Bonus, e tanto malus

Stanno emergendo tutte le conseguenze negative della “politica dei bonus indiscriminati” attuata dal governo Conte due. A fronte di buone intenzioni per garantire ossigeno alle famiglie e soprattutto di enormi esborsi da parte dello Stato, questi fondi sono stati snaturati nella destinazione finale indifferenziata e sono stati collocati spesso in tasche sbagliate, cioè a gente che non ne aveva certo bisogno.

La logica delle prima emergenza economica per il Covid, poco meno di un anno fa, ha spinto le politiche governative ad assicurare principalmente la liquidità a pioggia a più cittadini possibile per sostenerne i consumi. In realtà, non solo molti bonus sono finiti a liberi professionisti dai redditi elevati – persino a qualche parlamentare o amministratore locale, ma anche a giornalisti, avvocati, notai, ecc. – ma non hanno concorso ai consumi in quanto sono finiti tra i risparmi.

Oltre al bonus ai liberi professionisti e al discutibile bonus per le biciclette, soprattutto in questo periodo, il “bonus vacanze” è stato prorogato al 31 dicembre 2021 perché poco utilizzato, probabilmente per un iter burocratico decisamente complicato.

La conferma dello scarso utilizzo viene dai dati dell’Osservatorio conti pubblici italiani dell’università Cattolica di Milano (Opci), quello guidato dall’ex commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica Carlo Cottarelli. La misura, inserita nel Decreto Rilancio, aveva messo a bilancio ben 2,4 miliardi di euro. Stando ai dati elaborati dall’Osservatorio, ad oggi sarebbero stati utilizzati appena il 14 per cento, pari a circa 335 milioni di euro.

Altra anomalia per il “bonus baby sitter”. È l’Inps a scoperchiare l’ennesima incongruenza di un provvedimento legato a questa logica della regalia distribuita a pioggia: a percepire il bonus sono stati in maggioranza i nonni. Davvero un non senso il fatto che un nonno venga pagato dallo Stato per assistere ai nipoti.

Nel dettaglio, l’approfondimento condotto dall’istituto di previdenza sulla misura attuata per sostenere i genitori investiti dalla chiusura delle scuole nel primo lockdown rivela che su 556.348 baby sitter pagati con il bonus, ben 339.252 hanno oltre 60 anni, pari al 61 per cento. Nella stragrande maggioranza si tratta di nonni pensionati. Il bonus previsto dal governo ha raggiunto i 1,200 euro (duemila per alcune categorie di lavoratori, come i sanitari) e la media del pagamento è stato di 1.195 euro per il periodo del primo lockdown.

Da non dimenticare che di bonus ne esistono svariati, di tutte le tipologie. Per l’ecobonus finalizzato alla vendita di veicoli, ad esempio, sono stati stanziati 732 milioni di euro. Altri 200 milioni di euro sono stati accantonati per il “bonus tablet-pc”, finora sfruttato per circa un terzo. L’operazione del cashback natalizio ha assorbito 223 milioni di euro, ma a regime dovrebbe costare cinque miliardi, da qui la richiesta da parte di Fratelli d’Italia di dirottarli alle attività economiche in sofferenza.

C’è poi il “bonus tv” da 251 milioni, legato alle trasformazioni tecnologiche. E, dulcis in fundo, il Superbonus 110 per cento per le ristrutturazioni, anche questo particolarmente complicato e di cui stanno usufruendo soprattutto i condomini.

Abbiamo espresso sempre perplessità per queste misure che costituiscono una serie di “contentini” per determinate categorie, trascurando invece l’altra faccia della medaglia, quella degli investimenti per far ripartire globalmente il Paese.

D.M.

Precedente Draghi parla del peggioramento dell’emergenza sanitaria. E i provvedimenti? Successivo Le cifre del Pil e quelle dei morti