Chiusura presidio Polfer a Campobasso: quante lacrime di coccodrillo

Continua la falcidia di servizi pubblici nel Molise. Campobasso sarà l’unico capoluogo di regione che subirà il piano di “riorganizzazione” degli uffici predisposto dal ministero degli Interni. Dopo Isernia, sta per chiudere un altro presidio di pubblica sicurezza, quello all’interno della stazione ferroviaria di Campobasso. Gli agenti potrebbero essere trasferiti in altre sedi.

L’aspetto che più stupisce, sono le dichiarazioni di rito della politica locale che accompagnano questi continui tagli ai servizi pubblici molisani. Il rituale comunicato stampa con note di protesta, letto praticamente solo dai molisani (perché ripreso dai soli giornali molisani), mentre da fuori si continua a considerare il Molise di fatto come una regione inutile, dispendiosa, per cui “zac” con i tagli. Riduzione dei reparti negli ospedali, sedi pubbliche accorpate o soppresse, desertificazione commerciale. Ora anche la Polizia ferroviaria smantellata.

Nel dettaglio, l’intervento fa parte della riorganizzazione della Polizia Ferroviaria. Lo scorso 29 gennaio il Dipartimento ha trasmesso alle organizzazioni sindacali il piano dei tagli. In base a note di stampa, oltre a quello di Campobasso, saranno tagliati i punti Polfer di Nocera Inferiore, Iglesias, Bra, Orbassano. Casarsa, Calalzo, Canicattì e Notarbartolo di Palermo. Campobasso è l’unica città capoluogo regionale che perderà il presidio.

E’ naturale che consiglieri regionali e parlamentari molisani protestino. In fondo fa parte del loro ruolo. L’onorevole di Forza Italia Annaelsa Tartaglione, ad esempio, ha presentato al ministro dei Trasporti un’interrogazione parlamentare per riconsiderare l’eventuale decisione.

“Il presidio presente nel capoluogo – si legge nel testo – oggi svolge una fondamentale attività di prevenzione e controllo, vista anche la già attuata chiusura della postazione Polfer di Isernia”.

Il problema vero, però, è che i numeri demografici condanneranno sempre più il Molise all’impoverimento e alla desertificazione. In una logica di cane che si morde la coda: meno persone, meno economia, più gente che fugge via. Quella politica che continua a sfornare provvedimenti per accontentare il proprio piccolo elettorato anziché volare alto per il bene di tutto il territorio non hanno forse parte delle colpe per questa situazione ormai drammatica?

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