A proposito di “Homeschooling”

Le tante criticità e gli aspetti di disuguaglianza, soprattutto per i più deboli e poveri, manifestati in questi giorni dalla didattica on line, con cui molti assurdamente ritengono di poter sostituire definitivamente quella in classe, pensiamo debbano portarci ad una riflessione accurata su un’esperienza che con essa ha diversi punti in comune.

Homeschooling è il termine inglese con cui si definisce l’istruzione domiciliare, sempre esistita nella storia dell’umanità attraverso esperienze facenti capo a maestri o precettori che si occupavano dell’educazione dei figli di famiglie benestanti.

Con l’istituzione poi della scuola, mai del tutto sconosciuta per la verità già in talune comunità dell’antichità, ma certo diversa da quella resa pubblica e gratuita tra fine Ottocento e inizi del Novecento, l’istruzione domestica o riservata a piccoli gruppi agiati di allievi perde gran parte del suo ruolo fino a divenire del tutto marginale.

L’obbligo formativo in una scuola pubblica o privata di massa organizzata in classi comincia ad essere messo in discussione nel 1912 da A.A. Berle, ma poi in particolare da Ivan Illic e John Caldwell Holt che negli anni settanta dello scorso secolo fanno avanzare sempre più l’idea della cosiddetta descolarizzazione della società.

Nello stesso periodo due educatori, Ray e Dorothy Moore, si fanno promotori dell’adozione da parte di alcune famiglie della formazione parentale impartita ai propri figli dai genitori o da altre persone scelte dalla famiglia.

L’idea di base è quella di liberare la voglia di apprendimento da processi eccessivi di controllo e regolamentazione facendo prevalere aspetti quali l’autogestione e la rinuncia alla valutazione, alla selezione e alla competizione.

Tali teorie si allargano a tal punto che in dieci anni l’Homeschooling viene riconosciuta in cinquanta degli Stati USA e si diffonde poi a macchia di leopardo in tutto il mondo anche se tuttora non ha un riconoscimento legale in molti Paesi.

Questa esperienza già nel 2018 interessa negli Stati Uniti più di due milioni di soggetti, pressoché ottantamila in Inghilterra, settantamila in Canada, quattromila in Francia e duemila in Spagna.

È una scelta che può avvenire per l’insoddisfazione del sistema scolastico pubblico o privato, ma anche perché la si può ritenere semplicemente più confacente alle esigenze familiari.

In Italia tale sistema educativo, riconosciuto dal diritto costituzionale, dall’art. 147 del Codice Civile e dal Testo Unico del Decreto Legislativo n. 297 del 16 aprile 1994 negli articoli 110-114, è del tutto legale ed è stato disciplinato in particolare dall’art. 111 del Decreto Legislativo n. 297, in ordine alla richiesta e alla certificazione delle capacità economiche e tecniche, e successivamente dal Decreto legislativo n. 62/13 aprile 2017, art. 23 per ciò che concerne l’autorità cui inviare la richiesta e gli esami per l’eventuale riconoscimento con una certificazione delle conoscenze e competenze acquisite dai ragazzi.

Nel nostro Paese i gruppi familiari attivi, organizzati in quattordici associazioni, che fanno ricorso all’Homeschooling sono all’incirca un migliaio, ma percentualmente la sua pratica è in crescita di circa il 65% e all’interno del sistema si scelgono opzioni diverse sia sul piano metodologico che contenutistico.

I genitori si possono occupare da soli dell’istruzione dei figli oppure fare riferimento per alcune competenze a tutor o professori specifici.

Per ottenerne il diritto occorre fare comunicazione all’autorità competente, sindaco e dirigente scolastico, ogni anno fino all’età dell’obbligo.

Le forme di tale istruzione possono seguire un programma determinato, ma anche essere del tutto libere e ispirate unicamente agli interessi dei ragazzi.

L’educazione parentale può riguardare una singola famiglia, ma anche diverse, associate tra di loro e spesso organizzate in una sorta di campus come ad esempio nel progetto di scuola superiore “Brema” nel Comune di Claut (PN).

Uno dei punti di riferimento delle diverse iniziative sembra l’Associazione LAIF cui l’Homeschooling si rapporta per tutti i sussidi da utilizzare come libri, piattaforme digitali, App, siti web, scambi culturali, lapbook, programmi televisivi, lezioni on line.

Su una tale forma di sistema educativo occorre sviluppare un dibattito al momento troppo limitato e interrogarsi sulle reali motivazioni della sua origine, sull’efficienza della sua impostazione metodologica, sui punti di forza e sulle eventuali carenze.

In molti sicuramente non mancano le delusioni per il funzionamento di una scuola pubblica che da anni ha subito riforme davvero assai discutibili sul piano strutturale e didattico e che per certi aspetti non riesce a trovare del tutto quel rinnovamento capace davvero di portare alla formazione piena e integrale della persona.

Crediamo anche che la spinta nella scelta dell’Homeschooling per molte famiglie sia da ricercare talora in difficoltà incontrate dai figli nei percorsi della scuola pubblica e in altri casi nell’esigenza di avere la massima libertà di autogestione di spazi, metodi, contenuti e relazioni sul piano educativo.

Che sperimentazioni steineriane o montessoriane tenute talora in forma di Homeschooling possano dare risultati pedagogici e didattici molto positivi è innegabile.

In tali esperienze la tutela della salute, soprattutto in ragazzi con basse difese immunitarie o in momenti di pandemie come quello attuale, ma anche la flessibilità metodologica ci sembrano i vantaggi più evidenti.

Ovviamente supponiamo che nessuno possa negare si tratti di un fenomeno di nicchia e che i nuclei familiari che vi accedono abbiano non solo buona disponibilità economica, ma soprattutto, ci auguriamo, adeguate competenze culturali.

Sono in genere le stesse condizioni alla base della frequenza di una scuola privata per i propri figli.

In poche parole si tratta di una forma d’istruzione che certamente esclude le fasce sociali più deboli e questo è un aspetto su cui non possono mancare riflessioni analitiche di approfondimento.

Delineiamo qui solo schematicamente gli aspetti di natura giuridica circa problematicità riguardanti le forme di accertamento, da parte di un sindaco e di un dirigente scolastico, delle competenze pedagogiche e didattiche di chi richiede di assolvere direttamente l’obbligo d’istruzione dei figli, i controlli da tenere circa la validità dell’esperienza in atto e i conflitti che possono ingenerarsi nell’eventuale scelta tra i due genitori.

Cerchiamo in ogni caso di guardare la complessità dei problemi che attengono in particolar modo alla socializzazione, alla formazione dello spirito critico ed alla limitata possibilità della condivisione di esperienze e sistemi di vita.

La sopravvalutazione delle potenzialità pedagogiche e didattiche di un genitore-insegnante può talora creare problemi al figlio nell’inserimento in un ordine di studi scolastico successivo, anche perché l’accertamento della preparazione acquisita, sia pure con un esame, può risultare insufficiente a coglierne tutti gli aspetti.

In un momento storico in cui i rapporti umani si riducono sempre più, anche a causa di un uso spropositato degli smartphone, cercare sistemi individualizzati d’istruzione può essere penalizzante e fortemente riduttivo per la limitazione delle forme di aggregazione e della condivisione di criteri articolati per affrontare i problemi esistenziali.

Certo non è ottimale neppure la socializzazione che avviene in un’aula della scuola pubblica, mentre i ragazzi andrebbero aiutati ad integrarsi attivamente sul territorio e ad avere rapporti autentici con tutti i suoi abitanti, ma certo essa garantisce una forma alta di uguaglianza di opportunità e di relazioni.

In ogni caso si può anche sostenere che una forma di homeschooler interagisce con la società e con il mondo intero, ma la socializzazione ha bisogno di relazioni umane oltre che di quelle telematiche.

La maturazione poi della libertà di pensiero e dello spirito critico non può fare a meno di un confronto allargato di opinioni che difetta sicuramente anche in tanti modi di concepire l’insegnamento nella scuola pubblica e in taluni strumenti didattici come l’utilizzo del testo unico, ma che manca del tutto in tanti profili di Homeschooling.

La nostra esperienza di docente per trentasei anni nella scuola pubblica ci dice con estrema chiarezza che l’istruzione e l’educazione devono avere a proprio fondamento di sicuro un’attività di ricerca libera e creativa, ma anche relazioni sincere e profili di comunicazioni umane, profonde e dirette che sole possono aprire ad affetti e forme sinergiche d’impegno sociale e in ogni tipo di esperienza esistenziale.

(Umberto Berardo)

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