25 aprile, l’Anpi ricorda due partigiani molisani

L’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani, ricorda due martiri molisani dell’ultimo conflitto mondiale. Perché la memoria non deve mai venire meno.

Michele Arcangelo De Palo

Nato a Castropignano (Campobasso) il 31 agosto 1915, caduto sul Monte Alato (Ancona) il 5 settembre 1944, operaio meccanico, Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Aveva assolto agli obblighi di leva, tra il 1936 e il 1937, nel II Reggimento Genio telegrafisti. Richiamato nel ’39, era stato assegnato alla 91a Compagnia Genio della Divisione “Regina”, di stanza a Rodi, nell’Egeo. Nel 1943, rimpatriato, si trovava in famiglia per una licenza straordinaria e al momento dell’armistizio non esitò a prendere parte alla Guerra di Liberazione nel Molise. Nel giugno del 1944, al passaggio delle truppe alleate, si unì a un reparto polacco, col quale partecipò a numerose azioni belliche. Cadde nelle Marche, durante un attacco alle posizioni tedesche sul Monte Alato, nel generoso tentativo di soccorrere il comandante, gravemente ferito, del suo reparto. La motivazione della massima ricompensa al valor militare ricorda: “Gregario di una pattuglia, circondata da forze superiori tedesche, gareggiava con i propri compagni nel nobile compito di portare in salvo il comandante polacco ferito. Mentre con le raffiche del suo fucile mitragliatore teneva inchiodato l’avversario, veniva colpito a morte, sacrificandosi con superbo altruismo”.

Basso Sciarretta

Sciarretta nasce a Termoli il 18 marzo 1921 Muore a Borgo San Dalmazzo il 26 gennaio 2006. Padre termolese, Capotreno Fs, e madre pugliese. Costretto a seguire il padre, nei suoi trasferimenti di servizio, lascia da piccolo la città. Dopo una permanenza in Puglia e a L’Aquila approda a Torino dove compie gli studi liceali.

Nel 1940, con l’entrata in guerra dell’Italia, è chiamato alle armi come Ufficiale di complemento e destinato sul fronte albanese. Consumatasi la tragedia dei Balcani, ecco l’8 settembre e il ritorno avventuroso a casa. L’esperienza maturata al fronte e le dure rappresaglie tedesche nelle zone del Piemonte dove si è nascosto, fanno di lui, come di tanti altri giovani, un ribelle.

Nella zona delle Langhe, dove si trova, operano diverse formazioni, Basso Sciarretta aderisce a quelle “autonome” dell’avv. monarchico Enrico Martini “Mauri”, i cosiddetti “azzurri”. col nome di battaglia di “Maggiore William”.

Basso Sciarretta rimane con Martini “Mauri” fino alla liberazione delle Langhe e poi di Torino. Un’esperienza, quella partigiana, che gli resterà “cucita” addosso per il resto della vita, influenzandone anche l’attività artistica.

Nel dopoguerra può riprendere gli studi interrotti e nel 1948 laurea in Giurisprudenza, ma non farà mai l’avvocato, il magistrato o il poliziotto, bensì l’assicuratore.

Dopo quella per la libertà e la democrazia Basso Sciarretta brucia per un’altra passione: l’arte. In particolare per la pittura. L’apprendistato lo svolge nello studio di un bravo maestro a Torino e nel 1953 già allestisce la sua prima mostra. Ne seguiranno molte altre, oltre un centinaio, in Italia (anche a Termoli nel 1987) e all’estero, attraverso le quali si fa conoscere e apprezzare da critici ed esperti per il suo straordinario talento.

Un’altra e più segreta passione coltiva nel contempo: la poesia.

L’ultima sua visita a Termoli risale all’anno 2000. Teneva a rivedere la città che gli aveva dato i natali e, soprattutto, la sua casa: un palazzo signorile situato tra il Corso nazionale e via Adriatica. Chi lo ha accompagnato in quella occasione ricorda ancora la forte emozione provata.

Basso Sciarretta lavorerà sia in azienda che come artista fino a tardi. Uno degli ultimi lavori portati a termine è una serie di disegni sulla Resistenza con i quali ha illustrato un’importante pubblicazione, curata da Gio Ferri e Gilberto Finzi, che raccoglie i versi di Aragon, Caproni, Breton, Hikmet, Neruda, Eluard, Gracia Lorca, Pasolini, Quasimodo e il nostro Giose Rimanelli. Una sorta di testamento spirituale.

Muore a Borgo San Dalmazzo il 26 gennaio 2006.

Per sua volontà i resti riposano nel cimitero del piccolo borgo di Rocca Ciglié, dove aveva combattuto come partigiano e dove teneva lo studio, le due grandi esperienze della sua vita:

«Sento l’erba crescere sulla rocca di Ciglié… le nuvole continueranno a correre senza fermarsi. Io non morirò mai. Soltanto le nuvole continueranno a correre senza fermarsi. Questo è il miracolo. Basta crederci».

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