Tangentopoli talebana?



L’arte della mazzetta è davvero una Dop nostrana? Quanto hanno inciso i plichi di banconote sottobanco nei seppur flebili successi della politica estera italiana? La saga delle bustarelle, che talvolta ha accompagnato le nostre cooperazioni internazionali o le missioni arabe e nordafricane (ma anche le trattative per liberare ostaggi), davvero è un brevetto dell’intelligence made in Italy?
Il Times, non proprio l’ultimo dei giornali, ha tirato fuori la storia dei dieci soldati francesi uccisi in un agguato nella zona afgana di Surobi, gestita dagli italiani e dove i servizi segreti nostrani avrebbero pagato mazzette “preventive” ai talebani.
Il Times, nonostante le piccate smentite dei nostri vertici militari, insiste e sostiene come l’aspetto più grave della vicenda non sia il pagamento ai gruppi guerriglieri, ma il fatto che di questa “usanza” non fossero stati messi a parte i vertici dell’esercito francese al momento del passaggio di consegne nella zona. E, cosa ancora più grave, l’accordo sarebbe valso per tutto l’Afghanistan. Come fonti, il quotidiano inglese cita i servizi segreti Usa che “sarebbero rimasti sbalorditi ascoltando le intercettazioni telefoniche” in cui gli 007 italiani “compravano anche militanti nella provincia di Herat con decine di migliaia di dollari”.
Altri ufficiali, sempre secondo il giornale, confermerebbero “la strategia italiana, adottata, non dall’esercito, ma dai servizi segreti militari, per evitare morti in Afghanistan, che avrebbero causato problemi politici al governo”. Il commento di un alto dirigente Nato operativo a Kabul: “La situazione militare della Nato quaggiù è già fragilissima senza che ci sia qualcuno che lavora alle spalle. Gli italiani hanno un inferno di cose a cui rispondere…”.
Il Times va oltre, riportando un’intervista a un capo talebano che confermerebbe le circostanze.
La replica indignata del governo italiano comprende un annuncio di querela da parte del ministro della Difesa La Russa.
Di certo, qualora il prestigioso giornale dovesse aver ragione (a questo punto dovrebbe essere la giustizia dei tribunali ad appurarlo), l’atavica usanza italiana si confermerebbe anche strategia d’esportazione. Il denaro come tattica di pace e di guerra. Ma in questo caso, oltre ad avvalorare il nostro miglior metodo per tirarci fuori furbescamente da un “pasticcio” internazionale (di cui comunque facciamo parte), tacitando pragmaticamente i gruppi armati, ci sarebbe l’aggravante di aver ingannato il povero esercito francese, convinto di insediarsi in un’area relativamente tranquilla, grazie però alle prodigiose mazzette italiche.

(Giampiero Castellotti – 16 ottobre 2009)

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