La lezione di Rosarno



Si discute se l’italiano sia razzista, dopo la caccia all’uomo a Rosarno e le immagini da Far West che, tanto per cambiare, facendo il giro del mondo hano inferto un altro colpo all’immagine dell’Italia.
In realtà non è solo l’italiano a nutrire negli antri bui della mente pulsioni razziste. E’ un fenomeno purtroppo diffuso in America (vedi l’avversione viscerale ad Obama), Germania, Regno Unito,
Francia, per non parlare di posti che suscitano meno attenzione tipo Sudan o Timor Leste. Insomma per mia esperienza è la natura umana che, se non viene temperata dall’educazione alla tolleranza, plasmata
dall’istruzione sui valori universali, ed esposta a messaggi di pace (inclusi quelli religiosi), tende ad essere sopraffattrice.
Il problema dell’Italia è che mentre in altri Paesi civili gli opinion makers ed i leaders i condannano e isolano i beceri, i facinorosi e i sobillatori di odio, da noi queste pulsioni sono state sdoganate dalla Lega, e in sostanza sono patrimonio (si fa per dire) della (in)cultura di una fazione di governo.
Piccoli bauscia e grandi criminali che impiegano gli immigrati nelle loro fabbriche e nei loro agrumeti, finito il lavoro vorrebbero che “i negri” scomparissero. Si volatilizzassero per non dare “fastidio”.
Altrimenti ci pensano le ronde con i fucili a pallini.

(Fabio Scacciavillani – 12 gennaio 2010)

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