Candidati precari



Da qualche anno l’effetto sul tubo catodico ha un peso quasi determinante nella scelta di un candidato politico. Prassi, per logica (e per scienza antropologica), tipicamente berlusconiana. Eppure, anche a sinistra, i Badaloni, i Marrazzo (per non parlare dei Santoro e delle Gruber in salsa europea) hanno segnato la strada. Tra l’altro, non lasciando grandi ricordi della propria attività “al servizio del Paese”. Tra qualche settimana la schiera dei giornalisti televisivi prestati alla politica potrebbe includere anche David Sassoli, quello delle dirette da L’Aquila terremotata. Politica dell’estetismo e della visibilità.
Il fenomeno, però, tende a degenerare. L’effetto-tv premia ormai anche chi, nel piccolo schermo, ci finisce quasi casualmente. Ci ritroviamo manifesti elettorali pieni di chi ha il merito principale – se non unico – di aver aperto bocca in un paio di puntate di un programma televisivo.
L’esempio più eclatante non ha la regia del Cavaliere, talent scout della ministra Carfagna ed ora di altri aspiranti bellezze da parlamento, ma di una persona che in quanto a presenze televisive non è da meno: Antonio Di Pietro da Montenero di Bisaccia.
L’ex pm, che si presenterà in tutti i collegi pur sapendo di non andare a Strasburgo (esattamente come Berlusconi) ha incluso nelle proprie liste elettorali una hostess di buona presenza e di belle speranze, Maruska, nota soprattutto per un paio di apparizioni ad “Annozero” nel periodo caldo di Alitalia.
La tizia, che ha dichiarato di aver votato Berlusconi, dice sostanzialmente di “essere scesa in campo” (letteralmente) per rappresentare i lavoratori precari, avendo vissuto “sulla propria pelle” questa esperienza (in Alitalia!).
Insomma ha fatto “la precaria” per anni anche a oltre 2.500 euro al mese. E ora, dopo aver dichiarato appena nello scorso dicembre di “essere una perfetta candidata alla cassa integrazione”, si ritrova – toh guarda – non solo candidata al Parlamento europeo ma una delle poche fortunate con un contratto di assistente di volo a tempo indeterminato (mentre molte colleghe sono rimaste precarie). Con uno stipendio che probabilmente tutti i precari del Sud sarebbero disposti a scambiare con il proprio.
Quali precari intende rappresentare la pupilla di Di Pietro? Vuole essere la paladina delle colleghe hostess che, come lei, hanno avuto non pochi benefici dall’azienda o quei piloti che oggi hanno garantita la cassa integrazione per sette anni con l’80% del non indifferente stipendio? O quegli altri precari, certamente di più, che si arrabattano da Nord a Sud tra mille lavoretti in nero, senza copertura assicurativa e previdenziale, senza futuro? Devolverà loro, se mai ci dovesse riuscire, la retribuzione di parlamentare europea?
C’è di più. Cosa porterà tra i banchi del Parlamento europeo, se eletta, la Maruska?
Dal curriculum emerge ben poco. “La frequenza” dell’università in lingue (ma non la laurea), il ruolo di assistente in pubbliche relazioni durante campagne elettorali nientemeno a Rovigo e provincia (!), un corso di canto e recitazione, uno di abilitazione al primo soccorso e il ruolo di delegata sindacale. Che competenza ha e cosa ne pensa la giovin signora di quote latte, finanza internazionale ed emission trading?
Dalle prime interviste rilasciate, focalizzate sulla questione Alitalia, non sembra che questa “pasionaria” sia così in linea con il soprannome frettolosamente affibbiatole. Sulle responsabilità del disastro aziendale risponde letteralmente: “Non voglio prendermi la responsabilità di puntare il dito contro chicchessia…”. Quindi: “Non so chi si occupava della gestione di tutte queste entrate. Sicuramente non è stata colpa mia come dipendente…”. E ancora un rassicurante: “Lascio agli altri questa riflessione”. Quindi una chicca: “Mi fido poco della nostra italianità, per cultura siamo portati a pensare morte tua vita mia”.
In compenso, ricordando le sue origini sarde, la Maruska scrive nella sua lettera di presentazione che “i ricordi dei profumi di vacanze spensierate in Sardegna mi portano talvolta indietro nel tempo riempiendo il mio cuore di speranza e di gioia”. New deal della politica.
Poi spiega che ha una figlia di undici anni (il cui padre non le passa i soldi) e che l’uomo che a breve sposerà è un collega conosciuto durante un turno di lavoro. Tutto interessante. Ma se eletta, la Maruska “berlusconiana pentita”, lo sa che finirà tra i Liberali Europei (gruppo di cui fa parte Idv), formazione politica che non è certo un punto di riferimento per i precari in quanto è nota per le posizioni nette contro il salario minimo, l’appoggio alla Bolkestain, e la chiusura al diritto di voto agli immigrati, ecc.?
Questa vicenda della Maruska ricorda quella storiella del novantenne pronto a rappresentare i giovani. In quanto, un tempo lontano, lo è stato. Eh, Di Pietro, nuovo paladino di una sinistra davvero in crisi…

(Alessandro Neumann – maggio 2009)

<div class="

Precedente Teleobiettivi radical-chic Successivo Ci fanno il servizio