G20: No Global, No Party



In questa crisi globale sul circuito mediatico si era stagliata finora un’assenza inquietante. Dove erano finiti i No Global, quelli che misero a ferro e fuoco Seattle, i No Logo che inveivano contro lo strapotere delle multinazionali, il popolo di Porto Alegre che si impegnava per il commercio equo, i manifestanti contro il G8 di Genova, insomma la galassia anticapitalista, anti-yankee, anti-tutto? Nemmeno una canzone di Manu Chao. No Global, no party.

Eppure questo sarebbe dovuto essere il loro momento di gloria, la Consacrazione Empirica delle loro teorie, il momento topico che sposta l’asse dell’opinione pubblica in loro favore. Le grandi istituzioni finanziarie sono in ginocchio a chiedere elemosine miliardarie (in dollari) al settore pubblico che fino a sei mesi fa consideravano con spocchia se non con disprezzo. Soldi bruciati in borsa, fondi pensione a picco, truffe à la Mardoff, licenziamenti a raffica dovrebbero fornire abbastanza polvere per una deflagrazione. In Italia il maître a penser dell’anticapitalismo e’ Giulio Tremonti che ha persino coniato un termine "mercatismo’ (nessuno sa esattamente cosa sia, ma molti ne parlano). Servendo nel governo di uno degli uomini più ricchi d’Italia e avendo tra i clienti del suo studio le grandi imprese del Nord evidentemente ha un rapporto tormentato con la coerenza.

Invece a parte qualche voce isolata, finora non c’era stata molta voglia di cavalcare l’onda di indignazione e le paure diffuse. Però ora il G20 di Londra finalmente offre un bel palcoscenico mediatico e l’occasione non e’ stata sprecata. Anzi essendoci scappato il morto la faccenda ha raggiunto il livello che mette in movimento CNN e i grandi circuiti dell’informazione internazionale. Vedremo se Londra sarà la Seattle di questo fine decennio, vale a dire l’innesco di una nuova stagione di antagonismo sociale e di furore anti-globalizzazione. Sembra di vedere i Casarini nostrani spolverare l’armatura e gli Agnoletto tirare fuori la camicia buona in attesa delle telecamere.

Ma la situazione di oggi e’ molto più esplosiva di dieci anni fa quando tutto sommato si stava con la pancia ragionevolmente piena e dai paesi emergenti tracimavano milioni di individui nelle classi abbienti mondiali. Oggi l’America si regge a malapena più per la speranza nelle doti taumaturgiche di Obama che per reale capacità di affrontare la crisi, mentre l’Europa e’ in via di sud americanizzazione. E se i fuochi accesi a Londra si propagano altrove non ci sarà carenza di carburante per alimentare gli incendi.

Se ne deve essere accorto anche Berlusconi planando dalla sua nuvola personale dove i sondaggi lo danno al 101% e dove i cortigiani esclamano giulivi ogni mattina: "tutto bene Madama Carfagna!!!". Al G8 sul lavoro ha avuto finalmente un’illuminazione: il popolo delle Partite IVA che rappresenta un solida blocco sociale del suo elettorale si sta trasformando nel popolo delle partite SFIGA da quando le banche hanno chiuso gli sportelli dei crediti e le fabbrichette del Nord Est sono sotto la tenda ad ossigeno.

Se gli scontenti di sempre si uniscono ai nuovi disperati di oggi ci vorrà ben altro che le ronde dei pensionati veneti a contenere le reazioni.

(Fabio Scacciavillani)

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