Tiratori psicolabili



La parola “dimissioni”, tanto agognata nelle piazze, cambia contesto e diventa protagonista nella corsia di un nosocomio. Dalla fibrillazione per un chimerico congedo dal governo, a quello più realista da un letto d’ospedale. Si dimette la vittima e si dimette il carnefice.
E’ il commiato dell’immagine fisica sconsacrata dal lancio di una statuina trash dalle architetture laiche, ma resa Sindone dal contatto violento e tormentoso con il simbolo religioso della milanesità; è il congedo della fisionomia crudamente insanguinata (che Niki Vendola dichiara di aver voluto abbracciare) con i suoi incontrollabili avatar diffusi in mondovisione; è il sipario che cala sul corale arroccamento – anche un po’ conformista – nella solidarietà senza steccati e senza confini, fino all’ultimo consiglio comunale del Belpaese, mista all’ideologica caccia agli oscuri mandanti.
Ma le dimissioni dalle cure ospedaliere mandano agli atti anche l’etichetta di “corruttore” affibbiata al premier sofferente dall’europarlamentare grillista Sonia Alfano come il classico macigno nello stagno, o quelle più soft intinte nel vittimismo, partorite dalla pasionaria Rosy Bindi o dall’ormonale Tonino Di Pietro. E poi le freccette avvelenate da migliaia di pulsioni iscritte alla carboneria di Facebook o nei commenti un po’ codardi della rete.
Nello strano Paese che discute per giorni se mettere o meno la croce (quale?) sulla propria bandiera, i tiratori psicolabili hanno però la facoltà di mirare bene ai bersagli.

(Giampiero Castellotti – 15 dicembre 2009)

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