Visitiamo il “Giardino” di Capracotta



Lo sappiamo, sono le cattive notizie che fanno notizia, non le buone.

Ma per una volta diamo spazio ad una novità positiva. Parlo del Giardino della flora appenninica di Capracotta.
Per anni ho passato qualche settimana in questo paese, ammaliato dalla ospitalità e autenticità relazionale degli abitanti nonchè dalla singolare bellezza dei luoghi. Mancavo da un po’. Sono tornato quest’estate, e sono rimasto colpito dalla nuova veste del Giardino. Sapeva di abbandono e di trascuratezza, oggi è diventato un luogo ameno, piacevole per il visitatore non specialista e interessante per lo studioso.
All’entrata ti accoglie un nuovo viale d’accesso, la cartellonistica è impeccabile sotto il profilo didattico- scientifico e persino estetico, tante le nuove aiuole e tanti i nuovi sentieri – anche per disabili – con i loro deliziosi muretti a secco, che permettono di visitare buona parte dei dieci ettari del grande parco. Voglio informarmi, capire il prodigio di tante novità.
Mi accoglie il responsabile, il dottor Giovanni Pelino, un giovane cordiale, entusiasta, pieno di idee e di energie. Vengo a sapere che è un ricercatore dell’Università del Molise e che un provvidenziale consorzio costituito fra tutti gli enti territoriali, dal Comune alla Regione, si è preso cura del Giardino. Mi conduce attraverso le nuove strutture, la foresteria rimessa a nuovo ed ampliata, un secondo edificio completamente ristrutturato, la serra. Tutto suggerisce l’idea di un giardino in continua evoluzione, di un work in progress. Mentre discutiamo delle opportunità anche turistiche per il Molise e in particolare per Capracotta, ci distrae una scolaresca campana guidata dai botanici di MadreNatura, una cooperativa convenzionata con il Consorzio.
Vengo, così, informato che il Giardino promuove la conoscenza della natura fra i giovani con corsi nelle scuole che si concludono con visite guidate all’orto botanico, che si tengono convegni e stage per studiosi e ricercatori, e che vengono assistiti e guidati, come in un campus, nello studio della floristica, studenti di botanica e tesisti. Ma ciò che più mi colpisce è che il Giardino sta diventando un centro di ricerca nella conservazione e nella difesa della biodiversità. Lavorando in sinergia con la Banca del Germoplasma dell’Università degli Studi del Molise sono state individuate due tipologie di lenticchie autoctone di Capracotta, che per la loro unicità si distinguono da tutte le altre. Le lenticchie vengono coltivate in campi sperimentali per propagare poi le popolazioni raccolte e promuoverne la coltivazione. L’obiettivo è quello di ottenere il prestigioso riconoscimento IGS dell’Unione Europea.
Finalmente qualcosa che funziona, finalmente soldi pubblici spesi bene. Una percorso di sviluppo non assistito.
(Marcello Salvati)

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