FRANCESCO “CITTO” MASELLI



Nomi celebri

Abbiamo “ricostruito” le biografie di una cinquantina di persone, con origini molisane, che vantano un’ampia e riconosciuta notorietà.
Un elenco, per un territorio ancora sconosciuto qual è il Molise, che risulta importante per rispondere alla classica domanda: “Quali sono i molisani famosi?”.
Si tratta per lo più di personaggi che sono nati e si sono affermati professionalmente al di fuori della propria terra d’origine. Ma con il Molise, il più delle volte, mantengono un rapporto saldo, per quanto poco enfatizzato.


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Francesco “Citto” Maselli, uno dei maggiori registi italiani, è nato a Roma il 9 dicembre 1930 da famiglia molisana (di Pescolanciano, Isernia) estremamente colta. Il padre è un raffinato critico d’arte, la casa è frequentata da importanti scrittori e intellettuali. Il cugino, Vittorino, è maestro di scherma di Mussolini. La sorella, Titina, diventa affermata pittrice.
Giovanissimo (è adolescente), prende parte alla Resistenza. L’impegno politico resterà una costante di tutte le sue attività professionali. Subito dopo la guerra realizza un paio di cortometraggi interpretati dalla sorella Titina (il primo, “Sinfonia della città”, di gusto surrealista).
Si iscrive al Centro sperimentale di cinematografia, diplomandosi nel 1949, ad appena 19 anni, dopo aver diretto un mediometraggio sulla costruzione della scuola sindacale di Ariccia.
L’esordio di Maselli è con “Bagnaia paese italiano” del 1949, premiato alla Mostra di Venezia, primo di una trentina di apprezzati documentari realizzati nel corso di un decennio, dove il regista indaga nella realtà italiana “minore”, scovando personaggi marginali e umili.
Tra questi: “Finestre” (1950), “Sport minore” e “Bambini” (1951), “Ombrellai” (1952), “Fioraie” (1953) e “Zona pericolosa” (1954). Nello stesso periodo, Maselli è aiuto regista di Luigi Chiarini in “Patto col diavolo” del 1949, di Michelangelo Antonioni  in “L’amorosa menzogna” del 1950 e “La signora senza camelie” del 1953 (qui anche in veste anche di co-sceneggiatore), di Luchino Visconti per “Siamo donne”, nell’episodio interpretato da Anna Magnani. Insieme ad Antonioni è anche l’autore del soggetto de “Lo sceicco bianco”, diretto da Federico Fellini, interpretato da Alberto Sordi.
Nel 1953 prende parte a “L’amore in città” di Zavattini, episodio “Storia di Caterina”, realizzato in co-regia. A Caterina Rigoglioso, la protagonista, viene affidato il compito di impersonare se stessa, facendole rivivere una vicenda realmente accaduta. I registi che firmano gli altri episodi del film sono i nomi che hanno fatto il cinema italiano di quegli anni: Michelangelo Antonioni, Federico Fellini, Alberto Lattuada, Carlo Lizzani, Dino Risi, Cesare Zavattini.
Il primo lungometraggio di Maselli è del 1955: “Gli sbandati”, presentato alla Mostra di Venezia, menzione speciale quale migliore regista esordiente. E’ ambientato nel periodo bellico. Racconta la storia di un giovane dell’alta borghesia che si confronta con un gruppo di partigiani. La pellicola è finanziata da una cooperativa e da un personale contributo economico di Luchino Visconti. Lucia Bosé offre la propria interpretazione a titolo gratuito. L’anno successivo esce “La donna del giorno”, premiato a Karlovy Vary, che indaga sui condizionamenti imposti dal mondo dei rotocalchi e dello spettacolo.
Nel 1960 firma “I delfini” (alla sceneggiatura collabora Alberto Moravia), storia della crisi esistenziale vissuta da giovani dell’alta borghesia e dell’aristocrazia di Ascoli Piceno negli anni del boom italiano. E’ tratto da un soggetto di Antonio Pietrangeli. Il rapporto con Zavattini, iniziato con “Storia di Caterina”, e proseguito con “La donna del giorno”, si rinnova con “Le adolescenti”, episodio diretto da Maselli nel 1961 per il film “Le italiane e l’amore”, inchiesta condotta da Zavattini in undici episodi, realizzati da altrettanti registi.
Nel 1964 ancora Moravia: da “Gli indifferenti”, romanzo capolavoro dello scrittore romano Maselli trae il quarto lungometraggio, riproponendo come protagonisti due dei principali interpreti de “I delfini”, Claudia Cardinale e Thomas Milian. “Fai in fretta ad uccidermi … ho freddo” con Monica Vitti e Jean Sorel è del 1967; “Ruba al prossimo tuo …” con Claudia Cardinale e Rock Hudson  è del 1968. La stagione del ‘68 vede Maselli in prima fila. E’ uno dei promotori della contestazione alla Biennale di Venezia nel 1969. Dirige due film apertamente “politici”: “Lettera aperta ad un giornale della sera” nel 1970, in cui Maselli, insieme a Nanni Loy e ad altri colleghi, interpreta uno dei personaggi e “Il sospetto” nel 1975, ambientato negli anni trenta, con Gian Maria Volonté che interpreta il ruolo di Emilio, comunista emigrato in Francia. E’ considerato uno dei film più importanti della sua carriera.
Nel 1980 Maselli si dedica alla tv, dirigendo lo sceneggiato in quattro puntate “Tre operai”, dall’omonimo romanzo di Carlo Bernari, e nel 1984 firma “Avventura di un fotografo”, tratto dall’omonimo racconto di Italo Calvino. Nel 1984 espone al museo d’arte moderna di Parigi una serie di autoritratti fotografici, realizzati tra il 1977 e il 1980. Dal 1986 al 1990, realizza una tetralogia su figure di donne: “Storia d’amore” (1986) con Valeria Golino, premio quale migliore attrice a Venezia, e gran premio speciale della giuria; “Codice privato” (1988), con Ornella Muti, riduzione de “La voix humaine”, atto unico di Jean Cocteau, cui il film è dedicato; “Il segreto” (1990), con Nastassja Kinski, Franco Citti e Stefano Dionisi). Ancora Nastassja Kinski è la tormentata protagonista de “L’alba” (1991), coinvolta in un problematico rapporto amoroso con un uomo interpretato da Massimo Dapporto.
Nel 1996 dirige “Cronache del terzo millennio”, presentato fuori concorso a Venezia.
Nel 1999 firma “Il compagno”.
Grazie all’associazione Philip Morris Progetto Cinema, molti film di Maselli sono stati recentemente restaurati”.

(Giampiero Castellotti)

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