“Movida” da piena (Tevere a rischio)



“Movida” da piena (Tevere a rischio)

ROMA – Ansia. Tensione. Allerta. Emergenza. La piena del Tevere è diventata spettacolo. Anzi, è la piena virtuale che non arriverà mai. Unica esondazione: Orte Scalo.La sindrome da “Vita in diretta” ha contagiato i telegiornali. Del resto, ormai lo fa sempre più spesso. Giovani inviate fresche di permanente pescano i Carlo Verdone di turno: “Era un tronco di legno o un cervo?”. Più che arbusti il fiume trascina immondizie. Tante. C’è poi l’imbarazzante domanda alla “pischella” aspirante avvocato (e radical-chic) che abita a Ponte Milvio: “Lei ha paura?”. E la signorina, mentre parcheggia lo scooter nel box di famiglia: “Sì!”. Sublime.
Per il “vecchio” Tevere, ormai un ingombro per la circolazione automobilistica della Capitale, piantonato dai platani malati (loro sì), gli aggettivi si sprecano. “Sorvegliato speciale” è il più abusato. Per la quantità d’acqua, sopra quota 12. Non per la qualità. Ma questa è un’altra cosa. Con cui, di questi tempi, si può convivere tranquillamente.
L’invasione di troupe televisive supera e anticipa quella dei curiosi. L’appello del sindaco Alemanno di stare a casa è l’ulteriore apripista. La caccia grossa alle emozioni gratuite è aperta. E’ happening. Inevitabili le foto ricordo. Con il fiume rigidamente alle spalle. Saga di telefonini e di inutili flash. I lucchetti di Moccia da queste parti hanno lasciato il segno.
“Er fiume”, gonfio come non mai, è una goduria. Riscalda la movida, le auto tirate a lucido. Le microcar dei pariolini, omaggi lavacoscienze di padri separati. La trendyssima birra. “A rubasse li baci a mille” è un dettaglio un po’ datato. Come l’anima di Lella, quella ricca, “la moje de Proietti er cravattaio, quello che c’ha er negozio su ar Tritone”.
Si riscoprono i battelli, da film come “Poveri ma belli”. Le motonavi. Le chiatte di ormeggio. I ristoranti galleggianti dove qualcuno va pure a mangiare. Emergono anime da geologi, si parla di alvei, letti e foci, fioccano le ipotesi, le quasi-scommesse.
Le immagini, sempre loro, fanno il giro del mondo. E arrivano le telefonate allarmate degli italiani d’oltrefrontiera: ma che diavolo sta succedendo in Italia?
Succede che i Romani si riappropriano dei parapetti sul fiume. Dell’Isola Tiberina, di Ponte Garibaldi, di Ponte Sant’Angelo, di Ponte Cavour, di Ponte Umberto, di Ponte di Ripetta. Chissà se sanno davvero distinguerli uno dall’altro. Forse i turisti, lì un po’ per caso, li sanno riconoscere di più.

(Giampiero Castellotti – 13 dicembre 2008)

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