Auguri Monica Vitti !

Il libro di Laura Delli Colli su Monica Vitti

Monica Vitti compie 90 anni. Nonostante da marzo 2002, quando partecipò alla prima teatrale di Notre Dame de Paris, l’attrice si sia ritirata definitivamente dalla scena pubblica, colpita da una malattia degenerativa, di lei sono incancellabili quarant’anni di impegno artistico che l’hanno ormai imposta come vera e propria icona eterna. Non a caso questo anniversario è coralmente celebrato, dalle programmazioni televisive alla riproposizione di documentari fino ai paginoni sui giornali, conferma di quanto questa artista romana sia amata dal pubblico e dalla critica.

Del resto Maria Luisa Ceciarelli, questo il suo vero nome (Vitti deriva dalla metà del cognome della madre, Vittiglia), rappresenta una sorta di unicum nel mondo dello spettacolo, una delle poche capaci di tener testa ai mostri sacri della commedia all’italiana. È stata, ad esempio, una delle prime donne capaci di offrire comicità di alto livello con un talento straordinario, una personalità davvero particolare e uno sguardo sempre beffardo. Popolare ma anche sofisticata, ha saputo interpretare anche ruoli drammatici con un’energia inesauribile che l’ha sempre contraddistinta in tutta la lunga carriera. Non sono mancati personaggi fragili, straordinariamente femminili, che ha saputo far propri con quella voce sempre sofferente ma graffiante o performance da vera e propria trasformista, ad esempio a fianco di quell’altra icona che risponde al nome di Alberto Sordi.

La Vitti appartiene alla migliore stagione del nostro cinema, irripetibile. Diplomata all’Accademia nazionale d’arte drammatica, allora diretta dal suo maestro Silvio D’Amico, ha vinto nove David di Donatello, di cui cinque come migliore attrice protagonista, dodici Globi d’oro, tre Nastri d’argento, un Leone d’oro più altri infiniti premi.

La ricordiamo nel cinema di seria A a fianco di Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi. O nella “tetralogia dell’incomunicabilità” di Michelangelo Antonioni con “L’avventura”, “La notte”, “L’eclisse” e “Deserto rosso” che le hanno garantito fama internazionale, specie in Francia. Poi quel capolavoro che è “La ragazza con la pistola” di Mario Monicelli, lei a fianco di Carlo Giuffré e Stefano Satta Flores nel contrasto tra la cultura siciliana e la società inglese dell’epoca. E ancora “Il fantasma della libertà”di Luis Buñuel, “Dramma della gelosia” di Ettore Scola, “La Tosca” di Luigi Magni. Ma anche le tante interpretazioni sui palcoscenici teatrali, da Shakespeare a Molière fino ad Eduardo De Filippo con “Il cilindro”. O l’impegno come doppiatrice, dando voce anche ai personaggi di Pasolini. Poi la televisione, in “Milleluci” Raffaella Carrà e Mina fino a “Domenica in” nella stagione 1993-1994.

Mai volgare, mai nuda nonostante una bellezza anche fotogenica, mai ordinaria, mai fuori posto, decisamente moderna e carismatica. Donna colta e irregolare, ha accompagnato quelle stagioni essenziali per l’evoluzione del nostro costume.

Nel 1988, il quotidiano francese Le Monde commise una clamorosa gaffe pubblicando in prima pagina la notizia della sua morte, avvenuta “per suicidio con barbiturici”. L’attrice, ironica come sempre, ringraziò per averle allungato la vita. Auguri !

(Domenico Mamone)

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