L’Idv perde pezzi…



Siamo stati buoni profeti in tempi non sospetti (altri articoli su questo giornale lo possono testimoniare): l’Italia dei valori e il suo guru Tonino Di Pietro stanno beneficiando principalmente del fatto di garantire un’opposizione mediatica a Silvio Berlusconi. Per il resto, la formazione del politico molisano – ricca più di contraddizioni (il giustizialismo che si sposa con i frequenti occhietti alla sinistra radicale) che di strategie politiche – somiglia ad un carrozzone che carica e scarica un po’ di tutto.
Proprio in Molise è esploso il bubbone più significativo. Massimo Romano, consigliere regionale, ex coordinatore giovanile del partito nonché candidato sindaco di Campobasso sotto le insegne della formazione dipietrista, ha consumato una scissione decisamente clamorosa sia per aver sbattuto la porta in faccia al leader maximo, sia per aver attivato l’ennesimo movimento politico (per la cronaca risponde a “Costruire democrazia”, sia soprattutto perché, come compagni di cordata, ha una quarantina di politici tra cui il senatore Giuseppe Astore, l’eurocandidata Erminia Gatti, dirigenti regionali e amministratori locali.
La fuoriuscita non è proprio cosa di questi giorni, essendosi consumata a novembre. Però il giovane Romano ha il dente avvelenato e continua a rilasciare interviste che gettano più ombre che luci su Antonio Di Pietro, specie quando l’Idv da una parte punta il dito contro l’esercito degli “scarsamente immacolati” e dall’altra decide di sostenere l’indagato Vincenzo De Luca in Campania.
In un’intervista dei giorni scorsi, Massimo Romano non le manda a dire: “Ho creduto in un sogno e ho lavorato per quel sogno – incalza. “Poi mi sono accorto che si trattava di un’illusione ottica e che la realtà in IdV è molto diversa da come la si racconta”. E scende in qualche dettaglio: “In Regione sono all’opposizione e faccio opposizione contro Michele Iorio. Di Pietro non ha mai speso una parola contro quel sistema”. Ed ancora: “Mi sono candidato a sindaco del capoluogo contro un esercito di 11 liste di centrodestra e un gruppetto di liste di centrosinistra, tra cui una lista civetta ispirata – tacitamente e, francamente, anche un po’ subdolamente – proprio da Antonio Di Pietro. Ho chiesto spiegazioni a Di Pietro. La risposta è stata chiara: ha premiato proprio tutte le persone di quella lista civetta, che sono state ricompensate con un assessorato in Provincia e con il tappeto rosso per entrare in Idv. Evidentemente erano stati bravi a far perdere Idv e far vincere Iorio”. Caspita, che botta.
E Di Pietro? “Chiesi, anzi chiedemmo, spiegazioni a Di Pietro del perché ricompensasse e premiasse tutti e solo quelli che ci avevano remato contro non dieci anni prima ma due settimane prima. La risposta? Silenzio. Chiedemmo quindi un incontro ufficiale. Che ci fu, a Roma, nel suo ufficio, dove si limitò a comunicarci decisioni già prese da un pezzo. Ma sulle ragioni che lo hanno spinto a farci perdere a Campobasso nessuna risposta”.
Non è tutto. C’è il nodo di Venafro, dove l’Idv governa con la destra. “Fu Di PIetro ad avallare quella scelta – taglia corto Romano. “Perché bisognerebbe chiederlo a lui”.
Chiosa finale: “Sentire certe persone di Idv parlare di lotta al familismo, o di lotta ai costi della politica mi ricorda esattamente Berlusconi quando dice di essere il governo che combatte la mafia, dopo le leggi criminogene sullo scudo fiscale o sulla giustizia penale. Tale e quale. Stessa ipocrisia”.
Ogni commento è inutile, vero Stefano Pedica?

(Alessandro Neumann – febbraio 2010)

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