Attenti al “Quad”



Cominciamo col dire, per chi non lo sapesse, che il “Quad” è una sorta di grossa moto a quattro ruote, diffusa prevalentemente all’estero e utilizzata soprattutto per viaggi nel deserto. In siti internet dedicati allo strano motoveicolo, a tale “mezzo aggressivo” sono associate definizioni del tipo “il quad non molla dove la moto s’impantana” o “può regalare emozioni infami ed estreme” e, letteralmente, “una volta che si impara a gestirlo, diventa un bel trick”.
Siccome la colonia penale italiana, malata di masochismo, sembra non volersi far mancare i migliori “capolavori” d’oltreconfine, anche i “Quad” e i “quaddisti” stanno divenendo oggetti di culto da Trento (un po’ meno) a Cefalù (un po’ di più). Sul solito Youtube è possibile assistere a reiterate performance tra i boschi molisani da far accapponare la pelle a quei pochi demodé che conservano ancora un briciolo di amore per la natura. Specie per quella molisana.
Ma c’è di più. Dal 25 al 27 aprile prossimi, proprio il Molise sarà teatro di un appuntamento nazionale per gli amanti di questa disciplina. Un comunicato recita che “i tratturi del Molise saranno la cornice ideale (!) di un evento di caratura nazionale”. Niente da ridire, da parte nostra, su chi si diverte cavalcando un motore in spazi appositi. Ma “riconvertire” quei monumenti millenari, quelle “autostrade verdi” che rispondono al nome di tratturi in una sorta di circuito naturale del Mugello o di Montmeló ci sembra francamente troppo.
Dopo i Suv che hanno caratterizzato lo stand alla Borsa del turismo di Milano, l’anima motoristica del Molise (ma quando mai?) sembra contagiare le più alte istituzioni nostrane. Trasversalmente. Perché all’appuntamento primaverile delle sgommate sui tratturi hanno assicurato il patrocinio – speriamo perlomeno gratuito – nientemeno che Regione Molise (centrodestra), Provincia e Comune di Campobasso (centrosinistra), oltre al Coni e ad altri enti. Un bel modo di aprire il Molise a chi lo arricchirà con un po’ di benzene.
Ai “quaddisti” preferiamo decisamente quegli ottocento ciclisti provenienti da tutta Italia che qualche giorno fa hanno partecipato alla Gran Fondo Molisana partendo da Termoli e avventurandosi sulle colline del Basso Molise, “toccando” i profondi silenzi offerti dal paesaggio di Casacalenda, Ururi, Larino e Bonefro.
E ci piace ricordare, a proposito di tratturi, un personaggio che ha dedicato la sua vita a queste strade millenarie. Qualche anno fa, quando scomparve lo straordinario ultraottantenne Felice Colantuono di Frosolone, provincia di Isernia, uno degli ultimi pastori transumanti (a piedi), venne meno un pezzo di storia nazionale. Pochi se ne accorsero. Noi lo onorammo nel corso di una serata a Roma, con il nipote Felice e con Pierluigi Giorgio (che lo ha immortalato in tante immagini). In quell’occasione emerse soprattutto l’amore di Colantuono, transumante fino all’esaurirsi dei suoi giorni, per il “suo” tratturo, una traccia che definiremmo “sacra”. Un “pavé” solcato da animali: ieri le mandrie, oggi i cavalli del turismo rispettoso e sostenibile. Basta leggersi i meravigliosi libri dell’agnonese Nicola Mastronardi per rendersi conto del valore (e anche delle potenzialità turistiche) di questo patrimonio principalmente molisano.
Ma forse qualche sensibile amministratore pubblico, dall’alto di un’Audi o di una Lancia Thesis (o di un Suv derisiano), quella striscia di fango preferirebbe vederla asfaltata.
(Erennio Ponzio)

<div class="

Precedente Cammina, Molise ! Successivo C'è autostrada e autostrada