Checco Zalone, il 2020 si aprirà sotto il suo segno

A breve ci risaremo. Il nuovo film di Checco Zalone, “Tolo Tolo”, sarà per settimane – uscirà il primo gennaio –al centro del dibattito politico (o più o meno tale) nel nostro Paese. Ben più dei seri problemi di tenuta del governo, del debito pubblico che continua a lievitare o dei frizzi e lazzi di Salvini & Di Maio. È l’Italia che va, canterebbe Ron.

L’avvocato Luca Medici da Capurso, approdato con il massimo successo dalla laurea giuridica allo spettacolo italiano, ha pescato l’ennesimo nervo scoperto dell’ordinarietà di moda in questo Paese – dopo la saga del “posto fisso” stavolta tocca all’immigrazione — e con una straordinaria operazione di marketing ha già fornito inchiostro alle penne più predisposte, emotive e permalose del circo mediatico. Con questi quarti d’ora, il film sarà l’ennesimo successo.

È bastato dare in pasto a Youtube il primo assaggio sotto forma di clip – il brano si chiama “Immigrato”, umorismo volutamente nazionalpopolare con incedere preso in prestito dal migliore Toto Cutugno – perché il contatore delle visualizzazioni schizzasse a tre milioni, e gli immancabili opinionisti ringraziassero per tanto ben di Dio confezionato in salsa del politicamente scorretto.

Checco Zalone il genio o la nullità, il buonista o il demone, il tollerante o il razzista, divide come nemmeno Berlusconi è riuscito a fare in vent’anni. È un Coppi e Bartali in una sola persona. E l’Italietta maggioritaria nelle presenze da censimento ma minoritaria nelle rappresentazioni; quella da tempo trascurata, con i suoi vizi di provincia archiviati ai filmetti pruriginosi degli anni Settanta; quella dei riti quotidiani tra slalom di stranieri questuanti e l’immancabile insofferenza verso il co-utente; l’Italietta afflitta dal sarcoma della burocrazia giornaliera che nessuno intende curare, tanto meno quelle pseudo-risorse umane collocate nei ruoli più improbabili del mosaico di cubismo orfico chiamato pubblico impiego. Un Paese che sembra fatta apposta per le doti dell’avvocato pugliese sottratto – per sua fortuna – alle aule dei tribunali.

Non bastasse Salvini con i suoi linguaggi, certa intellighenzia accademica si ritrova ora con questo strampalato fenomeno da interpretare e, alla bisogna, da smitizzare. E per farlo è costretta a ricorrere al moralismo più infruttifero, che finisce per fare il gioco dell’abile teatrante. L’interrogativo che corrode, in fondo analogo ad altri, è perché il becero Zalone piaccia a così tante persone. Non solo. Il cinema italiano, dove alligna tanto di questo acume (però sensibile anche al dio denaro) è costretto anche a dire grazie al Re Mida di Capurso perché i suoi incassi da primato di tutti i tempi salvano intere stagioni del nostro cinema.

Resta, però, il problema del politicamente corretto…

Tutto l’articolo, a firma del molisano Pierino Vago, è su “Gli Immoderati” e può essere letto liberamente cliccando QUI.

Il video “Immigrato” di Checco Zalone è invece QUI

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