualunque altra fonte di reddito, costretto ovviamente a non rifiutare opportunità lavorative specie nel mio campo di specializzazione, mi rivolgo alla Sua persona convinto che possa mediare per trovare una soluzione a tale situazione, per me difficilmente sostenibile,    La ringrazio fin d'ora per l'attenzione prestata e Le invio i pi&ugrave; cordiali saluti e auguri di buone festività natalizie.    cell. +393477948094. ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Roma: mostra sugli italiani d'America  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=857</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Inaugurata nei giorni scorsi e aperta fino al 28 febbraio 2009, alla Casa della memoria e della storia di Roma è di scena la mostra: "Ellis Island: italiani d'America", esposizione fotografica (ma anche convegno, rassegna cinematografica, ciclo d'incontri) per ricordare i tanti emigranti italiani che tra la fine dell'800 e i primi del '900 lasciarono il nostro Paese per inserirsi nel pi&ugrave; grande flusso migratorio di tutti i tempi.   Ellis Island è un isolotto a circa un miglio da Manhattan che per oltre sessant'anni, dal 1892 al 1954, è stato prima tappa per milioni di immigrati che partivano dalle loro terre di origine sperando di stabilirsi negli Stati Uniti.     La mostra fotografica "Ellis Island: italiani d'America" ripercorre attraverso tre sezioni tematiche - "Partire", "Arrivare" e "Vivere in America" - il difficile percorso di chi ha lasciato il proprio paese in cerca di una nuova vita. Significativa importanza si è data alle immagini, importanti non solo per la ricostruzione di un'epoca ma anche il ritratto di un'umanità, che ha molto in comune con quella sofferente e speranzosa che affolla adesso la vecchia Europa. Oltre alle foto, in esposizione alcuni esempi di test intellettivi originali cui venivano sottoposti gli immigranti.     Inoltre dall'8 al 10 gennaio 2009 la rassegna di "Cinema, Storia e ...il sogno dell'emigrante" . Un percorso per dare conto di storie personali e collettive, di radici perdute e di bisogni ancora irrisolti.     Luned&igrave; 19 gennaio 2009 in programma il convegno "Migrazioni di ieri e di oggi" , un approfondimento di come l'emigrazione italiana nel mondo abbia rappresentato uno dei tratti peculiari dell'intera storia del nostro paese, come sia stata un'esperienza intensa e diversificata che ha avuto effetti sull'economia, sulla cultura e sull'immaginario collettivo.     Gioved&igrave; 26 febbraio 2009 per la serata di chiusura, Giovanna Marini e Mariano De Simone, profondi conoscitori del repertorio popolare, ripercorrono in musica quello ispirato alle vicende degli emigranti (iniziativa in collaborazione con il Circolo Gianni Bosio).    "Ellis Island: italiani d'America" è un'iniziativa nata da un'idea di Nino Di Paolo in collaborazione con il Museo dell'Emigrazione di Cansano (L'Aquila), promossa dal Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Dipartimento IV, con l'organizzazione e la cura di PAV, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.    Luogo: Casa della Memoria e della Storia Indirizzo: Via San Francesco di Sales, 5 (Trastevere) Data: dal 20 dicembre 2008 al 28 febbraio 2009 Orario: consultare il programma Prezzo: ingresso libero Info: 060608 Telefono: 06-6876543 Link: www.casadellamemoria.culturaroma.it - www.comune.roma.it/cultura
La presentazione di Nino Di Paolo
Sono nato in un piccolo paese dell'Abruzzo montano - Cansano - che, alla fine dell'800 e nei primi decenni del secolo scorso, è stato protagonista, come molti altri, di un massiccio fenomeno migratorio. Ho respirato aria di emigrazione sin dall'infanzia.    Un giorno, molti anni fa, trovandomi a New York, visitai casualmente il museo dell'emigrante di Ellis Island, situato su una piccola isola a circa un miglio a sud di Manhattan. Ritrovai le tracce di lontani parenti fra i seicentomila nomi incisi sui pannelli di metallo posti lungo il muro circolare del giardino che affaccia sulla statua della Libertà. Rimasi profondamente turbato e da quel giorno iniziai a scavare fra le atmosfere evocative di quelle storie lontane.    Ma come sempre accade, quando lasciamo al gioco della fantasia la responsabilità di un progetto non ben definito, prese corpo una ricerca che andava al di là delle ragioni contingenti che l'avevano propiziata fino ad esplorare quelle pi&ugrave; profonde che si nascondono dietro il dolore universale di un distacco. Lo sforzo compiuto in quella direzione è ispirato da un unico filo conduttore che da Ellis Island si snoda fino ai nostri giorni, con le immagini pi&ugrave; emblematiche delle diaspore balcaniche.    &Egrave; proprio per questo che una parte importante dell'iniziativa presentata alla Casa della Memoria e della Storia è rappresentata dalla mostra relativa alla "grande emigrazione" avvenuta attraverso Ellis Island, "l'isola delle lacrime", situata nel tratto di mare dove l'Hudson si unisce all'East River prima di sfociare in Atlantico.    La motivazione che ha dato vita a questa proposta è stata molto forte perch&eacute; "l'amore per la propria Terra", come diceva Silone, "uno se lo porta dentro, diventa una parte di te in qualunque parte del mondo tu viva".    Ma non basta.    Tutti abbiamo in noi un &lsquo;&lsquo;emigrante" che sonnecchia e che risponde ad un'immagine di distacco e di rifiuto. Egli non è mai l'Altro, nel senso che non ci sono uomini che nascono con un destino di emigrante e altri che vengono al mondo con una promessa di felicità. La dimensione dell'emigrante è un'ombra rannicchiata in fondo all'esistenza che pu&ograve; affiorare in superficie nei momenti pi&ugrave; impensabili della nostra vita. E se da qualche parte noi siamo "stranieri a noi stessi", se l'emigrante è dentro di noi, pu&ograve; essere utile imparare a fargli posto.    Nel momento in cui molti continuano a vagare di Paese in Paese, in cerca di rifugi sempre pi&ugrave; improbabili, potrebbe sembrare futile o sentimentalmente compiacente voler ancora una volta evocare queste storie di immagini vecchie e ingiallite. Io credo invece che il tema sia molto attuale poich&eacute; c'è ancora una Ellis Island intorno a noi e che appartiene a tutti coloro che per varie ragioni non scelgono, ma sono costretti a dover abbandonare i luoghi in cui sono cresciuti.    Ma per vivificare questo dibattito, che sarà materia del Convegno "Migrazioni di ieri e di oggi" previsto per gennaio, occorre partire dalla nostra "grande" emigrazione, un fenomeno spesso ignorato, quasi una parentesi da cancellare e di cui vergognarsi. Eppure dimenticare la propria storia equivale a negare almeno una parte della propria identità.    Perch&eacute; dovrei vergognarmi di apprendere che i miei nonni, e molti dei miei lontani parenti furono emigranti, che speravano in un riscatto sociale nelle miniere del Colorado o nelle lontane pianure dell'Australia? Capire perch&eacute; se ne andarono, a quali condizioni di vita vollero fuggire, come se ne andarono, e a quali umiliazioni devastanti dovettero piegarsi, pu&ograve; essere uno sforzo utile che ci aiuta a capire il nostro presente.    Per oltre sessant'anni, dal 1892 al 1954, gli edifici rosso mattone eretti su quel piccolo lembo di terra ospitarono la pi&ugrave; grande massa migratoria della nostra storia contemporanea. Tutti venivano passati in rassegna per verificare malattie o menomazioni, mentre la lunga fila dei nuovi arrivati saliva la ripida scala verso la grande ed assordante Sala di Registrazione. Iniziava il "labirinto ispettivo" prima di essere ammessi negli Stati Uniti.    Pi&ugrave; di 100 milioni di americani possono far risalire le loro origini a un uomo, una donna o un bambino che passarono per Ellis Island. Questa è la ragione per cui in un rapporto annuale del 1927 il Commissario Generale dell'immigrazione osserv&ograve;: &laquo;se le espressioni "Ellis Island" ed "immigrazione" non fossero sinonimi non si potrebbe mai pensare alla prima senza collegarla alla seconda&raquo;.    Stiamo parlando di una delle pi&ugrave; colossali trasmigrazioni della civiltà occidentale che, dal 1880 alla prima guerra mondiale, coinvolse circa 14 milioni di persone dirette negli Stati Uniti d'America. Nel secolo successivo la cifra del fenomeno avrebbe raggiunto pi&ugrave; di 26 milioni. A quell'esodo biblico l'Italia diede uno dei contributi maggiori.    Interi scaffali di libri hanno esaminato questo complesso fenomeno, analizzandone le cause vicine e remote; la stessa descrizione letteraria, ispirandosi ad esso, ha raggiunto punte di estrema bellezza. C'è tuttavia una storia dell'emigrazione che non pu&ograve; essere racchiusa nei libri e che trova nelle immagini e, perch&eacute; no, talvolta nella musica un'espressione migliore. A tal proposito, si è pensato ad una rassegna cinematografica, con una selezione di film e documentari sul "sogno" dell'emigrante e a una serata musicale, per ripercorrere il grande repertorio ispirato alle vicende degli emigranti. ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Natale: l'altra festa  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=853</link>
<description><![CDATA[ Di Babbi Natali in giro ce n'è tutto l'anno. Con le barbe grigie e un po' appiccicose. Perch&eacute; bianche e pulite come ovatta (ma che lasciano peli in bocca) diventano solo a dicembre.    In genere li trovi sotto ai cavalcavia, accampati vicino ai piloni. O sulle panchine del parco pubblico, circondati da piccioni resi sempre pi&ugrave; obesi dall'opulenza. Sul gradino di un negozio chiuso da anni. Sul pullman blu del Cotral che prova a rompere l'isolamento dei paesi sulla Tiburtina. Su quelle linee periferiche dai numeri che iniziano con lo zero e dalle vetture colorate nei modi pi&ugrave; inammissibili.    Sono sempre pieni di buste di plastica i Babbi Natali di tutto l'anno. Quelli ordinari. Anonimi. Che si muovono lentamente. Che mangiano dentro scatole color alluminio. Che indossano gli stessi giacconi d'estate e d'inverno. Che svuotano le riserve alcoliche dei supermercati. Che scrivono, scrivono, scrivono su foglietti di carta. E le parole, talvolta, diventano poesia.    Ma a dicembre, solo a dicembre, i vecchi con la barba non sanno pi&ugrave; scrivere poesie e si trasformano semplicemente in Babbo Natale. Nemmeno Papà Natale, che sarebbe pi&ugrave; normale. Ma Babbo, dandy e un po' privilegiato. Un logo di garanzia.    Babbo Natale diventa allora un portento, un prodigio, un fenomeno soprannaturale. Gli passano tutti gli acciacchi e si muove ritmicamente con un sax in bocca, come se a ottant'anni avesse scoperto Monica Lewinski. Inforca occhialetti intellettuali, alla Gramsci, e sale su scale di corda appese fuori dai balconi come il mago Casanova o lo zingarello nano, sempre lui, quello che ruba dappertutto e riesce ad entrare in finestre di venti centimetri quadrati. Rom o albanese il nanetto, lappone e ariano il nonnetto.    Lampeggia, rumoreggia, cazzeggia (talvolta allegramente scoreggia) quel vecchio simpaticone. E' di plastica lucente, di panno impeccabile, di coccio rigorosamente made in China. Talvolta, ahinoi, persino gonfiabile, ad uso dei distributori di benzina. O, tenetevi forte, radiocomandato. Sorriso alla Durban's, colori alla Depero, fattezze alla Giuliano Ferrara. Ma agile, spedito come un giaguaro della Patagonia. E' globalissimo, avendo contaminato con la sua onnipresenza persino quegli ineguagliabili presepi artigiani del nostro Mezzogiorno o le rappresentazioni viventi che fanno recuperare il senso della comunità nella sana provincia italiana. Capanna di legno, mangiatoia con la paglia, Babbo Natale di raso. Ma vuoi mettere il "marchio" natalizio con la barba bianca che i poveri bambini sono costretti a colorare in tutte le salse, il Babby con le tenere suonerie della Bauli, quella sorta di De Michelis che ha spodestato persino l'umanoide Michelin sui Tir spaccasfalto?    La tradizionale foto (a pagamento) con il Babbo Natale disoccupato è ormai superata. Ora, per la serie che al peggio non c'è mai fine e "carnevale forever", ce li propinano in adunate oceaniche con i cappellini a luci intermittenti, in maratone che vengono definite "suggestive" (dalla Danimarca a San Benedetto del Tronto... sic!), in girotondi con obolo di partecipazione, in formazioni musicali raccogli-offerte dai balconi (prendere esempio dal marchese del Grillo), in orribili villaggi di mini-prefabbricati spacciati per case di Babbo Natale.    Deposto il costume, affumicata la renna, dicembre addà passà. ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Mobilità urbana: bene Roma, malissimo Campobasso  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=847</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Se Parma è la città pi&ugrave; "eco-mobile" d'Italia, scalzando Bologna dal primo posto dello scorso anno , (la città del bel canto ha un trasporto pubblico che funziona, ha avviato importanti innovazioni nella gestione della mobilità, ha una quota significativa di auto a basso impatto ambientale, pianifica il traffico e tiene lo smog sotto controllo), a fondo classifica troviamo Taranto, L'Aquila e Campobasso.   Tale graduatoria delle città italiane alla ricerca della mobilità sostenibile è contenuta nel secondo rapporto "Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città", elaborato da Euromobility e Kyoto Club in collaborazione con Assogasliquidi e Consorzio Ecogas e con il patrocinio del Ministero dell' Ambiente.    Gli indicatori di cui si è tenuto conto per stilare la classifica sono stati in particolare le innovazioni introdotte per la gestione della mobilità (car sharing, bike sharing, taxi collettivi, piattaforme logistiche per le merci, mobility manager, car pooling ecc) e la loro efficacia; lo stato di salute delle città in relazione alla presenza di auto di nuova generazione o alimentate a combustibili alternativi (Gpl, metano); l'offerta di trasporto pubblico, le piste ciclabili, le ZTL, le corsie preferenziali; l'adozione di strumenti di gestione e di pianificazione del traffico. Le 50 città monitorate sono i 20 capoluoghi di Regione, i due capoluoghi delle Province autonome e le città con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti.    "Questo secondo rapporto insieme alla classifica delle città pi&ugrave; virtuose - ha detto Lorenzo Bertuccio direttore scientifico di Euromobility- vuole costituire uno stimolo per fare sempre di pi&ugrave; sulla strada delle mobilità sostenibile e dell' innovazione. E' importante infatti che si spinga il pedale dell' innovazione per avviare una nuova cultura della mobilità che liberi le città da un traffico insostenibile e dal rischio inquinamento. Il rapporto non misura solo il numero di misure adottate, ma anche la loro efficienza ed efficacia".    Molti i record positivi e negativi nelle città italiane. Poco diffuso ancora il bike sharing. Solo 18 città lo hanno messo in campo (lo scorso anno erano 15) e il maggior numero di bici è presente a Roma e Brescia (200 bici), ma troppo spesso il servizio viene poco utilizzato. Sono 12 le città in cui c'è il car sharing, una formula che sembra attrarre sempre di pi&ugrave; i cittadini tanto che il 2008 ha registrato il 18% in pi&ugrave; di utenti rispetto  ll'anno precedente e 70 auto in pi&ugrave; sulla strada (+16,4%); le città che possono contare sulla flotta auto maggiore sono Milano e Torino (107 e 100 auto rispettivamente). I mobility manager sono poi presenti in 40 città, le 10 città, tutte del centro-sud, in cui mancano sono Andria, Campobasso, Cagliari, Catanzaro, L'Aquila, Latina, Pescara, Potenza, Sassari e Taranto.  La ricerca ha anche passato in rassegna lo stato degli strumenti di gestione e pianificazione, Piani urbani della Mobilità (Pum) e Piani urbani del traffico (Put). Quasi tutte le città esaminate si sono dotate del Put, strumento obbligatorio, mentre sono meno quelle che hanno predisposto il Pum, strumento volontario. Parma è l' unica città che ha messo in campo tutti gli strumenti della mobilità sostenibile dal car pooling alla piattaforme merci, dal bike sharing alle colonnine di ricarica per veicoli elettrici. Nessuna iniziativa è stata presa invece da L' Aquila, Campobasso e Taranto.    La migliore offerta di trasporto pubblico locale si registra a Milano, Aosta, Bologna, Genova e Parma; la peggiore a Siracusa, Latina e Roma, Milano è in testa per i chilometri di corsie preferenziali (circa 17), mentre queste strutture necessarie per velocizzare i mezzi pubblici di trasporto sono molto scarse a Piacenza, Perugia e Sassari. Sul fronte delle zone a traffico limitato le pi&ugrave; estese rispetto al territorio comunale sono presenti a Brescia, Firenze e Aosta, mentre sono assenti a Catanzaro e Prato.    Napoli svetta nella classifica negativa delle auto inquinanti (Euro 0) con circa il 33% in circolazione.    Relativamente al pi&ugrave; recente standard emissivo Euro IV, le città di Aosta, Roma, Prato e Trento mostrano le percentuali pi&ugrave; alte (il dato di Aosta è per&ograve; falsato perch&eacute; molte società di autonoleggio immatricolano qui le autovetture della propria flotta); mentre quelle in cui le auto "Euro IV" sono meno diffuse risultano Andria con l'11,8% e Napoli con circa il 15%. Il tasso di motorizzazione resta comunque in Italia il pi&ugrave; alto d' Europa (61,1 auto per 100 abitanti contro la media europea di 46). Le città con pi&ugrave; auto sono Latina con il 72,9%, Potenza con poco pi&ugrave; del 70% e Roma con poco meno di 70 auto ogni 100 abitanti. Guidano la classifica delle città virtuose Genova e, naturalmente, Venezia.    Per la mobilità a basso impatto ambientale si pu&ograve; osservare che per le cinquanta città considerate la presenza dei mezzi a gpl e metano e' in leggero aumento rispetto allo scorso anno attestandosi a circa il 5% a livello provinciale rispetto al totale delle auto. I valori pi&ugrave; alti, superiori al 10%, si registrano a Ravenna, Reggio Emilia, Ferrara e Forl&igrave;. Fanalino di coda Trieste che non raggiunge nemmeno il punto percentuale. Qualità dell' Aria    Il rapporto esamina anche la qualità dell' aria delle città italiane e per quanto riguarda le pericolose polveri sottili, PM10. La città che sta peggio è Siracusa dove in ben 282 giorni in un anno si sono superati i limiti di legge di 50 microgrammi al metro cubo (la legge prevede solo 35 superamenti). Solo sei città si tengono nei limiti dei 35 giorni: Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Catanzaro, Bolzano e Campobasso. ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Un defibrillatore in tutte le scuole  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=829</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Un defibrillatore nelle scuole superiori con almeno mille studenti, gestito dai professori e dagli stessi ragazzi. Il progetto parte a gennaio, con le prime "lezioni di cuore". Si inizia con un corso-pilota a Roma seguito da altre iniziative in tutte le Regioni. Il primo passo è un defibrillatore in un Istituto per regione, poi via via il progetto si amplierà.   &lt;&lt; E' un'importante iniziativa nata dalla stretta collaborazione fra la Società Italiana di Cardiologia, la Fondazione Italiana Cuore e Circolazione onlus e il Ministero della Pubblica Istruzione - dicono Francesco Fedele, presidente della SIC e Salvatore Novo presidente della Fondazione in occasione della giornata d'apertura del 69&deg; Congresso SIC a Roma - davanti al dramma rappresentato dalla morte improvvisa che in Italia colpisce una persona ogni nove minuti. Molte delle quali sono giovanissime&gt;&gt;.    Subito dopo le scuole il progetto si estenderà, come prevede una Legge che nelle prossime settimane viene discussa in Parlamento, ai grandi supermercati, ai cinema Multisala, nelle fabbriche con almeno mille dipendenti, oltre naturalmente in tutti i luoghi dove c'è un grande affollamento.    Per quanto riguarda il defibrillatore nelle scuole l'avvio del progetto riguarda un corso dedicato alla rianimazione cardiopolmonare rivolto ai professori e agli studenti degli Istituti di secondo grado. Il primo corso-pilota partirà a Roma all'inizio del nuovo anno nella sede della SIC in Via Po 24. Saranno coinvolti un professore e uno studente per ogni regione.    &lt;&lt; La morte improvvisa purtroppo non è rara tra i ragazzi - aggiungono Fedele e Novo - sui campi sportivi ma anche nelle scuole. I casi di morte improvvisa fra tutta la popolazione italiana si verificano entro un'ora dall'inizio dei sintomi in soggetti con o senza cardiopatia nota preesistente. Ecco perch&eacute; è importante, addirittura fondamentale, intervenire precocemente prima con le manovre di rianimazione cardiopolmonare e successivamente con il defibrillatore. In Italia i casi di morte improvvisa sono 57mila ogni anno e rappresentano il 10 per cento della mortalità totale e il 40 per cento di tutti i decessi per causa cardiaca. La causa principale è la cardiopatia coronarica (80% dei casi) e l'evento finale responsabile è nel 90% dei casi un'aritmia. La tachicardia e/o fibrillazione ventricolare è quella pi&ugrave; rappresentata (75-80% dei casi), seguita da bradiaritmia&gt;&gt;.    Un momento importante del congresso si avrà domenica sera all'Auditorium Parco della Musica Sala Santa Cecilia dove si terrà la sessione 'Scientific Nightline' su "Le nuove frontiere della ricerca in cardiologia: dalla mappatura del genoma all'imaging molecolare". Moderatori: Francesco Fedele e Francesco Romeo. Tre le Letture: 'La valutazione della ricerca in cardiologia' (Franco Cuccurullo, Rettore dell'Università di Chieti e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità), 'Manipolazione genetica' (Giuseppe Novelli dell'Università Tor Vergata di Roma) e 'Imaging molecolare' (Robert Bonow di Chicago). L'evento è stato organizzato con il supporto di Daiichi-Sankyo. ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Ecco, punto per punto, la riforma della scuola  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=821</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Slitta a settembre 2010 la riforma delle scuole superiori, inizialmente prevista per il 2009. Confermato invece l'avvio da settembre della riforma del primo ciclo, dove l'introduzione del maestro unico dovrebbe avvenire soltanto (o meglio, "anche") su richiesta delle famiglie. Questi i punti fissati lo scorso 11 dicembre durante l'incontro a Palazzo Chigi sulla riforma della scuola tra sindacati e governo.   Quindi, in sostanza:  - Scuola dell'infanzia (asilo): conferma delle 40 ore, con doppio organico, rendendo residuale l'ipotesi del funzionamento solo antimeridiano. Scongiurata quindi l'ipotesi di un asilo solo mattutino;    - Scuola primaria (elementare): maestro unico solo a richiesta delle famiglie, salvaguardando le diverse articolazioni orarie e in particolare il "tempo pieno" di 40 ore, per il quale si conferma l'assegnazione di due docenti per classe. Il "maestro unico" si trasforma in "maestro prevalente". L'orario settimanale di 24 ore sarà solo un'opzione che le famiglie potranno chiedere accanto alle 27, alle 30 o al tempo pieno di 40 ore. Nessuno obbligo, quindi, per le scuole;    - Scuola media inferiore: orario settimanale di 30 ore (anzich&eacute; 29 come ipotizzato dal "vecchio" piano Gelmini) e opportunità per il "tempo prolungato". Le classi con il tempo prolungato, ferma restando l'esigenza che si raggiunga il previsto numero di alunni, funzioneranno con non meno di 36 e fino a un massimo di 40 ore. La riforma verrà attuata dal prossimo anno scolastico 2009/2010;    - Scuola media superiore: rinvio di un anno dei nuovi ordinamenti della scuola secondaria di secondo grado. Cioè l'applicazione della riforma della scuole superiori è fissata al primo settembre 2010 (inizialmente prevista per settembre 2009). Si registra "lo snellimento e la semplificazione degli indirizzi scolastici, pi&ugrave; legame tra le richieste del mondo del lavoro e la scuola, il riordino degli istituti tecnici". Cioè dagli 820 indirizzi scolastici (tra sperimentazioni e ordinamenti) si passa a 5 licei (classico, scientifico, artistico, delle scienze umane, linguistico e musicale) e 11 indirizzi per gli istituti tecnici (erano 39), cioè 11 macro-aree, 9 di indirizzo tecnologico e 2 di indirizzo economico e commerciale, all'interno delle quali ricondurre i rivoli attualmente esistenti nei tecnici commerciali e industriali. Quello Economico suddiviso in Amministrazione, Finanza e Marketing e quello Tecnologico con 9 indirizzi: Meccanica, Trasporti, Elettronica, Informatica, Grafica, Chimica, Tessile, Agraria, Costruzioni. Drastica la riduzione di orario per i tecnici da una media di oltre 40 ore settimanali a 32. Nell'ambito dell'autonomia sarà per&ograve; possibile dedicare sei ore settimanali a corsi specifici per ogni indirizzo. Inoltre, "saranno messe a regime le migliori esperienze delle sperimentazioni" e verranno aumentate le ore di "studio della lingua inglese, delle discipline scientifiche e di matematica";    - Sostegno per studenti disabili: impegno a confermare le risorse necessarie per il sostegno agli alunni disabili con un docente ogni due studenti;    - Numero alunni per classe: per il prossimo anno c'è la conferma del mantenimento degli attuali parametri, anche se il numero minimo medio passa da 10 a 15.
I retroscena politici
Le novità sono frutto di una lunga mediazione sia interna al governo (in particolare tra Tremonti, Brunetta, Sacconi e Gelmini) e sia nel confronto tra esecutivo e sindacati. Sotto l'occhio vigile del sottosegretario Gianni Letta. Nel governo s'è registrato il braccio di ferro tra il ministro dell'Istruzione Gelmini e quello dell'Economia Tremonti che ha a cuore quegli 8 miliardi in tre anni che la riforma della scuola gli fa risparmiare.    I sindacati, da parte loro, hanno incassato la riconferma delle 40 ore come modello da privilegiare nelle elementari, il numero massimo di alunni per classe (che per ora non cambia) e un docente ogni due alunni disabili.
Le dichiarazioni del ministro
"Dopo tanti anni di discussione si verifica una riorganizzazione organica dell'offerta formativa della scuola italiana. Si tratta di una proposta che per i suoi contenuti pu&ograve; essere definita 'storica'''. E' quanto affermato dal ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, al termine dell'incontro a Palazzo Chigi con i sindacati. "La riorganizzazione degli ordinamenti delle scuole del primo e del secondo ciclo di istruzione avverrà in due fasi - ha spiegato il ministro. "La prima partirà a settembre 2009 e riguarderà il primo ciclo mentre la seconda partirà a settembre 2010 e coinvolgerà le scuole del secondo ciclo. Si apre con i sindacati una positiva fase di confronto su come applicare al meglio questi cambiamenti che porteranno maggiori opportunità per le famiglie grazie ad una semplificazione degli indirizzi scolastici, al riordino degli istituti tecnici, alla riorganizzazione del sistema dei licei e ad una maggiore attenzione alle richieste del mercato del lavoro".    In un'intervista ad un quotidiano, la ministra spiega: "Voglio essere chiara subito: il maestro unico resta. Chiaro? Anzi: resta "solo" il maestro unico. Il modulo dei due maestri su tre classi è morto e sepolto per sempre". E spiega con un esempio: "Un docente ha un orario di lavoro di 22 ore. Se si sceglie di adottare l'orario di 24 ore settimanali, quella classe avrà un maestro unico, pi&ugrave; due ore fatte da quelli di materie specialistiche, come religione o inglese, per esempio. Idem se si opta per le 27 ore". Se si sale alle 30 ore o addirittura al tempo pieno di 40 ore, i maestri diventano due. "Nel senso che uno fa un certo numero di ore e quando ha finito arriva l'altro - precisa la ministra. "Non c'è compresenza, non c'è modulo. Prima lavora uno poi lavora l'altro".
Le dichiarazioni politiche
Entusiastici i toni dell'opposizione. Il segretario del Pd Walter Veltroni: "Vedo che il governo sulla scuola fa una completa marcia indietro. Ora tutte le prediche che ci avevano fatto, le lezioncine rivolte a noi e a quanti osavano criticare, che fine hanno fatto?. Vuol dire che avevamo ragione noi, avevano ragione i sindacati dei docenti, gli studenti, i genitori, quel grande movimento che aveva bocciato la finta riforma".    Per il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, "è importante che si riprenda il confronto" anche se "rimangono nodi che andranno sciolti. Il governo ci ha detto che intende procedere sui regolamenti con un doppio binario: subito in vigore quelli su primo ciclo e dimensionamento, rinviati al 2010-2011 quelli relativi alle superiori per garantire un confronto che ci auguriamo sia a tutto campo".    E' "un primo importante risultato della mobilitazione che ha coinvolto l'intero mondo della scuola, che con lo sciopero e la manifestazione del 30 ottobre chiedeva con forza un tavolo di confronto per discutere e cambiare le misure sulla scuola". Lo hanno detto in una dichiarazione congiunta Raffaele Bonanni, segretario generale Cisl e Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola.    "Intanto è positiva l'apertura di un dialogo interrotto in modo brusco, e positivo è anche il fatto che la Gelmini abbia detto di aver tenuto conto della protesta del mondo della scuola - ha detto il coordinatore della Gilda Rino Di Meglio. "Quanto ai contenuti, la dichiarazione di intenti del governo mitiga gli effetti negativi dei tagli previsti dal piano programmatico. Speriamo anche che si affrontino concretamente i problemi del precariato". ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Tartufi italiani: è boom  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=808</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Aumentano del 35 per cento in quantità le esportazioni di tartufi italiani nel mondo dove il pregiato "'tuber magnatum pico" conquista le tavole di Natale di un numero crescente di buongustai nei diversi continenti. E' quanto afferma la Coldiretti, sulla base dei dati relativi alle esportazioni di tartufo italiano nel mondo nei primi otto mesi del 2008, proprio mentre dalla Francia giunge l'allarme sul rischio clonazione per il tartufo locale secondo quanto riportato dalla prima pagina del Financial Times.  In Italia, a fronte del boom nelle esportazioni - sottolinea la Coldiretti - si registra un crollo delle importazioni a dimostrazione del fatto che sembra al momento scongiurato il rischio dell'invasione di tartufi dalla Cina da cui partono ogni anno ben 800 tonnellate di tartufi per un valore di oltre 15 milioni di euro.  La raccolta in Italia coinvolge decine di migliaia di professionisti impegnati, insieme all'amico pi&ugrave; fedele dell'uomo, a rifornire anche negozi e ristoranti con tartufi che alimentano un business comprensivo di indotto che potrebbe raggiungere nel 2008 un valore stimato in circa mezzo miliardo di euro per una specialità venduta fresca, conservata o trasformata. Il comparto tartuficolo coinvolge ormai numerose regioni, in particolare Piemonte (dove primeggia Alba), Marche (con i distretti di Acqualagna e Sant'Angelo in Vado), Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria. Quest'anno il Molise ha primeggiato per il ritrovamento di due tuberi da oltre un chilo, rinvenuti nei comuni di Frosolone e di Spinete. La ricerca dei tartufi praticata, già dai Sumeri, svolge una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta un'importante integrazione di reddito per le comunità locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici come dimostrano le numerose occasioni di festeggiamento organizzate in suo onore.  Il tartufo è un fungo che vive sotto terra ed è costituito in alta percentuale da acqua e da sali minerali assorbiti dal terreno tramite le radici dell'albero con cui vive in simbiosi. Nascendo e sviluppandosi vicino alle radici di alberi come il pino, il leccio, la sughera e la quercia, il tartufo, deve le sue caratteristiche (colorazione, sapore e profumo) proprio dal tipo di albero presso il quale si è sviluppato. La forma, invece dipende dal tipo di terreno: se soffice il tartufo si presenterà pi&ugrave; liscio, se compatto, diventerà nodoso e bitorzoluto per la difficoltà di farsi spazio.  I tartufi sono noti per il loro forte potere afrodisiaco e in cucina il tartufo nero viene per lo pi&ugrave; utilizzato in cottura o per farcire ma anche a crudo, tagliato a fettine e messo su piatti di pasta fresca. Il bianco, invece va rigorosamente gustato a crudo su noti cibi come la fonduta, i tajarin al burro e i risotti. Per quanto riguarda i vini il tartufo bianco esige grandi vini rossi, il nero, invece ammette anche i bianchi. ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ La carne alla diossina  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=807</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Ancora un allarme alimentare. Rigorosamente proveniente dall'estero. Dopo i recenti casi di latte alla melanina proveniente dalla Cina e olio di girasole dall'Ucraina. Senza dimenticare, a proposito di diossina, i polli "chimicizzati" offerti dal Belgio qualche anno fa. Ora è la volta della carne di maiale alla diossina esportata dall'Irlanda. Cui si aggiunge, nelle ultime ore, il ritrovamento di diossina anche in alcune mandrie di bovini che hanno mangiato mangime.    Niente nazionalismo o, peggio, autarchia, per carità. Ma, una volta tanto, onore alla produzione italiana, frutto di tecniche tramandate da secoli. Paese che ha il primato europeo per certificazioni. Insomma, meglio il vecchio panino con l'olio dop (e molisano non guasta), con la salsiccia o, al limite, con "la mortazza". Ma, una volta tanto, evitiamo le trendissime cucine internazionali. Intanto, per capire di pi&ugrave; cosa sta succedendo, ecco una scheda chiara (lo speriamo) e soprattutto dettagliata. Perch&eacute; la sicurezza alimentare, leggi "salute", dovrebbe essere in cima alle priorità del bene comune.    CAUSA DELLA CONTAMINAZIONE - Sarebbe stato un mangime utilizzato in alcuni allevamenti a partire dallo scorso settembre. Secondo il sottosegretario all'Agricoltura britannico, Michelle Gildernew, nove allevamenti nordirlandesi avrebbero utilizzato il mangime. Nel resto dell'Irlanda sarebbero altri 47, per un totale di 56. Secondo la Commissione europea il mangime contaminato sarebbe stato utilizzato in circa il 10% degli allevamenti irlandesi. La polizia irlandese ha aperto un'inchiesta, secondo cui la fonte sembra essere olio industriale finito in una macchina utilizzata per asciugare il mangime presso la Millstream Power Recycling, ditta della contea di Carlow che trasforma prodotti alimentari di scarto in cibo per i maiali.    RISCHIO PER LA SALUTE - La Fsa, l'agenzia britannica per gli standard alimentari, ha consigliato di non consumare i prodotti, ma ha sottolineato che, dato il basso livello di contaminazione "effetti dannosi alla salute" sono possibili soltanto se si è stati esposti per un lungo periodo alle sostanze contaminanti. Il pericolo per la salute è direttamente proporzionale al livello di esposizione alla diossina per cui bisognerebbe nutrirsi di carne contaminata per lungo tempo e a grandi quantità. Tra l'altro "gli animali importati dall'Irlanda sarebbero in massima parte giovani e quindi con poco grasso laddove si accumula la diossina - spiega Gaetano Penocchio, presidente della Federazione degli Ordini dei veterinari. L'Aduc, associazione di consumatori, ha per&ograve; invitato gli italiani a "non mangiare carne suina, almeno fino a quando non saranno resi noti i risultati delle analisi".    PERCENTUALE DI CARNE IRLANDESE DI MAIALE CONTAMINATA - Secondo le informazioni divulgate dalla Commissione europea sarebbe non pi&ugrave; del 10% del totale.    COME E' EMERSO IL PROBLEMA - Il governo irlandese ha lanciato un allarme internazionale dopo che alcuni controlli hanno rilevato la presenza di diossina nelle carni di maiale prodotte dallo scorso primo settembre, con livelli da 80 a 200 volte quelli massimi ammissibili. I ministeri irlandesi della Sanità e della Difesa hanno chiesto il richiamo o la distruzione di tutta la carne di maiale irlandese prodotta dal primo settembre.    DOVE ESISTE IL PROBLEMA - In Europa 12 Paesi hanno importato carne suina irlandese a partire dallo scorso primo settembre per oltre 14mila tonnellate. In particolare il Regno Unito con i quantitativi pi&ugrave; importanti (quasi 4.500 tonnellate), seguito da Germania, Francia, Estonia, Belgio, Olanda, Polonia, Danimarca, Svezia, Cipro, Portogallo e, ovviamente, Italia. L'Agenzia irlandese per la sicurezza alimentare (Fsai) ha reso noto che carne di maiale di provenienza irlandese e contenente diossina è stata scoperta in Francia e in Belgio dopo una serie di controlli alle frontiere. Nel resto del mondo, l'Irlanda ha inviato quasi 3.000 tonnellate tra Cina, Hong Kong, Russia, Giappone, Usa, Singapore, Svizzera, Canada e Corea. In particolare Cina, Giappone, Singapore e Corea del Sud hanno annunciato la sospensione temporanea delle importazioni di carne suina dall'Irlanda e non dagli altri partner europei.    LA SITUAZIONE IN ITALIA - Nel nostro Paese, secondo quanto dichiarato dal sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, sarebbero 90 le partite di carne suina importate dall'Irlanda a partire da settembre. "Abbiamo rintracciato e sequestrato tutte le partite di carne suina provenienti dall'Irlanda che sono 90 in tutto, una in pi&ugrave; di quelle segnalate dall'Unione Europea". E' quanto ha affermato il sottosegretario Francesca Martini. Per quanto riguarda la carne bovina il sottosegretario ha aggiunto che, dal giorno in cui è scattato l'allarme, sono stati fatti controlli alle frontiere. Le importazioni di carne di maiale fresca, refrigerata e congelata dall'Irlanda sono contenute - sottolinea la Coldiretti - su una quantità di 1,7 milioni di chili nei primi otto mesi del 2008, con un calo del 20 per cento rispetto allo scorso anno.    I SEQUESTRI DI CARNE - Nel mirino, nel dettaglio, sono finite 1.467 tonnellate distribuite attraverso 22 stabilimenti che stanno ricevendo la visita delle autorità sanitarie. I carabinieri del Nas sono al lavoro e stanno controllando grandi magazzini in tutta Italia. I primi sequestri sono avvenuti, da parte delle Asl, in Emilia-Romagna, Campania, Veneto, Puglia, Toscana e Trentino-Alto Adige. Al lavoro anche gli ispettori del ministero delle Politiche agricole, che completano il sistema Nas-Asl-Ministero. Le carni sequestrate saranno analizzate nei prossimi giorni per accertare l'eventuale presenza di concentrazioni di diossina oltre i limiti consentiti. Qualche esempio di controlli. Campania: sequestro di quattro partite di carne suina di provenienza irlandese, notizia diffusa dall'Istituto zooprofilattico di Portici. Il quantitativo sequestrato era destinato ad essere immesso sui mercati di Baiano, nell'Avellinese. Emilia-Romagna: 192 tonnellate finite sotto sequestro. Circa 108 in due stabilimenti di deposito situati nell'immediata periferia di Reggio Emilia. Ausl e Nas di Parma hanno iniziato l'attività di controllo in tre stabilimenti segnalati dall'Uvac, l'ufficio veterinario ministeriale. Nel primo sono state sequestrate due partite di carne per complessive 2.4 tonnellate, altre cinque partite di carne per un peso complessivo di 9 tonnellate risultano essere già state trasformate in prodotti di origine animale e inviate in Germania; negli altri due la carne non è arrivata perch&eacute; rifiutata e, nel secondo, consegnata in altra sede della stessa ditta, in altra regione. Sequestri anche a Modena dove è stato necessario ricostruire quali lotti già messi sul mercato possano contenere come componente, eventualmente, carne a rischio lavorata nei mesi scorsi. Puglia: il primo sequestro è stato effettuato a Faeto (Foggia). Il secondo in un'azienda di Taurisano (Lecce). In totale circa 80 mila chilogrammi di prodotto trasformato sarebbero stati già commercializzati (sotto forma di salumi e wuster). Nas e Asl stanno cercando ora di individuarli. Toscana: Una delle partite di carne irlandese (circa 150 chili) è arrivata a una ditta del Valdarno che si occupa di realizzazione di insaccati. Trentino-Alto Adige: Sequestro presso il Salumificio Trentino di Nago, che ha importato la carne (11,6 tonnellate di spalle di suino destinate alla preparazione di prosciutto cotto) il 18 novembre. Circa 7 tonnellate erano ancora in giacenza presso il salumificio, la rimanente parte è già stata trasformata.    ANALISI - In genere vengono effettuate dall'Istituto zoofilattico. I tempi per i risultati: mediamente una-due settimane.    BLOCCO DELLE IMPORTAZIONI - Dodici stati europei, tra cui l'Italia, dovranno bloccare le importazioni di carne di maiale e derivati e fare accurati controlli per accertare la presenza di diossina. E' quanto dichiarato dal commissario alla salute Ue, Androulla Vassiliou.    COME RICONOSCERE LA CARNE IRLANDESE - Grazie all'obbligo di indicare la provenienza in etichetta è possibile per i consumatori riconoscere sugli scaffali la carne bovina proveniente dall'Irlanda ma non quella di maiale, per la quale ancora non sussiste obbligo, nonostante - secondo un'indagine della Swg, il 98% dei consumatori sarebbe favorevole. Dal primo gennaio 2002 l'etichetta della carne bovina in vendita deve obbligatoriamente riportare lo stato di nascita, di allevamento e di macellazione; è quindi possibile sapere se la fettina è stata ottenuta da un bovino nato, cresciuto e allevato in Italia o se si tratta di un capo nato all'estero, cresciuto e macellato in Italia o ancora se la carne proviene da un animale nato, cresciuto e macellato all'estero, ad esempio in Irlanda. L'indagine in corso sulle carni bovine irlandesi, partita dopo che in Irlanda sono risultate contaminate da diossine anche alcune partite di mangime destinato ai bovini, è facilitata proprio dal sistema di tracciabilità per i bovini in vigore nell'Unione europea. Le carni suine italiane possono tuttavia essere riconoscibili da marchi di qualità come il Gran Suino Padano (GSP) per il prodotto fresco o da quelli europei a denominazione di origine per i salumi.    IL MERCATO ITALIANO E LE RASSICURAZIONI - Nel nostro Paese sono presenti cinquemila allevamenti di maiali. Possiamo contare sulla pi&ugrave; estesa rete di veterinari a livello comunitario. Gaetano Penocchio, presidente della Fnovi, Federazione degli Ordini veterinari: "E' fuori luogo ogni allarmismo perch&eacute; i rischi sono vicini allo zero. Aldo Grasselli, segretario nazionale del Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica (Sivemp): "La situazione è sotto controllo". Per Silvio Borrello, direttore della sicurezza alimentare del ministero del Welfare "il rischio è molto modesto". Gian Paolo Angelotti, presidente nazionale di Assomacellai-Confesercenti, ricorda: "Le carni suine fresche, quelle cioè che si ritrovano sui banchi delle circa 35 mila macellerie italiane, sono per oltre il 90% di provenienza interna. Per quanto riguarda invece lo specifico settore del taglio al banco, viene utilizzata esclusivamente carne di origine nazionale''. Il consumo di carne di maiale e derivati è pari in Italia ad una media di 31 chili annui a persona.    LA PROPOSTA - Scrive Carlo Petrini: "L'unica condizione per avere il controllo sulla qualità della carne che mangiamo è abbassare i consumi. Se ne mangiamo di meno, e quindi ne verrà prodotta di meno, con cicli meno veloci, con alimentazioni meno artificiali, che prevedano meno passaggi, meno elaborazioni, meno variabili, allora possiamo sperare di avere un qualche tipo di sicurezza alimentare. E intanto, ma queste sono riflessioni per visionari, si libererà il pianeta di un bel po' di Co2, si risparmierà acqua, si eviterà di spianare foreste, non sarà necessario pavimentare il mondo di monocolture di mais o di soia.   
SAPERNE DI PIU'
L'ETICHETTA CON L'ORIGINE SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI  &bull; Obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca (dal 1 gennaio 2004) &bull; Codice di identificazione per le uova (dal 1 gennaio 2004) &bull; Obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto (dal 1 agosto 2004)  &bull; Obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco (dal 7 giugno 2005) &bull; Etichetta del pollo "Made in Italy" (dal 17 ottobre 2005) &bull; Etichetta di origine per la passata di pomodoro (dal 1 gennaio 2008)   MANCANZA DI ETICHETTA Carne di maiale, coniglio e agnello, pasta, conserve vegetali, latte a lunga conservazione e formaggi non a denominazione di origine.    LE INFORMAZIONI OBBLIGATORIE SULL'ETICHETTA DELLA CARNE BOVINA  &bull; Stato dove è avvenuta la nascita;  &bull; Stato dove è avvenuto l'ingrasso (crescita);  &bull; Stato dove è avvenuta la macellazione;  &bull; Stato dove è avvenuto il sezionamento;  &bull; Codice di identificazione dell'animale.    L'articolo sulla sicurezza alimentare scritto da Giampiero Castellotti (clicca qui) 
IL CONTRIBUTO ESTERNO / COS'E' LA DIOSSINA?
L'Oms: la diossina negli alimenti non deve esserci mai
Suini: tolleranza bassissima
Il grasso trattiene il veleno, per questo i maiali sono osservati speciali dall'Ue. "La diossina è un inquinante che non deve essere presente n&eacute; nel latte n&eacute; in altri alimenti". &Egrave; il verdetto autorevole espresso da Walter Pasini, direttore del Centro europeo di Global Health dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).  In realtà si fa presto a dire diossina, ma la famiglia è numerosa, composta da decine di sostanze.  Queste sostanze si creano come sottoprodotto di alcune lavorazioni chimiche o vengono liberate dall'incenerimento dei rifiuti che contengono cloro, come ad esempio i contenitori di plastica o i rivestimenti dei cavi elettrici. L'Oms ha accertato da anni che le pi&ugrave; diffuse diossine sono agenti cancerogeni: creano tumori. I loro effetti patologici si ripercuotono sulla cute e sul sistema immunitario, riproduttivo, endocrino e nervoso.  Le diossine si concentrano sui grassi, animali e umani. Accumulandosi nei tessuti adiposi, vi rimagono per decenni.    Pcb-diossina simili I policlorobifenili (Pcb) sono un gruppo di 209 sostanze, 12 delle quali con proprietà tossicologiche simili alle diossine, tanto da essere definiti Pcb-diossina simili. A differenza della diossina, i Pcb sono prodotti direttamente per l'utilizzo tecnico-industriale. Anche queste sostanze sono altamente tossiche e provocano danni tanto all'uomo, quanto all'ambiente. Entro la fine del 2010 tutte le apparecchiature contenenti Pcb dovranno essere messe fuori servizio.     Limiti consentiti dalla Ue  Il regolamento Cee 1818/2006 fissa le soglie di tolleranza di diossina e Pcb-diossina simili che alcuni alimenti devono rispettare per essere commercializzati. L'unità di musra è il picogrammo (pg) che corrisponde a un miliardesimo di milligrammo. Il latte crudo e i prodotti caseari (mozzarelle, formaggi, ma anche il burro) non possono superare 3 picogrammi per grammo di grasso in tossicità equivalente (in sigla pc/g) per quanto riguarda le diossine e 6 pc/g per i Pcb-diossina simili.     Nella carne suina il limite si abbassa perchè c'è pi&ugrave; grasso Per la carne bovina e ovina il tenore massimo consentito è 3 pc/g per le diossine e 4,5 pc/g per i Pcb, Nel pollame le soglie di tolleranza sono 2 pc/g (diossine) e 4 pc/g /pcb-diossine simili). Ma nelle carni suine, invece, che sono pi&ugrave; grasse il limite si abbassa sensibilmente: a 1 picogrammo per le diossine e a 1,5 per i Pcb-diossina simili. Nel pesce e nei crostacei, infine, il limite consentito è di 4 picogrammi per grammo di grasso per le diossine e di 8 pc/b nel caso dei Pcb. Soglie massime sono fissate anche per i mangimi animali, che sono quelli finiti sotto accusa ora in Irlanda.     (Scheda pubblicata nello Speciale del settimanale "Il Salvagente" - Diossina il vero e il falso - a cura di Enrico Cinotti, ad aprile 2008) ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Il Rapporto Censis  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=769</link>
<description><![CDATA[ ROMA - La crisi c'è, non è banale e segnerà profondamente un corpo sociale stanco, passivo, non motivato, "disemozionato" come quello italiano. Un corpo sociale che non reagisce pi&ugrave; come corpo sociale. La società italiana, sempre meno sociologica e pi&ugrave; antropologica, manca ormai di reazioni collettive, non avendo pi&ugrave; la dimensione del "mettersi sottosforzo tutti insieme". Parola del Censis, che ha presentato il suo annuale rapporto, giunto alla quarantaduesima edizione.    E' la fotografia di una società "mucillagine", per usare la fortunata espressione che ha etichettato il rapporto dello scorso anno, cioè di un corpo sociale caratterizzato "da un'alta soggettività dei singoli, senza connessioni fra loro e senza tensione a obiettivi e impegni comuni". Le onnipresenti emozioni, dominate per lo pi&ugrave; dalle "paure sociali" (degli immigrati, dei rom, della microcriminalità, del bullismo, degli ubriachi al volante, della precarietà, fino a quelle generate dalle crisi finanziarie), a furia di essere pompate in modo ossessivo, finiscono per auto consumarsi, determinando la mancanza di consapevolezze condivise sulla crisi stessa, per alcuni passeggera e per altri durevole e catastrofica.    La crisi, breve o lunga che sia, neutralizzata o meno dalla nostra economia, reale, solida, basata sulla concretezza, sull'industria manifatturiera, sulla piccola impresa, sul localismo imprenditoriale, con le banche con gli sportelli sul territorio (sebbene, avverte il Censis, siano in agguato le "italiche tentazioni alla rimozione dei fenomeni, alla derubricazione degli eventi, all'indulgente e rassicurante conferma della solidità di fondo del sistema"), costituirà per&ograve; il paravento, il sudario per inevitabili processi di ristrutturazione, spesso compiuti sottotraccia, creando meno tensioni.    Non mancano, tuttavia, i segnali di speranza, insiti nella crisi stessa e nel conseguente "allarme collettivo". Le attuali paure, secondo il Censis, starebbero dando luogo ad una "seconda metamorfosi", dopo la prima registratasi nel nostro Paese tra il 1945 e il 1975, capace di trasformare radicalmente il tessuto sociale italiano.    Oggi le difficoltà potrebbero attivare una nuova metamorfosi, forse già silenziosamente in marcia, "sommersa, come tutti i processi innovativi che in Italia contano", utile per salvarci dall'impoverimento. Nascerebbe dalla combinazione dei "caratteri antichi della società" con i processi che fanno da induttori di cambiamento, quelli che De Rita chiama i "fattori tramutanti esterni". Tra questi, il ruolo dei quattro milioni di immigrati, che con la loro vitalità demografica e con il grande spirito imprenditoriale stanno incidendo nella "chimica" della società italiana; l'azione di mezzo milione di operatori commerciali e finanziari che continuano a essere player nell'economia internazionale, garantendo un'internazionalizzazione del tutto nuova al nostro Paese; la crescita della componente competitiva del territorio, con le nuove mega cinture urbane, le "megacity" da dieci milioni di pendolari; la propensione a una temperata gestione dei consumi e dei comportamenti, pi&ugrave; razionali e meno impulsivi; il passaggio dall'economia mista pubblico-privata a un sistema oligarchico di poteri economici (fondazioni, gruppi bancari, utilities); l'innovazione degli orientamenti geopolitici, con la minore dominanza occidentale e la crescente attenzione verso le direttrici orientali e meridionali; la crescita della cultura e della presenza femminile nel lavoro e nella società.    La "ricetta"? Non basta una reazione puramente adattiva, avverte De Rita. Rispetto a una crisi che ci segna in profondità, sarebbe deleterio adagiarsi sulla speranza che tutto si risolverà nella dinamica della lunga durata, grazie alle furbizie adattive che ci contraddistinguono da decenni e secoli. Rischieremmo che "la lunga durata diventi luogo del rattrappimento e della rinuncia ad un ulteriore sviluppo". Il suggerimento del Censis è quello di dare spazio alla "seconda metamorfosi", assicurandole "pi&ugrave; soggetti, pi&ugrave; tempo, pi&ugrave; dinamica di mercato: non un potere accentrato e solo, ma un potere accompagnato dalla ricchezza delle relazioni; non una decisionalità rattrappita al presente, ma una decisionalità accompagnata dalla ricchezza dell'immaginazione". E' l'adattamento innovativo, l'exaptation, per usare il termine che il Censis prende dalla biologia, cioè non automatico ma reso vitale e incisivo da fattori esogeni e leve di trasformazione.    Dunque mercato largo, economia aperta, policentrismo decisionale. Ma le classi dirigenti (non solo quella politica) tendono invece ad automatismi di segno opposto: accorciano i raggi delle decisioni, le riservano a sfere di responsabilità molto ristrette, le rattrappiscono al breve termine, se non addirittura al presente. E l'ottimismo perde punti.    (Giampiero Castellotti) 
 I NUMERI
  Ecco qualche cifra estrapolata dal Rapporto del Censis.    La crisi - 71,7%: pensa che il terremoto dei mercati finanziari potrà avere ripercussioni dirette sulla propria vita - 37%: pensa che la crisi potrebbe migliorarci, costringendoci a rivedere i nostri difetti; - 11,8% delle famiglie italiane (circa 2,9 milioni) possiede azioni e/o quote di fondi comuni, soggette quindi all'alta volatilità del mercato borsistico; - 8,2% (circa 2 milioni) ha un mutuo per l'abitazione; - 55&deg; posto per livello di corruzione percepita (Germania: 7&deg; posto; Regno Unito: 9&deg;; Francia: 11&deg;). - 48,5% indebitamento delle famiglie sul reddito disponibile (nel 2004 era al 39%),  - 72% ricorrono a prodotti in offerta speciale; - 48,8% va all'hard discount; - 0,5% del Pil per investimenti in ricerca (Finlandia: 2,6%; Svezia: 2,5%; Germania: 1,8%; Francia: 1,3%; Regno Unito: 1,1%); - +20,6%, nei primi due trimestri del 2008 l'aumento delle persone in cerca di occupazione; - +138,3% aumento della spesa sanitaria tra il 1978 e il 2008; - 940.000 case popolari (768.000 in locazione). In Francia 3,9 milioni di alloggi, nel Regno Unito 2,7 milioni di alloggi.    "Problema" Mezzogiorno 29.445 euro: Pil pro-capite del Centronord; 17.046 euro: Pil pro-capite del Sud; 44,3% i diplomati nel Mezzogiorno (Germania: 83,2%; Francia: 67,4%).    L'immigrazione 3,4 milioni gli immigrati; 13%, gli immigrati a Milano; 1.367.000 le famiglie con capofamiglia straniero (il 5,6% del totale);  14% del totale i matrimoni con almeno uno sposo straniero; 2,50 la fecondità delle donne straniere (1,26 di quelle italiane); 500.000 gli alunni stranieri (5,6% del totale, che sale al 6,8% nella scuola primaria); 225.408 le imprese degli immigrati, con 37.531 imprese di extra-comunitari avviate nel corso del 2007 (+8% rispetto all'anno prima).    Quote del made in Italy  38% piastrelle in ceramica; 19% nelle pietre da taglio e da costruzione; 13,6% calzature e prodotti in cuoio,  12% prodotti in pelle; 11,1% mobili; 7,1% prodotti tessili; 6,1% abbigliamento; 5,4% gioielleria e oreficeria. ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Due ruote di speranza  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=747</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Se tutti andassimo in bicicletta, ne guadagneremmo in salute individuale e pubblica. Per fortuna a Roma - sarà anche la crisi - il popolo delle due ruote è in crescita. Trasversale, variegato, sempre pi&ugrave; impegnato socialmente. Grazie all'affermarsi di nuove associazioni settoriali, anche le istituzioni sono "costrette" a prendere atto della tendenza. Per cui si moltiplicano le piste ciclabili (non sempre, in verità, rispondenti ad una logica di "grande circuito" o protette a dovere dai pericoli del traffico motorizzato), per lo pi&ugrave; ad uso di svago. C'è poi il fenomeno delle ciclofficine, con la vincente filosofia del riciclo. Tra le tante iniziative, ne segnaliamo in particolare una "sannita", promossa da alcuni amici beneventani e molisani. Si tratta del sito www.amicinbici.org che lancia un appello a tutti i nostri lettori affinch&eacute; collaborino alla definizione dei contenuti della loro iniziativa su internet. "Siamo arrivati qui seguendo strade diverse: chi fa della bici una religione e lavora nei ritagli di tempo. Chi vuole solo riprendere forma, chi vuole ricordare gli amici ... - si legge nell'home page del sito. "Abbiamo scelto un passatempo che richiede abnegazione, spirito di sacrificio, polvere e sudore, mirando verso tanti obiettivi diversi, tanti quanti siamo noi stessi. Non ci spaventano le salite, il caldo, il dolore, il vento: vogliamo insieme salire in alto, tanto in alto, e il nostro punto di arrivo è dentro noi stessi! Arriveremo l&igrave; dove il cuore, le gambe e soprattutto la volontà ci vorrà fare arrivare. Niente e nessuno potrà porsi tra noi e i nostri obiettivi. Senza mollare mai: lenti ma inesorabili! Sempre spingendo: lenti ma inesorabili! In gruppo o in solitaria: e se sapremo gioire dei nostri sacrifici, nessun traguardo ci potrà essere negato Ci sarà sempre qualcuno che da lass&ugrave; spingerà con noi!". A Milano, qualche giorno fa, ha avuto luogo il "Bicycle Film Festival" (www.bicyclefilmfestival.com), che ha registrato un successo strepitoso: 10mila visitatori rispetto ai 6mila dell'anno scorso. In linea con il boom di iscrizioni registrato dal "bike sharing", il nuovo servizio del Comune. Idee meritorie, arricchite da iniziative collaterali, come la parata di ciclisti vestiti con tute gonfiabili o la proiezione di video e dvd sulle due ruote (interessante "Storie di biciclette senza nome" realizzato dai ragazzi delle ciclofficine, o "Bici batte auto").  In Toscana, dove ogni giorno si verificano dieci milioni di spostamenti (di cui un milione tramite il mezzo pi&ugrave; ecologico, cioè la bicicletta), si sta pensando ad un bonus per chi è disposto ad abbandonare l'auto rispetto alle due ruote (secondo un sondaggio potrebbero essere in 700mila). L'idea - già attuata - è statunitense, dove chi va in bici al lavoro si ritrova 20 dollari in pi&ugrave; in busta paga. La commissione ambiente della Regione ha addirittura organizzato, nei giorni scorsi, gli "Stati generali della bicicletta", con la divulgazione di proposte per incentivare l'uso del mezzo a due ruote.  In Italia, sono Torino, Firenze e Cremona i primi tre capoluoghi ciclabili, secondo un premio assegnato di recente dall'Associazione italiana città ciclabili, presieduta dal giornalista Marino Bartoletti. Tra i comuni non capoluogo, oltre i 30mila abitanti, si segnalano invece Merano (Bolzano), San Benedetto del Tronto (Ascoli) e Civitanova Marche (Macerata). E' noto, per&ograve;, come molte città del Nord siano pi&ugrave; sensibili alle esigenze dei ciclisti, in particolare in Emilia-Romagna e nel Veneto. E in Molise? Gli amatori delle due ruote non mancano. E di recente è stato presentato a Campobasso dall'associazione Malatesta il progetto sperimentale "Campobasso città in bicicletta" per migliorare la mobilità cittadina. Prevede la realizzazione dell'ufficio della bicicletta, presso l'incubatore sociale sito in via Monsignor Bologna, nonch&eacute; un punto di noleggio di 16 biciclette nel centro città, con cinque rastrelliere in punti sensibili (dovrebbe partire in primavera, salvo sorprese). Ma la fase pi&ugrave; difficile sarà quella di sensibilizzare la cittadinanza all'utilizzo della bicicletta. In tal senso saranno previste iniziative nelle scuole, tra le associazioni e la promozione di giornate ecologiche della bicicletta.    Qualche indirizzo utile: Coordinamento Roma Ciclabile c/o Legambiente Lazio, viale Regina Margherita 157 00198 Roma, tel. 06-85358077-85358051, fax. 06-85355495, e-mail: info@roma-ciclabile.org; sito web: www.roma-ciclabile.org    Romapedala, sito web: http://romapedala.splinder.com/    Ruotalibera c/o Giovanni Palozzi , largo Giovanni Chiarini 18, 00154 Roma, tel. 06-5750679, cell. 3335363818, fax. 06-233246506, e-mail: info@ruotalibera.org; sito web: www.ruotalibera.org    Pedale verde c/o Domenico Schiattone , via Selinunte 49, 00174 Roma, tel. 06-76964378, fax. 06-6864859, e-mail: d.schiattone@tiscali.it    Ostia in bici XIII, via dei Brigantini 7. 00122 Roma, cell. 333-7573466, 349-8761660, fax. 178-2723669, e-mail: info@ostiainbicixiii.it; sito web: www.ostiainbicixiii.it    Ciclofficina Centrale, via Baccina 36, Roma Ciclofficina Sans Papiers, via Carlo Felice 69/b, 00185 Roma, e-mail: spapiers@inventati.org ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Giuseppe De Rita "a tutto campo"  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=713</link>
<description><![CDATA[ Intervista a Giuseppe De Rita: "Da noi vige un sistema antico controllato da una classe dirigente che si annida nei posti di comando"   "Meritocrazia senza spazio nella piramide del potere"  di ALBERTO STATERA   Gerontocrazia, partitocrazia, parentocrazia, clientocrazia, persino - new entry lessicale - mignottocrazia. Tutto ci&ograve; che finisce in "zia" si declina in Italia molto pi&ugrave; di meritocrazia, ci&ograve; che tutti dicono di desiderare. Perch&eacute;? E come uscirne? Come stappare un sistema leaderistico che, perso nella sua arretratezza culturale, assiste allibito a un nero nato nel 1961 che viene eletto presidente della pi&ugrave; grande democrazia del mondo?    Giuseppe De Rita, animatore del Censis, sguardo cattolico disinibito e maestro delle analisi icastiche, attribuisce il nostro deficit nientemeno che a Menenio Agrippa: "Ricorda la vecchia metafora di Menenio Agrippa? Diceva che tutto il corpo fa riferimento al cervello, le mani, i piedi, lo stomaco sono sensori stupidi. Se uno si scotta un dito è perch&eacute; il senso del dolore arriva al cervello, tutti gli impulsi confluiscono nella testa".    Abbia pazienza, professor De Rita, ma che c'entra con la vecchiezza delle classi dirigenti, la persistenza di &eacute;lites modeste, che anzi via via sembrano peggiorare? Che c'entra con il mancato ricambio, i giovani imbottigliati in un destino di minorità, magari geni della ricerca a 1000 euro al mese, che vedono nominare ministri della Repubblica calendariste e portaborse, diventare ricche (o potenti) ragazzotte che fanno le veline?  "C'entra eccome. Il problema che stiamo affrontando è quello di una logica gerarchico-piramidale, di un sistema antico controllato da una classe dirigente che si annida nella vetta della piramide e manda tutto il resto all'inferno. E' l'effetto di uno Stato accentrato fin dal Risorgimento, che ha prodotto una stratificazione sociale e di potere granitica che non si intacca se non si riesce a cambiare la governance del paese".  Col Risorgimento la prendiamo un po' da lontano in un paese che si dice tutto proteso alle liberalizzazioni.   "Ma è quello che ci ha portato questa eredità, rispetto ad altri paesi che hanno saputo entrare nella logica cibernetica".  Cibernetica?  "S&igrave;. Oggi i vari terminali dei computer dialogano tra loro producendo quel policentrismo liberatorio che l'Italia non riesce ad avere nell'arroccamento in vetta alla piramide che rovina il paese. Il dialogo diretto, non mediato dal centro, questo è la cibernetica rispetto a un sistema organicistico".  Vuol dire che la piramide è cos&igrave; forte da produrre gerontocrazia, clientela, parentela e immobilità?  "Mancando l'articolazione delle responsabilità nella primazia totale dello Stato, le classi dirigenti sono quelle che conquistano la puntina della piramide in mille modi: con i soldi, i media, la corruzione, la parentela, magari il sesso. Mentre le vere classi dirigenti si fanno in periferia con il policentrismo. Il presidente degli Stati Uniti è il frutto del policentrismo degli sceriffi, dei sindaci, dei senatori, dei governatori. In America crescono, arrivano, li vediamo per otto anni poi scompaiono tutti, presidenti, segretari di Stato, tranne naturalmente Henry Kissinger. Noi non ne usciamo se non cambiamo l'architettura del potere, che invece di autentiche classi dirigenti ci regala classi monarchiche, classi di Corte".  Cortigiani? Lei pensa soprattutto alla politica, ma anche nelle aziende c'è una sorta di perpetuazione di potere, spesso affidato a yesmen inadeguati da una pseudo-borghesia capitalistica che non ha dato grandi prove.  "Credo invece che, alla fine, nelle aziende, come nel sindacato e nelle regioni un po' di classe dirigente si formi, nonostante tutto. Beneduce quando cre&ograve; l'Iri durante il fascismo, si fece una sua classe dirigente di qualità, ma credo sia un fatto irripetibile. Per&ograve; negli ultimi anni ho visto crescere fior di manager. Che ne so? Penso alla Merloni, a Caio, a Guerra, a Milani. E a molti altri. Per cui attenti a dire che le classi dirigenti sono tutte vecchie, inefficienti o mignottizzate. Il circuito per&ograve; è stretto, è vero. Per stappare la bottiglia bisogna allargarlo di molto quel circuito".  Come allargare il sentiero se il modello resta quello della politica di relazione e del capitalismo di relazione, a dispetto di ogni invocazione a una società pi&ugrave; aperta?  "C'è una questione di struttura di governance. Da quella organicistica di Menenio Agrippa, che produce classe di Corte, militare o mantenuta, bisogna passare a una governance cibernetica, prendendo coscienza del fatto che, come mi ha appena detto Paolo Prodi con immagine felice, è finito lo Stato sovrano, incede ormai lo Stato-sistema, che deve mettere toppe di qua e di là abbandonando la logica monarchico-piramidale".  Torniamo sempre allo Stato, professor De Rita. Ma qui parliamo dell'intera società imprigionata in un collo di bottiglia.  "Certo che torniamo allo Stato. Lei lo vede che i ministeri sono svuotati? Brunetta dice che sono pieni di fannulloni. Ma il problema non è che ci sono i fannulloni, è invece che il vertice della piramide è l&igrave; chiuso nella sua punta e a quelli non gli fa fare niente. Se ne esce soltanto passando dalla monarchia piramidale alla poliarchia. Le moderne &eacute;lite si formano nel policentrismo. O non si formano affatto".  Lei sta dicendo che si perpetua la logica del cervellone elettronico di tanti anni fa, immenso nel sotterraneo, e non quella dei moderni terminali che dialogano tra loro in periferia?  "Nel mio annoso mestiere, quando lavoravamo con Pasquale Saraceno al piano Vanoni c'era l'idea del consigliere del principe. Ma sono passati i tempi del principe. Il principe non c'è pi&ugrave;. I politici pi&ugrave; avveduti devono evitare di fare i capi-macchina, la logica dell'accentramento monarchico non funziona pi&ugrave;. Berlusconi e Veltroni? Icone, sono icone".  Scusi De Rita, lei dice che occorre una rivoluzione culturale nella governance, come oggi si dice, di questo paese. Le sembra che qualcuno ne abbia veramente coscienza e soprattutto voglia?   "Qualcuno dovrà pur accorgersi prima o poi che nella formazione delle classi dirigenti siamo pi&ugrave; arretrati di tutti gli altri, forse persino dei francesi, che sono ancora napoleonici. Lei dirà che la Cina è pi&ugrave; accentrata di noi. Ma l&igrave; sono un miliardo e 200 mila, per cui il policentrismo antimonarchico è fatale. In India, dove c'è una cultura alta invidiabile, la società è molto pi&ugrave; articolata che da noi".  Allora siamo vittime di una maledizione antropologica?  "Beh, è vero che siamo un paese antropologico, fatto di familismo, furbizia e quant'altro, ma non credo sia questo che produce il collo di bottiglia, che blocca il ricambio delle classi dirigenti. Riflettiamo piuttosto sulla cibernetica e Menenio Agrippa".  (Repubblica.it, 13 novembre 2008) ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Recessione: i dati di Unioncamere  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=702</link>
<description><![CDATA[ ROMA - A pagare il prezzo pi&ugrave; alto della crisi economica prevista per il 2009 sarà il Mezzogiorno: -0,6% l'andamento del Pil previsto in quest'area contro il -0,3% della media nazionale, con Basilicata (-0,9%), Molise, Puglia e Calabria (-0,8%) fanalini di coda della classifica regionale. Solo l'Emilia-Romagna sembra destinata a contenere il peso della crisi, incrementando la propria attività produttiva dello 0,1%. Secondo gli "Scenari di sviluppo delle economie locali italiane", elaborati dal Centro Studi di Unioncamere in collaborazione con Prometeia, il rallentamento della crescita delle esportazioni nel 2009 (+0,6%) sarà ancora pi&ugrave; accentuato nel Meridione, che è in assoluto l'area del Paese nella quale i consumi delle famiglie conosceranno anche nel 2009 la pi&ugrave; sensibile contrazione.    Il prodotto interno lordo - L'aggravamento della crisi finanziaria internazionale ha portato a rivedere le prospettive di crescita dell'economia italiana. Per il 2008 si prevede per l'Italia una contrazione del prodotto interno lordo (-0,2%), sulla quale inciderà l'ingente decelerazione delle esportazioni di beni verso l'estero e, soprattutto, la caduta della domanda interna. Per il 2009 si prevede una flessione dello 0,3%, a causa della flessione dei consumi privati, dell'ulteriore indebolimento delle esportazioni e della spesa per consumi delle Amministrazioni Pubbliche. In tutte le regioni del Mezzogiorno l'andamento del Pil nel prossimo anno appare preceduto da un segno meno, compreso tra il -0,9% della Basilicata e il -0,3% della Sicilia. Nel Nord-Ovest (-0,3% la media della ripartizione) è la Liguria che preannuncia maggiori difficoltà (-0,4%), mentre Lombardia e Piemonte si allineano al dato medio nazionale (-0,3%). Al Centro (-0,2%) dovrebbero essere invece le Marche (-0,4%) la regione pi&ugrave; penalizzata. Solo il Nord-Est (0,0%) fa sperare in una stabilità sostanziale, con l'Emilia Romagna unica regione a registrare una debole crescita (+0,1% il Pil previsto nel 2009).    Esportazioni - Il rallentamento atteso fino al 2009 nei consumi e negli investimenti dei maggiori mercati europei (Uem, Europa centro-orientale) e negli Stati Uniti avrà un impatto sfavorevole sulle vendite di beni italiani all'estero, che dovrebbero attestarsi quest'anno al +1,6% e nel 2009 al +0,6%. Qualche sostegno potrà venire dai mercati asiatici (nell'ipotesi di una certa tenuta della crescita) e dal Medio Oriente, nonch&eacute; dall'andamento dell'euro. Le sofferenze maggiori sembrano interessare le imprese meridionali (-0,5% il dato dell'area), soprattutto in Abruzzo (-2,2%) e in Sicilia (-2,1%). Il Nord-Ovest (per il quale Unioncamere prevede una crescita dell'export pari al +1,2%) è la ripartizione che dovrebbe mettere a segno il miglior risultato, trainata dal +1,9% del Piemonte. La sostanziale stabilità del Nord-Est dovrebbe essere la conseguenza degli andamenti positivi del Veneto (+0,5%) e del Trentino-Alto Adige (+1,0%), ai quali si contrappone la flessione del Friuli Venezia Giulia (-0,9%).    Spese per consumi delle famiglie - La contrazione della spesa per consumi delle famiglie - previsti in flessione del -0,3% sia per il 2008 che per il 2009 - è conseguenza degli aumenti dei prezzi delle materie prime, del deterioramento del clima di fiducia e delle condizioni di indebitamento. Fatta eccezione per Lombardia (0,0%) ed Umbria (0,1%), la spesa per consumi delle famiglie dovrebbe registrare una ulteriore contrazione nel 2009 (-0,3%), dopo quella di analoghe dimensioni attesa quest'anno. Le riduzioni maggiori dovrebbero interessare il Mezzogiorno nel suo complesso (-0,6%) e soprattutto Molise e Campania (-0,7%), seguite da Puglia, Basilicata e Calabria (-0,6%). Meno accentuato il decremento previsto per il Centro e il Nord (-0,2%), dove per&ograve; in Liguria è atteso il risultato peggiore (-0,5%).    Investimenti fissi lordi - Per gli investimenti fissi lordi si prospetta per questo e per il prossimo anno uno sviluppo particolarmente ridotto (0,2% e 0,1% rispettivamente): le aspettative sfavorevoli delle imprese sull'evoluzione della domanda (nonch&eacute; una temuta stretta creditizia) incidono sfavorevolmente sulla spesa per investimenti in macchinari, impianti e mezzi di trasporto, cui si aggiunge un marcato rallentamento degli investimenti in costruzioni. Nel 2009 la media Italia è dovuta alla sensibile contrazione attesa nelle regioni meridionali (-1,2%), solo parzialmente compensata dalla crescita prevista degli investimenti nel Nord-Est (+0,8%), Nord-Ovest (+0,4%) e Centro (+0,2%). Tra le regioni, le flessioni pi&ugrave; consistenti sono previste in Molise (-2,6%), Calabria ed Abruzzo (-1,6%). L'Emilia Romagna dovrebbe registrare invece il maggior incremento degli investimenti (+1,1%), tallonato dal Trentino Alto Adige (+0,9%) e da Friuli Venezia Giulia e Umbria (+0,8%).    Occupazione - Anche la ridottissima crescita delle unità di lavoro (+0,1%) prevista nel 2009 appare dovuta agli andamenti contrastanti del Sud (-0,3%) rispetto alle altre ripartizioni: +0,3% il dato previsto per il Centro ed il Nord-Est, +0,1% quello per il Nord-Ovest. Le maggiori difficoltà occupazionali potrebbero registrarsi in Basilicata (-0,7%), seguita da Sicilia e Sardegna (-0,6%). Sul fronte opposto, occupazione in crescita soprattutto in Valle d'Aosta (+0,8%), Trentino Alto Adige e Umbria (+0,6%). A seguito di queste previsioni è atteso anche un incremento del tasso di disoccupazione, che a livello nazionale salirebbe quest'anno al 6,8% (dal 6,1% nel 2007) e al 7,2% nel 2009. Nel 2008 ci&ograve; significherà soprattutto una maggiore disoccupazione nel Mezzogiorno (dall'11% all'11,8%) e nel Centro (dal 5,3% al 6,1%); ma anche nel Nord-Ovest (dal 3,8% al 4,4%) e nel Nord-Est (dal 3,1% al 3,6%). Una tale dinamica si protrarrà anche nel 2009 ed interesserà maggiormente le regioni nord-occidentali ed il Meridione. ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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<title><![CDATA[ Cgia di Mestre: dati sui rifiuti  ]]></title>
<link>http://www.forchecaudine.com/it/news.php?c=18&amp;s=86&amp;a=701</link>
<description><![CDATA[ ROMA - Se la Cgia di Mestre (confederazione degli artigiani), particolarmente attiva sul fronte delle indagini sociali, definisce "allarmante" lo stato di smaltimento dei rifiuti in Italia, le differenze tra le regioni rendono il quadro a macchia di leopardo. Cos&igrave; il Molise risulta promosso, anche se non a pieno voti, mentre la situazione del Lazio è allarmante. Veniamo al dettaglio dello studio presentato nel corso di una tavola rotonda organizzata da Intesaconsumatori. Emerge innanzitutto una preoccupante tendenza: crescono in Italia le quantità di rifiuti urbani prodotti (proprio mentre l'Unione europea impone di ridurre gli scarti) e, paradossalmente, diminuisce il numero di impianti adibiti allo stoccaggio (il numero di discariche attive si è quasi dimezzato, passando da 552 del 2002 a 303 nel 2006). Pi&ugrave; nel particolare, i rifiuti prodotti in Italia sono aumentati del 2,7% dal 2005 al 2006 (+ 9% nell'arco di un quinquennio), ma con le solite marcate differenze tra Nord e Sud: + 2,8% nelle regioni settentrionali, + 6% al Centro, + 8,5% nel Mezzogiorno. Nel contempo la raccolta differenziata rimane in una percentuale molto bassa al Centro (20%) e al Sud (10%). Grazie soprattutto al Nord, per&ograve;, segna una crescita significativa (+ 9,2% annuo nel 2006) raggiungendo mediamente un quarto del totale dei rifiuti prodotti. Fattore decisamente grave è quello della scarsa capacità residua degli impianti di stoccaggio, con condizioni critiche in Friuli-Venezia Giulia e Calabria e situazioni allarmanti in Puglia, Sicilia e Lazio. Nella fotografia scattata della Cgia di Mestre sullo stato di saturazione degli impianti, la regione che pu&ograve; stare "pi&ugrave; tranquilla" è il Trentino Alto Adige; "positive" le posizioni di Umbria, Molise, Emilia-Romagna, Toscana e Marche. Negli impianti ancora attivi si nota una maggiore capacità di stoccaggio e soprattutto nel Centro e nel Sud vi è un maggiore sfruttamento degli impianti rimasti aperti. I rifiuti smaltiti in discarica diminuiscono, arrivando ad un valore che è la metà dei rifiuti prodotti complessivamente. Nel Sud la percentuale di rifiuti destinati alla discarica passa dall'80% al 68% tra il 2002 e il 2006, mentre nel Nord si va dal 47% al 36%; stabile il valore del Centro (da 71% a 69%). E' proprio il Molise la regione che ha il numero pi&ugrave; elevato di impianti di stoccaggio rispetto alla popolazione residente (4,7 impianti per 100 mila abitanti), mentre all'estremo opposto della graduatoria si pongono Calabria e Lombardia. In discarica finivano nel 2006 oltre il 90% dei rifiuti urbani di Sicilia, Molise, Puglia, Liguria; a seguire il Lazio (85%) e l'Abruzzo (81%). ]]></description>
<pubDate>Tue, 01 Jan 2008 11:25:29 +0100</pubDate>
<category>Notizie</category>
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