VINCENZO TIBERIO



Altri protagonisti

Oltre ai “nomi più celebri” (raccolti nella sezione precedente), esistono tantissime persone d’origine molisana che si sono fatte onore nel proprio ambito. A loro abbiamo pensato (e intendiamo onorare), dando vita a questa sezione.
Essendo, però, davvero numerose le persone d’origine molisana sparse per il mondo, risulta difficile comporre una galleria sintetica di “protagonisti”.
L’elenco, pertanto, diviso nelle sottovoci “Italia” ed “Estero”, vuole essere puramente esemplificativo, ovviamente aperto ad ulteriori segnalazioni.


VINCENZO TIBERIO

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Il medico Vincenzo Tiberio nasce a Sepino (Campobasso) il 1 maggio 1869 da famiglia benestante. Il padre Domenico Antonio esercita la libera professione di notaio. Trascorre l’infanzia in Molise, compie gli studi inferiori a Sepino, quelli superiori a Campobasso. Ha la passione di raccogliere sassi e catalogarli in un quadernetto. Quindi va a Napoli per studiare medicina all’Università. Qui già mette in relazione i disturbi intestinali di cui soffrono i suoi vicini di casa ad Arzano, vicino Napoli, dove alloggia presso gli zii Graniero, con la periodica disinfezione del pozzo da cui attingono l’acqua da bere. E’ così che comincia a studiare le muffe e intraprende esperimenti che lo portano a scoprire il loro potere battericida.
Si laurea a soli 22 anni e l’anno successivo è assistente presso l’Istituto di igiene dell’Università, diretto dal professor Vincenzo de Giaxa.
Nel 1895 il giovane medico scrive il resoconto delle proprie scoperte, dal titolo “Sugli estratti di alcune muffe”. E’ uno scarno libretto, stampato appunto nel 1895 e conservato per cento anni e più negli archivi della Università di Napoli. “Appare chiaro”, si legge “che nella sostanza cellulare delle muffe esaminate sono contenuti dei principi solubili in acqua forniti di azione battericida”. La relazione finale, stampata a cura dell’Università, finisce in archivio senza che alcuno si renda conto della portata della scoperta.
Nello stesso anno, vince il concorso per medico di 2ª classe nel Corpo sanitario marittimo, animato da desiderio di conoscere il mondo e da patriottismo.
Anno importante è il 1905, quando sposa ad agosto la cugina Amalia Teresa, figlia dei Graniero (dal matrimonio nascono tre figlie), e corre in soccorso delle popolazioni colpite dal terremoto che rade al suolo Messina e Reggio Calabria, riuscendo a portare in salvo oltre duemila persone, opera che gli vale un alto riconoscimento pubblico.
Nel marzo 1912, venne nominato direttore del gabinetto batteriologico dell’ospedale militare di La Maddalena, dedicandosi in particolare alle infezioni malariche
L’anno seguente è in Libia come direttore del Laboratorio di analisi, dove si occupa di vaccinazione antitifica. Qui gli giunge dal Ministero la notizia della promozione a maggiore.
Muore il 7 gennaio 1915 a Napoli, a soli 46 anni.
Tiberio è oggi unanimemente considerato il precursore della penicillina, nonostante gli onori vadano allo scozzese Alexander Fleming, che nel 1945 conquista il Nobel per la prima applicazione medica della penicillina. Il fascicolo degli “Annali” con la relazione di Tiberio datata 1895 viene estratto dall’archivio e ristampato nel 1955 a cura dell’Istituto di Igiene dell’Università napoletana.
Secondo alcuni studiosi, Fleming conosceva gli studi del Tiberio.
Una nipote di Tiberio, laureata in biologia, la signora Anna Zuppa Covelli, è convinta che in quegli anni fosse impensabile tradurre in novità terapeutica la scoperta. “Le ovvie carenze della biochimica e della biologia molecolare erano tali alla fine del secolo scorso – ha scritto – da non permettere che le intelligenti indagini del Tiberio potessero approdare ai risultati concreti che 50 anni dopo permisero l’avvento in terapia della miracolosa penicillina per merito di Chain e Florey”.
Il Comune di Roma ha intitolato una strada allo studioso molisano proprio sulla collina Fleming.

(Giampiero Castellotti)

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