Castellotti: “La riforma del catasto sarà ferale in Molise”

“La riforma del catasto potrebbe rappresentare l’ennesimo colpo ferale per il Molise, in particolare per i comuni montani, dove il patrimonio immobiliare negli ultimi anni ha perso totalmente di valore e i vani tentativi di sbarazzarsi delle case di famiglia da parte di proprietari che ormai vivono altrove sono davvero innumerevoli”. È quanto ha detto Giampiero Castellotti, presidente dell’associazione “Forche Caudine”, nel corso di un webinar di settore a Roma, in cui ha portato ad esempio la situazione molisana.

“Moltissimi borghi molisani sono tappezzati di cartelli ‘vendesi’ perché con il passare delle generazioni i rientri delle famiglie originarie di un luogo sono sempre meno abituali – ha osservato il giornalista. “Purtroppo l’aumento della tassazione sugli immobili, parliamo per lo più di seconde case, ma anche i crescenti costi di gestione spingono le famiglie ad adottare scelte drastiche. Come associazione ormai in cima alle richieste che riceviamo c’è proprio l’esigenza di indicazioni per ‘liberarsi’ di una casa in Molise”.

Castellotti ha elencato almeno cinque motivi per sconfessare la paventata riforma che dovrebbe partire dal 2026: “Il primo è che il previsto ‘adeguamento’ degli estimi catastali si scontra con prezzi di mercato in caduta libera in tutta Italia, Molise compreso, sia delle abitazioni, causa anche il decremento demografico che s’accentuerà nel futuro, sia dei locali commerciali, danneggiati dal commercio elettronico sempre più permeante. Il secondo motivo è di natura generazionale, in quanto a pagare le conseguenze dell’adeguamento saranno i giovani eredi di immobili di cui spesso non sono in grado di provvedere economicamente persino alla loro gestione e manutenzione: spesso ad ereditare sono più persone, accentuando le problematiche. Terzo punto: una crescente tassazione degli immobili nei piccoli centri dell’entroterra appenninico accentuerebbe quella desertificazione sociale, culturale e ambientale già in atto, annullando anche speranze di crescita turistica e di ripresa del mercato immobiliare. Quarto motivo: la riforma dei valori catastali inciderebbe sull’Isee, con pesanti ripercussioni economiche per le famiglie, si pensi alla mensa scolastica o alle tasse universitarie, ma anche ai bonus e alle agevolazioni. C’è un quinto motivo, forse il meno considerato in logiche ormai prettamente economiche: la “casa dei nonni” in Molise, il cui vero se non unico valore è di natura affettiva, non può continuare ad essere un bancomat per Stato e Comuni: l’abitazione è il fondamento della convivenza, della stabilità e del radicamento, come ha ricordato il sociologo De Rita, riequilibrare attraverso il mattone la distanza tra poveri e ricchi è utopia, specie in Molise, dove le abitazioni hanno tutte perso di valore: questa distanza – come ha ben ricordato il sociologo d’origine molisana – passa ormai per il digitale, per la finanza internazionale, per i risparmi collocati all’estero”.

Castellotti ha concluso ricordando come, con il passaggio dall’Ici all’Imu, il gettito per lo Stato sia aumentato da 9 a quasi 25 miliardi di euro l’anno e le tasse globali degli immobili fruttino circa 50 miliardi, considerando anche la tassa per i rifiuti, l’Irpef, la cedolare secca, l’Iva, le imposte di registro, quelle per la successione, ecc.

“Un conto è individuare case non accatastate, problema prettamente degli enti locali e non certo di una riforma nazionale, altro è toccare il catasto, il cui scopo è proprio e unicamente quello fiscale. Con un iter non proprio ortodosso: dopo che il Parlamento aveva approvato il 30 giugno un parere contrario, ecco che il provvedimento rientra dalla finestra con l’inserimento nella Legge delega fiscale. ‘Ce lo chiede l’Europa’ è il solito refrain. Ma che ne sa l’Europa del valore affettivo di un immobile? – conclude ironicamente Castellotti.

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