Ci fanno il servizio



Dire servizi pubblici nel nostro Paese significa toccare un nervo eternamente scoperto. Chi non ha subito anche per mesi per problemi legati al telefono, alla corrente elettrica o al gas? Non vanno certo meglio le cose quando si affrontano questioni con il fisco o ci si fida dell’orario di un mezzo di trasporto pubblico. Oppure si pretende che il pacco di posta celere esaudisca la promessa legata alla denominazione.
C’è un edificante “rapportino” che stila Cittadinanzattiva in cui, tanto per seminare “gaudio” (da “mal comune”) tali “perle” sono accorpate e analizzate nel dettaglio. Si tratta dei mali con cui c’imbattiamo spesso quotidianamente, quasi sempre maledicendo di appartenere a questo Paese.
La “maglia nera” per i disservizi – definiamoli così per non attingere al linguaggio della mala, spetterebbe al settore bancario. Non a caso la conflittualità tra banche ed utenti è in costante lievitazione. A seguire telecomunicazioni, pubblica amministrazione, assicurazioni e, stranamente più defilate, le Poste, chissà se miglioramento del servizio o per rassegnazione dell’utenza.
Sul fronte delle banche dominano i raggiri, cioè investimenti ad alto rischio, contratti di finanziamento sottoscritti “per errore”, cioè senza la reale volontà e consapevolezza del cittadino, cambiamenti contrattuali non comunicati o modificati in senso vessatorio per il cliente. Solita roba.
I servizi telefonici non richiesti contraddistinguono le malefatte del settore delle telecomunicazioni, cui s’aggiungono le informazioni non corrette dopo la liberalizzazione del servizio “12”, i traffici anomali in bolletta, i ritardi per trasloco/attivazione linea o riparazione guasti, le resistenze per cambio gestore. Frequenti i problemi di malfunzionamento legato all’Adsl, dove la Telecom (ex Sip) la fa da padrone.
Per la pubblica amministrazione, sotto accusa soprattutto il fisco: oltre alle numerose cartelle pazze per richieste di pagamenti non dovuti, s’evidenziano i tempi biblici per i rimborsi Irpef. C’è poi il problema di uffici pubblici poco avvezzi all’ascolto e la scarsa informazione su procedure e istituti di tutela dei diritti. Problemi numerosi anche al Pra (il pubblico registro automobilistico), ad alcuni Urp (uffici di risposta al pubblico) e immancabili segnalazioni per le difficoltà nell’iter per le pensioni d’invalidità.
La vita crucis prosegue con le assicurazioni. La conflittualità deriva principalmente da clausole vessatorie, modifiche unilaterali del contratto, difficoltà ad esercitare il diritto di recesso e inadempimento contrattuale.
Ce n’è anche per elettricità, acqua e gas: poca trasparenza delle bollette, malfunzionamento dei contatori elettronici, interruzioni del servizio, mancata tracciabilità per i reclami.
E i trasporti? Non mancano anche qui i frutti dell’efficientismo italico. Ritardi, inaffidabilità del servizio, sporcizia dei mezzi, scioperi. Quindi sovraffollamento, malfunzionamento aria condizionata/riscaldamento, finestrini guasti, servizi igienici sporchi/in disuso, caro tariffe, vetustà delle vetture, barriere architettoniche, deprecabile trattamento degli utenti, pensiline assenti o malridotte.
Tristemente noto, per chiudere con questo stimolante di bile, l’elenco per le poste: smarrimenti, ritardi e manomissioni dei pacchi, mancata assistenza in caso di reclami, code e insufficienza del numero degli sportelli, timori per la violazione della privacy e ricorrenti interruzione del servizio bancoposta.
Cambierà qualcosa? La risposta pare scontata. (Alessandro Neumann)

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