RENATA DI MARTINO



Altri protagonisti

Oltre ai “nomi più celebri” (raccolti nella sezione precedente), esistono tantissime persone d’origine molisana che si sono fatte onore nel proprio ambito. A loro abbiamo pensato (e intendiamo onorare), dando vita a questa sezione.
Essendo, però, davvero numerose le persone d’origine molisana sparse per il mondo, risulta difficile comporre una galleria sintetica di “protagonisti”.
L’elenco, pertanto, diviso nelle sottovoci “Italia” ed “Estero”, vuole essere puramente esemplificativo, ovviamente aperto ad ulteriori segnalazioni.


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Renata Di Martino, scrittrice di gialli, vive a Napoli ma è nata a San Pietro Avellana (Isernia), in una famiglia di origine contadina, con papà maresciallo, mamma casalinga, un fratello e una sorella.
Infanzia abbastanza serena, adolescenza trascorsa in collegio mentre la famiglia si trasferisce a Napoli, dove il padre trova un lavoro di custode demaniale. Dopo la scuola di avviamento professionale, frequenta la scuola materna fino al diploma. Raggiunge la famiglia a Napoli a sedici anni. Già a diciassette anni insegna e sceglie i paesetti montani del Molise. Si iscrive alla Scuola di assistenza sociale, per ottenere un altro diploma e poter insegnare. Cosa che fa per vent’anni.
Racconta: “L’insegnamento era l’ultima cosa che avrei voluto fare nella vita. Non credo di aver fatto dei danni, perché ho sempre lavorato ma sono stata molto demotivata da un lavoro che non ho mai sentito. Ho cercato di farlo al meglio, senza troppi sensi di colpa, spariti del tutto quando ho confrontato il mio lavoro con quello di altre insegnanti, conosciute in altre scuole. Ebbi finalmente più stima di me stessa e nessun complesso nei confronti dei bambini”.
Mentre insegna, si iscrive anche alla facoltà di giurisprudenza, e frequenta il mondo teatrale. Fonda la cooperativa “Gli specchi”, con la quale recita per diverso tempo e poi con Tato Russo per “Hotel Excelsior” e “L’Opera da tre soldi”. E’ anche cantante.
Quindi approda alla letteratura. In modo casuale. “Una persona mi doveva presentare a una compagnia, quella persona fece tardi e quando arrivò la parte era già assegnata – racconta. “Ero furiosa. Per non pensarci, per fare qualcos’altro, cominciai a scrivere. Capii che la scrittura poteva essere una cosa tutta mia, non dipendeva da una produzione, da un regista. Bastavano un penna e un foglio. Anzi, foglietti. All’inizio ho scritto racconti brevi, una paginetta. Venivano fuori dal bloc-notes sul quale annotavo luoghi, personaggi, situazioni…”.
Appassionata di autori come Morante, Buzzati, Kafka, fortemente minimalista nello stile (“Ho l’essenzialità della scrittura – confessa), comincia a raccontare le storie del commissario Criscuolo. Nel 2003 esce “Quattro piume per l’assassino” (Avagliano editore, 126 pagine, 9 euro), romanzo giallo d’esordio. E’ un successo.
In una Napoli tutta da scoprire, nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, un serial killer strangola giovani donne bionde firmando i suoi delitti con una piuma di pulcino. A indagare sui delitti è il commissario Crescenzo Criscuolo, dall’aria dimessa, ma in realtà dotato di grande intuito investigativo e di un’innata ironia. L’investigatore s’imbatte in discendenti di nobili spagnoli, transessuali, loschi figuri con vizi e vizietti, camorristi agli arresti domiciliari, prostitute dal soprannome (Lewinsky) evocativo di incidenti presidenziali, allevatori di polli, parrucchieri dal lavoro notturno, uomini che si travestono da donne e donne che si travestono da uomini.
Scritto molto bene, ritmico, è abilmente inserito nei quartieri Spagnoli dove l’autrice vive. Abita a via Santa Caterina e ha fatto la maestra nella scuola in vico Tiratoio.

(Giampiero Castellotti)

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