La madre di tutte le truffe sovraniste



Il dato principale che emerge a livello continentale da queste elezioni europee è la vittoria dei Liberali, i quali, unici tra le grandi famiglie politiche del mondo civile, aumentano voti e seggi. Ovviamente è un dato che le tv italiane, a stalle unificate, hanno trascurato, anzi ignorato, per magnificare l’inutile exploit del loro novello beniamino.
Inoltre, le urne hanno inequivocabilmente decretato la sconfitta dei cosiddetti sovranisti o populisti che definir si voglia. Questi umori fetidi sono sempre esistiti in Europa, ma assumono colori e bandiere diverse a seconda delle stagioni politiche e delle mode. Alle prime elezioni del Parlamento europeo si sversavano sui partiti comunisti (che in Italia prendevano più o meno le stesse percentuali oggi raggiunte dalla Lega). Nel terzo millennio hanno trovato sfogo nei deliri folkloristici assortiti che vanno dagli Indignados a Casa Pound, passando per Le Pen, Orban, Tsipras, Farage e la Lega Nord.
Allora come oggi, sono spurghi stroboscopici di un elettorato privo di istruzione, facile preda della propaganda demagogica, politicamente irritanti come il ronzio di un moscone. Ma sostanzialmente irrilevanti in un’economia globale dove le partite vere si giocano tra giganti di caratura continentale come Cina, Usa ed Europa (e in misura minore Russia ed India) e dove l’Italia e i suoi governi non toccano palla. Anzi dai tempi di Berlusca premier neanche siedono in tribuna. Al massimo sugli scalini della curva.
In sostanza le istituzioni europee, e le forze politiche che le hanno edificate nel corso di decenni, escono tonificate e rigenerate da questa tornata elettorale. Saranno ancora più determinate nel contrastare il sovranismo perché hanno prevalso in modo decisivo nella sfida politica allucinata lanciata dai lacchè di Putin, dai retrogradi anti-globalizzazione e dalla Vandea vetero-socialistoide.
Detto questo, tocca, purtroppo, occuparci del bubbone purulento somarista che continua ad infettare l’Italia con il suo pus (insieme all’Ungheria e alla Polonia). Le due forze principali che lo alimentano si sono date il cambio nelle urne come due ciclisti in fuga, ma ormai spompati. La titanica gara di rutti elettorali ha visto prevalere i decibel legaioli e quindi il Fuoricorso di Pomigliano tornerà presto ad occuparsi del commercio di bevande analcoliche o dell’azienda paterna.
Però dispiace che la Lega si sia fermata appena sotto il 35% dei voti. Sarebbe stato decisamente meglio se avesse superato il 50%. Infatti per incassare la cambiale elettorale in fretta avrebbe dovuto far cadere il governo e assumersi le responsabilità di realizzare le sue promesse fasulle. In questo modo si sarebbero messi a nudo gli alibi di cartapesta, la cortina di menzogne e il profluvio di frottole con cui Salvini ha abbindolato gli elettori grazie alla complicità dei media asserviti e prostrati di fronte al nuovo Padrone. Invece il Capitone proverà ad addossare i suoi fallimenti all’alleato di governo.
Perché il vero programma dei somaristi nostrani (mutuato da quello del Pd, ma declinato in codici comunicativi più rozzi e quindi più efficaci) è semplice ma irrealizzabile: costringere in qualsiasi modo (alternando minacce o piagnistei) i tedeschi e il nord Europa a pagare le ingenti spese necessarie per comprarsi i voti dei parassiti.
Il parassitismo però storicamente si spiaccica contro un muro: una volta concesse le prebende, i parassiti non si accontentano. In tempi recenti hanno votato Renzi per gli 80 euro, ma non è bastato. Poi hanno votato di Maio per i 780 euro del reddito di cittadinanza e nemmeno è bastato. Ora è la volta di Salvini con la flat tax e altre castronerie inattuabili e parimenti non basterà. Per questo il trust di cervelli legaioli propugna la Madre di Tutte le Truffe (solo temporaneamente riposta nel cassetto): uscire dall’euro in modo da poter suscitare negli analfabeti funzionali l’illusione di una ricchezza artificiale costituita da banconote di carta igienica. Non a caso Salvini, a urne ancora aperte, ha minacciato l’UE di voler ridiscutere i parametri e l’austerità (che nel Belpaese non si è mai vista), quando sa bene che la prossima Commissione sarà ancora più dura contro l’Italia e che persino Orban e suoi accoliti non hanno alcuna intenzione di svenarsi per fare un favore all’ex signor Isoardi-Verdini. Il nuovo esecutivo europeo depurato dal ferrovecchio socialista Moscovici (responsabile del disastro nei conti pubblici francesi) che si è calato le braghe di fronte alla cricca somarista giallo verde, non vedrà l’ora di infliggere una bastonata plateale alle ubbie di sfascio dei conti.
La prossima legge di bilancio per l’Italia sarà un Calvario che le istituzioni europee prossime venture non intendono rendere meno crudele. Salvini quindi aizza lo scontro per creare l’incidente che giustificherebbe agli occhi dell’elettorato l’uscita dalla moneta comune. Purtroppo per lui non esiste alcun modo di far sparire i debiti e arricchirsi senza lavorare, innovare e competere sui mercati internazionali. Quindi ipotizzare una (S)banca d’Italia in salsa Pescaracas spingerebbe l’Italia verso il default immediato. Anche il più demente degli elettori quando i conti in banca vengono congelati mentre fa la fila per ritirare i 20 euro giornalieri al bancomat si rende conto di essere stato tragicamente raggirato e si metterebbe alla ricerca dei truffatori. Ovviamente per sommergerli di bacioni.

(Fabio Scacciavillani – aprile2019)
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