Il Molise è un “Piacere” (ma se non lo conosci, che piacere è…)



Il Molise è un “Piacere” (ma se non lo conosci, che piacere è…)

Valorizzare e promuovere il Molise è un diktat che vale ormai la sopravvivenza della regione stessa. I “tagli”, parola di moda, sono e saranno impietosi. La falcidia non risparmierà una regione con appena 300mila residenti (molti, tra l’altro, domiciliati altrove), con paesi-fantasma, scuole senza studenti, enti creati nei periodi di vacche grasse ed oggi in aria di dismissioni. Mettere in luce le risorse, che per fortuna non mancano, è un’esigenza prioritaria. Colmare decenni di ritardi è un imperativo cui non ci si può sottrarre. Farlo subito e nel migliore dei modi, con progetti e vedute a largo raggio, oltrepassando mai sopiti campanilismi, iniziative rabberciate, sperperi, clientelismi, è indice di buona politica al servizio di quel tessuto produttivo che ha bisogno soprattutto di “vetrine” al di fuori dei confini regionali. E di nuovi mercati. Lo strumento microfieristico, per quanto un po’ datato, può certamente aiutare. Specie se tale “finestra” sulla produzione molisana affacci su platee mirate, interessate a scoprire territori inusitati, prodotti nuovi, servizi innovativi. Per la location c’è l’imbarazzo della scelta: i mercati dell’Est Europa, l’Estremo Oriente, le aree in crescita nel Sud America. Ma anche le aree più interessanti del resto d’Italia. Ebbene, dove viene piazzata la prima edizione di una fiera enogastronomica molisana di cinque giorni che intende permettere alle aziende del settore – parole testuali degli organizzatori – di “presentarsi all’esterno”?
Genialmente nella contrada Selvapiana a Campobasso, nota soprattutto per le gesta (non troppo gloriose, in verità) della squadra rossoblu e per le vicende di una grande porcareccia. Alla faccia dell’internazionalizzazione dei mercati e delle imprese, che – con onestà – vengono indicate letteralmente come “future (!) ipotesi di sviluppo aziendale in Molise”. E’ come se a Siena promozionasse il Palio nelle diciassette contrade o, come si suol dire, “si vendesse il ghiaccio agli eschimesi”. Insomma, che bisogno hanno i molisani di conoscere il Molise, regione dove vivono abitualmente, i cui prodotti finiscono sulle loro tavole tutti i giorni? Dobbiamo allora leggere quel “presentarsi all’esterno” come un “uscir fuori dalla propria bottega rionale”, macinare manciate di chilometri per vendere qualche pinta di vino o di birra in più, probabilmente allo stesso pubblico che affolla le strade del capoluogo per la sagra dei Misteri o per la festa di San Giovannello?
Dobbiamo immaginare, in questo clima di “allegra convivialità”, la visita di qualche briosa comitiva scolastica, naturalmente molisana doc, intrattenuta con l’immancabile animazione e portata a scoprire burrate e caciocavalli (visto che a casa loro non entrano mai), l’emozionante distribuzione di targhe e premi (un riconoscimento non si nega a nessuno), l’originale corsa podistica di corredo che offre il palcoscenico ad un po’ di maestranze locale per mettersi in luce durante le premiazioni, le irresistibili rievocazioni storiche con i costumi d’epoca tra effluvi di scamorze appassite e di salsicce fumanti? Ci dicono che “Piacere Molise” sia stato tutto questo. Cioè un bel pezzo di profonda anima molisana. Bene così. Ma perché non esportare altrove la conoscenza di tutto ciò, casomai leggermente “riveduta e corretta”? Tanto più che buyers e giornalisti stranieri hanno finito per appurare, in terra molisana, le ampie conoscenze linguistiche di molti interlocutori (qualche interprete in più, no?). Le cronache della stampa locale hanno dato conto anche del crollo di una struttura portante causa il maltempo. Meno male senza conseguenze per le persone. La manifestazione si è conclusa lo scorso 2 novembre, giorno dedicato ai defunti, festività che ha garantito qualche altro visitatore rientrato in Molise per la sentita ricorrenza. E’ questo il Molise che si presenta “all’esterno”. Ovviamente con ingenti investimenti (la manifestazione ha avuto un prologo anche a Roma, presso la sede dell’associazione stampa estera). E proprio nella Capitale, dove il Molise continua a costituire un oggetto sconosciuto per tantissima gente (a Roma, non a Kathmandu !), nella suggestiva ed elegante cornice di villa Celimontana veniva contemporaneamente presentato uno splendido volume sul Molise, frutto del lavoro appassionato di due ricercatori, tra l’altro non molisani: Antonio Ciaschi e Cristiano Pesaresi. Il libro si chiama “La ricchezza del Molise”, non profuma di salsicce ma in compenso rappresenta non solo uno straordinario e qualificato strumento di conoscenza della regione (in particolare del territorio montano) ma soprattutto un mezzo per individuare sensatamente quelle potenzialità inespresse di cui, come molisani, dobbiamo andare fieri.

(Erennio Ponzio)

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