La forza del vento



Prendendo spunto da un articolo di Mauro Natalini, consigliere regionale della Sinistra Arcobaleno, ci sembra interessante soffermarci sulla nuova legge sull’eolico e sul fotovoltaico, approvata nei giorni scorsi dalla Regione Molise e che tiene banco in questi giorni sulla stampa locale.
Natalini indica quattro punti positivi: la fissazione di un tetto pari a 545 come numero massimo dei pali installabili nel territorio regionale, comprensivo dei 296 già autorizzati; la fascia di rispetto di cinque chilometri dalla costa ritenuta non idonea all’installazione; non inclusione della Valle del Tammaro tra le aree idonee all’installazione; l’esclusione dei parchi e delle zone a protezione e conservazione integrali.
Lo stesso Natalini, però, sostanzialmente si domanda: e tutto il resto? Cioè dove andranno a finire la nuova dozzina di centrali eoliche che s’ergeranno sul territorio molisano? E perché i Comuni sono privi di qualsiasi potere decisionale sul proprio territorio?
La questione non è certo nuova. Da una parte c’è l’esigenza (e la soddisfazione) di contribuire alla diffusione di energia pulita. In Europa, la Spagna è ormai un modello in tal senso. Nel contempo, però, i timori dello stravolgimento del paesaggio da parte dell’esercito di pali eolici non sono del tutto immotivati.
Ci domandiamo, in sostanza, se davvero questo boom dell’eolico sia dettato da spirito ecologista o piuttosto dalla pressione delle multinazionali del settore, pronte anche ad offrire piccole contropartite rispetto alla possibilità di realizzare il proprio business non indifferente. In Sardegna, territorio particolarmente idoneo per l’eolico grazie ai forti venti, la questione se la sono già posta e l’amministrazione Soru non è stata certo tenera con i “piantatori di pali”.
Sorge un altro pepato quesito. Perché il Molise sta aprendo le porte a questo “vento ecologista”, rimanendo però abbastanza indifferente ad altre materie limitrofe quali la bioarchitettura, la casa passiva, i pannelli fotovoltaici, il green public procurement, cioè gli “acquisti verdi” da parte della pubblica amministrazione? Cioè, se andassimo in qualsiasi ufficio regionale, troveremmo davvero fogli di carta riciclata per le fotocopie? Chissà…
(Erennio Ponzio)

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