Collalto Sabino (Rieti), la porta della Valle del Turano

Sulla linea di confine tra Lazio e Abruzzo, all’intersezione di tre Province, Roma, Rieti, L’Aquila, arroccato su un colle a 1000 metri di altezza, sorge Collalto Sabino, distante circa 60 chilometri da Roma e 50 da Rieti.

Circondato da boschi di castagni e faggi secolari, confina con la Riserva dei monti Cervia e Navegna, i monti Lucretili e Simbruini e con la Valle del Turano, il panorama a tutto tondo regala in lontananza il monte Velino, il Gran Sasso e il Terminillo.

Nel marzo del 2001 nasceva il Club de I Borghi più belli d’Italia, un’ iniziativa sorta dall’esigenza di valorizzare il grande patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni presente nei piccoli centri italiani che sono, per la grande parte, emarginati dai flussi dei visitatori e dei turisti. Centinaia di piccoli “borghi d’Italia” che rischiano lo spopolamento ed il conseguente degrado a causa di una situazione di marginalità rispetto agli interessi economici che gravitano intorno al movimento turistico e commerciale.

Collalto, è un Paese ricco di storia, e risponde ai requisiti richiesti, per questo è stato annoverato da subito (nel 2002) nel club dei “BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA”.

La particolare posizione, posto al confine tra lo Stato Pontificio ed il regno normanno di Napoli, lo rese un punto strategico a tal punto che venne visitato dall’Imperatore Federico II di Svevia durante un suo viaggio verso Rieti. Furono questi gli anni in cui il borgo godette di maggiore potenza e autonomia dai grandi possedimenti territoriali che lo circondavano, arrivando a godere del diritto di battere moneta e di ampliare le fortificazioni già esistenti con la costruzione di un castello. È in questo periodo che viene costruita una prima cinta muraria, in particolare dopo le battaglie di Benevento (1266) e Tagliacozzo (1268) che avevano visto il borgo di Collalto come uno dei principali punti di controllo della vicina Valle del Turano.

La storia di Collalto quindi ruota tutta intorno alle sorti del Castello e di chi si alternò nel suo possesso.

Il castello baronale
Il borgo divenne feudo nel 1350 e baronìa dal 1440. I primi signori furono Pandolfo e Rinaldo, seguiti da Oddone e Ludovico, tutti della casata dei Collalto che diede il nome al paese. Ad essi subentrò poi la famiglia dei Mareri che incominciarono la costruzione del castello locale.
Nella prima metà del Cinquecento il borgo appartenne alla nobilissima famiglia dei Savelli. Nel 1564 Cristoforo Savelli, perseguitato dai creditori, vendette il castello al suocero Roberto Strozzi, figlio di Piero, famoso banchiere fiorentino, famoso oppositore dei Medici. Lo Strozzi era intenzionato a restaurare il castello, ma la morte improvvisa lo colse e costrinse la sua famiglia a vendere il possedimento ad un altro nobile fiorentino: Alfonso Soderini.

I Soderini furono proprietari del castello per due generazioni, dedicandosi alla ristrutturazione della fortezza ed al suo adeguamento come mezzo difensivo in grado di opporsi alle armi da fuoco. Oltre a modifiche di tipo militare, i Soderini si dedicarono anche all’abbellimento ed all’ampliamento della parte residenziale del castello in occasione del matrimonio di un nobile rampollo.

I debiti colpirono anche i Soderini e Nicola, nel 1641, dovette mettere all’asta il castello, che finì nelle mani del cardinale Francesco Barberini, nipote del papa regnante Urbano VIII, il quale pagò il possedimento 102.000 scudi e lo siglò come “possedimento personale” facendone una propria residenza estiva. La trattativa venne condotta dal fiduciario del cardinale, il
nobile Giovan Battista Onorati di Jesi.

Sotto il Barberini, il castello fu completamente restaurato e abbellito ulteriormente: le stanze rivestite di marmi preziosi, pavimenti a mosaico e soffitti a cassettoni. Grandi opere di miglioria vennero portate avanti anche durante tutto il Settecento quando la proprietà passò al ramo dei Barberini principi di Palestrina.

I nobili romani decisero di venderlo nel 1858. La vendita andò a favore del polacco conte Corvin-Prendowski, discendente del re d’Ungheria Mattia Corvino, il quale procedette ad un restauro totale della struttura.

Nel 1861 il castello venne rovinato parzialmente dall’assalto dei briganti al borgo.

Alla morte del conte Prendowski, il quale aveva sposato la marchesa Cavalletti, il castello passò in eredità al fratello di questa, Giuseppe Cavalletti, il quale, non avendo eredi diretti, alla soglia della vecchiaia stipulò un vitalizio, in cambio della proprietà del castello, con il capitano dei carabinieri locali Ottavio Giorgi, il quale divenne il nuovo proprietario della struttura. Giorgi aveva sposato una ricca ereditiera americana, Claire Monfort, dalla quale ebbe due figli: Diana e Piero.

I Giorgi-Monfort restaurarono il castello, apportandovi modifiche minime ma avendo il privilegio negli anni antecedenti la seconda guerra mondiale di ospitare personaggi di rilievo del mondo politico ed artistico dell’epoca come il principe ereditario Umberto di Savoia, Umberto Nobile, Ettore Petrolini, il pittore-scultore statunitense di origine norvegese Hendrick C.
Andersen.

Alla morte di Piero Giorgi-Monfort nel 1988, il castello è stato acquistato da Massimo Rinaldi, discendente da una delle più nobili famiglie del borgo, che ha curato un radicale restauro architettonico del castello.

Cose da vedere
Percorrendo a piedi gli stretti vicoli in selciato si ammirano gli splendidi portali in pietra dell’abitazioni, e in un’ atmosfera che riporta indietro nei secoli, si possono vedere la bella fontana ottagonale in piazza Vittorio Emanuele II, il palazzo Latini del XVII secolo, recentemente ristrutturato e nei pressi del cimitero la chiesa di Santa Lucia, risalente all’XI secolo, dove è
conservato uno splendido affresco del 1500. Poco fuori dell’ abitato, il convento di Santa Maria con il suo bel portale del XV secolo.

Fuori le mura
Percorrendo uno dei sentieri che dal borgo porta ai terreni da pascolo e costeggia un fontanile, denominato Fonte degli Spiriti, si giunge nel luogo in cui era situato “Montagliano sfondato” di cui oggi si possono ammirare solo i ruderi.
Percorrendo un sentiero turistico, ci si può inerpicare sul monte San Giovanni, sulla cui sommità si trovano i resti di una antica Abbazia edificata sul preesistente Tempio Romano.

Nei dintorni
Lago del Turano
Lago del Salto
Riserva Naturale Monti Cervia e Navegna
Grotte di Pietrasecca

Attività commerciali
ALIMENTARI / EDICOLA DI CLEMENTE NELLA via IV Novembre 30 0765/98265
ALIMENTARI PETTINARI GIOVANNINA via IV Novembre 43 0765/98560
BAR-TABACCHI e ALBERGO/RISTORANTE “BELVEDERE” DE SIMONE MARIAELENA via IV Novembre 13 0765/98019
BAR “LA PORTA VECCHIA” FELLI BIANCA MARIA via Vittorio Emanuele II 340/3535629
B&B “LA MELA SELVATICA” PROIETTI FEDORA via Aringo 28 335/7697545
B&B “PALAZZO LATINI” LATINI SABINA P.zza San Gregorio 1 339/8803763
FARMACIA DOTT. COLAPIETRO LUCA via IV Novembre 7 0765/98298
RISTORANTE “LA LOCANDA DEL POETA” LATTANZIO FILIPPO via Turanense Km 39.400 339/6059357
TRATTORIA/PIZZERIA “LA CAMPAGNOLA” TULLI FRANCA via Roma 35 0765/98083
TRATTORIA/PIZZERIA “LA QUERCIA” CIMEI BARBARA via Santa Maria 23 0765/98156

Eventi
Aestas (Luglio-Agosto, iniziative della Pro Loco, Gastronomia, Musica, ecc )
Il Paese di Babbo Natale (Dicembre, progetto della Pro Loco )
Sito istituzionale
www.comunecollaltosabino.rieti.it
Collegamenti
A 10 km c’è il casello autostradale della A24 di Carsoli-Oricola.
Sempre a Carsoli c’è la Stazione Ferroviaria, ed è lo snodo per i principali collegamenti degli Autobus con Roma, Subiaco, Rieti (linee Cotral ) e, con le Scuole di Avezzano.
“…vogliamo che le persone che ritornano a vivere nei piccoli centri storici ed i visitatori che sono interessati a conoscerli possano trovare quelle atmosfere, quegli odori e quei sapori che fanno diventare la tipicità un modello di vita che vale la pena di gustare con tutti i sensi…”

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