Ritorno ad Itaca



Dal Molise, è noto, c’è stata una vera e propria diaspora. Un costante dissanguamento demografico. Se in regione sono rimasti circa in 300mila (ma tra loro sono tanti quelli che conservano la residenza molisana pur vivendo altrove), molti di più sono coloro che, nel corso di un secolo, sono stati costretti a sradicarsi e a cercare altrove la propria realizzazione professionale. In proposito, specie negli ultimi anni, si sono moltiplicate le appassionate ricerche storiche che fanno luce sulle pieghe più nascoste del fenomeno migratorio, finendo per diventare atti di riconoscimento verso chi ha affrontato inquietudini e sacrifici.
Non mancano, oggi, ironiche dispute verbali tra chi, rimasto in Molise, rivendica il fatto di non aver abbandonato la propria terra e chi, viceversa, sottolinea come, pur lontano, non abbia dimenticato le proprie radici. Due condizioni che, purtroppo, non sempre si sono incontrate in modo armonioso, organico e soprattutto proficuo per la crescita dei paesi molisani, specie nell’entroterra.
Ma c’è un’altra categoria di persone che, forse, merita il rispetto massimo: sono coloro che, costruita la propria fortuna professionale lontano dalla “madrepatria”, hanno avuto “il coraggio” di reinvestire – a livello imprenditoriale – nei propri luoghi d’origine. Non sono pochi: specie nel settore ricettivo si segnalano attività commerciali, alberghi e ristoranti, creati e gestiti da “ex emigrati”. Questo, di fatto, sarà il tema del nostro prossimo convegno, in programma per il 21 aprile qui a Roma.
Una di queste storie affascinanti, che abbiamo avuto occasione di raccontare più volte e in sedi diverse (compreso il sito internet del Comune di Roma), ha per protagonista la famiglia Di Maria di Frosolone (Isernia). Un nucleo familiare forte, composto da grandi lavoratori, che ha deciso di abbandonare la dura realtà della pastorizia ad Acquevive, frazione del Comune centromolisano, per dedicarsi alla ristorazione nella Capitale.
Aperta una piccola trattoria sulla circonvallazione Gianicolense, caratterizzata all’entrata, nei primi anni ottanta, dalla sciarpa della squadra calcistica del Campobasso (nei tempi d’oro della serie B e di mister Pasinato) e dall’adesivo di “Forche Caudine”, i Di Maria hanno avuto la tenacia e le capacità di far evolvere quel minuscolo esercizio commerciale verso uno dei ristoranti più ricercati della zona, oggi affiancato da un secondo locale, “Il Portico”, a poche centinaia di metri di distanza. Non appagati dai risultati capitolini, hanno sposato tale missione gastronomica con un’ambiziosa sfida nei luoghi d’origine: rivitalizzare quell’area dove un tempo facevano pascolare i propri animali. Così una vecchia locanda di Colle dell’Orso di Frosolone, a 1.400 metri d’altitudine, è diventata un rinomato ristorante, promozionato anche tramite le due attività commerciali romane.
Una cosa è certa: Antonio, Giovanni e Luigi Di Maria hanno sempre creduto nelle potenzialità ricettive della propria terra. Hanno puntato sul territorio, sul lavoro vero, sulla creatività, sull’immagine, persino sulla potenza mediatica (Luigi, quale produttore di caciocavalli molisani, è stato recentemente ospite di Frizzi su Raiuno). Nel giro di pochi anni hanno fatto decollare Colle dell’Orso, oggi una delle località turistiche di punta dell’intera regione, attrezzata con il noleggio di cavalli (sono stati tra i primi) e con un cartellone autonomo di eventi estivi che funge da richiamo.
Nel contempo hanno puntato sulle produzioni tipiche, certi di reggere il confronto con località più blasonate: è nato così un proprio caseificio, i cui prodotti stanno ottenendo riconoscimenti di alto livello (il pregiatissimo caciocavallo “stravecchio”, ad esempio, è stato premiato tra centinaia di concorrenti nella recente manifestazione “Il Bontà” svoltasi a Cremona).
Curiose altre tre iniziative: la realizzazione annuale della “Treccia da guiness”, lunga diverse centinaia di metri: il premio “Caciocavallo d’oro”, concorso nazionale del settore lattiero-caseario: l’albergo diffuso del caciocavallo, dove gli “spettacoli” della cagliata e della stagionatura costituiscono un momento centrale per i villeggianti del weekend.
Ora l’ultima “chicca”: un locale aperto la scorsa settimana nel corso principale di Isernia, dove i Di Maria hanno raccolto ed offrono al grande pubblico una selezione dei migliori prodotti tipici del Molise: formaggi (prodotti in proprio), carni, olio, miele, tartufi, dolci.
Che dire? Alcuni nostri amministratori potrebbero seguire qualche corso full immersion dai dinamici imprenditori di Frosolone.
(Erennio Ponzio)

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