VITO GAMBERALE



Nomi celebri

Abbiamo “ricostruito” le biografie di una cinquantina di persone, con origini molisane, che vantano un’ampia e riconosciuta notorietà.
Un elenco, per un territorio ancora sconosciuto qual è il Molise, che risulta importante per rispondere alla classica domanda: “Quali sono i molisani famosi?”.
Si tratta per lo più di personaggi che sono nati e si sono affermati professionalmente al di fuori della propria terra d’origine. Ma con il Molise, il più delle volte, mantengono un rapporto saldo, per quanto poco enfatizzato.


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Vito Alfonso Gamberale, uno dei più noti e validi manager italiani, è nato a Castelguidone (Chieti) nel 1944, primo di tre maschi dopo una primogenita femmina. A tre mesi è già nel Molise. Il padre, Antonino, ha un negozio dove si vende pasta fresca ad Agnone (Isernia), il paese natale della famiglia. Ad otto anni lo stesso Vito è dietro il bancone della rivendita di pasta, alternando le scuole elementari con il maestro Sergio Iannelli ed il lavoro precoce. Tre anni dopo il padre diventa impiegato del Ministero della Difesa ed il negozio viene chiuso. Gamberale passa anche dieci giorni in un seminario a Roma, finché vengono chiamati i genitori per riportare via il futuro manager. Quindi le giornate adolescenziali, fino al liceo scientifico, di nuovo in Molise, terra che forma il suo carattere fondamentalmente chiuso e propenso al silenzio nonché la grande forza di volontà. Non è una regola, ma moltissime persone d’origine molisana manifestano tali analogie.
Della vita in paese ricorda soprattutto le partite di calcio, lui in veste di mediano. Ma anche i professori di scuola, ad esempio Mercede Carlomagno, insegnante di matematica.
Nel 1967, ad appena 23 anni, consegue la laurea in ingegneria meccanica presso l’Università “La Sapienza” di Roma, dopo aver alloggiato presso la casa dello studente, una vera e propria scuola di vita. Inizia quindi a svolgere attività didattica d’ateneo come assistente alla cattedra di Impianti meccanici. Contemporaneamente impartisce lezioni private per la progettazione di macchine, soprattutto per aiutare economicamente la famiglia.
Dal 1968 lavora prima all’Anic di Milano (settore chimico), poi all’Imi di Roma e di Padova, come responsabile per la valutazione di imprese e, infine, in Gepi dal 1977, come responsabile per le acquisizioni e le privatizzazioni (settore finanziario-industriale).
Tra il 1984 e il 1991 è il presidente e l’amministratore delegato di aziende industriali e di finanziarie del Gruppo Eni.
Nel maggio 1991 entra nel Gruppo Stet dove ricopre, in successione, la carica di amministratore delegato di Sip (società telefonica), di direttore generale di Telecom Italia (maggio 1994) e di amministratore delegato di Tim-Telecom Italia Mobile (luglio 1995), il braccio operativo nel settore dei telefonini cellulari, in costante e fortissima crescita. Fino al 1997 siede anche nei consigli di amministrazione di Telecom Italia e di Stet. E’ inoltre consigliere di amministrazione dell’Imi e vicepresidente della Spei Leasing e della Fin.Ban. Dopo la privatizzazione del Gruppo Stet, diviene direttore generale operazioni di Telecom Italia e, nell’aprile 1998, è nominato presidente di Tim-Telecom Italia Mobile e direttore generale di Telecom Italia, con delega al coordinamento strategico e operativo della telefonia fissa e mobile.
Nel 1998 è vicepresidente di 21 Investimenti spa, la società di partecipazioni industriali controllata dalle famiglie Benetton e Seragnoli, da Banca Intesa, Deutsche Bank e Generali. Dall’aprile 2000 ricopre la carica di amministratore delegato di Autostrade spa. Inoltre, è consigliere di amministrazione di Blu spa. Vito Alfonso Gamberale rappresenta anche un simbolo nel sempre infuocato dibattito su giustizia e giustizialismo in Italia, causa l’ingiusta detenzione subita nel 1994.
L’11 febbraio 1994 è lo stesso presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro a scrivere al ministro della giustizia Conso per chiedere un’indagine sulla detenzione di Gamberale. Il 26 febbraio 1994, a Napoli, l’ex amministratore delegato della Sip è rinviato a giudizio, accusato di abuso d’ufficio. Sarà poi definitivamente assolto.
E’ sposato con Laura, veneta, ha due figli: una è Chiara, nota scrittrice (sogno che coltivava già da piccola, insieme a quello di scrittrice), l’altro è Matteo.
Dal 1985 al 1990 è stato anche consigliere comunale della “sua” Agnone, operando soprattutto per la creazione di posti di lavoro attraverso l’avviamento di un pantalonificio, di un laboratorio per la produzione di pellicce e montoni e di un caseificio.

(Giampiero Castellotti)

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