“Sensibili” ai dati



Questa faccenda della “privacy” sa tanto della classica chiusura della stalla quando sono scappati i buoi. Mentre la nostra esistenza deve sempre più fare i conti con proposte commerciali che fuoriescono da qualsiasi strumento elettrificato – sia un telefono, un citofono, un fax, un computer – la nostra identità, sempre più latitante, è nelle mani di organismi dallo scadente stile anglosassone, imbottiti di navigati esponenti politici e supportati dai soliti legislatori abili nel renderci la vita ancora più angosciante con il loro produrre montagne di norme. Per una teoria più prossima ai dogmi che alla scienza, più aumentano i cervellotici obblighi o le arzigogolate restrizioni legislative più, paradossalmente, gli esercizi fisici del marketing aggressivo fanno faville. A furor di call center e di firme liberatorie da apporre dappertutto. In cambio, al limite, di cartelli che avvertono il malcapitato di essere ripreso da una telecamera mentre spinge il carrello al supermercato o di infiniti papiri che inanellano, con il massimo della sensibilità burocratica, assicurazioni sull’uso dei dati “sensibili”.
Un tempo, quando l’informatica era ancora in fase embrionale ed i più fortunati strabuzzavano gli occhi di fronte ai prodigi di un Commodore 64, il problema della “privacy” era poca cosa. Anzi, si lavorava a favore della “trasparenza”, specie degli atti amministrativi (oggi ulteriormente occultati con la scusa della riservatezza). Così un Mario Rossi rimaneva sempre Mario Rossi, il suo numero telefonico era una porta verso il mondo, il suo faccione seminava simpatia.
Oggi, invece, con le nuove tecnologie che “marciano per non marcire”, seppellendo i sogni futuristi, e con l’apparato pubblico che offre l’impressione di non riuscire a starci dietro, l’unica vera risposta al “grande fratello” è che a Mario Rossi è garantita la possibilità di sparire dall’elenco telefonico o di diventare semplicemente Rossi M. E che la sua denuncia dei redditi non è ufficialmente pubblica online, salvo che qualcuno si sia scaricato i dati da E-Mule o da contenitori del genere. Alla faccia della privacy anglosassone.

(Giampiero Castellotti)

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