Le elezioni dalle piazze vuote



Le amministrative dalle piazze vuoteParafrasando il celebre motto “piazze vuote e urne piene”, il Corriere della Sera parla di “piazze vuote e urne vuote” per la fine corsa di queste elezioni amministrative. In effetti tanto a Roma quanto a Milano, tanto a Torino quanto a Napoli, è palpabile il distacco dei cittadini dalla politica e dai suoi riti consumati, compresi gli abituali eventi da corollario, come gazebo, cene o comizi. Le piazze della politica, in quei pochi tentativi mossi dai più coraggiosi, sono desolatamente semivuote. I candidati si affidano ai più economici (in tempi di crisi) e meno rischiosi “apericena”.
Le piazze “innovatrici” di Pisapia o di de Magistris appartengono al mondo dei ricordi. Ora si va per mercati. E, tra i banchi, non manca pure qualche “mala parola” da parte di elettori (o ex elettori) esasperati.
A Roma, poi, l’effetto “Mafia Capitale” ha accentuato il clima di sfiducia. Le rovine sono ovunque. Soprattutto morali. L’esperienza di Ignazio Marino c’ha messo il carico. Ma anche le spaccature nel centrodestra non aiutano certo l’immagine di quella politica che mira a riconquistare, davvero a fatica, una propria verginità.
Piazza San Giovanni a Roma, piazza del Duomo a Milano, piazza del Plebiscito a Napoli restano luoghi per turisti. A Roma la Raggi opta per piazza del Popolo. Parisi sarà a piazza Gae Aulenti. Altri finiscono in teatri, cinema ed auditorium non sempre pieni. Persino i “salotti” non fanno il pieno.
Qualcuno prova a testare le nuove piazze virtuali, appaiono gruppi su whatsapp in cui si butta dentro gente ignara, che imbufalita segnala il tutto come spam.
Paradossalmente, in questa campagna elettorale, ha conquistato più spazio mediatico la maratona nostalgica in piazza Vittorio a Roma dei seguaci di Casapound e le contromanifestazioni dell’Anpi e dei centri sociali. Mala tempora currunt.

(Giampiero Castellotti – giugno 2016)

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