ELDO DI LAZZARO



Altri protagonisti

Oltre ai “nomi più celebri” (raccolti nella sezione precedente), esistono tantissime persone d’origine molisana che si sono fatte onore nel proprio ambito. A loro abbiamo pensato (e intendiamo onorare), dando vita a questa sezione.
Essendo, però, davvero numerose le persone d’origine molisana sparse per il mondo, risulta difficile comporre una galleria sintetica di “protagonisti”.
L’elenco, pertanto, diviso nelle sottovoci “Italia” ed “Estero”, vuole essere puramente esemplificativo, ovviamente aperto ad ulteriori segnalazioni.


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Eldo Di Lazzaro, autore musicale e cantante, nasce nel febbraio 1902 a Trivento (Campobasso). Tra i suoi brani più celebri ricordiamo “Reginella campagnola”, che col nome “Woodpecker song” è stata ripresa anche da Glenn Miller e Frank Sinatra. Ma anche “Chitarra romana”, “La romanina” “Siciliana bruna”, “Pastorella abruzzese”, “Rosabella del Molise”.
Specializzato in canzoni “regionali”, particolarmente gradite al regime fascista (non a caso il suo alter ego Carlo Buti, con il quale firma numerosi canzoni, è l’autore di “Faccetta nera”), si cimenta anche con temi esotici di ispirazione coloniale: ad esempio è autore di “La carovana del Tigrai” o del brano “Sul lago Tana”, tango ambientato in Africa. Prolifico, Di Lazzaro ha una particolare prelidezione per il paesaggio edulcorato.
Ad incoraggiare l’autore molisano verso tali argomenti è lo stesso Ministero della cultura popolare, il famoso “Minculpop”, grazie soprattutto al benevolo sentimento di Musssolini verso il mondo agricolo. E’ quindi favorita l’ideazione di brani che esaltano le virtù delle singole regioni d’Italia.
“Reginella campagnola” è certamente uno dei più noti e più fortunati brani regionali, un classico dei balli contadini accompagnato dal suono di un organetto o di una fisarmonica, la cui aria è adottata persino dalle tifoserie calcistiche. Le eroine sono le prosperose campagnole dell'”Abruzzo tutto d’or”, le quali “discendendo le valli in fiore” raggiungono la città per poi tornare, in groppa all’asinello, dalle amiche del paesello. Il messaggio finale: “Se vuoi vivere felice, vieni a vivere quassù”.
Nel 1941, Di Lazzaro dedica il brano “Rosabella del Molise” alla propria terra (la canzone è più nota come “La Molisana” o “Discende dal Matese”). Le analogie con il precedente sono molte, sia dal punto di vista musicale sia nel testo. Nel “Dizionario delle canzoni italiane” (Edizioni Elleu), Dario Salvatori descrive la canzone come: “Un’appassionata dichiarazione d’amore, che rivela un futuro pieno di promesse oltre che di immagini banali e luoghi comuni. La sua originalità sta però tutta nell’orecchiabilità sempre attentamente cercata da Di Lazzaro, che ricorre ad accorgimenti ritmici semplici ma fortemente caratterizzanti, come la ripetizione ritmata di alcune sillabe: Rosabella dimmi si, sci, sci, sci, io per sposa voglio te, sce, sce, sce”. Parola di critico.
“Chitarra romana” è del 1934. Anche qui il ritornello è particolarmente orecchiabile ed efficace: “Suona suona mia chitarra, non far piangere il mio cuore, senza casa e senza amore, mi rimani solo tu. Se la voce è un po’ velata, accompagnami in sordina, la mia bella romanina, al balcone non c’è più”. Anche questa ballabilissima.
“La Piccinina” (all’estero “Ferryboat serenade”), scritta con Mario Panzeri, è del 1939. Il testo recita: “Col visino mezzo incipriato
e il più bel sorriso spensierato, giri per il Corso più affollato col tuo scatolone di novità”.
Le canzoni dell’autore molisano finiscono anche al cinema: è il caso di “Follie per l’opera” del 1948 con Carlo Campanili su soggetto di Monicelli e Steno, “Contro la legge” del 1950 con Marcello Mastroianni.
Di Lazzaro scompare a Genova nel 1968, più ricordato all’estero che in Italia.

(Giampiero Castellotti)

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