L’arte di dare i numeri



La folta schiera di sondaggisti, sociologi, antropologi e soprattutto tuttologi è strenuamente indaffarata ad interrogarsi da anni sull’eterno “fenomeno nuovo” che anima questo Belpaese come un paio di pile della Duracell: si chiama e si richiama (e si richiama ancora) Silvio Berlusconi.
Dopo circa quindici anni dalla sua “discesa in campo”, il cavaliere sembra ancora l’oggetto sconosciuto – da analizzare con interesse e talvolta con incanto – per chi si vanta di conoscere a fondo “la pancia” di questo lembo d’Europa, i suoi pittoreschi abitanti, la pubblica opinione, i target, i blocchi sociali e tutta quella sfilza di termini che procurano erezioni sociologiche tra i seguaci di Popper e di Marcuse. Salvo poi, in sintesi, non comprendere a tempo gli umori di un elettorato e, in fin dei conti, di un intero Paese. Soprattutto di quel popolo di quasi venti milioni di individui che, in controtendenza con il Paese visibile della cultura e dell’economia, sceglie e risceglie, come in un ovattato confessionale, l’Innominabile e i suoi alleati, il “Caimano” costante oggetto di ludibrio pubblico. Sulla graticola finiscono in molti. I sondaggisti, ad esempio, di cui non è mai chiara la provenienza e soprattutto la formazione scolastica.
Prendiamo quel tale Fabrizio Masia, volto ufficiale di Nexus, rimasto nell’immaginario collettivo più come controfigura di Ridge Forrester dell’eterno “Beautiful” che non come colui che ha attentato alle coronarie destre e soprattutto sinistre dei cultori elettorali con previsioni da lettrice di tarocchi di piazza Colonna. Le esternazioni di questo post-adolescente, rimaste negli strumenti elettronici dei cultori di storia italica, sono state capaci, nel lontanissimo 2006, di far diventare Prodi dapprima un bel Prodone e poi di sgonfiarlo fino a ridurlo ad un Prodino. Accentuando le capacità di recupero dello stregone di Arcore. Ad analoghi siparietti siamo ormai abituati. Dal gongolante Di Pietro che si felicitava, sempre grazie a queste società di ricerca, per il raggiungimento del quorum al referendum, prima di venire smentito dai numeri reali, a Daniele Capezzone in formato San Sebastiano grazie alle spine della sua rosa, fino ai più recenti incidenti tra exit poll e “forchette” elettorali, scambiando l’agone politico per una trattoria. Mentre il Berlusca continua a spadroneggiare con i numeri personali, a noi italiani restano tanti dubbi sull’utilità di queste fantasiose ed esose previsioni a qualche ora dagli affidabili risultati elettorali sfornati dal Viminale. Se non di far passare sotto le forche caudine delle figuracce in diretta televisiva parecchi incauti portavoce di partito. Beh, sì, forse a qualcosa servono.

(Giampiero Castellotti)

<div class="

Precedente I martiri di Chernobyl Successivo Fuoco amico (I piromani a Roma)