Alle vittime del Covid

Mio Dio,

in quanti siete andati via

fuori dalle vostre case,

dalle terapie intensive,

portati non si sa nemmeno dove

da file di camion,

talora, in modo anonimo, cremati

o accompagnati da pochi intimi disperati.

Neppure un po’ di affetto,

non una carezza

hanno potuto lenire

lunghe attese,

indicibili sofferenze,

tragedie senza fine

e poi unica e terribile la morte.

Solo i vostri numeri

stanno lì ogni sera

ad interrogarci nella responsabilità,

a condannare l’inettitudine

mentre preghiamo

senza acquietare

il dolo di menti che non hanno pace.

Non possiamo lasciarvi così soli

ad una vita diversa,

senza meritare la vostra eredità

di onestà,

di lavoro,

di laboriosità,

di attenzioni per il nostro futuro,

d’infinito amore gratuito,

se non troviamo

il modo di parlarvi

e di stringervi … non so come

per chiedervi perdono.

Faremo così, forse,

giustizia

dei torti,

degli abbandoni,

delle miserie,

delle chiusure individualiste,

sperando che l’orizzonte

si riempia di un’umanità amorevole

come quella dei tanti cirenei

che portano la croce

a sollevare le spalle

di chi soffre.

Umberto Berardo

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