Tonino, tra antagonismi e picconate



Forse lo strumento per esaminare meglio la Di Pietro-azione, versione 2009, è il marketing. La tanto abusata scienza che si occupa di strategie di mercato può correre in aiuto per un caso complesso – nonostante la sovraesposizione mediatica – e certamente atipico come quello del politico molisano. Il marketing vale più di tante analisi politiche. Perché la vera questione-Di Pietro è l’indagine sul suo “posizionamento”. O meglio, sui suoi “pluriposizionamenti”.
I tempi delle “cattive compagnie”, ovviamente in termini di risultati elettorali, sembrano definitivamente tramontati. Gli Asinelli democratici di Parisi, tanto per non fare nomi. O il tandem con Occhetto alle Europee 2004. Roba da manifesti indimenticabili e soprattutto da 2,1% di voti. Su scala nazionale.
Da un po’ di tempo il leader dell’Italia dei Valori bazzica altri ambienti. Gli anti-casta di professione, ad esempio. Da privilegiate vetrine su internet, in televisione e nell’editoria. Con le poltrone televisive di Santoro assicurate. All’ultima manifestazione, quella ormai “celebre” di piazza Farnese, il leader dell’Italia dei Valori stava a fianco di Beppe Grillo e di Marco Travaglio. E di quello che loro rappresentano: le ultime icone anti-Cavaliere. Perché con Tonino il posizionamento “anti” è d’obbligo. Una comoda ubicazione più che un prefisso.
L’anti-ingiustizia, ad esempio. Dalle manifestazioni anti-indulto davanti a Palazzo Madama alle firme contro il Lodo Alfano. Prima a fianco della Lega, ora insieme a ciò che resta della Sinistra antagonista. Laddove gli arzigogoli di Paolo Ferrero, però, vengono oscurati dalle grezze ma efficaci semplificazioni del caterpillar molisano. Eh, se si fa capire Di Pietro. Altro che intellettuali di sinistra. Gazebo, megafoni, scatoloni da combattimento. E ritorno mediatico. Da presidente del Consiglio più che da partito da 4%. Pratico movimentismo. Figlio di strategie da pluriposizionamento.Ed è abilmente “anti” anche la politica dipietrina. Quella che l’alleato democratico non riesce a rappresentare più. Lacerato tra scandali local di salsa abruzzese e campana. Tra consumati match che hanno per protagonisti gli ex di turno: ex ministri ed ex sindaci, ex presidenti ed ex segretari, ex popolari ed ex Ds. E se lasciano spazio, è l’ex pm a prendere posizione: “L’anti-casta sono io”. Lo dice sia tra gli operai dello zuccherificio di Termoli sia tra i lavoratori di Malpensa. Un po’ Lega del sud, un po’ Lega del Nord. Parileghismo. O, forse, paraleghismo.
Ora una settimana da prime pagine. Un record da far rabbrividire anche i guru del marketing aggressivo. La manifestazione romana con il genuino attacco al Colle. Forse anche un po’ ingenuo. Tonino, laureato con una tesi in diritto costituzionale, dovrebbe sapere che il nostro Capo di Stato non è arbitro, intervenendo sulla forma e non sul contenuto delle leggi. Per cui i suoi silenzi sono sacrosanti. Ma il caterpillar non si arresta. E ci pensano le denunce dell’Unione dei penalisti ad assicurargli altri “posizionamenti”. Del resto le cronache, anche quelle brutte, si dimenticano. Mentre i voti nelle urne, sostenuti dai sondaggi positivi, garantiscono il potere. Cioè posizionamenti più comodi. 

 
(Giampiero Castellotti – 3 gennaio 2009)
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