Nucleare tra entusiasmi e preoccupazioni



ROMA – L’intesa Berlusconi-Sarkozy, che segna la riapertura dell’Italia all’energia nucleare, riaccende il dibattito sulla produzione di elettricità con l’atomo. L’alleanza italofrancese, guidata dalle due controllate di Stato Enel e Edf, è saldata dall’intenzione di costruire quattro centrali nucleari in Italia. La prima dovrebbe essere operativa nel 2020. Si comincerà con l’individuare i luoghi e dare il via ai lavori entro la fine della legislatura.
“L’accordo riguarda tutti gli aspetti del nucleare, dalla collaborazione in sede europea ai temi della sicurezza, dalla cooperazione tecnologica alla formazione dei tecnici, dallo smantellamento degli impianti alla collaborazione industriale in paesi terzi – spiega Claudio Scajola, ministro per lo Sviluppo, che anticipa anche l’imminente approvazione alla Camera del suo ddl in cui viene istituita l’Agenzia per la sicurezza nucleare, che dovrà ricondurre l’Italia alla produzione di energia grazie all’atomo dopo avervi rinunciato con il referendum del 1987. L’organismo avrà quasi carta bianca, limitando al minimo le capacità d’intervento degli enti locali nei territori coinvolti. Per evitare il ripetersi delle proteste in stile Tav o discariche campane.
La riapertura della pratica “centrali nucleari” rischia però di alimentare un fronte contrario che va oltre l’area dell’opposizione.
L’Eurispes ha già diffuso una ricerca secondo la quale la maggioranza degli italiani boccerebbe il ricorso al nucleare come fonte di energia. Un 45,7% di contrari contro il 38,3% dei favorevoli. Tra le motivazioni primeggiano i rischi connessi alla sicurezza, evidentemente con un ricordo ancora forte del dramma di Cernobyl. Un 18,4% è invece convinto che il nucleare non risolverebbe i problemi connessi all’energia.
Un sondaggio Demos dello scorso novembre dava però risultati diversi. I favorevoli alla costruzione di centrali nucleari in Italia, secondo l’istituto di ricerca, costituirebbero il 47%, contro il 44% dei contrari. E’ pur vero che, secondo lo stesso rilevamento, la percentuale dei contrari diventerebbe maggioranza nel caso di costruzione di centrali nel proprio territorio.
Ad alimentare i timori c’è anche una recentissima inchiesta del quotidiano britannico “The Independent”. Sulla base di documenti ottenuti dall’industria del nucleare, il giornale afferma che le centrali all’atomo di nuova generazione, per quanto più sicure, in caso di incidente sarebbero molto più pericolose. Addirittura potrebbero causare un numero doppio di vittime. A rendere i nuovi Epr più pericolosi, spiega il quotidiano, è il fatto che sono stati progettati per bruciare il combustibile nucleare ad una velocità doppia rispetto a quelli attuali.
“Finora questo tipo di centrali è stato generalmente considerato meno pericoloso di quelli attualmente in funzione perché dotato di maggiori misure di sicurezza e in grado di produrre meno scorie – sottolinea il quotidiano – ma le informazioni contenute nei documenti da noi consultati dimostrano che in effetti producono una quantità di isotopi radiattivi di gran lunga maggiore tra quelli definiti tecnicamente ‘frazioni di rilascio immediato’, proprio perché fuoriescono facilmente dopo un incidente”.
Diversi rapporti confermano i timori. Uno della società francese Edf rivela che l’emissione di isotopi radioattivi di bromo, rubidio, iodio e cesio sarebbe quattro volte maggiore rispetto alla fuoriuscita che si verificherebbe in un reattore tradizionale. La società di smaltimento di scorie radioattive Posiva Oy sostiene che l’emissione dell’isotopo iodio 129 sarebbe addirittura sette volte maggiore. La Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste quantizza a 11 volte rispetto a prima la fuoriuscita di cesio 135 e cesio 137.
Le preoccupazioni alimentano il fronte contrario. Legambiente, per bocca del presidente Vittorio Cogliati Dezza, ricorda come “tutti gli studi internazionali mostrino che il nucleare è la fonte energetica più costosa e rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza. Il governo procede come un caterpillar per spianare la strada ai suoi progetti, nonostante il disegno di legge del ministro dello Sviluppo economico sia ancora in fase di discussione e vengano continuamente prorogati i tempi per definire i criteri di localizzazione degli impianti – prosegue Cogliati Dezza. “Ma lo ‘scenario nucleare’ è una prospettiva che l’Italia, in piena crisi economica, non puoò verosimilmente permettersi. Tanto per fare un esempio – prosegue il presidente di Legambiente – i costi della centrale finlandese di Olkiluoto, l’unico reattore di terza generazione evoluta in costruzione nel mondo insieme a Flamanville in Francia, sono lievitati quasi del 50%: dai 3,2 miliardi di euro previsti ai 4,5 attuali. Autorizzato nel 2002, il cantiere è partito nel 2005 e dovrebbe chiudersi nel 2012 con tre anni di ritardo rispetto alle previsioni, se questo termine non slitterà ancora in avanti”.
Greenpeace mette l’accento sul fatto che l’accordo è “a tutto vantaggio di Sarkozy, che sta cercando di tenere in piedi l’industria nucleare francese”, ma “non offre all’Italia nessuna garanzia di maggiore indipendenza energetica – tecnologia e combustibile arrivano dall’estero – ed è anzi contro gli obiettivi europei di breve termine”.
Il nucleare, secondo l’organizzazione ambientalista, sottrarrà risorse allo sviluppo delle rinnovabili, oggi ferme al 16 per cento, e il risultato potrebbe essere una nuova procedura d’infrazione davanti alla corte europea.
”La lobby nucleare – sostiene Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace – cerca di evitare una crisi legata alla marginalizzazione di questa tecnologia che, nei mercati liberalizzati, come in Usa, è sostanzialmente ferma da 30 anni. Gli unici investimenti effettuati, infatti hanno riguardato il ripotenziamento e la manutenzione dei vecchi impianti. Il nucleare – prosegue Onufrio – è una fonte costosa, rischiosa e basata su una risorsa, l’uranio, molto limitata. Una scelta scellerata che serve solo a pochi interessi di un settore che il mercato ha già bocciato”.
Sulla stessa linea il Wwf. “A pagare, in tutti i sensi – denuncia l’organizzazione mondiale per l’ambiente – saranno i cittadini-contribuenti, che vedranno lo Stato sostenere coi loro soldi una scelta che li penalizzerà sotto il profilo della dipendenza energetica e tecnologica e non consentirà al nostro Paese, ancora per decenni, di attrezzarsi davvero per la lotta contro la CO2 e i cambiamenti del clima, investendo sulle due ricette individuate a livello mondiale, dagli Usa all’Europa, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili. L’Italia non possiede riserve di uranio – per lo più concentrate in Australia e Kazakhstan – e comunque tali riserve sono appena sufficienti ad alimentare gli attuali 440 reattori per 40-50 anni. Quindi le nuove centrali annunciate avrebbero problemi di alimentazione e arriverebbero tardi – come dimostra la vicenda dell’EPR in Finlandia (OL3) – ufficialmente in ritardo di tre anni sui tempi di costruzione e costato almeno due miliardi di euro in più di quanto preventivato. Nato per far fronte agli impegni di Kyoto finlandesi, ovviamente non darà alcun contributo in tal senso perché entrerà in funzione dopo il 2012”.
Frecciate anche dall’opposizione. Secondo Ermete Realacci, Pd, “Sarkozy punta sui fondi pubblici italiani per sostenere l’industria nucleare francese”. Per il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, il ritorno al nucleare è “semplicemente una follia”. L’esponente dei Verdi, Paolo Cento, avverte: “Siamo pronti a valutare tutte le azioni politiche e di lotta, compreso il referendum. D’altronde – ricorda Cento – proprio con un referendum, i cui effetti sono ancora validi dal punto di vista giuridico, il 62% degli italiani decise di far uscire l’Italia dal nucleare dopo la tragedia di Chernobyl”.
Contrario anche Fabio Evangelisti, vice presidente del gruppo dell’Idv alla Camera. “Il nostro premier – rileva – ha firmato accordi con la Francia per la creazione di quattro centrali nucleari senza che il parlamento abbia ancora approvato le relative leggi”. E chiude con una battuta: “Berlusconi ormai si sente un ‘roi nucleaire'”.
Si cominciano a chiamare fuori anche alcuni enti locali. La Toscana lo fa subito. “Il governo sappia che la Toscana non prevede l’installazione di centrali sul territorio regionale che sfruttino l’energia atomica – anticipa Erasmo D’Angelis (Pd), presidente della Commissione territorio e ambiente del Consiglio regionale.
“Il nostro futuro energetico – afferma D’Angelis – non si costruisce riportando in vita i più pericolosi dinosauri, ma con una politica industriale e per l’occupazione centrata sul ricorso massiccio alle rinnovabili e con la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, che vede nel metano un carburante di transizione. Per questo la Toscana, con il suo Piano Energetico, ha pronunciato un no chiaro a eventuali localizzazioni sul nostro territorio”.

(Giampiero Castellotti – 24 febbraio 2009)

L’ALTRA CAMPANA
Il dibattito sul nucleare appassiona anche i nostri lettori. Per cui, chi è favorevole all’energia dall’atomo, ci ha giustamente segnalato l’esigenza di dare spazio anche alle tesi a favore. C’è stato segnalato il seguente articolo di Franco Battaglia che, ben sintetizzando le motivazioni del “Sì” al nucleare, volentieri pubblichiamo.
UN REGALO A DUE GENERAZIONI
di Franco Battaglia

Il ritorno italiano al nucleare sarà la cosa più importante che si sarà decisa in questo Paese negli ultimi 30 anni. Dobbiamo rendercene conto: la nostra civiltà è fondata sulla disponibilità di energia abbondante, economica e garantita secondo i nostri bisogni. E i nostri bisogni sono che essa deve essere erogata nel momento in cui viene richiesta e con la potenza richiesta. Non aver compreso quanto appena detto ha indotto la sbornia da eolico e fotovoltaico che il mondo, purtroppo, non ha ancora sbollito. Quando accadrà, sarà sempre tardi.
I combustibili fossili contribuiscono all’85% del fabbisogno d’energia primaria dell’umanità. Contribuiscono anche, nel mondo, al 66% del fabbisogno elettrico: per il resto, l’energia elettrica è prodotta da idro (17%) e nucleare (15%). Il restante 2% da geotermia e termovalorizzatori: come vedete, vento e fotovoltaico sono inesistenti (oddio, gli impianti – costosissimi – ci sono: sono solo inutili).
L’Italia è messa peggio del resto del mondo: i combustibili fossili soddisfano il 73% del nostro fabbisogno elettrico, l’idro il 10%, geotermia e rifiuti solidi urbani il 3%: anche in Italia, a dispetto dei colossali sperperi del precedente governo su eolico e fotovoltaico, questi sono quasi assenti. Se avete fatto le addizioni, rimane un 13% di fabbisogno: esso è coperto dal nucleare che importiamo dalla Francia. Insomma, nel mondo il nucleare è a +15% da noi, unici al mondo, a -13%. Non avete idea del danno economico che il Paese ha dovuto subire. Per farla breve: è da 20 anni che paghiamo alla Francia, ogni anno, l’equivalente di un reattore nucleare: come dire che un quarto del parco elettronucleare francese l’abbiamo pagato noi contribuenti italiani.
C’è però una ragione più profonda della necessità del ritorno al nucleare in Italia, ed è la stessa della necessità del suo potenziamento nel mondo: bisogna programmare una lenta e dolce uscita dall’economia del carbonio. Non, naturalmente, per via del riscaldamento globale – che è un colossale falso scientifico – ma perché la Terra non è piatta e infinita ma tonda e finita, e finiti sono petrolio, gas e carbone. La loro produzione, cominciata a zero nel passato, ha continuato ad aumentare finché, prima o poi, raggiungerà un picco massimo; che è stato anzi già raggiunto dal petrolio e il gas ci è vicino (il picco del carbone è ancora lontano, grazie alla sua maggiore abbondanza). Quel picco è un grave campanello d’allarme: da esso in poi la produzione della risorsa sarà inferiore alla domanda. O si corre ai ripari o saranno guai che non oso nemmeno immaginare.
I ripari non possono essere né eolico né fotovoltaico perché, per ragioni tecniche, queste tecnologie hanno una sola funzione: fanno evitare la combustione di combustibile convenzionale quando il sole brilla o il vento soffia. Quando il combustibile convenzionale sarà esaurito, non potranno far evitare la combustione di alcunché, e non avranno alcuna funzione. Qualcuno, con poca dimestichezza con la fisica, si illude coi pregi dell’accumulo della energia elettrica prodotta dal vento o dal fotovoltaico: mi spiace deludere, ma non è possibile, e alla prima occasione lo chiarirò.L’unico riparo possibile è il nucleare: il buon Dio ci ha dato uranio e torio a sufficienza per alimentare il fabbisogno elettrico dell’umanità per oltre 10.000 anni, per cui la nostra civiltà, fondata sulla disponibilità di energia abbondante e garantita, avrebbe ancora lunga vita. Quella dei reattori nucleari è di 60 anni: installarli oggi, significa lasciare un bel regalo a ben due generazioni future. Se in Italia riusciremo a farlo, dovremmo esserne orgogliosi.

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