A tutela delle api e del miele

L’Italia è il quarto paese dell’Unione europea per numero di alveari (1,5 milioni), dopo Spagna (2,9 milioni di alveari), Romania e Polonia (rispettivamente 1,8 e 1,6 milioni di alveari). Gli alveari italiani sono 390 mila stanziali, 556 mila nomadi e i restanti per produzione hobbistica e autoconsumo.

La produzione italiana di miele rilevata dall’Istat è poco meno di 8 mila tonnellate per un valore di oltre 61 milioni di euro. Va però considerato che l’Istat prende in considerazione l’apicoltura unicamente in occasione dei censimenti generali dell’agricoltura: l’effettiva produzione italiana di miele, secondo le stime dell’Osservatorio nazionale sul miele, si attesterebbe su oltre 23,3 mila tonnellate, circa tre volte quella stimata dall’Istat.

Il maggior numero di alveari nel nostro Paese si concentra proprio nelle regioni più colpite dal Covid-19: Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna. Soltanto in quest’area ci sono circa 420 mila alveari, il 76% dei quali gestiti da apicoltori commerciali che allevano le api per professione (fonte: elaborazione Osservatorio nazionale miele su dati Ismea).

Primeggia su tutti il Piemonte, con un totale di 205.587 seguito dall’Emilia-Romagna con 120.201 alveari, quindi la Lombardia, dove si contano 87.391 alveari professionali e 62.176 per autoconsumo per un totale di 149.567. Per produzione di miele, però, al secondo posto s’inserisce la Toscana.

Anche in Molise, però, l’apicoltura coinvolge numerosi produttori. Le attività sono poco più di cinquecento, con circa 15mila alverari e 2.500 sciami, secondo i dati IZS di Teramo. Nel Lazio gli alveari sono oltre 50mila.

In Molise, tra le iniziative più recenti e importanti, quella di Castel del Giudice (Isernia), che ha attivato alveari a supporto dei meleti.

Ogni anno il Bontà, Salone delle eccellenze enogastronomiche dei territori, che si terrà presso i padiglioni di CremonaFiere dal 13 al 16 novembre 2020, dedica al miele un ruolo di grande importanza.

Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio nazionale miele, l’andamento produttivo e di mercato nel 2019 è stato caratterizzato da una grave perdita per i mieli primaverili, da un’importante flessione dei prezzi e da una difficile collocazione del prodotto sul mercato.

“Il clima, con i suoi cambiamenti, rappresenta la grande variabile che può aggravare o migliorare la produzione di miele – afferma Giancarlo Naldi, presidente dell’Osservatorio nazionale miele – se tutta l’agricoltura è ostaggio degli effetti dei cambiamenti climatici, l’apicoltura lo è di più perché nei pochi giorni della fioritura si concentra l’attività delle api e fenomeni legati al vento e/o alle temperature fanno inesorabilmente la differenza”.

Intanto il ministero per le Politiche agricole ha stanziato 2 milioni di euro a tutela del miele italiano e del settore apistico. “Un contributo di cui c’era bisogno – sottolinea Naldi –  che intende seguire tre filoni distinti. Il primo riguarda proprio l’individuazione di strategie che possano attenuare il peso del clima sulla produzione; il secondo guarda alla creazione di un sistema certo di gestione del rischio assicurativo al fine di creare una rete di fonti oggettive sul fenomeno meteorologico che può causare all’apicoltore un danno grave. Il terzo filone su cui ci concentreremo riguarda i prezzi, oggi ridicoli, a cui si vende il miele italiano. Basti ricordare che da settembre 2018 abbiamo registrato una contrazione del 30%, a cui si sommano le difficoltà di collocarlo sul mercato soprattutto a causa della presenza di player internazionali, provenienti soprattutto da Russia e Ucraina, che riescono a piazzare in Europa un prodotto che pretende di assomigliare al nostro senza averne le caratteristiche e che viene venduto a prezzi inferiori”.

Intanto i primi dati elaborati dall’Osservatorio sulla produzione di quest’anno parlano della primavera più secca degli ultimi 60 anni, con il 60% in meno di precipitazioni a livello nazionale e conseguente deficit idrico che in alcune zone d’Italia, soprattutto al nord, ha costretto gli apicoltori a continuare a intervenire con la nutrizione di supporto.

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