Più fatti, meno zampogne



Più fatti, meno zampogne

La cosa che più stupisce in queste reiterate e costose riunioni dei molisani nel mondo, compreso il Consiglio svoltosi all’hotel Donguglielmo di Campobasso dal 22 al 27 giugno, è che si parla molto di “opportunità future”, di “nobili propositi”, di “progetti sulla carta”, di “grandi potenzialità” e poco, invece, molto poco di fatti concreti. Nel senso che si è soliti ratificare “linee decisionali” più o meno simili (ossia “le buone intenzioni”, infarcite spesso di retorica d’annata) – dalla tutela della lingua d’origine e delle tradizioni all’intensificazione dei rapporti culturali, sociali, economici e commerciali – mentre uscisse mai fuori un’esperienza davvero innovativa, lungimirante e altamente proficua per il futuro della regione e delle sue appendici estere.
Ad esempio, la parola più abusata in questo genere di adunate è “giovani”. I relatori assicurano che esisterebbero eserciti di ragazzi “pronti a riscoprire le radici italiane e molisane”, “vogliosi d’imparare la lingua italiana”, “bramosi di riscoprire i luoghi d’origine”. Ma sarà davvero così per nuove generazioni che hanno ormai messo salde radici nei Paesi che hanno dato loro anche i natali? Quali sarebbero poi i fattori determinanti, quelli su cui si punterebbe, per il ritorno d’interesse per il sangue sannita?
Ed ancora: da anni si ribadisce il potenziale turistico che il Molise potrebbe raccogliere grazie ai molisani d’oltreconfine. Ad oggi, però, non si registra questo fiume di turisti stranieri grazie al popolo degli oriundi. Anzi, alcune ricerche confermano che persino i rientri degli ex emigrati sono sempre più flebili, al pari delle loro rimesse.
Per carità, il valore dell’emigrazione – specie per una regione come il Molise – è sacro. Esistono giovani e validi rappresentanti all’altezza della situazione, che spesso dedicano gran parte del proprio tempo libero per una trasmissione radiofonica in lingua italiana, per allestire una commedia o per curare un’associazione. Ma occorrerebbe fare un bilancio serio di quanto è stato fatto sul questo fronte. E soprattutto con quali ritorni. Per capire, nel caso di risultati deludenti, chi ha sbagliato. Forse la stessa Regione, che continua ad esportare un “made in Molise” perlomeno discutibile? Insomma i giovani d’origine molisana si dovrebbero stracciare le vesti davanti al gruppo folk “Madre Terra” di Scapoli, che nei mesi scorsi grazie alla Regione Molise ha toccato Cordoba, Rosario, La Plata, Buenos Aires, Mar del Plata, ossia le cinque principali città dell’Argentina o per un incontro amichevole di calcio? O qualche colpa potrebbe ricadere sulla miriade di frastagliate rappresentanze – vere o presunte – delle comunità emigrate, divise tra associazioni, circoli paesani, famiglie, federazioni, confederazioni, società cattoliche, unioni?
Si citano con frequenza anche i nuovi media. Tuttavia le onerose riunioni a Campobasso, che muovono delegati da tutto il mondo, non rappresentano certo la premessa ideale dell’inseguita modernità: attivare dei più attuali, vantaggiosi ed efficaci forum in teleconferenza, no?
Intanto dalla concretissima riunione dei consanguinei è emersa con certezza una richiesta: soldi. Gli emigrati vogliono riappropriarsi – e anche legittimamente – del 40% dei fondi destinati ai molisani all’estero che attualmente sono utilizzati per il Consiglio regionale del Molise. Sul tappeto anche le modifiche alla legge che regola i rapporti con i molisani nel mondo, secondo la proposta presentata dalla Giunta regionale con deliberazione numero 68 dello scorso 2 febbraio. Della serie: se ci tenete tanto a noi, non vi prendete proprio i soldi a noi destinati. C’è di più: dalle dichiarazioni dei molisani all’estero emerge con chiarezza una preoccupazione: l’impressione di parlare e di non essere ascoltati. Cioè gli oriundi chiedono di essere tenuti in maggiore considerazione. Esemplare una dichiarazione: “Facciamo ottomila chilometri per un saluto, ma quando facciamo i nostri interventi gli amministratori sono assenti. Come facciamo a portare all’attenzione dei referenti istituzionali i nostri problemi, i problemi dell’emigrazione, le nostre esperienze, le nostre potenzialità, se nessuno ci ascolta?”.
Della serie: più fatti e meno zampogne d’esportazione.

(Erennio Ponzio – 30 giugno 2009)

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