I leoni non mangiano lenticchie



A volte le lenticchie si rivelano rancide. Se ne deve essere finalmente accorto anche il co-fondatore del PdL (si fa per dire ovviamente perché lui il predellino lo ha visto solo in tv). Per un piatto di lenticchie (e qualche promessa vaga sulla succcessione) si era venduto An, un partito con una struttura, una organizzazione, un simbolo e un potere contrattuale. Fondendosi nel partito di plastica, Fini rinunciava a tutto tranne la possibilità di dire sempre “signorsì”.
Certo, in An non tutti erano pronti a credere obbedire e combattere. La Russa, Gasparri, Matteoli e molti colonnelli si erano già arruolati come caporali alla corte di Papi (La Russa anzi era stato assunto per fare il buttafuori, ruolo in cui ha dato prova di sé quando si è scagliato contro un giornalista che faceva domande non autorizzate).
Invece obnubilato dal predellino Gianfranco aveva scordato il motto del suo ex-idolo “Meglio vivere un giorno da leone che cento da pecora” e si era accinto a belare giulivo dallo scranno di Montecitorio in attesa non si sa bene di quale grande giorno. Intanto il tempo passava, Berlusconi lo trattava da servo, lui faceva il risentito e provava a inscenare la Fronda, ma alla fine tornava all’ovile. Poi le elezioni regionali hanno messo a nudo la cruda realtà. La Lega è il partito che ha il vento in poppa e quindi è in grado di imporre a Berlusconi il federalismo fiscale e tutto quello che vuole, inclusa la poltrona di Palazzo Chigi una volta che Silvio dovesse andare al Quirinale. Quello che resta di An verrà fatto fuori nella scelta delle candidature alle prossime elezioni politiche del 2013, a parte i caporali, se si comporteranno bene come escort politiche.
A volte anche le pecore condotte al macello hanno un sussulto di orgoglio. Fini ha raccolto il suo residuo drappello e tutti insieme hanno provato ad emettere un ruggito. Ma quando le corde vocali sono abituate da anni ai belati, e all’elogio delle leggi ad personam, e all’inchino, il risultato è grottesco. Forse a ruggire dovevano pensarci prima di vendersi per un piatto di lenticchie rancido.

(Fabio Scacciavillani – 24 aprile 2010)

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