MICHELE FERRETTI



Altri protagonisti

Oltre ai “nomi più celebri” (raccolti nella sezione precedente), esistono tantissime persone d’origine molisana che si sono fatte onore nel proprio ambito. A loro abbiamo pensato (e intendiamo onorare), dando vita a questa sezione.
Essendo, però, davvero numerose le persone d’origine molisana sparse per il mondo, risulta difficile comporre una galleria sintetica di “protagonisti”.
L’elenco, pertanto, diviso nelle sottovoci “Italia” ed “Estero”, vuole essere puramente esemplificativo, ovviamente aperto ad ulteriori segnalazioni.


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Michele Ferretti, direttore d’orchestra, nasce in Molise nel 1915 e si trasferisce a Roma, dove si diploma al conservatorio di Santa Cecilia negli anni trenta. Consegue poi il diploma di strumentazione e direzione per bande al “Rossigni” di Pesaro con il maestro Zandonai. Nell’estate del 1932 si trasferisce a Rimini dove diventa maestro di musica al liceo musicale “Lettimi”. L’anno successivo gli viene proposto di dirigere la banda della città.
Nella stagione lirica del 1932 viene convocato come secondo flauto nell’orchestra del teatro “Vittorio Emanuele” di Rimini, che conta, tra gli altri, numerosi musicisti della “Scala” di Milano, in vacanza sulla riviera e quindi scritturati dall’impresario del tempo, Ciro Ragazzini.
Numerosi i ricordi di una carriera brillante: il baciamano alla soprano Renata Scotti all’Arena di Verona, il concerto sinfonico con l’orchestra “Arturo Toscanini” all’Accademia Chigiana di Siena, l’esecuzione dell’opera “Isabeau” di Mascagni diretta dall’autore stesso a Rimini, la voce indimenticabile della Callas nella “Traviata” a Parma e Beniamino Gigli, interprete d’eccezione al teatro di Rimini.
Michele Ferretti suona a Cesena al “Bonci”, al “rossigni” di Pesaro, a Siena, all’Arena di Verona, al “Regio” di Parma, dovunque è applauditissimo.
Il suo cuore è legato però al teatro riminese.”Era sempre pieno – racconta – c’era la fila per entrare. I posti a sedere non erano sufficienti per tutti. Era sontuosissimo, il più prestigioso. Per i musicisti era d’obbligo il frac nei concerti di palcoscenico, altrimenti lo smoking. Anche il pubblico non era da meno: c’era un’eleganza straordinaria. Del resto gli spettatori erano ‘signori’, al popolo l’accesso era sbarrato dall’alto prezzo dei biglietti”. Ricordi che si fermano a quella primavera del 1943, alle repliche di “Otello” interrotte dai bombardamenti. La fine di un’epoca.
Ferretti, quasi novantenne, chioma folta, bianca, va in giro per Rimini in bicicletta. Abita al Borgo San Giuliano, uno dei quartieri più riminesi della città. Lui che riminese non è.

(Giampiero Castellotti)

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