ANTONIO DI PIETRO



Nomi celebri

Abbiamo “ricostruito” le biografie di una cinquantina di persone, con origini molisane, che vantano un’ampia e riconosciuta notorietà.
Un elenco, per un territorio ancora sconosciuto qual è il Molise, che risulta importante per rispondere alla classica domanda: “Quali sono i molisani famosi?”.
Si tratta per lo più di personaggi che sono nati e si sono affermati professionalmente al di fuori della propria terra d’origine. Ma con il Molise, il più delle volte, mantengono un rapporto saldo, per quanto poco enfatizzato.


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Antonio Di Pietro ha legato il suo nome per sempre alla storia della Repubblica italiana e alla parentesi di Tangentopoli, rimanendo l’uomo simbolo della stagione politica caratterizzata dalle inchieste del cosiddetto “pool di Mani pulite”.
Nato il 2 ottobre 1950 a Montenero di Bisaccia (Campobasso), d’origine contadina, da adolescente trascorre un breve periodo in seminario a Termoli (Campobasso) per poi trasferirsi a Roma, dove si diploma perito tecnico nel 1968. Quindi emigra in Germania per trovare lavoro. Risiede a Bomenkirch, dove la mattina lavora alla catena di montaggio, il pomeriggio in una segheria e la sera studia legge.
Nel 1973 torna in Italia e sposa Isabella Ferrara, che gli darà Cristiano, il primo figlio.
Fino al 1977 è impiegato civile dell’Aeronautica Militare (Direzione costruzioni aeronautiche del Ministero della Difesa, con mansioni di controllo sulla produzione degli armamenti militari).
Si iscrive a giurisprudenza, conquistando la desiderata laurea nel 1978 all’Università statale di Milano.
L’anno seguente si specializza in ambito amministrativo presso l’Università di Pavia.
Il primo impiego da laureato è quello di segretario comunale in alcuni paesi del Comasco, Pigra, Blessagno e Introbbio.
Dopo un anno, entra in polizia dove presta inizialmente servizio nella Scuola superiore di polizia e successivamente a Milano nel IV Distretto quale responsabile della polizia giudiziaria, diventando in sostanza commissario.
Nello stesso anno, è il 1980, è abilitato procuratore legale per l’esercizio della professione forense. Dimostra eccellenti doti di intelligenza e di tenacia, con una particolare capacità di risolvere i casi più complicati. Tra i più significativi quello del “mostro di Leffe”, rivelando che dietro la mano che aveva sterminato un’intera famiglia si celava la figura di un bancario.
Nel 1981 vince il concorso in magistratura e, dopo il periodo di praticantato svolto presso il Consiglio superiore della magistratura a Roma e la Corte di Appello di Milano, è assegnato, con funzione di sostituto procuratore, presso la Procura della Repubblica di Bergamo.
Quindi, nel 1985, passa alla Procura di Milano come sostituto procuratore, specializzato nei reati informatici e nei crimini contro la pubblica amministrazione. Da allora si dedica a diverse ricerche e studi nel campo dell’informatica applicata all’attività giudiziaria, che permettono di realizzare un progetto generale di automazione del sistema penale e di integrazione tra le banche dati della pubblica amministrazione. Tale progetto viene approvato dai competenti organi tecnici del Ministero di Grazia e Giustizia, della Funzione Pubblica e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Nel 1989 il Ministero di Grazia e Giustizia lo nomina consulente per l’informazione, nonché membro di alcune commissioni ministeriali per la riorganizzazione informatizzata di servizi della pubblica amministrazione.
Come pubblico ministero si mette in luce per i soddisfacenti risultati nell’istruttoria delle indagini relative alla cosiddetta “Banda dei sardi”, in quella dello scandalo delle “Carceri d’oro”, della ricostruzione della Valtellina, dei finanziamenti dell’Oltrepò pavese e delle “Patenti facili”.
Il 17 febbraio 1992, giorno dell’arresto di Mario Chiesa, militante di spicco del Partito socialista italiano, inizia il periodo di Tangentopoli. Nonostante Craxi, segretario del Psi, tenti di sminuire l’episodio definendo Chiesa un “mariuolo”, l’inchiesta cresce e travolge il mondo della politica. A conclusione della vicenda le persone indagate saranno oltre 3 mila e il valore delle tangenti e dei fondi neri scoperti ammonterà a migliaia di miliardi di lire. Il nome di Di Pietro viene scandito nelle piazze come “il moralizzatore d’Italia”.
Il 6 dicembre 1994 segna un’altra data importante nella storia personale di Di Pietro e in quella del nostro Paese: a conclusione dell’ultima requisitoria nel processo Enimont, il magistrato molisano si toglie la toga e si rimette la giacca.
L’ex poliziotto e l’ex magistrato, protagonista di anni difficili, dopo un periodo di tentennamento decide di entrare in politica. E lo fa con il centrosinistra, nonostante il “corteggiamento” del centrodestra (con l’offerta del Ministero degli Interni da parte del primo governo Berlusconi). L’Italia, però, si spacca in due: c’è chi ne condivide il cammino e chi, invece, lo accusa di aver distrutto un intero sistema politico in maniera non propriamente in linea con i valori garantisti. C’è chi tenta anche di infangare la sua immagine: esce indenne da accuse di corruzione e concussione, così come da varie polemiche strumentali.
Da marzo a dicembre 1995 è consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, ed autore della Relazione sui fatti criminali commessi dal 1987 al 1994 dalla “Banda della Uno bianca”.
Nel maggio 1995 è consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’attuazione della politica di cooperazione con i paesi in via di sviluppo.
Nel 1996 Romano Prodi vince le elezioni e Di Pietro diventa ministro dei lavori pubblici. Dopo pochi mesi, però, abbandona il dicastero per polemiche interne e perché indagato a Brescia nell’ambito dell’inchiesta sul banchiere Pacini Battaglia. Prosciolto, torna in politica nel novembre 1997.
L’Ulivo lo candida nel collegio toscano del Mugello, lasciato vacante dal sociologo Pino Arlacchi, delegato presso l’Onu. Antonio Di Pietro s’impone con quasi il 68% dei voti, contro il 16% di Giuliano Ferrara, candidato per il Polo e il 13% di Sandro Curzi, candidato di Rifondazione comunista. Ma la corsa in un collegio “sicuro” semina non pochi malumori. Il 21 marzo 1998 presenta il movimento “L’Italia dei valori”. Raccoglie l’adesione di alcuni parlamentari ed aderisce al gruppo misto.
Nelle elezioni europee del 1999 Prodi fonda la lista dell’Asinello, parte della coalizione dei Democratici, e Di Pietro vi aderisce. La formazione ottiene il 7,7% ma nel 2000 l’ex magistrato di ferro se ne va per contrasti con il segretario Arturo Parisi. In Europa viene eletto presidente della delegazione per i rapporti con il Sud America e il Mercosur.
Nelle elezioni del 13 maggio 2001, che premiano il centrodestra, ottiene il 3,9% e non entra in Parlamento.
Più magro il risultato alle elezioni europee del 2004, quando crea un’insolita alleanza con Achille Occhetto.
Con il governo Prodi del 2006 diviene ministro alle Infrastrutture.
Alle elezioni politiche del 2008 si presenta apparentato con il Pd di Walter Veltroni, coalizione che esce pesantemente sconfitta dalla tornata elettorale. La sua Italia dei Valori, tuttavia, ottiene un discreto risultato, ottenendo il 4,3% dei voti.
Gli va meglio con le Europee del 2009 quando ottiene l’8% grazie anche a candidature di peso come quella del magistrato De Magistris.
E’ stato opinionista di giornali italiani, dal settimanale “Epoca” al settimanale “Oggi”, dove dal 1995 al 2001 cura la rubrica “Dalla parte dei cittadini”.
Dal 1995 al 2003 è stato docente universitario presso il Liuc-Libero istituto universitario “Carlo Cattaneo” di Castellanza (Varese).
Ha pubblicato diverse opere in campo informatico e giuridico.
Nel 1994 ha scritto un libro sull’informatica giuridica e il testo “Costituzione italiana: diritti e doveri” (Editrice Larus, 1994).
Pubblica un testo dal titolo “Incontro” edito dall’Istituto italiano di cultura di Toronto, in Canada.
Sempre per l’editrice Larus pubblica, tra il 1995 ed il 1996, testi di educazione civica per le scuole superiori (“Diventare grandi”, “Costruire il futuro”, “Educazione civica con elementi di diritto ed economia” ).
Tra gli altri libri che lo riguardano: “Economia ed istituzioni – Impresa e istituzioni” (Guerini, 1995), “Grazie Tonino!” (Baldini e castaldi, 1995), raccolta della corrispondenza ricevuta negli anni dell’indagine di “Mani Pulite”, “La verita di Di Pietro” (Larus, 1996), “La mia politica” (Micromega, settembre 1997), “Memoria”(Kaos Edizioni, aprile 1999), “Mani pulite. La vera storia” (Editori Riuniti, giugno 2002).

(Giampiero Castellotti)

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