Di Pietro e la via Gluck



Per uno scherzo del destino la strada si chiama via Isernia. E’ a Roma, in zona San Giovanni. Qui, fino a qualche anno fa, si affacciava uno storico giardino ricco di alberi e di statue. Vanto del quartiere. Era l’area festosa di gioco per una truppa di orfanelli accuditi dall’asilo Savoia, istituto fondato nel 1887 dall’allora presidente del Consiglio Francesco Crispi. Pagina edificante. Ma ingiallita dal tempo. Da libro “Cuore”. Di quelle che “il progresso” preferisce annientare. In nome dell’onnipresente profitto.Così lo scenario cambia. Esaurite le attenzioni per l’infanzia abbandonata, l’asilo Savoia (nel frattempo diventato “ex”), si dedica a ben altro. Gestisce il patrimonio immobiliare sorto sui suoi terreni. Uno storico palazzo con entrate da via Monza e da via La Spezia è affittato alla Asl Roma C. E siccome i soldi non bastano mai, l’ex asilo pensa bene di utilizzare anche il sottosuolo: via il giardino dei fanciulli, segati gli altissimi e salutari alberi (appena qualche settimana fa, tra il dispiacere degli stessi operai) e largo alla costruzione dell’ennesimo parcheggio multilivello. Su quattro piani, 180 box da vendere e 37 posti auto in superficie.Saremo degli ingenui, come il Marcovaldo di Italo Calvino, ma rispetto ai box prediligiamo gli ultimi alberi. All’ennesima colata di cemento preferiamo il verde secolare. All’immagine di saracinesche più o meno allineate che custodiscono automobili, anteponiamo il ricordo di quel gruppo di elegiaci cipressi che affiancava la vista della basilica di Santa Croce in Gerusalemme. O il rimpianto dell’altissima palma che non voleva cedere alla sega elettrica. O persino la nostalgia del profumo, rievocato dalle signore più anziane, emanato dai tigli di quello spazio verde oggi profanato dal via-vai di ruspe e camion pieni di terra. Poesia che non trova più posto in una zona come San Giovanni, soffocata dalla terribile miscela di cemento e di automobili. Ma un po’ in tutta Roma. Così, con la resistenza perlomeno delle coscienze, via Isernia diventa la nostra ideale via Gluck. Lo è per un numero crescente di persone della zona. Per i tantissimi molisani che abitano nei paraggi, almeno tre o quattro famiglie a condominio, avvilite per quanto sta avvenendo. Da Crispi a TortosaMa chi sono gli strateghi della “operazione-via Isernia”? Chi sono i registi di questo esaltante spettacolo? Chi ha firmato, il 26 luglio 2004, la delibera per la realizzazione del parcheggio interrato? I benefattori dei box hanno, ovviamente, nome e cognome. E per uno di loro, il cognome va tenuto a mente tra qualche settimana. Anzi, non va tenuto a mente. Perché il presidente dell’ex asilo Savoia (“ente morale”…), Oscar Tortosa, politico socialista di lungo corso, è ora candidato con l’Idv di Antonio Di Pietro al Comune di Roma.Sì, proprio con Tonino “il moralizzatore”. Ma si sa, i voti sono voti. Anche quelli ex socialisti. E Tortosa, nel 2001, sotto i resti del garofano ne prese 1.394. Chissà quanti tra i proprietari (o aspiranti tali) di box. Buttali via.L’Oscar socialista, per il politico di Montenero di Bisaccia, è però un premio a lungo inseguito. Nomination dopo nomination.Già due anni fa una possibile candidatura di Tortosa (insieme a quella di un altro illustre socialista, Antonio Xerri de Caro) accese non poche polemiche, anche interne all’Italia dei valori. Persino nel sito internet di Antonio Di Pietro ne restano tracce. I motivi? C’è chi storse il naso per l’amarcord di tangentopoli (ma sul fronte degli inquisiti). Certo, Tortosa è uscito indenne dall’epoca di mani pulite: da quanto riportano vecchie cronache (tra cui un articolo di Susanna Novelli sul Tempo), ha dato conto del proprio operato. C’è però un altro paradosso: proprio Di Pietro, principale artefice della disfatta socialista, raccoglie nelle proprie liste un esponente di primo piano del garofano appassito. Sono vicende che, almeno in noi, scatenano quel moto un po’ qualunquista, ma ben giustificato, che fa echeggiare il consumato slogan “alla fine sono tutti uguali”. Infatti anche Tonino “il moralizzatore” e i suoi fedelissimi, al pari di tutti gli altri, tornano a “coltivare” l’associazionismo molisano solo alla vigilia elettorale. Dopo aver regolarmente ignorato gli inviti per le nostre numerose e variegate iniziative e le istanze di tanti corregionali. Honores mutant mores, sed raro in meliores. L’ultima cenaDispiace, allora, per questa “scivolata” del Tonino nazionale, cui “Forche Caudine” – super partes per statuto e nei fatti – ha però sempre riconosciuto una rappresentanza quasi naturale, oseremmo dire “antropologica”, della molisanità. Con tutti i pregi, ma anche con i difetti. Un’investitura, ne siamo ben consapevoli, condivisa da tanti molisani, anche iscritti alla nostra associazione, che non fanno mistero del loro apprezzamento anche elettorale per il Tonino molisano. I numeri confermano: all’ultimo incontro (gastronomico) promosso da “Forche Caudine” con l’illustre corregionale, dopo altri organizzati negli anni precedenti, eravamo in quasi quattrocento. Ma, rispetto alla sua “Italia dei valori”, ci permettiamo di sottolineare un “che c’azzecca” la triste vicenda di via Isernia e di Tortosa. Che ci vede – perlomeno idealmente – coinvolti: in quanto al Comune di Roma non avrà i nostri voti per non far eleggere Tortosa; e soprattutto solidali: con quegli splendidi alberi che non ci saranno più. Per sempre.
(Erennio Ponzio)
P.S. Alle elezioni, Tortosa non ce l’ha fatta… 

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