Stupori sospetti 



Stupori sospetti 

Lunedì scorso, nella prima serata televisiva, il Molise è stato protagonista (in negativo) della puntata di “Exit-Porta di sicurezza”, programma dell’emittente televisiva La7.
La trasmissione, condotta da Ilaria D’Amico, s’è soffermata sul dopo-terremoto molisano del 2002 per tentare di dimostrare come un’emergenza possa costituire un modello per aggirare le leggi, semplificare le normative e avere le mani libere nella gestione del denaro pubblico.
Due i servizi trasmessi, realizzati da Claudia Di Pasquale e Teresa Paoli, entrambi girati in Molise.
Il primo è stato incentrato sulla ricostruzione di San Giuliano di Puglia, costata finora – secondo il servizio trasmesso da La7 – 160 milioni di euro. Con risultati opinabili sia sul fronte della perdita dell’identità storica del borgo sia per la realizzazione di megastrutture (vedi il nuovo edificio scolastico) sproporzionate per un paese con un migliaio di anime.
Ridda di polemiche anche per l’estensione dell’emergenza a tutta la provincia di Campobasso. Il filmato ha focalizzato istanze di danneggiamenti accordati a Comuni lontani dal cratere, come ad esempio Trivento, che avrebbe richiesto 224 milioni per i danni del terremoto. L’inchiesta ha evidenziato come in questo centro sussistano situazioni paradossali, denunciate dagli stessi abitanti nel corso del servizio.
Il secondo filmato s’è soffermato sui fondi del cosiddetto “articolo 15”, susseguenti all’alluvione del 2003 e finalizzati al rilancio produttivo dell’intera Regione. Qui sono emerse le sovvenzioni a progetti come la patata turchesca di Pesche (Isernia), ippovie, caffè letterari e parchi sentimentali (come quello di Ururi), fino al caso dei Suv “cinomolisani” della Dr Motor di Macchia d’Isernia che hanno beneficiato di milioni di euro o al “Termoli Jet”, la nave della società costituita da Regione Molise e Larivera costata 8 milioni di euro e ferma in porto.
L’inchiesta ha provocato forti reazioni non soltanto in Regione ma, attraverso il forum su internet attivato dalla stessa La7, presso centinaia di molisani sparsi in tutto il mondo.
In sostanza, c’è chi difende Michele Iorio, presidente della Regione Molise, sottolineando la sua capacità di calamitare fondi per la propria terra. E nel contempo se la prende con questo modo di fare giornalismo, che tende a sacrificare un’intera regione senza contestualizzare a fondo le questioni: lo si sarebbe potuto fare, ad esempio, invitando qualche molisano in studio (ma certo evitando di trasformare il programma in una monografia sociologica sul Molise).
C’è però chi, viceversa, trova scandalosa tale gestione di denaro pubblico, rimarcando come l’inclusione dell’intera provincia di Campobasso nell’emergenza post sisma abbia finito con il danneggiare proprio i più colpiti dalla tragedia (i paesi limitrofi a San Giuliano), a vantaggio di altre “situazioni”, geograficamente più lontane dall’epicentro del cratere. Occorre, però, aggiungere che quei sindaci che sono riusciti a calamitare risorse sono stati poi premiati elettoralmente dai cittadini che, muti, hanno incassato e ringraziato.
Al di là di casi specifici, certamente deprecabili ma che rientrano nel calderone dei tanti sperperi di denaro pubblico (in questo il dopo sisma del Molise richiama analoghe vicende siciliane, campane, lucane, fino a quelle umbro-marchigiane, insomma tutto il mondo è paese), forse, come sempre, un barlume di verità sta nel mezzo. Nelle pieghe di matasse difficili da sbrogliare.
Un punto fermo, per cominciare: il clientelismo esiste. C’è. Eccome se c’è. Ma certamente non è cominciato con Iorio governatore. O con la fabbrica delle emergenze. E’ un male atavico di vaste aree del Paese, specie di un Mezzogiorno dove il forte senso della famiglia si proietta su dimensioni sociali. C’è clientelismo nelle stirpi familiari radicate in un ente pubblico. In interi paesi trasferiti in un ministero. Nelle raccomandazioni o nelle più caute “segnalazioni” anche per un posto in ospedale o per accedere ad un semplice corso di formazione. In chi lavora nel cinema o nel teatro a scapito di chi, più bravo, è costretto a rimanerne fuori. Fino, ai piani più alti, nelle onnipresenti correnti di partito. Insomma, tenersi questo Paese o buttare il bambino con tutta l’acqua sporca. E’ amaro riconoscerlo, ma è così.
C’è persino chi va oltre. Paradossalmente (ma forse nemmeno troppo), sottolinea come al Molise sia mancato un Remo Gaspari. Tanto per rimanere in zona. Infinite amicizie personali, è vero, ma anche opere concrete, infrastrutture d’avanguardia e decollo di un’intera regione. Insomma, un carismatico manovratore. Cioè uno Iorio alla potenza. E per non essere accusato di nostalgie veterodemocristiane, ricalca come queste “reti di solidarietà” richiamino quell’esodo migratorio verso direzioni o mestieri comuni, vera e propria salvezza dalla fame regionale: il “paesano” e il “parente”, in epoche in cui si torna a parlare di meritocrazia (ma solo a parlarne), hanno costituito per decenni e continuano a costituire il miglior ufficio di collocamento del nostro Belpaese.
Peana per il clientelismo? Certamente no. E’ chiaro che certe odierne degenerazioni vadano condannate con forza. Ma palesare grande meraviglia o moralizzarci su oggi, dopo il video, appare francamente un po’ ipocrita. Anche perché ci si chiede dove vivevano questi solerti oppositori ed abili Soloni mentre ciò accadeva (e accade).
Si rinnova forse la storia dei tanti che si lamentano di tutto, salvo poi scoprirli tra quell’italiano su quattro che non dichiara alcunché al fisco? Parlare bene e razzolare male: esercizio sempre più diffuso. Anche nel “sano” Molise. Purtroppo.
(Erennio Ponzio)

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