La terza coscia



ROMA – C’è una storiella di gusto epico che accomuna molti paesetti molisani: è quella di “tre cosse”. Per gli sciagurati che non conoscono una parola di dialetto molisano, “cossa” corrisponde alla prima parte dell’arto inferiore. Sì, la plebea “coscia”. In realtà l’anatomia ufficiale insegna che gli arti sono due, per cui qualche ingenuo potrebbe domandarsi: come mai negli oscuri borghi molisani esistono persone con tre arti?
Con un po’ d’immaginazione si arriva a comprendere il perché di tre diramazioni dall’area sud del bacino. Del resto l’abruzzese Rocco Siffredi da Ortona, celebre in tutto il mondo per la “terza coscia”, è uomo di confine.
La diceria, ci dicono i bene informati, è presente in vaste aree di una regione piccola come il Molise. Specie in provincia di Isernia. Le versioni, come per i dialetti, variano da caseggiato a caseggiato: talvolta riguardano collaudati anziani, forti di prole numerosa; altre volte promettenti e aitanti giovani. Letteratura leggendaria approdata persino a Roma, nella categoria professionale dei tassisti monopolizzata dai molisani, riconoscibili – a quanto pare – per le gambe corte e per qualcos’altro inversamente proporzionato. Chiedere, per conferma, alle mogli dei non molisani.
Ci si domanda, non senza imbarazzo, come mai il Molise sia stato toccato da tale sorte benevola. Forse per bilanciare le tante sfighe, sarebbe la risposta più ovvia. Qualcuno sostiene, più seriamente, che le anomalie siano figlie dei frequenti incesti che avvengono in comunità dalle ridotte dimensioni. Altri richiamano quella proporzione, mai provata realmente, tra altezza e misure anatomiche, talvolta accompagnata dallo scatto contemporaneo di pollice ed indice. C’è poi l’aspetto un po’ selvaggio del territorio, incluse flora e fauna. Comunque la si pensi, si sa, vox populi…
D’accordo, i raccontini rapsodici che riguardano i tanti “tre cosse” sono un po’ figli di quella cultura adolescenzial-maschilista-esibizionista che fa rizzare i capelli a tanto femminismo d’annata. Ma, specie nei cenacoli muliebri, l’argomento è dominante dalla notte dei tempi. Così, in un’epoca di restaurazione – naturale o forzata – val bene ritirare fuori simili segni distintivi di un territorio. Altro che festival del folklore o certificazioni dop. Anzi, c’è da domandarsi come mai un’associazione così attenta al dibattito e alle proposte sull’identità molisana qual è “Forche Caudine” non abbia ancora proposto (o “brevettato”) questa diffusa caratteristica fisica come emblema della regione. Al diavolo le farfalle, i tartufi o i cavalli. Meglio gli stalloni sanniti.
La terza coscia sarebbe la migliore risposta ai tanti che si divertono a discettare, non senza cinica ironia, sul fatto che il Molise non esista: si pensi alla svolta esistenziale di tante donne che scoprirebbero improvvisamente il lato migliore dell’etnia molisana e le tante ore buttate al vento nella loro inutile esistenza a caccia di quarti d’ora di piacere. Ma anche alle gioie di una moltitudine di individui dai gusti sessuali fuori dal comune. Foggiani compresi (che non a caso comprano case lungo le coste molisane). Vorremmo allora avanzare una seria proposta alla Regione Molise. Perché non approfondire la conoscenza, con un interesse apparentemente morboso ma in realtà scientificissimo, degli scopi e soprattutto dei risultati dello screening andrologico promosso annualmente dall’Unità operativa di urologia dell’ospedale Cardarelli di Campobasso e che quest’anno è giunto ad interessare ben 550 ragazzi molisani della classe terza media inferiore?
Ufficialmente lo studio, che si ripete annualmente dal 2003 e che ha “ispezionato” oltre tremila ragazzini, serve per evidenziare eventuali malformazioni dell’apparato genitale esterno maschile. Ma al di là della pur importante scoperta di varicocele e di sacchetti vermiformi, l’iniziativa medica, arricchita di una chiave antropologica-identitaria, potrebbe eventualmente suffragare la radicata diceria. Con un beneficio enorme per la promozione del Molise oltre i confini regionali. Altro che milioni spesi per organizzare convegni o per valorizzare seppie, Suv e patate della Pentria. La risposta socratica è in noi stessi.

(Erennio Ponzio)

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